Verso la Verità del Flusso di Coscienza

La ricerca della verità comporta sempre la voce della propria coscienza, che non può tacere in noi come un canto supremo che tutti ascoltiamo prima o poi ...

Consapevolezza dell'anima
Daniele Ribani (Harbhavan Singh)

 

consapevolezza

PRIMO ATTO

Abbiamo conosciuto forse tutto o forse nulla, a chi dare adito ad oggi ?

Siamo immessi in un contesto che nega quello che scomodo sembra. Noi siamo parte del circuito elettrico di una scheda, dove ogni singolo è una resistenza, e tutto questo non può essere ignorato. Abbiamo provato a dire la nostra, ma siamo stati messi a tacere. Abbiamo cercato di vedere la possibilità di un cambiamento, ascoltando parole e parole, ci siamo forse illusi? Tutt'ora siamo sempre fermi in tutto, abbiamo una parvenza di movimento in quello che facciamo, ma se per un attimo rivolgiamo un pensiero al futuro, tutto si oscura.

In questo siamo schiacciati dal peso delle responsabilità, che non sono propriamente nostre. Le responsabilità ci hanno iniettato dilemmi solo per definire che un peso portato sulla coscienza è utile, ma di fondo è solo strumentale. Fin da piccoli hanno indotto noi a essere dei cloni della malinconia collettiva, diranno che non è vero ? Se non fosse vero, tutti sorriderebbero a questa festa che è la vita, danzerebbero e canterebbero tutti, invece siamo scuri in viso, arrabbiati e profondamente sempre pronti ad esser delusi da tutto e tutti.

Se ci fosse data la possibilità di tornare a vedere con occhi nuovi quello che il nostro passato ha evidenziato, molti rimarrebbero attoniti, bianchi come fantasmi e spaventati dalle proprie ombre. A questo nessuno pensa mai ? Forse è meglio non pensare e tirare avanti. 

Abbiamo visto i rapporti umani, diventare sempre più sospetti, siamo di fatto sempre diffidenti e meno aperti. E questo come può essere accaduto? Forse un gene che in noi muta! Non pensiamolo nemmeno, è il sistema che dice cosa sia giusto e sbagliato, e noi siamo in questo totalmente. Tornando indietro nel tempo rivediamoci, quando dicevano sei bravo e sei cattivo, non fare questo e non fare quello, può essere giusto dare una direzione alle persone, ma una direzione non una forma di schema che non libera la nostra espressione individuale. Questo è accaduto, potremmo negare, ma solo perchè a nostra volta facciamo la stessa cosa. Non siamo qui per giudicare vero? A che serve.

Vogliamo protestare? E con chi? Quello che è stato fatto è fatto, possiamo solo prendere consapevolezza della cosa, e riflettere, diventare osservatori attenti. Riflettere non è mai  sbagliato e diciamo che sarebbe ora di iniziare ad uscire dalle riflessioni globali, e iniziare le nostre singole riflessioni. Non intese come un parlare e dire non mi va bene, iniziare a comprendere quello che ci circonda, essere esaminatori di quello che avviene è che ha segnato profondamente noi. Farlo è un gesto d'amore, verso quello che sarà e le generazioni future. E' vero, che molte cose hanno dato a noi una direzione che non era nella nostra natura, ma anche se fatte in nome dell'amore, hanno dato il segnale che destabilizza ad oggi il nostro potere inespresso. Chi si è trovato in condizioni di favore, ha posto veti in questo, scalato le vette materialistiche per poi diffondere quello che lui pensava giusto, per lui! E per noi a seguire, ma era impossibile decidere per tutti, e questo non è un problema di onestà o meno, umanità e quant'altro, è e rimane un fatto, semplice e puro. Notiamo una cosa semplice, come in tutte queste cose, che sono figli di un unico padre, il risultato è sempre che noi non siamo liberi. Allora riflettere diventa obbligo se apriamo gli occhi, e incolpare e giudicare sono solo margini di una polemica sterile. Siamo al punto dove noi possiamo decidere, ma in questo punto dobbiamo aver capito il meccanismo che vive all'apice di questo sistema silente che mette schemi, erige muri, dove noi siamo imprigionati. Chi pensa altro, è libero di pensare, nessuno vuole cambiare nessuno. Ogni persona ha una coscienza e una consapevolezza e come tale ogni sillaba di uno scritto arriva a chi può capire e vuole provare a capire. Chi rimane escluso è chi ha deciso da sé questo e come si dice in gergo, va bene così! Siamo nella libertà, nella "democrazia", e in tutto quello che vogliamo, giudicare non serve. Come non servono i comizi da piazza, serve riflettere e comprendere quello che ad oggi possiamo cambiare, ma in noi stessi. Ogni piccolo cambiamento anche se di un singolo individuo è luce a irradiare con amore, quello che tutti chiamano speranza. E speranza deve essere fondata da radici solide di persone che hanno riflettuto e compreso attraverso loro stessi quale sia la vera essenza della vita.

