Mercato dell'amore

di Mauro Scardovelli

Metalogo 1

"Mi manca l'amore di un uomo"

 

Non ho un uomo. Il mio problema è la mancanza di amore nella mia vita.

Solo tuo? chi altri ha un problema simile?

Non mi interessa. Anzi mi intristisce.

Questo è il vero problema: la separatività, la mancanza di empatia e amore. Sei come una stella che non emana più luce perché si è rinchiusa in se stessa. E si lamenta perché altre stelle non la illuminano e la scaldano.

Ma gli altri non amano. Fanno finta, sono egoisti, pensano solo a sé.

Ombra: tu pensi solo a te, tu non ami, fai finta.

Ma nessuno mi ama veramente.

Ombra: tu non ami nessuno veramente, a partire da te stessa.

Infatti, mi odio, mi disprezzo.

Questa è la qualità dell'energia, la danza relazionale alla quale partecipi: quella del disprezzo, del rifiuto. In questa danza, nessuno ama. Ognuno pensa solo a sé. Quando pratichi questa danza, non hai empatia e compassione per alcuna persona, a cominciare da te.

Ma come posso amarmi se nessuno mi ha mai amato, e se mi sento in colpa per essere così chiusa?

Verità parziale: hai ragione. Partecipando a questa danza non puoi amarti, e non puoi amare nessuno.

Quindi non c'è speranza.

No, continuando a praticare questa danza puoi solo peggiorare.

Sento dentro una grande rabbia.

Verità parziale: hai ragione. E' impossibile non essere arrabbiati, quando si è intrappolati nella danza del rifiuto e del disprezzo.

Ma quindi, dipende da me? Sono io che mi sono rovinata la vita? Questo mi fa sentire ancora peggio.

Verità parziale: hai ragione. Vista in questi termini, rabbia e senso di colpa sono inevitabili. Rabbia contro di sé e contro un destino avverso. Colpa perché si intravvede la propria responsabilità.

In realtà ce l'ho con mia madre, perché è stata succube di mio padre. Mi ha insegnato a svalutarmi.

Verità parziale: anche in questo, hai perfettamente ragione. La danza del disprezzo a cui partecipi si fonda sulla causalità unidirezionale: causa effetto. Tua madre è la causa. Tu sei l'effetto. La tua sofferenza è stata causata da tua madre. Quindi: rabbia e disprezzo nei confronti di tua madre.

Ma è proprio da lei che ho imparato, come dici tu, la danza del disprezzo.

E tu sei stata un'ottima allieva.

Ma mi sento anche in colpa...

Verità parziale: hai ragione anche qui. Sai perfettamente di essere ormai adulta, e che il fatto di proseguire nel tempo la danza del disprezzo dipende da una tua decisione. Quindi sono vere entrambe le affermazioni: tua madre è la causa della tua sofferenza; tu sei la causa della tua sofferenza. La danza del rifiuto e della svalutazione prevede sempre come passaggi rabbia e senso di colpa. E' inevitabile.

Ma sento anche paura. Paura della solitudine, paura del futuro.

Verità parziale: certo, è del tutto logico. Anche la paura è un segnale che stai partecipando alla danza relazionale del rifiuto, disprezzo.

Quindi non c'è spazio per l'amore nella mia vita. Non c'è speranza.

Verità parziale: no.

Perché verità parziale, se non c'è uscita? Le cose stanno proprio così.

Verità parziale perché guidata da una visione a tunnel. Tu hai ristretto la tua visione ad alcuni elementi soltanto. La tua mappa si è impoverita. Dentro questa mappa, attraverso cui tu vedi il mondo, non c'è soluzione alcuna.

Infatti, mi sento disperata.

Sei disperata, è naturale. Solo tu? Chi altro è disperato? a chi altro manca l'amore?

Non mi interessa.

Torno a ripetere, questo è il tuo vero problema. Nella visione a tunnel che hai adottato, che è parte essenzale della danza del disprezzo, tu sei sempre al centro della scena, in primo piano. Gli altri, il mondo quasi non esistono, se non come comparse o come sfondo del tuo dramma personale.

