Anima

Se l'anima umana è qualcosa, allora è una cosa infinitamente complessa e di tale sconfinata molteplicità che è impossibile accedervi con la semplice psicologia dell'istinto. Posso soltanto fermarmi a contemplare con profonda ammirazione e reverenza gli abissi e le altezze della nostra psiche, il cui mondo aspaziale cela una smisurata ricchezza di immagini, accumulate e condensate organicamente in milioni di anni di vivente sviluppo. La mia coscienza è come un occhio che accoglie in sé gli spazi più remoti, ma il non-io psichico è ciò che riempie aspazialmente questo spazio. E queste immagini non sono pallide ombre, ma determinazioni psichiche di straordinaria potenza, che possiamo fraintendere ma non mai spogliare della loro potenza negandole. Accanto a questa impressione non potrei mettere che la vista del cielo notturno stellato; ché il solo equivalente del mondo interno è il mondo esterno, e come raggiungo questo mondo attraverso il medium del corpo, così raggiungo quel mondo attraverso il medium dell'aníma.

Carl Gustav Jung

 

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Cammino verso la consapevolezza dell'Essere

"Ciò che importa veramente è saper distinguere tra la coscienza e i contenuti dell'inconscio. Ben più difficile, invece, è saper accettare il fatto stesso dell'autonomia dell'inconscio. Eppure, è proprio in questa accettazione che consiste la possibilità di dominarlo. Le ambiguità dell'anima – messaggero dell'inconscio – possono letteralmente annientare un uomo. [...] L'anima con i suoi messaggi può facilmente indurre un uomo a credere, ad esempio, d'essere un artista incompreso e di avere per questo diritto di trascurare la realtà grazie alla sua cosiddetta natura artistica.[...]

Alla resa dei conti il fattore decisivo è sempre la coscienza che è capace di intendere le manifestazioni dell'inconscio e prendere posizione di fronte ad esse. Ma l'anima ha anche un aspetto positivo. E' lei che comunica le immagini dell'inconscio alla coscienza. Per decenni mi sono rivolto all'anima quando ho sentito che il mio comportamento emotivo era turbato e mi sentivo inquieto. Allora voleva dire che c'era qualcosa nell'inconscio e quindi chiedevo all'anima – Che c'è di nuovo adesso? Cosa vedi? Vorrei saperlo! – Dopo qualche resistenza regolarmente produceva un'immagine, e non appena questa compariva il senso di inquietudine e oppressione svaniva. Tutta l'energia delle mie emozioni si tramutava in curiosità e interesse per l'immagine, quindi ne parlavo con l'anima, poiché dovevo cercare d'intendere l'immagine come meglio potevo, proprio come nei sogni. Oggi non ho più bisogno di questi colloqui con l'anima perché non ho più tali emozioni, ma se ne avessi le tratterei allo stesso modo. Oggi ho diretta coscienza delle idee dell'anima perché ho imparato ad accogliere i contenuti dell'inconscio e a capirli. So come devo comportarmi verso le immagini interne; posso leggerne il significato direttamente nei miei sogni, e perciò non ho più bisogno di un intermediario.

[...] Mi resi conto che il linguaggio, per quanto accurato sia, non può sostituire la vita. Se cerca di sostituirlo, non solo la vita perde vigore, ma s'impoverisce esso stesso. Per liberarsi dalla tirannia degli impulsi dell'inconscio bisogna adempiere sia i propri obblighi intellettuali che quelli morali."

Tratto da "Ricordi, Sogni, Riflessioni"

Carl Gustav Jung

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Oggi, perduto il rapporto con l'anima, i simboli sono banalizzati, ridotti a oggetti d'uso, mercificati, usati in modo scaltro e grossolano per manipolazioni politiche o economiche che ne sfruttano la valenza emozionale e il potere evocativo. Gli psicologi del marketing economico e politico usano il forte potere suggestivo del simbolo per guidare l'immaginario e l'affettività per gestire le scelte delle masse. Termini come 'Razza celtica', 'colore verde', 'lotta contro i rossi', 'regime', 'complotto', 'scendere in campo', 'uomo della Provvidenza', 'impero del Male'... non hanno nulla di logico o razionale, sono strumenti ipnotici usati scaltramente. Le parole non hanno senso concreto ma funzionano come evocatori emozionali, per manovrare livelli inconsci. Da indicatori di assoluto diventano bassi manipolatori psichici.

Il politico, come il venditore o il pubblicitario, usano un linguaggio 'analogico', creando associazioni automatiche, di tipo emozionale. Noi non compriamo prodotti, compriamo felicità; non votiamo programmi, sogniamo illusioni. Il simbolo serve, capziosamente, a creare mondi virtuali. Hitler, in questo senso, fu un magistrale evocatore di simboli. Potremmo dire che la politica come il mercato sono il luogo dei simboli diabolici.

Noi siamo quello che siamo ma siamo anche altro. Se abbiamo rispetto per la nostra natura intera possiamo intuirla interamente. Se saremo di carne, ci esauriremo nella carne, se ci apriremo allo spirito, respireremo lo spirito.

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http://masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/

 

 

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