La vita pensata

 

E' possibile pensare la vita? C'è chi lo fa giorno per giorno, con grande sofferenza e partecipazione. Chi invece non sa cosa pensare. A dire il vero, non ci pensa proprio a come vive. Il più delle volte, addirittura, molti non sanno nemmeno che stanno vivendo e, se lo sanno, vivono come se non dovessero mai morire. Robert Nozick, professore alla prestigiosa Harvard University a soli trent'anni, ne "La vita pensata" (1989) affronta le questioni più familiari e importanti della nostra vita con il rigore, la lucidità e la chiarezza propri della tradizione analitica. Ci parla della morte, del rapporto tra genitori e figli, della santità della vita quotidiana, dell'amore, dell'amicizia, dell'attività sessuale, delle emozioni, del modo in cui possiamo essere più reali - dotati di uno spessore e di un peso più elevati e molto altro ancora. La profondità dei suoi pensieri, la raffinatezza del suo stile argomentativo e della sua scrittura, il personalissimo ritratto di vita che propone ci restituiscono tutta la vitalità e la bellezza della filosofia come esercizio di riflessione su noi stessi. Un esercizio che non ha mai fine.

Il libro cerca di rispondere a interrogativi quali: Perché la felicità non è l'unica cosa che conta? Come potrebbe essere l'immortalità, e che senso avrebbe? I beni ereditari dovrebbero passare di generazione in generazione? Le dottrine orientali dell'illuminazione sono valide? Che cos'è la creatività. Perché la gente indugia nell'affrontare progetti promettenti? Che cosa perderemmo se non provassimo mai alcuna emozione ma potessimo comunque avere sensazioni piacevoli? In che modo l'Olocausto ha cambiato l'umanità? Che cosa non torna, quando si pensa soprattutto alla ricchezza e al potere? Una persona religiosa può spiegare perché Dio permette che ci sia il male? Che cosa c'è di particolarmente pregevole nel modo in cui l'amore passionale altera una persona? Che cos'è la saggezza, e perché i filosofi la amano tanto? Che dire del divario tra ideali e fatti? Esistono cose più reali di altre, e possiamo noi stessi diventare più reali? Ho letto questo libro impegnativo nell'edizione inglese, e devo dire che non è stata una cosa facile anche se la prosa del professore è lucida e scorrevole.

Qualche anno fa è passato, ancora giovane, a miglior vita e ho ripreso in mano questo suo libro decidendomi a scrivere qualcosa, spinto anche da una lettura convergente ed inaspettata di una breve poesia del cardinale inglese J.H. Newman. Nozick, scrivendo il suo libro, forse ambiva a stilare un progetto di vita per sè e per gli altri. In 27 capitoli egli tenta di "esaminare" la vita pensandola in tutte le sfaccettature possibili. Con filosofia e anche tanto pragmatismo tipicamente anglosassone. Il cardinale, invece, affrontava la questione da un altro punto di vista, totalmente diverso. Nozick lo ipotizza, lo costruisce, lo erige sulla sua esperienza culturale ed esistenziale. Newman il suo progetto di vita lo intuisce già pensato e proposto da chi solo può e sa progettare come nessuno, erigendo la sua costruzione sulle tavole della legge, i suoi Comandamenti. Tutta la filosofia di Nozick e del mondo scompaiono in pochi semplici versi che non tormentano l'animo dell'uomo, ma si liberano verso l'alto profferendo un semplice "sì". Esso sta ad indicare l'accettazione dell'uomo al suo Creatore a realizzare un progetto misterioso e straordinario che trova la sua ragione d'essere nella sua infinita bontà.

IL MIO SI'

"Io sono creato
per realizzare un progetto
per cui nessun altro è creato.
Io occupo un posto mio
nei consigli di Dio,
nel mondo di Dio:
un posto da nessun altro occupato.
Poco importa che io sia ricco,
povero, disprezzato o stimato
dagli uomini:
Dio mi conosce
e mi chiama per nome.
Egli mi ha affidato un lavoro
che non ha affidato a nessun altro.
Io ho la mia missione,
in qualche modo
sono necessario ai suoi intenti.
Dio non mi ha creato inutilmente.
Io farò del bene, farò il Suo lavoro:
sarò un angelo di pace
un predicatore della verità
nel posto che Dio mi ha assegnato
anche senza che io lo sappia
purchè io segua
i Suoi comandamenti
e Lo serva nella mia vocazione"

(Cardinale J. H. Newman).

Due approcci alla vita. Uno basato sull'esperienza della conoscenza, l'altro sulla intuizione della trascendenza. Due percorsi paralleli verso la soluzione del mistero della vita.

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