Ma è un vero dramma, anzi una tragedia. Per questo sono così centrata su me stessa, su quello che mi succede.

E lì non puoi trovare la soluzione che cerchi, perché non esiste proprio.

Quindi mi stai dicendo che per uscire dalla mia prigione devo adottare una visione più ampia?

Esattamente. Sei come una mosca che cerca di uscire dal vetro, mentre la finestra è aperta.

E dove si trova l'apertura?

Dove non l'hai mai cercata: nel guardare a te come parte di un processo più grande, come parte del grande arazzo della vita. Tu sei solo un filo, sei solo una goccia, non sei il mare. Se credi di essere di essere il mare, se credi di essere l'unica cosa che veramente conta, sei fuori della realtà. Sei già psicotica.

Ma non sono l'unica a fare così.

Certamente. In molti partecipano alla stessa danza distruttiva alla quale stai dedicando la tua esistenza. Per liberarti da questa danza e adottarne un'altra, la devi comprendere molto bene, in tutti i suoi passaggi, in modo da saperli riconoscere con chiarezza.
Ma come faccio, se ci sono dentro?

Non solo ci sei dentro, ma ti ci sei blindata. Ti sei chiusa. Hai smesso di essere recettiva, di osservare ed ascoltare in modo aperto e libero dalla paura. Quindi, ti sei impoverita. Gli schemi di pensiero che utilizzi, sono sempre gli stessi. E sono questi schemi la vera causa del tuo problema.

Non sono schemi solo miei. Erano anche di mia madre, e di tante persone che ho conosciuto, quasi tutte.

Questi schemi sono una sorta di lingua che hai imparato da quando sei bambina. Ora hai bisogno di diventare consapevole di questa lingua, in modo da accorgerti quando la stai parlando. Essa è diventata una sorta di automatismo: per liberartene, la devi conoscere molto bene. E poi hai bisogno di imparare una nuova lingua, che ti consenta di vedere ciò che non hai mai visto veramente.

Intendi l'amore?

Sì. Se qualcuno ti amasse, non te ne accorgeresti neppure. Ai segnali d'amore non dai alcuna importanza, li svaluti. L'unica cosa che sei attenta a percepire sono i segnali di rifiuto e disprezzo, cioè i segnali della danza che ha guidato la tua vita, e che hai regolarmente praticato con te stessa. Non solo: hai imparato a erotizzarli. Per cui hai finito di innamorarti regolarmente di persone che ti tenevano a distanza. E in tal modo hai potuto confermare il tuo senso di indegnità.

Stai dicendo che tutte le persone che praticano la danza del disprezzo soffrono come me? Non mi sembra proprio. C'è pieno di persone arroganti e prepotenti. E sembrano ben soddisfatte della vita che conducono.

Certamente. E vengono anche premiate in tutti i modi dal consenso sociale e dai privilegi. Molti dirigenti sono psicopatici. Il che significa apatici nella psiche, cioè nei sentimenti. Quindi hanno facilità a compiere azioni immorali, che danneggiano gli altri e l'ambiente, ma apportano vantaggio, almeno nei tempi brevi, all'organizzazione alla quale appartengono. Per questo sono premiati.

Io non potrei mai farlo. Mi ripugna.

Però, anziché rallegrarti del tuo senso morale, ti deprimi.

Mi deprimo perché, come dici tu, le persone prepotenti sono premiate in tutti i modi: non solo nel lavoro, ma anche nelle relazioni con l'altro sesso.

Quindi ti senti vittima di un'ingiustizia, e questo ti fa soffrire.

Esattamente.

Riconosci a te stessa un rigore morale, e rimani delusa e amareggiata che questo non solo non venga apprezzato, ma addirittura disprezzato. Anche con gli uomini.

Proprio così.

Ombra: gli altri non hanno un senso morale = io non ho un senso morale.

Stai dicendo che anch'io manco di etica.

Assolutamente sì.

Ma poco fa avevi detto che invece io ho un senso morale.

