Samael Aun Weor Conferenza- La Meditazione

"Nella vita l'unica cosa importante è il cambiamento radicale, totale e definitivo; il resto francamente non ha la minima importanza. La meditazione risulta fondamentale quando sinceramente vogliamo tale cambiamento".

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"In nessun modo desideriamo la meditazione non trascendentale, superficiale e vana; abbiamo bisogno di diventare seri e di lasciare da una parte tante sciocchezze che abbondano nella pseudo-spiritualità e nello pseudo-occultismo a buon mercato".

"Bisogna saper essere seri, bisogna saper cambiare, se realmente e veramente non vogliamo fallire nel lavoro interiore".

"Chi non sa meditare, il superficiale, lo sciocco, non potrà mai dissolvere l'ego, sarà sempre un legno impotente nel burrascoso mare della vita".

Samael Aun Weor
La Grande Ribellione

 

«Finché uno non avrà sperimentato il Reale non si sentirà confortato, non avrà la forza sufficiente per lavorare su se stesso, sul proprio io. Quando uno è veramente passato per quest'esperienza mistica è diverso: niente lo può fermare dal suo anelito di liberazione; lavorerà instancabilmente su se stesso per ottenere sul serio un cambiamento radicale, totale e definitivo».

«Non intendo dire che tutti, al primo tentativo, riusciranno a sperimentare il Vuoto Illuminante. Ovviamente bisogna arrivare a questa esperienza per gradi; il devoto sentirà sempre più l'impulso intimo dell'Essere. Avrà diverse esperienze, più o meno lucide, e alla fine arriverà il giorno in cui avrà la migliore delle esperienze, l'esperienza diretta della Grande Realtà, riceverà cioè il Tao».

«L'esperienza della Verità attraverso la meditazione è prodigiosa. Quando uno ha sperimentato la Verità ha la forza di perseverare nel lavoro su se stesso».

Samael Aun Weor
Il Vuoto Illuminante

 

La Meditazione

Costretto tra rigide barriere intellettuali, nauseato da tante teorie così complicate e difficili, decisi di andarmene verso le coste tropicali del mar dei Caraibi... Laggiù, seduto come un eremita d'altri tempi all'ombra silenziosa di un albero solitario, mi risolsi a seppellire tutto l'ingombrante strascico del vano razionalismo...

Con la mente in bianco, partendo dallo zero radicale, raccolto in profonda meditazione, cercai dentro me stesso il Maestro Segreto...

Confesso sinceramente e senza reticenze che presi molto sul serio quella frase del Testamento della Saggezza Antica che letteralmente dice: «Prima che la falsa aurora spuntasse sulla Terra, coloro che sopravvissero all'uragano ed alla tormenta adorarono l'Intimo ed apparvero loro gli araldi dell'Aurora».

Naturalmente cercavo l'Intimo, lo adoravo nel segreto della meditazione, gli rendevo culto...
Sapevo che dentro me stesso, negli ignoti recessi della mia Anima, lo avrei trovato e i risultati non si fecero attendere troppo...

Dovetti più tardi lasciare quei lidi sabbiosi per cercare rifugio in altre terre ed in altri luoghi... Dovunque mi trovassi, continuavo, però, con le mie pratiche di meditazione. Sdraiato sul letto o sul duro pavimento, mi disponevo a forma di stella fiammeggiante - gambe e braccia aperte a destra e sinistra - con il corpo completamente rilassato...

Chiudevo gli occhi perché nulla al mondo potesse distrarmi; poi mi inebriavo con il vino della meditazione nella coppa della perfetta concentrazione. Man mano che intensificavo le mie pratiche, sentivo indiscutibilmente che mi avvicinavo realmente all'Intimo. Le vanità del mondo non mi interessavano: sapevo bene che tutte le cose di questa valle di lacrime sono periture.

L'Intimo e le sue risposte istantanee e segrete erano l'unica cosa che mi interessava davvero.

