La freccia del tempo di Facebook

Sono circa ottocento milioni le persone che usano Facebook, il più famoso sito sociale di tutti i tempi. Nato come "libro delle facce", luogo di incontro per amici studenti online, è diventato il il posto dove il tempo e lo spazio danno il benvenuto ai visitatori che decidono di condividere le loro esperienze esistenziali. "Timeline", ovvero "la linea della vita" è la nuova funzione che, presto, tutti gli iscritti al sito avranno la possibilità di usare. In breve si tratta di seguire la freccia del tempo che passa, inseguendo la quotidianità degli eventi che ognuno di noi vive di giorno in giorno. Lasciamo tutti una traccia di noi stessi in tutti i modi possibili offerti dalla moderna tecnologia, viaggiando verso il futuro. Man mano che la freccia distende il suo percorso, si manifesta la nuova realtà che si chiama "passato". Noi navigatori potremo non solo andare verso il futuro, ma potremo anche decidere di visitare il "passato". Facebook ci darà la possibilità di rivivere luoghi, immagini, azioni e visioni, piaceri e dolori che credevamo svaniti nelle nebbie del passato e per sempre dimenticate.

Io, ad esempio, stamani ho potuto verificare che sono più di cinque anni che inseguo la freccia del "mio tempo" su Facebook. Esattamente dal 31 ottobre del 2006. Ho ritrovato insieme al mio tempo che credevo "perduto", anche gli spazi, sia fisici che mentali, che ho avuto modo di vivere in quegli anni. E così ho ritrovato la recensione di un libro quanto mai in argomento. Scritto dallo scrittore inglese Martin Amis, "La freccia del tempo"  narra la vicenda di un uomo, Tod, che quando muore, ci viene descritta la sua vita scorrere all'indietro. Da un'anonima vecchiaia nella provincia americana alla fuga a Lisbona, fino all'infanzia e al reingresso nell'utero materno. Cambiando a ogni passaggio, nome e identità. Un'esperienza di scrittura unica e irrepetibile.


Concentriamoci un attimo su noi stessi. Pensiamo a ciò che più ci è intimo, a ciò che più impregna tutti i momenti della nostra vita. E proviamo a stravolgerlo, capovolgendolo. Panico! Questo è quello che fa Martin Amis con "La freccia del tempo". La stessa sensazione che ho provato io andando all'indietro su Facebook. Badate bene. Io sono stato sempre prudente nell'usare sin dall'inizio le opportunità che il sistema mi offriva. Cauto nel gossip, attento nelle azioni di "carico" e "scarico" di immagini video e di tracce sonore, prudente nelle dichiarazioni. Insomma un uso diligente degli avvertimenti che gli stessi amministratori di FB si sono sempre premurati di diffondere in tutte le lingue ed i modi possibili. Si sa che con le moderne idee sulla "privacy" non si scherza. Ma questi signori hanno saputo fare i loro giochi ed ora tutti possiamo renderci conto di quello che abbiamo detto, scritto, fotografato, registrato. Basta seguire la freccia di "Timeline" e sappiamo come abbiamo vissuto. Potremo saperlo e ricordarlo non solo noi ma anche gli altri! La ricerca del tempo di Proust non sarà perduta, e sapremo come ritrovare il tempo passato.

"La freccia del tempo"  di Martin Amis è un racconto lungo, profondo, che tratta di una vicenda drammatica, che sarebbe irresponsabile svelare. La nostra, quella di ogni "Facebooker" la stiamo ancora scrivendo. Ma nel leggerla, per almeno metà delle sue centosettantaquattro pagine, il lettore non riesce a calarsi nella vicenda a respirarne il clima tragico, la sofferenza di una vita densa. Perché? Perché Amis ha osato l'inosabile: ha capovolto la freccia del tempo: opmet led aiccerf al otlovopac ah! È chiaro quello che ha fatto? Amis ha raccontato una storia al contrario. Al contrario! Questo vuol dire che il lettore incontra Tod Friendly sul letto di morte (o meglio, nel momento di passaggio dalla morte alla vita, ops dalla vita alla morte, naturalmente!) e lo accompagna fino al suo concepimento. Tutto, ma proprio tutto, nella vita di Tod viene capovolto. In certi passaggi, sembra che anche il senso morale del protagonista sia stato stravolto. Ed è qui che si sente vivo e inciso nelle carni il senso di sconvolgimento che genera angoscia, sofferenza, repulsione e del quale si diceva più sopra. Già, perché dalle pagine di Amis gronda sofferenza anche quando gli avvenimenti della vita di Tod scorrono piani e senza scossoni.