 

SECONDO ATTO

La soluzione a tutto, è diventata ad oggi l'unica via che stimola la mente? Inutile rispondere, ogni risposta è creare una volontaria divisione, riflettiamo in merito.

Siamo irrisolti in noi stessi, spersi, senza bussola in quel deserto dei rapporti umani, poche le oasi dove sostare e riprenderci. Come tale, siamo soli, di fatto. Nel corso della vita prima o poi, ci troveremo davanti alla fatidica situazione dove a un fatto non esiste soluzione, si, il caso dove è non risolvibile. Noi abituati a dover dare soluzione anche all'aria che respiriamo ora siamo per caso davanti al fatto senza via di uscita, no way!

Molti trovano queste cose veri drammi, lo sono, non generalizziamo tutto, ma in questo esiste la via d'uscita. Forse c'è chi la descrive come un compromesso, ma noi siamo compromessi viventi a oggi, basta vedere i rapporti d'amore, nascono e sono estasi, si evolvono e sono piccole regole, li conclamiamo con riti e diventano prigioni. L'amore è libertà, ma pochi arrivano ad elevarsi in tal senso. Comunque, non vediamo tutto a senso unico, anche e perché creeremmo schieramenti di chi ammette e chi difende la cosa, un diritto porre regole diranno, o non lo diranno! Ma sarà un'evidenza.

Ritorniamo dopo alla parentesi, sull'amore, al fatto che è irrisolvibile, che possiamo fare? Chiediamo aiuto e riceviamo solo proiezioni mentali, quasi un rito da santoni che evocano spiriti che tutto possono. Allora siamo sempre fermi, il problema è evidente e noi proviamo in tutti i modi a dare un soluzione, ma poi alla fine dobbiamo arrenderci, semplice evidenza. Ma questo non ha dato nulla, e noi siamo disperati. L'unico mezzo che rimane non è certo gettarci dal ponte, faremmo il gioco della "mente che mente", la disperazione è un male spesso che porta al dramma e questo va compreso e bene. Allora esiste una semplice soluzione, non una cosa che oggettivamente possa metter fine a tutto, ma che di fatto è un salvagente: Accettare, che non significa arrendersi...tutt'altro.

Accettare è una parte che spesso risulta come ammettere la sconfitta e viene presa come lascia passare al dramma totale, non deve essere vista in questo modo. L'accettazione è una forma di primaria importanza di vera consapevolezza, è la base della consapevolezza, insieme ad altri fattori. Accettare è come un inchino alla vita, un'iniezione che noi ci facciamo in nome della vita e dell'amore. Questo genera la speranza vera, fatta di quel vedere oltre all'ostacolo che ormai non possiamo evitare, è una proiezione sana che dice semplicemente: ok questo è così, bene ora lasciamo che sia , quello che accadrà dopo lo risolverò. In questo si dimezzano le ansie e come tale entriamo in una fase dove le paure, iniziano a ridimensionarsi. Questo non è una cosa semplice, ma se messa a confronto con una condizione non risolvibile diventa fattibile. E' una condizione della mente non riuscire ad accettare. Se riusciamo per un attimo a entrare in questa formula, ci renderemo conto, che non esiste solo un colore nella vita, ma esistono sfumature. Ovvio rimane che non è facile, ma se siamo posti davanti al dover decidere come" fare" in una situazione dove non possiamo fare più nulla, capiamo che possiamo osare a entrare in questo.