L'ho detto, ed è una mezza verità. L'altra mezza verità è che tu, insieme alle persone di cui ti lamenti, manchi di etica. Cioè sei prepotente, arrogante, centrata su di te. Come gli altri di cui ti lamenti, non ami nessuno, a partire da te stessa. Per usare le tue parole, ti senti come un vacca portata al mercato per essere venduta. E una vacca può essere venduta ad alto prezzo se possiede certi requisiti. Altrimenti la si può solo svendere. Che è quello che fai con te stessa. Se io fossi una cellula del tuo corpo, sarei imbestialito con te. Sarei imbestialito con il tuo io-governo che non sa guidare e proteggere il suo paese. Se potessi, ti farei fuori.

Questa è la rabbia di cui parlavi?

Esattamente. Una rabbia di cui sei consapevole solo in parte. Ombra: la rabbia non riconosciuta viene proiettata sugli altri. Il mondo diventa un luogo pricoloso, ove pullulano avversari e nemici da cui guardarsi. Dopo un po', anche una relazione d'amore diventa pericolosa. L'altro diventa un nemico.

Da qui origina l'ansia, la paura di fondo.

Sì. Sei in lotta con te stessa = sei in lotta con il mondo = il mondo è in lotta con te. C'è la lotta, la competizione, la guerra. C'è la danza della guerra. Tu partecipi a questa danza, e ovviamente sei arrabbiata e spaventata.

E non vedo futuro.

Verità parziale: hai ragione. Il futuro che ti aspetta è buio. Una ripetizione peggiorata del passato, guidata dagli stessi schemi.

Ma questi schemi non me li sono inventati io.

Infatti, sono schemi impersonali. Tu sei una musicista. Potresti affermare che il do maggiore è proprietà di qualcuno? La tonalità maggiore è un pattern, uno schema di relazioni tra altezze diverse del suono. Chiunque può praticare questo pattern, e ottenere una tonalità maggiore. Lo stesso vale per gli schemi interiorizzati. Chiunque praticasse gli schemi e i tipi di pensiero che pratichi tu, otterrebbe un risultato analogo al tuo: si sentirebbe amareggiato e depresso.

Comincio a sentirmi un po' meglio. Allora sembra che tutto il mio sistema venga mantenuto da insufficiente consapevolezza.

Sì.

Quindi, come ho imparato a suonare il piano, e ad eliminare via via i difetti di esecuzione, posso imparare a lasciar andare questi schemi e adottarne altri?

Sì. Ma ci sono due differenze fondamentali: quando studiavi il piano, sapevi che eri dentro un processo di appredimento. Non ti stupivi di trovare difficoltà che dovevi impegnarti a superare. Non ti arrabbiavi, non ti impaurivi, non ti intristivi. Non lo sentivi come un'ingiustizia, ma come un fatto naturale. Non ti sentivi in colpa, perché non c'è colpa. La seconda differenza è che non hai provato a far tutta da sola, ma ti sei affidata ad una persona esperta, che ti potesse insegnare. Una persona che, non a parole, ma con il suo comportamento concreto, mostrava di avere la competenza necessaria.

Stai dicendo che ho bisogno di aiuto per cambiare gli schemi mentali?

Sì, di aiuto a sviluppare la consapevolezza necessaria. E per questo è bene che ti affidi a qualcuno che, non a parole, ma nel suo comportamento concreto, dimostri di possedere questa competenza. Come il tuo insegnante di pianoforte, non si tratta di trovare la persona perfetta, ma quella che è più avanti di te su questo cammino. Una persona che certe cose le ha capite bene, e può aiutarti a rilevare i tuoi difetti di impostazione mentale. Ma per imparare il piano ho impiegato molto tempo. Al pianoforte hai dedicato molto tempo. A imparare a utilizazzare bene la tua mente, fino ad oggi, ne hai impiegato pochissimo. E imparare a suonare bene la mente, e a suonare bene con gli altri, è molto, molto più importante di imparare uno strumeno musicale.

