L'Eternità

I primi quattro versi di questa poesia inglese, Auguries of Innocence, scritta da William Blake sono, a mio parere, i versi più belli che siano mai stati scritti in tutte le lingue. Versi che trascendono il pensiero, sia laico che religioso, e conducono direttamente al cuore della condizione umana. Blake riassume in semplici, infantili parole la visione del mondo di un bambino quando, in riva al mare, prende la sabbia e fa scivolare i granelli tra le sue dita. Granello dopo granello esamina il suo mondo e lo fa scorrere fermandosi a guardare nella sua innocenza senza tempo.

Oppure quando, in giardino, è steso a terra a giocare, coglie tra le sue mani un fiore e lo guarda incantato, sorridendo agli angeli che sono scesi giù in terra a salutarlo. Il granello di sabbia è come l'infinito di quel cielo diventato fiore, paradiso da cui proviene e sa di dover ritornare. C'è una invisibile interconnessione tra quegli elementi celesti e terreni che forma un tutt'uno agli occhi del fanciullo in grado di cogliere e discernere la complessità dell'intera creazione, osservandone la parte più minuscola in natura.

Un granello di sabbia, una foglia, un fiore, per cogliere l'intero ciclo della vita. Senza essere disturbato dalle diversità, dai contrasti, e dalla loro complessità. Solo un granello, un fiore, un cielo. E' tutta l'intera storia della natura e della sua vita che scorre nelle sue mani e sotto i suoi occhi. Il battito di ali di una farfalla, il ronzio di un'ape, il vagare silenzioso di una formica...

To see a World in a Grain of Sand
And a Heaven in a Wild Flower,
Hold Infinity in the palm of your hand
And Eternity in an hour.

Vedere il mondo in un granello di sabbia
E un paradiso in un fiore selvaggio,
Tenere nel palmo della mano l'infinito
E l'eternità in un'ora.

Sapere, potere e voler cogliere l'attimo della creazione nella sua rivelazione, in serena contemplazione, costituisce forse l'essenza del'infinito. Tutto è connesso. Ma è tutto ancora da scoprire. Ed è detto in questi quattro magici versi del poema che, come una sinfonia, si muove verso la scoperta del mondo. Quei versi sono anche il prologo, la promessa che la scoperta non sarà vana, perchè soltanto attraverso la visione delle semplici piccole cose della natura, si potranno dominare le grandi cose.

Non sarà mai troppo tardi riconquistare lo spirito della meraviglia con la quale tutti siamo nati, poveri o ricchi, bianchi o neri, ignoranti o intellettuali. Forse i poveri saranno più fortunati perchè meno oberati dal fardello delle cose inutili. Quante volte i nostri figli e nipoti li abbiamo sentiti esclamare: "Guarda papà, vedi nonno, senti mamma: una coccinella! Una farfalla! Posso prendere quella pietra colorata, quel fiorellino rosso? Hai sentito quel cinguettìo...". Il candore genuino dell'innocenza sembra quasi fermare il tempo ed annullare lo spazio. L'infinito si presenta inaspettato nella sua semplicità. A World, a Heaven, The Eternity, per quel Bimbo, l'Uomo: figlio dell'Universo.

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Commenti 1

 
Marina de Miro il Domenica, 22 Gennaio 2012 17:39

Nei suoi "ricordi, sogni e riflessioni" Jung racconta tutto della sua infanzia. particolarmente suggestiva la stessa tua considerazione: Il tempo nell'infanzia è eterno. Vivendo intensamente nell'infanzia l'eternità del tempo forse un domani l'adulto ha una sponda cui appoggiarsi, un sostegno interiore , senza peraltro essere a conoscenza della sua origine. Jung aveva creato un piccolo pupazzo, un "totem" in miniatura, lo conservava assieme ad un sasso in una scatola in soffitta. Per moltissimo tempo se ne dimenticò, fino a quando il ricordo non riemerse in età adulta, con tutto il suo significato. Il bambino costruisce la sua divinità interiore e a volte riesce perfino a darle una forma, ad esteriorizzarla, lui stesso, da questo punto di vista è totalmente ancora divino. Purtroppo non sempre l'età dell'infanzia viene rispettata, molte volte il mondo con le sue cose orribili fa irruzione e spezza l'incanto. Ma sempre è possibile, per ognuno di noi, tornare indietro e ritrovare il bambino, ritrovandolo, si ritrova la connessione al tutto....

Nei suoi "ricordi, sogni e riflessioni" Jung racconta tutto della sua infanzia. particolarmente suggestiva la stessa tua considerazione: Il tempo nell'infanzia è eterno. Vivendo intensamente nell'infanzia l'eternità del tempo forse un domani l'adulto ha una sponda cui appoggiarsi, un sostegno interiore , senza peraltro essere a conoscenza della sua origine. Jung aveva creato un piccolo pupazzo, un "totem" in miniatura, lo conservava assieme ad un sasso in una scatola in soffitta. Per moltissimo tempo se ne dimenticò, fino a quando il ricordo non riemerse in età adulta, con tutto il suo significato. Il bambino costruisce la sua divinità interiore e a volte riesce perfino a darle una forma, ad esteriorizzarla, lui stesso, da questo punto di vista è totalmente ancora divino. Purtroppo non sempre l'età dell'infanzia viene rispettata, molte volte il mondo con le sue cose orribili fa irruzione e spezza l'incanto. Ma sempre è possibile, per ognuno di noi, tornare indietro e ritrovare il bambino, ritrovandolo, si ritrova la connessione al tutto....

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