Esistono straordinarie celebrazioni cosmiche che non si possono più dimenticare e questo lo sanno molto bene i divini e gli umani... Nel momento in cui scrivo queste righe mi viene alla memoria il gradito albeggiare di un fausto giorno... Fuori dal corpo planetario, umilmente inginocchiato, invocando a gran voce dal giardino interiore della mia dimora, chiamai l'Intimo.

Il Benedetto varcò la soglia della mia casa; io lo vidi venire verso di me con passo trionfante... Vestito di un prezioso tessuto di zèfir, con la tunica di un bianco indicibile, l'Adorabile mi venne incontro e lo contemplai felice... Sul suo capo celestiale riluceva splendida la corona degli Ierofanti; tutto il suo corpo era fatto - per sua natura - di felicità... Nella sua destra risplendevano preziose tutte quelle gemme di gran pregio delle quali parla l'Apocalisse di San Giovanni...

Con grande fermezza, il Signore impugnava la Verga di Mercurio, lo scettro dei re, il bastone dei patriarchi... Prendendomi tra le braccia, il Venerabile cantò con voce paradisiaca, dicendo cose che agli esseri umani non è dato comprendere...

Il Signore di Perfezione mi portò allora in corpo astrale, lontanissimo dalle amarezze di questo mondo. Ecco come mi avvicinai all'Intimo per la segreta via della profonda meditazione interiore. Ora parlo perché...

Samael Aun Weor
Le Tre Montagne

 

La Deliziosa Fragranza della Contemplazione

L'azione non ha un altro fine
che ottenere la Conoscenza.
Quando la Conoscenza appare
si abbandona l'azione.
Il fiore fiorisce per il frutto,
quando questo arriva
il fiore appassisce.
Il muschio sta nel cervo
ma egli non lo cerca dentro se stesso,
si muove cercandolo nell'erba.
Kabir

Per molte persone in Occidente, includendo la grande maggioranza di coloro che cercano nel sentiero della spiritualità, la pratica della concentrazione è un compito. I grandi autori che parlano della meditazione, non smettono di sottolineare la grande quantità di benefici che implica questa pratica. Visto che la nostra cultura è sostentata nel concetto della transazione: dare sempre qualcosa in cambio di qualcos'altro, queste discipline delle scuole di rigenerazione si sono trasformate nel "male necessario", il pesante compito che deve essere realizzato per ottenere benefici ed avanzamenti nel sentiero spirituale.

La mentalità di transazione è la cosa più lontana che esiste della vera disciplina interna. Il sentiero difficile che conduce verso l'Essere non può essere pavimentato coi frutti delle azioni; si cerca piuttosto di godere costruendo la bellezza di un giardino, rinunciando a qualunque possibile beneficio che derivi dalla pratica. Solo una vita di vera rinuncia può rivelarci il piacere della contemplazione oltre il desiderio e lo scambio. Per caso esiste qualcosa che non appartenga all'Essere e che noi possiamo mettere sul tavolo di negoziazione in cambio del piacere della Sua presenza?

La Tradizione Orientale ci parla di: Sat Chit Ananda. Sat è la Verità Suprema, l'Essere Immutabile; Chit è l'Intelligenza del divino, la Coscienza libera da oscuramenti; Ananda è la Felicità Incommensurabile che sperimenta solo chi contempla la radiante armonia di Brahma. Espresso in altri termini, Sat Chit Ananda significa: "La Suprema Felicità della Coscienza stabilita nell'Essere Immutabile".

Tutto ciò è impossibile da sperimentare senza seguire una disciplina spirituale. È il destino finale, non soltanto della religione, o della meditazione, bensì dell'esistenza di tutti gli esseri che sono stati creati dall'infinito Amore dell'Eterno per sperimentare il piacere di questa realizzazione.

Verso l'anno 300 D.C. ci fu un saggio orientale che raccolse la tradizione spirituale dei Veda indù praticata da molti aspiranti alla realizzazione dell'Essere, in un piccolo testo di grande profondità esoterica. Parliamo di Patanjali, che ci ha lasciato il più completo testo sacro per orientare l´aspirante nel suo sentiero spirituale: Il Sutra di Patanjali.