 

Metalogo 2

"Gli altri hanno sottolineato spesso i miei difetti fisici o di carattere"

 

Quando ero piccola mi dicevano che ero cicciona, e quindi non avrei mai potuto avere l'amore di un bambino che mi piacesse. In seguito, è successo molte volte che gli altri evidenziassero miei difetti fisici: sedere piatto, gambe troppo sottili, modo antiquato di vestire. E così mi son fatta l'idea che questi difetti mi precludessero l'amore.

Solo a te sono stati sottolineati i difetti?

No. Ho visto che questa è una pratica comune. Se noi sei bella, se non sei ritenuta attraente fisicamente, sei tagliata fuori dall'amore.

Proper name: quale tipo di amore?

L'amore di un uomo.

Non ti ho chiesto l'amore di chi, ma quale tipo di amore.

Be', il fatto di essere ammirata, di essere attraente, di essere oggetto di desiderio, anche sessuale.

Ombra: tu non sei attraente per gli altri = gli altri non sono attraenti per te. Verifichiamo: da chi sei stata attratta nella tua vita?

In effetti, lo devo riconoscere, sono stata attratta da uomini che rivestivano una certa situazione di potere: o perché belli o perché affascinanti o competenti.

Uomini desiderati facilmente anche da altre donne?

Sì.

Posso esprimermi in modo diretto e crudo?

Sì, voglio capire.

Senza accorgertene, ti sei messa in competizione. Sei andata al mercato e ti sei detta: voglio quell'uomo lì, perché mi piace e mi attira. Quanto costa? Quale è la sua valutazione? Alta. Bene. E quale è la mia valutazione sul mercato. Bassa. Allora non posso permettermi di comprarlo. I miei difetti me lo impediscono. I miei difetti, il mio corpo, i miei gusti antiquati, sono l'ostacolo alla soddisfazione dei miei desideri. Per questo li odio. Odio mia madre che mi ha messo al mondo. Sono piena di rabbia per l'ingiustizia. Verità parziale: hai ragione. Vista così è una tremenda ingiustizia. La cosa che più desideri al mondo, l'amore di un uomo che ti piace davvero, non la puoi ottenere, mentre altre donne possono.

E' proprio così.

E tu accusi il mondo di essere crudele, accusi le persone che tengono in piedi un mercato così infame e ingiusto: i tuoi colleghi, altri conoscenti che senti parlare di donne come se fossero oggetti da misurare, valutare, prima di comprare. La tua indignazione è comprensibile. Ma anche questa è una mezza verità: gli altri, gli uomini, i miei colleghi ecc. Se guardiamo in profondità, con il tuo modo di pensare, con il tuo atteggiamento, tu stai collaborando attivamente ad alimentare il mercato dell'amore, oggetto della tua critica.

Ma io non giudico le persone in quel modo. Me ne astengo. So che è sbagliato.

Questa è una mezza verità. In realtà tu giudichi pesantemente.

Chi?

In primo luogo te stessa.

Ma sono gli altri che mi giudicano!

Ombra: gli altri mi giudicano = io giudico. Tu sei ferita dai giudizi altrui, perché li condividi, gli dai corda. Ti danno fastidio, perché conferisci a quei giudizi un potere su di te, un potere di influire sulle tue emozioni e sul tuo umore.

Come è possibile?

E' possibile perché condividi la visione del mondo, dentro il quale è naturale la produzione di quei giudizi.

Quale mondo?

Il mondo della materialità, della scarsità delle risorse e della lotta per accaparrarsele. Un mondo di oggetti separati, ove domina la paura e la ricerca del potere.

Stai dicendo che i giudizi sui difetti fisici sono un esercizio di potere?

E' ovvio. Chi ama non giudica. Chi non ama, ricerca il potere con tutti i mezzi. I giudizi sono mezzi retorici per acquisire potere sugli altri, per metterli in basso, per elevarsi al di sopra. Non importa che siano espressi con evidente malignità o con sottile ironia. Una mente davvero amorevole non produce giudizi simili, mai. Perché ne comprende la finalità violenta e distruttiva.

Ma che cosa dovrei fare, in concreto, per liberarmi dal giudizio?