Si percepisce una grande e compressa violenza che costringe il protagonista a vivere la vita non secondo l'ordine prestabilito, ma esattamente al contrario. In ogni pagina, Tod soffre e con lui il lettore. Il culmine massimo della sofferenza viene raggiunto anche grazie, o sarebbe meglio dire a causa, di un momento di estrema violenza istituzionalizzata che caratterizza una parte significativa della vita e delle azioni di Tod. Il dramma, il trauma del lettore è che, leggendo la vita di Tod a rovescio, si arriva a questa fase quando ci si è già calati molto nella sua vicenda; quando già si è molto compartecipe delle sue sofferenze. E così si vive la violenza di Tod come qualcosa di ineluttabile, di inevitabile e, in qualche modo, la si accetta. Tutti tesi, il protagonista ed i lettori, a risalire come salmoni verso le sue origini. Navigando lungo la nostra "Timeline" su Facebook anche noi ci sentiremo come tanti "salmoni" che risalgono la corrente verso le origini, le nostre orgini. Un viaggio non sempre piacevole. Certamente un viaggio utile a farsi per conoscere meglio noi stessi.

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Commenti 4

 
Paola il Giovedì, 29 Dicembre 2011 09:30

Bel post! Mi viene in mente che andare in retromarcia in effetti potrebbe essere un ottimo esercizio per sciogliere quei nodi che ancora ci legano ad esperienze traumatiche. Un altro modo è guardare gli eventi da enorme distanza, fichè diventano puntiformi... ma trovo che l'idea della retromarcia sia senz'altro da sperimentare.

Se vivo a partire dalla fine un evento che mi ancora mi causa dolore e torno verso il suo inizio, allora tutta la concatenazione di dolore "logico" va a farsi benedire, perchè il processo non è più logico, o almeno così mi viene da supporre, anche se dovrei prima provare a fare l'esperienza.

Tu hai provato ad attuare questa modalità nella tua vita? Sarebbe interessante sapere cosa ne hai ricavato.

Bel post! Mi viene in mente che andare in retromarcia in effetti potrebbe essere un ottimo esercizio per sciogliere quei nodi che ancora ci legano ad esperienze traumatiche. Un altro modo è guardare gli eventi da enorme distanza, fichè diventano puntiformi... ma trovo che l'idea della retromarcia sia senz'altro da sperimentare. Se vivo a partire dalla fine un evento che mi ancora mi causa dolore e torno verso il suo inizio, allora tutta la concatenazione di dolore "logico" va a farsi benedire, perchè il processo non è più logico, o almeno così mi viene da supporre, anche se dovrei prima provare a fare l'esperienza. Tu hai provato ad attuare questa modalità nella tua vita? Sarebbe interessante sapere cosa ne hai ricavato.
Antonio Gallo il Lunedì, 30 Gennaio 2012 12:35

Grazie per il tuo commento. Tu la chiami "concatenazione logica", una espressione sintetica per capirci. Ma io penso che la "logica" sia la più misteriosa delle parole alle quali l'uomo tende ad aggrapparsi per comprendere se stesso e il mondo che lo circonda. Per risponderti dovrei citarti una famosa poesia di un poeta americano Robert Frost, "The road not taken". Non so se la conosci. La risposta potrebbe essere tutta lì. Fammi sapere. Un saluto

Grazie per il tuo commento. Tu la chiami "concatenazione logica", una espressione sintetica per capirci. Ma io penso che la "logica" sia la più misteriosa delle parole alle quali l'uomo tende ad aggrapparsi per comprendere se stesso e il mondo che lo circonda. Per risponderti dovrei citarti una famosa poesia di un poeta americano Robert Frost, "The road not taken". Non so se la conosci. La risposta potrebbe essere tutta lì. Fammi sapere. Un saluto
Alessandra Spigariol il Lunedì, 30 Gennaio 2012 11:36

Interessante articolo :)
Ho cominciato ad usare il diario di facebook da un mese e mezzo circa e ad oggi la sensazione è un po' quella dei diari delle medie in cui si appiccicavano le figurine e si scrivevano le frasi più belle, ma questa è solo una caratteristica dovuta all'impostazione estetica della grafica, con le foto molto grandi ad esempio. Invece il tuo articolo mi ha fatto riflettere sulla time-line e mi ha ricordato un film dal paradigma interessante: Final Cut...
Grazie!:D

Interessante articolo :) Ho cominciato ad usare il diario di facebook da un mese e mezzo circa e ad oggi la sensazione è un po' quella dei diari delle medie in cui si appiccicavano le figurine e si scrivevano le frasi più belle, ma questa è solo una caratteristica dovuta all'impostazione estetica della grafica, con le foto molto grandi ad esempio. Invece il tuo articolo mi ha fatto riflettere sulla time-line e mi ha ricordato un film dal paradigma interessante: Final Cut... Grazie!:D
Antonio Gallo il Lunedì, 30 Gennaio 2012 12:38

Grazie a te per la condivisione. In fondo tutti i viventi, una volta "nati", in un modo o l'altro, tendono a lasciare una "traccia". Tutti social network mirano a questo: fermare il tempo ed entrare nell'eternità.

Grazie a te per la condivisione. In fondo tutti i viventi, una volta "nati", in un modo o l'altro, tendono a lasciare una "traccia". Tutti social network mirano a questo: fermare il tempo ed entrare nell'eternità.

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