La profonda descrizione delle distinte tappe nel processo della realizzazione di Dio, le difficoltà ed oscuramenti che si presentano e il modo corretto di superarli, fanno di questo testo una fonte continua di ispirazione per gli aspiranti alla saggezza dell'Essere. Erroneamente si è considerato questo testo come precursore esclusivo delle scuole di meditazione, quando le sue verità possono e devono essere sfruttate da qualunque individuo di qualsiasi religione o latitudine. Perfino le tappe marcate per la pratica, non sono altro che differenti livelli della coscienza che l'apprendista continua a sperimentare, non solo durante la sua pratica, bensì, e soprattutto, durante la sua vita spirituale.

Per coloro che non siano abituati col testo o con la pratica che, sfortunatamente nelle scuole spirituali occidentali sono la maggioranza, facciamo un breve ripasso delle tappe che ci portano all'unione con l'Essere:

YAMA: I nostri atteggiamenti rispetto a ciò che ci circonda.
NIYAMA: I nostri atteggiamenti verso noi stessi.
ASANA: Rilassamento del corpo fisico.
PRANAYAMA: La pratica di esercizi respiratori.
PRATYAHARA: Sottrarre la mente dei sensi.
DHARANA: Concentrazione. La capacità di dirigere la mente.
DHYANA: La capacità di sviluppare interazioni con ciò che meditiamo.
SAMADHI: L'integrazione completa con l'oggetto della nostra meditazione.

Queste fasi si riferiscono tanto a stati meditativi, nello sviluppo della pratica, come a stati di coscienza sperimentati nella vita quotidiana. É per questo che molti studenti hanno grandi difficoltà a sperimentare veri stati di meditazione; sono tanto identificati con il loro ritmo di vita e le loro circostanze karmiche, che nemmeno compiono i due primi principi di corretta relazione con gli altri e con sé stessi nella vita quotidiana. In questo modo, qualunque sforzo conseguente nella pratica della meditazione sarà uno sforzo inutile, qualcosa come sedersi a sperare che germogli il raccolto senza avere preparato il terreno né piantato il seme.

La pratica della contemplazione somiglia molto alla nascita di un prezioso fiore dalla fragranza meravigliosa. Yama e Niyama sono i principi etici e disciplinari che ogni progetto spirituale considera come base della propria dottrina. Il Buddismo li riassunse in "retto operare, retto sentire, retto pensare", e sono anche la base dell'etica cristiana. Simbolizzano il terreno adeguato eletto per piantare questo meraviglioso seme. Terreno rimosso e fertilizzato, adeguatamente e coscientemente scelto.

Asana non significa solo la posizione durante la pratica; fa riferimento allo stato di rilassamento del nostro corpo fisico, alimentazione, esercizi per mantenerlo in buona condizione, etc. È il seme piantato nel terreno affidabile che se non si irriga adeguatamente, muore. L'acqua di vita deve essere correttamente diretta alla germinazione di questo embrione, e così utilizziamo Pranayama. Il modo corretto, non solo di respirare, ma anche di canalizzare le energie vitali. Ma tanta energia può farci disperdere ed identificare con mete ed oggetti sensuali, perciò è necessario l'impiego di Pratyahara in questo istante della nostra pratica e della nostra vita, per poter sottrarre i nostri sensi alle forme ingannevoli ed impermanenti e permettere che quel seme germinato sorga dalla terra con un magnifico tronco eretto e solido che lo sostenti.
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Arriviamo adesso a ciò che veramente si denomina meditazione o Samyama. Fino a qui non è altro che una preparazione per la sperimentazione dell'Essere. Ora bisogna raccogliere tutti i raggi dispersi della mente e lasciare che sorga dal nostro interno la vera concentrazione naturale e spontanea, non imposta né violenta. Concentrazione non esclusivista, perché non è il prodotto della legatura forzata della mente, bensì uno stato naturale della coscienza attiva nella sua percezione. Questo è Dharana, la capacità di dirigere la mente, la nascita del bocciolo meraviglioso alla fine del lungo fusto derivato dal seme.