Partire dalle tue emozioni, dai tuoi sentimenti. Che cosa provi, quando gli altri ti giudicano su tuoi presunti difetti?

Un misto di dolore, rabbia, tristezza, impotenza.

Ciò significa che il giudizio ha funzionato. Come veleno relazionale, ha ottenuto il risultato desiderato. Ma questo non dipende dalla qualità del veleno, bensì dal tuo sistema immunitario psichico che non è in grado di discernere.

E perché non discerne?

Perché il giudizio non è un elemento estraneo al tuo sistema, anzi, ne è parte integrante. Tu, come ti ho detto, pratichi il giudizio. E ti avveleni: ti nutri giornalmente di dolore, rabbia, tristezza, impotenza. Il giudizio degli altri è solo un innesco, un trigger. Il veleno, a questo punto è frutto di autoproduzione interna.

Stai dicendo che, praticando il giudizio, sto partecipando alla danza del potere. E questa danza si fonda su una visione materialista del mondo. Quale è l'alternativa?

L'alternativa è il mondo della spiritualità, il solo mondo in cui parlare di amore ha senso. Nel mondo della materialità, l'amore significa possesso, potere, conquista, acquisizione di sicurezza, mezzo di gratificazione narcisistica.

Quindi, fino ad oggi, ho usato il termine amore per indicare il desiderio di possesso e di rivincita sul senso di insicurezza e inferiorità?

Sì. Desiderio di possesso è il proper name. Ma il possesso comporta competizione e lotta, e nella lotta si procede senza esclusione di colpi. Vince chi utilizza i mezzi più efficaci, le armi più sofisticate, i colpi più bassi. Quello è il mondo che detesti, ma nel quale continui ad abitare. E finché abiti quel mondo, non c'è alcuna soluzione ai tuoi problemi. Finché parli il pensiero linguaggio della materialità, dell'Ego o della piccola mente, non c'è possibilità di uscita, ma solo varianti all'interno dello stesso gioco relazionale distruttivo.

Nel mondo della materialità, il giudizio è un veleno da temere. Nel mondo della spiritualità, l'emozione negativa che deriva da un giudizio è un segnale molto importante, che indica un abbassamento di vigilanza e consapevolezza. Quando un giudizio che riceviamo, o che diamo a noi stessi, ci procura dolore, siamo avvisati che dobbiamo ritrovare la strada.

E quale è la strada?

La strada è quella che conduce alla fine della sofferenza nevrotica, nostra e altrui. Ogni volta che soffriamo per un giudizio, possiamo aver presente che questa non è la nostra sofferenza, ma semplicemente la sofferenza umana, generata da una visione distorta e violenta della realtà.

Perché distorta?

Perché nel mondo materiale ci percepiamo come oggetti separati gli uni dagli altri. Ma noi siamo esseri dotati di potenziale spirituale, spesso non realizzato. E lo spirito è ciò che tiene insieme tutta la realtà, e che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande. In quel mondo non ha senso parlare della mia sofferenza, ma della sofferenza. E quando percepiamo sofferenza, non ci lamentiamo, ma ci prodighiamo a scioglierla alla radice: non solo per noi stessi, ma per tutti. Chi ha patito di giudizi sul proprio corpo, ha dentro una grande forza compressa, come una molla caricata. Questa energia può essere messa al servizio di una trasformazione culturale, non solo personale, ma collettiva. Vista in questi termini, la sofferenza cessa di produrre disperazione e nevrosi, perché acquista un nuovo significato.

Quale?

La sofferenza, accettata e compresa nella sua natura profonda, diventa uno strumento di redenzione: ci stimola a lottare in modo sano per portare consapevolezza e amore, dentro noi stessi e intorno a noi. E questa è l'unica vera medicina.

 

* Metaloghi: dialoghi in cui, a partire da un problema, viene applicato il metamodello 2

http://www.mauroscardovelli.com/PNL/Consapevolezza_di_se/Metamodello_2.html

Fonte: https://www.facebook.com/alkemica.community

 

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