La meditazione di Krishnamurti

Tra i tanti libri che costruiscono la biblioteca di un bibliomane ce n'è uno che per misura e grandezza non supera il formato di 11x 8 cm, e le 90 pagine. Edito nel 1991 dalle edizioni Shambala, Boston & London, il libretto, che vedete riprodotto qui a fianco, è un gioiello del pensiero orientale. Contiene una selezione di scritti di un grande filosofo di quella parte del mondo, ma occidentalizzato abbastanza per essere essere apprezzato anche da questa parte del pianeta. Mi riferisco a J. Krishmurti. Le sue sono "Meditazioni" che in più di una occasione mi hanno aiutato a riflettere sulla condizione umana. Qui di seguito, tradotti dall'inglese, una serie di brani più significativi su questo tipo di esercizio che tutti dovremmo conoscere e praticare per migliorare la qualità della vita interiore di ognuno di noi. Vita interiore che diventa vita comunitaria nella misura in cui ognuno da "isola" esistenziale è prescelto a diventare parte del "continente" della vita.

L'uomo, per sfuggire ai suoi conflitti, ha inventato diversi tipi di meditazione. Molti la basano sul suo desiderio, sulla spinta e sulla necessità di conquistarla e sono destinati solamente a provare delusioni e sofferenze per un fallimento sicuro. Questa scelta consapevole e deliberata si muove sempre entro i limiti di una mente condizionata e senza libertà. Qualunque sforzo viene fatto per acquisire la corretta meditazione significa la fine stessa della meditazione. Questa ultima la si ottiene solo con la sospensione del pensiero e soltanto quando si raggiunge una diversa dimensione oltre il tempo.

Una mente che medita è una mente silenziosa. Non è il silenzio che genera il pensiero, il silenzio di una serata tranquilla. E' il silenzio pensato quando il pensiero, con tutte le sue immagini, parole e percezioni, è cessato completamente. La mente che medita è una mente religiosa, una religione che non è toccata dalla chiesa, dai canti o dalle preghiere. La mente che medita è un'esplosione di amore. E' l'amore che non conosce separazione. Per esso, la lontananza significa vicinanza. Non è uno o molti, ma piuttosto quella condizione dell'amore nella quale ogni divisione non ha ragione d'esistere. Come la bellezza, non lo misura con le parole. E' soltanto da questo tipo di silenzio che nasce una mente che medita.

La meditazione è una delle più grandi arti della vita, forse la più grande, e non la si può apprendere da nessuno. Questa la sua bellezza. Non ha una tecnica e pertanto non possiede autorità. Quando si conosce se stessi, si osserva se stessi, il modo in cui si cammina, si parla, si mangia, ciò che si dice, come si odia, come si diventa gelosi, si diventa consapevoli di tutto ciò che è dentro di noi, senza una scelta, allora quella è meditazione. Essa può avere luogo anche stando seduti in un bus o mentre si cammina nei boschi pieni di luce o mentre si ascolta il canto degli uccelli e si guarda in faccia la propria donna o il proprio figlio.

E' strano come la meditazione diventa completa. Essa non ha un principio né una fine. E' come una goccia d'acqua. In quella goccia ci sono tutti i corsi d'acqua, i grandi fiumi, i mari e le cascate. Quella goccia nutre la terra e l'uomo, senza di essa la terra sarebbe un deserto. Senza la meditazione il cuore diventa una terra incognita. Meditare significa scoprire se il proprio cervello, con tutte le sue attività, può essere assolutamente tranquillo e silenzioso. Senza alcuna forzatura, perché se c'è forzatura c'è dualismo. L'entità che dice "Desidero avere esperienze meravigliose, perciò devo costringere il mio cervello ad essere silenzioso" non potrà mai arrivare alla meditazione. Ma se si comincia ad indagare, osservare, ascoltare tutti i movimenti del pensiero, i suoi condizionamenti, i suoi scopi, le sue paure, i piaceri, osservare come si comporta il cervello, allora si comincerà a vedere come il cervello sa stare tranquillo e silenzioso. Un silenzio che non è sonno, ma grande attività e quindi tranquillità. Una grande dinamo che funziona alla perfezione non produce alcun rumore. Solamente quando c'è frizione c'è rumore. Silenzio e spazio vanno insieme. L'immensità del silenzio è l'immensità della mente in cui il centro non esiste.

La meditazione implica un duro lavoro per acquisirla. Richiede un'alta forma di disciplina, che non è conformismo, imitazione, obbedienza, ma disciplina che deriva da una costante consapevolezza non solo delle cose interne, ma anche di quelle esterne. La meditazione non è un'attività svolta in isolamento ma è azione quotidiana che richiede cooperazione, sensibilità e intelligenza. Senza gettare le basi di una corretta esistenza, la meditazione è solo una fuga e pertanto non ha alcun valore. Una vita giusta non la si ottiene seguendo una qualsiasi forma di moralità sociale, ma con la libertà dall'invidia, dall'inimicizia, dall'avidità. La libertà da questi sentimenti non la si ottiene con l'esercizio della mente bensì prendendo coscienza di essi tramite l'auto-conoscenza. Se non si conoscono le attività del proprio io, la meditazione diventa solo una specie di eccitazione sensuale e quindi di poca importanza.