Accettare è la via delle vie, dove il non risolvibile diventa risolvibile.

In noi per arrivare a questo dobbiamo semplicemente lasciare che sia, far fluire il fatto, l'accaduto. Spesso sono peggiori le condizioni mentali, che i fatti di per sé, questo diventa evidente quando noi iniziamo ad entrare in questo piccolo concetto che ci appartiene , ma che spesso non lo applichiamo. Il tutto si ricollega all'amore, come detto prima. Amare spesso pone delle sofferenze e noi corriamo per legare l'idea che noi possiamo cambiarne le sorti, corriamo a disperarci, sono molte le cose che facciamo in merito. L'amore è il tutto e non chiede sforzi o catene, l'amore è un trascendere dal concetto: tu sei mio, tu devi perché io, io ti amavo e tu ecc. L'amore come nei casi senza soluzione è un divenire amore, come tale nulla chiede e nulla si deve fare, tutto arriva come un avvento e noi in questo possiamo seguirne le vibrazioni.

Solo se comprendiamo che l'amore è una libertà non un vincolo imposto e da porre. E se questo si pensa non trovi seguito ad i casi senza soluzioni, siamo in errore. Tutto è una accettazione e l'esempio del sentimento che crea come l'amore è una realtà che si accosta, il perché è evidente: noi tendiamo a volere risolvere anche i sentimenti, quindi come tale se ciò non accade siamo nel dolore. Non si può risolvere tutto spesso l'unica via è accettare, lasciare che sia e come per una strana magia avvengono soluzioni oggettive in noi e questo è importante. E comprendere l'amore che sembra un paragone in questo caso, è anche la possibilità in entrare nella conversione di quelle fasi dove l'irrisolto crea dolore, l'amore è la medicina anche a questo, la speranza, quella vera.

Se non esistono soluzioni, accettiamo e siamo compassionevoli con noi, con loro, siamo nell'amore e questo ci darà sempre un aiuto.

 

TERZO ATTO

Tutto spesso si colora di nero, anche la bellezza delle cose, si oscura davanti alla frenetica ricerca di essere sempre migliori di qualcuno. E' incredibile come tutto si sgretola in un attimo; siamo sempre troppo convinti che l'ideale personale salvi, quando di fatto l'unione, il gruppo, la condivisione sono ad oggi la luce della speranza per tutti. Poco importa sapere una verità, quando poi si pensa che la vita è una, quasi come se pensare questo sia essere "condannati" prima del tempo. Il tempo è e rimane solo una questione di come noi vogliamo vivere, se il sole esiste non è grazie ad un numero uno ma all'universo, un insieme totale e indissolubile. Ma anche questo risulta poco, se poi pensiamo che per evolverci davvero si deve conoscere tutte le polarità della vita allora cadiamo nel banale...Se così fosse tutto sarebbe a senso unico, ma anche questo è ancora troppo poco. 

Il nero, colore simbolico, è solo la metafora che evidenzia come davanti al dilagare di un deterioramento di tutto, molte persone non riescono ad aprire la porta per vedere oltre il cancello del giardino. Questa è una libertà e non di certo un obbligo, nemmeno morale se vogliamo, ma quando le lamentele sono in crescita, uno cosa deve pensare? Che bello io penso a me, e tutto non mi piace, vogliamo descrivere questo? Non penso che sia il caso. Comunque tutto procede, dove noi non stiamo bene possiamo decidere di cambiarlo, andando in una città nuova, uno stato nuovo, un continente nuovo, ma quando saremo arrivati anche su Marte pensate che cambierà qualcosa? Non penso, se dentro noi vivrà il senso dell'individualismo anche se saremo i ricercatori delle stelle perdute dell'universo non avremo risolto né il nostro malessere e tanto meno quello degli altri. Poi che questo possa o non possa essere vero, lasciamo spazio alla fantasia. Ma se osserviamo chi prima di noi è esistito, nel loro essere antichi rispetto a noi, hanno comunque instaurato il senso della comunità, del gruppo, della condivisione e questo a fatto sì che esistessero per secoli con il sorriso. Oggi quante persone sorridono? Lo notate?