Il prolungamento spontaneo della concentrazione cede passo immediato, pioché tutto succede in questo eterno istante, alla fortuna della meditazione, Dhyana. In meditazione si vince la frontiera tra individuo ed oggetto; meditatore ed oggetto di meditazione smettono di essere separati per fondersi in una sola presenza in contemplazione. Il fiore ha aperto i suoi petali indescrivibili ed il godimento del meditatore è di stupirsi in assenza dell'Io e del Tu. Secondo i praticanti avanzati, sopravviene in quell'istante la fortuna suprema dell'integrazione con l'oggetto di adorazione. Amato ed Amante si convertono in uno solo ed il fiore della felicità spiega le sue fragranze più squisite, ubriacando i sensi di un'apprendista la cui coscienza riflette come uno specchio le distinte forme di Dio.

Dopo il Samadhi supremo, dicono quelli che lo hanno sperimentato, si dissolve la frontiera tra pratica e no pratica. La vita si trasforma in una continua meditazione, ed in tutti i posti creati dall'immenso amore del Padre Eterno si respira la deliziosa fragranza della contemplazione dell'Essere attraverso la sua magnifica Creazione. Questo è lo stato di vera libertà descritto nel Sutra di Patanjali:

Quando una mente si è liberata
dalle nuvole che ostacolano la percezione,
tutto è conosciuto,
non rimane più niente da conoscere.

 

CONCENTRAZIONE

 

Nell'India sacra dei Veda gli yogi
praticano la meditazione interna
quattro volte al giorno. Nel nostro mondo occidentale,
a causa delle preoccupazioni del vivere quotidiano
e della dura lotta dell'esistenza,
si può praticare la meditazione solo una volta al giorno.
Con questo è sufficiente.
L'importante è praticare giornalmente senza smettere
neanche un solo giorno. La ripetizione incessante,
continua, tenace, alla fine fa girare i chakra
e dopo qualche tempo, cominciano le prime
percezioni chiaroveggenti e chiaroudienti.

Samael Aun Weor

 

Se desideri parlare con una persona che si trova ad una certa distanza utilizzi le mani come megafono. Le onde sonore si concentrano così in un punto dal quale si dirigono all'altra persona che può udire con chiarezza. Allo stesso modo, se riunisci i raggi dispersi della tua mente e li infuochi in un punto, avrai una concentrazione meravigliosa. La mente concentrata ti servirà come un potente faro per scoprire i tesori dell'anima e per ottenere la suprema ricchezza dell'Essere.

La concentrazione è una fase della meditazione. La meditazione segue la concentrazione.

La concentrazione è quindi la prima e principale tappa che l'aspirante deve raggiungere nel sentiero spirituale.

Il punto vitale della concentrazione è attrarre la mente verso lo stesso punto una e un'altra vota, limitando inizialmente il suo movimento ad un piccolo cerchio. La concentrazione aumenterà man mano che diminuirà il numero dei pensieri. Certamente è un compito arduo quello di ridurre il numero dei pensieri. Allo stesso modo con cui devi prendere un telo caduto sopra una pianta spinosa, levando lentamente le spine una ad una, dovrai riunire allo stesso modo, con cura e sforzo, i raggi dispersi della tua mente che sono dispersi negli oggetti sensoriali. All'inizio ti demoralizzerai molto ed il compito risulterà persino sgradevole.

In accordo con la teoria di base della mente e del prana, se un uomo può controllare la sua respirazione, può anche controllare la sua mente. L'esercizio respiratorio è, per tanto, una delle migliori vie che porta alla concentrazione, alla meditazione e al samadhi.

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CONOSCI TE STESSO

Nell'ombra solenne del tempio di Delfi si trovava un'iscrizione ieratica scolpita nella pietra viva che così diceva: conosci te stesso. Conosci te stesso e conoscerai l'universo e gli Dei. La scienza trascendentale della meditazione ha come pietra angolare il sacro lemma degli ierofanti greci.