La meditazione non è un mezzo per raggiungere un fine, è entrambi le cose, un mezzo ed un fine. La percezione senza le parole, cioè senza il pensiero, è uno dei fenomeni più strani. Essa è più acuta, non solo con il cervello, ma anche con tutti i sensi. Una percezione di questo tipo non è la frammentaria percezione dell'intelletto, né tanto meno delle emozioni. Essa può essere chiamata una percezione totale che è parte della meditazione. Una percezione acquisita senza che sia avvertita da chi fa meditazione, è simile ad una comunione con le vette e le profondità dell'immensità. Questo tipo di percezione è cosa del tutto diversa dal vedere un oggetto senza chi lo vede, perché nella percezione della meditazione non c'è nessun oggetto e quindi nessuna esperienza. La meditazione può, pertanto, avere luogo quando gli occhi sono aperti e siamo circondati da oggetti di ogni tipo. Ma questi non hanno alcuna importanza. Li vediamo ma non li riconosciamo perché non ne abbiamo esperienza.

Che significato ha questo tipo di meditazione? Non ha nessun significato, perché non ha nessuna utilità. Ma in questo tipo di meditazione c'è un movimento di grande estasi che non va confusa col piacere. E' l'estasi che dà all'occhio, al cervello e al cuore la qualità dell'innocenza. Se non vediamo la vita come qualcosa di interamente nuovo, è sempre la stessa routine, la stessa noia, una cosa senza senso. La meditazione ha una grande importanza, essa apre la porta a tutto ciò che non può essere misurato e calcolato.

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Commenti 11

 
franca di prima il Mercoledì, 04 Gennaio 2012 10:27

Il destino di quest'uomo è stato quello di riconoscere la verità, l'amore e l'intelletto, come dei valori che non si possono imporre, e di portare tale rivelazione a conoscenza del mondo, attraverso la sua personale sofferenza.

Il destino di quest'uomo è stato quello di riconoscere la verità, l'amore e l'intelletto, come dei valori che non si possono imporre, e di portare tale rivelazione a conoscenza del mondo, attraverso la sua personale sofferenza.
Antonio Gallo il Mercoledì, 04 Gennaio 2012 10:38

Dovrebbe essere il destino di ogni uomo, ti pare?

Dovrebbe essere il destino di ogni uomo, ti pare?
franca di prima il Mercoledì, 04 Gennaio 2012 11:14

L'insegnamento di Krishnamurti, sta proprio nel ribadire che ciò che è nella natura di ciascun uomo è da valutare e soppesare. Così che se un uomo è all'inizio del suo percorso e sta comprendendo il suo io, lo confronta con il mondo per riconoscersi, non va oltremodo imposto nessun altro pensiero. Semplicemente non è maturo per altro. Ma va compreso e amato per ciò che è. Basta insegnarli ad amare se stesso. Mentre chi è già più avanti accede da sè alla riflessione della sua anima. Tutto avviene nella Natura, qualsiasi strumentalizzazione è mentale. In questa ottica, non sono tutti gli uomini che devono avere questo destino, nella medesima esistenza. Ma saranno tutti nel non tempo.

L'insegnamento di Krishnamurti, sta proprio nel ribadire che ciò che è nella natura di ciascun uomo è da valutare e soppesare. Così che se un uomo è all'inizio del suo percorso e sta comprendendo il suo io, lo confronta con il mondo per riconoscersi, non va oltremodo imposto nessun altro pensiero. Semplicemente non è maturo per altro. Ma va compreso e amato per ciò che è. Basta insegnarli ad amare se stesso. Mentre chi è già più avanti accede da sè alla riflessione della sua anima. Tutto avviene nella Natura, qualsiasi strumentalizzazione è mentale. In questa ottica, non sono tutti gli uomini che devono avere questo destino, nella medesima esistenza. Ma saranno tutti nel non tempo.
carmine il Giovedì, 05 Gennaio 2012 05:31

Stimatissima Franca,

ti apprezzo per sia per i significativi messaggi sia per il loro profondo contenuto. Ora, non vorrei "passare" per un Maestro, quello che ha negato di voler essere KRISHNAMURTI, ma credo che per la comunicazione di "massa" occorre un linguaggio "non elementare", invece assolutamente semplice. Consiglio, il mio, che inoltro sia a me stesso sia agli "altri".