E' forse tempo di non contestare tutto e di non vivere per se stessi! Ma è forse arrivato il momento di entrare nel concetto del vivere bene. Dove essere individualisti non è un stato libero, ma semplicemente un confine dove noi ci mettiamo, proviamo a preservarci, ad elevarci, ma su tanti che provano pochi poi sono quelli che ne gioiscono, altri rimangono ad osservare, logorati dal fallimento. Allora questo deve riportarci un passo indietro, una semplice riflessione: e se provassimo a cambiare, non tentando di cambiare nessuno ma iniziando da noi. Forse potrebbe essere un rischio si pensa! Ma ogni cosa è un rischio comunque, con unica variante che non il tempo.

Che dire.. Osservare spesso è il sorriso mancato che non vive in chi viene osservato, e dire: cosa ti manca ....

Allora senza troppi sortilegi e viaggi cosmici, per trovare una fetta di felicità,sarebbe semplice iniziare a colorare la vita , pensando semplicemente a un cambiamento, che in parole semplici dice: io cambio me stesso,il mio mettere sempre l' io diventa un tu, e questo nel tempo diventa un noi. Allora questa semplice cosa con il tempo renderà tante persone più felici, e nel tempo avvenire si moltiplicherà e non avremo da pensare che in un luogo remoto del cosmo esista l'eden perduto. Avremo ricreato noi questo eden, senza troppi sforzi se non quello di cambiare il nostro atteggiamento interiore verso la vita.

 

QUARTO ATTO

Tollerare il bivio della vita ...

Siamo nel cerchio della vita, unici e splendenti , ma una scintilla scatena in noi l'intolleranza ormai..

Un tempo tutto era riferito a non tollerare cose estremamente grandi, non giuste di certo ma con profonde radicazioni che nel tempo erano diventate parte del vivere di molti. Credenze e falsi messaggi fecero in modo che questo fosse la barriera tra esseri umani. Questo è stato e questo sarà...

Il momento di considerazione di questa intolleranza non trova più confine.
Quello che un tempo era noto, a oggi rimane e si espande all'individuo nella sua piccolezza del quotidiano; se si creavano divisioni per motivi derivanti da idee varie, ad oggi l'intolleranza si espande anche alla sola pazienza di esser in una fila per attendere il proprio turno in una qualsiasi occasione. Questo è il miraggio delle parole che spesso coprono "l'odio" verso una semplice realtà: siamo esseri umani e quelli che ci circondano sono anch'essi esseri umani, nei loro difetti e pregi, ideali ecc. Dire la parola "odio" sembra eccessivo, ma le dimostrazioni delle reazioni umane verso cose al quanto piccole mostra come l'aggressività sia il mezzo che deve identificarci. Nessuno vuole ammettere che in quell'attimo che ci sentiamo frustrati per una fila da fare, è il tempo passa e noi siamo presi da quello che dopo avremo da fare, o da una macchina che ci impedisce l'uscita dal nostro parcheggio, noi entriamo in quel processo inconscio che ci porta velatamente a odiare o ad arrabbiarci. Noi in questi frangenti perdiamo il senso di cosa poi sia essere umani tra gli umani. Normale dire che tutti abbiano la propria idea, nessuno vorrà mai dire che il personale vivere debba unificarsi a tutti i costi; ma la tolleranza è solo la forma di elevazione che si va perdendo e al contempo il bivio che viene posto in noi: tollerare è semplicemente la non esposizione di quello che non ha una direzione netta, ovvero tollerare diventa accettazione o intolleranza completa. E' una semplice via di mezzo che nel tempo deve manifestarsi in una forma nitida in noi.