Se veramente e sinceramente vogliamo stabilire la base per la corretta meditazione, è necessario comprendere noi stessi in tutti i livelli della mente. Stabilire la corretta base della meditazione è di fatto essere liberi dall'ambizione, dall'egoismo, dalla paura, dall'odio, dalla cupidigia di poteri psichici, dall'ansia dei risultati...

Chiaramente e indubbiamente, dopo aver stabilito la pietra angolare della meditazione, la mente rimane quieta e in un imponente e profondo silenzio. Dal punto di vista rigorosamente logico è del tutto assurdo voler sperimentare il reale senza conoscere se stessi.

È urgente comprendere integralmente ed in tutti i terreni della mente ogni problema via via che sorge nella mente, ogni desiderio, ogni ricordo, ogni difetto psicologico. È chiaro a tutte le luci che durante la pratica di meditazione passano sullo schermo della mente - in sinistra successione - tutti i difetti psicologici che ci caratterizzano, tutte le nostre allegrie e tristezze, i numerosi ricordi, i molti impulsi che provengono dall'esterno, dal mondo interiore, desideri di ogni tipo, passioni di ogni specie, vecchi risentimenti, odi.

Chi voglia stabilire veramente la pietra di base della meditazione nella sua mente, deve porre piena attenzione nei valori positivi e negativi del nostro intendimento e comprenderli integralmente non solo a livello meramente intellettuale ma anche in tutti i terreni subcosciente, infracosciente ed incosciente della mente. Non dobbiamo mai dimenticare che la mente ha molti livelli.

Lo studio profondo di tutti questi valori significa di fatto conoscenza di se stessi. Ogni film sullo schermo della mente ha un principio ed una fine. Quando termina la sfilata delle forme, dei desideri, delle passioni, delle ambizioni, dei ricordi, ecc... allora la mente rimane quieta ed in profondo silenzio, vuota da ogni tipo di pensiero ...

Samael Aun Weor, "Educazione Fondamentale"

 

MEDITAZIONE

Nella vita l'unica cosa importante è il cambiamento radicale, totale e definitivo; il resto, francamente, non ha la minima importanza.Quando desideriamo sinceramente tale cambiamento la meditazione risulta fondamentale. Non intendiamo assolutamente parlare della meditazione non trascendente, superficiale e vana. Dobbiamo diventare seri e lasciar perdere tante stupidaggini che abbondano a buon mercato nella pseudoespiritualità e pseudooccultismo.

Se è vero che non vogliamo fallire nel lavoro esoterico dobbiamo saper essere seri, dobbiamo saper cambiare. Chi non sa meditare, il superficiale, lo sciocco, non potrà mai dissolvere l'ego; sarà sempre una nave alla deriva nel tempestoso mare della vita.

Il difetto scoperto nel terreno della vita pratica quotidiana deve essere compreso profondamente attraverso la tecnica della meditazione. È proprio negli eventi o nelle circostanze della vita pratica quotidiana che troviamo il materiale didattico per la meditazione.

La gente protesta sempre contro i fatti spiacevoli perché non sa vederne l'utilità. Invece di protestare contro le circostanze sgradevoli, mediante la meditazione dobbiamo ricavare da esse gli elementi utili per il nostro accrescimento animico.

Meditando a fondo su questa o quella circostanza gradevole o sgradevole, potremo sentirne il sapore, il risultato. È necessaria una netta differenziazione psicologica fra il sapore-lavoro e il sapore-vita.

In ogni caso, per sentire in se stessi il sapore-lavoro, occorre il totale cambiamento dell'atteggiamento con cui normalmente si prendono le circostanze dell'esistenza. Nessuno può gustare il sapore-lavoro finché commette l'errore di identificarsi con i diversi eventi.

È certo che l'identificazione impedisce il dovuto apprezzamento psicologico dei fatti. Quando uno si identifica con questo o quell'avvenimento, non riesce in alcun modo ad estrarne gli elementi utili per l'autoscoperta e la crescita interiore della coscienza.