con stima

Stimatissima Franca, ti apprezzo per sia per i significativi messaggi sia per il loro profondo contenuto. Ora, non vorrei "passare" per un Maestro, quello che ha negato di voler essere KRISHNAMURTI, ma credo che per la comunicazione di "massa" occorre un linguaggio "non elementare", invece assolutamente semplice. Consiglio, il mio, che inoltro sia a me stesso sia agli "altri". con stima
franca di prima il Giovedì, 05 Gennaio 2012 08:43

E' un personale impegno, quello di riuscire a spiegare, prima a me stessa, e poi agli altri, in modo semplice, la comunicazione teografica. Sto ancora studiando. Quando il mio io sarà cosciente, cioè quando alla coscienza accederò completamente con la mia razionalità e logica, potrò essere più chiara. Il linguaggio che è proprio della mia personalità è semplice, ciò che è complicata è la mia percezione. Leggi il mio articolo: l'articolo "seguendo l'immagine del suono...ho chiesto" da lì comprenderai che sono la prima ad avere molte perplessità

E' un personale impegno, quello di riuscire a spiegare, prima a me stessa, e poi agli altri, in modo semplice, la comunicazione teografica. Sto ancora studiando. Quando il mio io sarà cosciente, cioè quando alla coscienza accederò completamente con la mia razionalità e logica, potrò essere più chiara. Il linguaggio che è proprio della mia personalità è semplice, ciò che è complicata è la mia percezione. Leggi il mio articolo: l'articolo "seguendo l'immagine del suono...ho chiesto" da lì comprenderai che sono la prima ad avere molte perplessità
carmine il Giovedì, 05 Gennaio 2012 14:23

Reich, affermò che nella vita occorrono tre "U": UMILTA', UMORISMO E UMANITA'. La comunicazione è l'arte di trasformare pensieri e/o concetti complessi e difficili in parole facili da comprendere. Non ho apprezzato "... ciò che è complicata è la mia percezione"...Monella!

Reich, affermò che nella vita occorrono tre "U": UMILTA', UMORISMO E UMANITA'. La comunicazione è l'arte di trasformare pensieri e/o concetti complessi e difficili in parole facili da comprendere. Non ho apprezzato "... ciò che è complicata è la mia percezione"...Monella!
Antonio Gallo il Giovedì, 05 Gennaio 2012 13:37

Diffido di chi mi vuol vendere certezze, apprezzo chi esprime dubbi ...

Diffido di chi mi vuol vendere certezze, apprezzo chi esprime dubbi ...
carmine il Giovedì, 05 Gennaio 2012 14:28

Concordo con il tuo "pensiero", ma fra gli "uomini" non esistono certezze in assoluto. Pertanto... stai sereno.

Concordo con il tuo "pensiero", ma fra gli "uomini" non esistono certezze in assoluto. Pertanto... stai sereno.
franca di prima il Giovedì, 05 Gennaio 2012 15:07

Carmine, mi spiace nn essermi spiegata :( ma ti assicuro che la mia "percezione teografica" nn vuole dare risposte definitive, ho semplicemente spiegato che è il mio personale modo di intuire. Puoi essere penalizzante esprimere le intuizioni se la tua mente è semplice e non le comprende appieno.

Carmine, mi spiace nn essermi spiegata :( ma ti assicuro che la mia "percezione teografica" nn vuole dare risposte definitive, ho semplicemente spiegato che è il mio personale modo di intuire. Puoi essere penalizzante esprimere le intuizioni se la tua mente è semplice e non le comprende appieno.
franca di prima il Giovedì, 05 Gennaio 2012 15:11

Scusa volevo aggiungere, che mi riferisco alla "mia mente semplice" non a quella di chi legge, naturalmente. Voglio chiarirlo perchè so bene che la frase che ho scritto può dar adito a malinteso, la teografia agisce su di me, io leggo e comprendo dopo aver scritto attraverso la mia mente. :)

Scusa volevo aggiungere, che mi riferisco alla "mia mente semplice" non a quella di chi legge, naturalmente. Voglio chiarirlo perchè so bene che la frase che ho scritto può dar adito a malinteso, la teografia agisce su di me, io leggo e comprendo dopo aver scritto attraverso la mia mente. :)
carmine il Venerdì, 06 Gennaio 2012 11:30

Luminosa Franca e tutti,

anche se il mio "parlare", per chi, non ha ancora conosciuto la mia persona può rendermi "poco popolare", ma vuole essere assolutamente di "critica" costruttiva, mai altro.

con stima

www.carminepapa.it - www.freecomunication.it

Luminosa Franca e tutti, anche se il mio "parlare", per chi, non ha ancora conosciuto la mia persona può rendermi "poco popolare", ma vuole essere assolutamente di "critica" costruttiva, mai altro. con stima www.carminepapa.it - www.freecomunication.it

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