Il lavoratore esoterico che torna ad identificarsi, dopo aver abbassato la guardia, torna a sentire il sapore-vita invece del sapore-lavoro. Questo indica che l'atteggiamento psicologico, precedentemente invertito, è tornato al suo stato di identificazione.

Qualunque circostanza sgradevole deve essere ricostruita per mezzo dell'immaginazione cosciente attraverso la tecnica della meditazione. La ricostruzione di qualsiasi scena ci permette di verificare da noi stessi e direttamente l'intervento dei vari io partecipanti alla scena. Per esempio in una scena di gelosia amorosa intervengono io di ira, gelosia e perfino di odio. Comprendere ognuno di questi io, ciascuno di questi fattori, implica di fatto profonda riflessione, concentrazione, meditazione.

La marcata tendenza a incolpare gli altri è un impedimento, un ostacolo per la comprensione dei nostri errori. Distruggere in noi la tendenza a incolpare gli altri è purtroppo un compito molto difficile. Per amore della verità dobbiamo dire che gli unici colpevoli delle varie circostanze spiacevoli della vita siamo noi.

I diversi eventi gradevoli o sgradevoli esistono con noi o senza di noi e si ripetono continuamente in modo meccanico. Partendo da questo principio, nessun problema può avere una soluzione definitiva. I problemi sono propri della vita e, se ci fosse una soluzione definitiva, la vita non sarebbe vita, ma morte.

Quindi le circostanze e i problemi possono modificarsi, ma essi non cesseranno mai di ripetersi e non avranno mai una soluzione finale. La vita è una ruota che gira meccanicamente con tutte le circostanze, gradevoli e sgradevoli, sempre ricorrenti. Non possiamo fermare la ruota; le circostanze buone o cattive si susseguono sempre meccanicamente; possiamo cambiare solo il nostro atteggiamento di fronte ai fatti della vita. 

Man mano che impareremo ad estrarre il materiale per la meditazione dalle circostanze stesse dell'esistenza, ci autoscopriremo.

In qualsiasi circostanza, gradevole o sgradevole, esistono diversi io che devono essere compresi integralmente con la tecnica della meditazione. Questo significa che qualunque gruppo di io che interviene in questo o quel dramma, commedia o tragedia della vita pratica quotidiana, dopo essere stato compreso integralmente, dovrà essere eliminato mediante il potere della Divina Madre Kundalini.

Il nostro senso di osservazione psicologica andrà sviluppandosi meravigliosamente nella misura in cui ne faremo uso. Allora potremo percepire interiormente gli io, non solo prima che siano stati lavorati, ma anche durante tutto il lavoro.

Quando questi io vengono decapitati e disintegrati sentiamo un gran sollievo, una gran gioia.

Samael Aun Weor, "La Grande Ribellione"

 

ESTASI

Gli studenti moderni di psicologia devono sperimentare il vuoto illuminante. L'irruzione del vuoto dentro la nostra mente permette di sperimentare, sentire, vivere un elemento che trasforma, questo elemento è il reale.

Si deve distinguere fra una mente che è quieta ed una mente che è stata messa in quiete violentemente. Bisogna distinguere fra una mente in silenzio ed una mente che è stata messa in silenzio forzatamente. Alla luce di qualsiasi deduzione logica dobbiamo comprendere che quando la mente è stata messa in quiete violentemente, nel profondo e negli altri livelli non è per nulla quieta e lotta per liberarsi.

Dal punto di vista analitico dobbiamo comprendere che quando la mente è messa in silenzio a forza, nel fondo non è in silenzio ma grida e si dispera terribilmente.

La vera quiete ed il silenzio naturale e spontaneo della mente arriva a noi come una grazia, come una fortuna, proprio quando termina la pellicola più intima della nostra esistenza sullo schermo dell'intelletto. Solo quando la mente è naturalmente e spontaneamente quieta, solo quando la mente si trova nel delizioso silenzio arriva l'irruzione del vuoto illuminante, dell'Essere ...

Samael Aun Weor, "Educazione Fondamentale"

 

Fonte: http://gnosifirenze.blogspot.it/2012_02_01_archive.html

 

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