Questo può essere anche un processo lento, ma nello stesso processo abbiamo la possibilità di interagire con la conoscenza e l'apertura verso quello che al bivio interiore in noi rimane. Questo processo che in noi avviene porta ad un reazione: siamo pronti per andare in "Guerra" per un nulla, ci accendiamo per ideali che sono confini dell'individualità e che tendono a raccontare non che la nostra libertà e violata perché uno passa davanti a noi e che giustamente non rispetta regole del buon senso, ma che la nostra reazione è sproporzionata. In tempi lontani l'intolleranza era una vera caccia all'essere umano, una estrema ricerca di conversione a tutto quello che non era condiviso per motivi di ogni forma.

Siamo riusciti in anni ad assottigliare questo, per poi divenire intolleranti e rabbiosi per motivazioni che sono molecole! L'odio nelle sue forme e sfumature, copre il senso della bellezza che in noi esiste e con questo non dice che un diritto debba essere calpestato in ogni cosa perché siamo buoni", no, abbiamo una dignità ma in questo la modalità espressiva deve essere proporzionale al fatto e di conseguenza riflessiva, pacata e non esplosiva. Notiamola la cosa, di come tutti siano a volte esplosivi per banalità, mettono il loro disagio personale in tutto. Ma se questo fosse un contagio universale si immagina che accadrebbe!

In questo non si vuole sempre esporre il limite, ma risulta anche complesso non evidenziare quello che si vede nel quotidiano, basta vedere le facce delle persone al super mercato quando dinnanzi a loro una persona perde tempo alla cassa, i volti cambiano in un istante, quasi che la loro esistenza fosse compromessa da semplici minuti. A monte uno può pensare che il tempo stringe, che si hanno mille cose da fare, vero! Ma se si vede il dettaglio questo dice molto semplicemente che siamo nell'Io supremo, e che spesso giudichiamo e ci arrabbiamo di fronte a persone che di fatto sono come noi, e come noi hanno le medesime esigenze. L'intolleranza è una radice di un albero che si insedia nel terreno della vita, e come tale è una riflessione che viene spontanea quella di considerare nella sua totalità la tolleranza e il suo rovescio che in noi avviene. Ma che al contempo non giudica chi in questo vede la normalità nel diritto a difendere il suo ideale. La riflessione spontanea è una forma di informazione che non è esposta con un ragionamento capillare, come tale quello che uno pensa dice. Ma se ne dire si è aperti questo è un dialogo che pone un piccolo riferimento e non una polemica con il tutto ,che a poco servirebbe. Come tale se anzi che essere pronti ad ogni occasione che viviamo nel quotidiano, ad accenderci inutilmente fossimo consapevoli, avremmo degli indubbi vantaggi. Saremmo sorridenti e diremmo ok è così oggi, sorridiamo! Potremmo usare quell'energia che sprechiamo per arrabbiarci per essere in altro, avremmo meno stress, e la conseguenza sarebbe un moltiplicarsi del pensiero positivo. Un vero contagio universale che nel tempo dilagherebbe e riporterebbe un equilibrio primario tra di esseri umani.

L'individualismo è quel falso segnale che mette le persone sempre sulla difensiva e attacco, sarebbe placato. Inoltre se si pensa che da un tollerare si può arrivare all'accettazione, in noi accadrebbe un miglioramento: la coscienza sarebbe allargata non alla nostra unica esistenza e al nostro IO, ma sarebbe una visuale molto più ampia dove la comprensione viaggerebbe oltre noi. Poi in tutto questo, benché possa essere utopico, il miglioramento è una evidenza che si nota in cose piccole; proviamo invece che a essere sempre pronti a "digrignare i denti" per piccole cose, una volta a essere pacati nel tono e a dire le cose che non vanno con calma. Noteremo che avremmo un risultato maggiore e senza sforzo. Alcuni poi penseranno che quando noi invece siamo dalla parte opposta e veniamo attaccati quale sia poi il modo per non esplodere davanti ad attacchi violenti e rabbiosi inutili. Bene spesso la cosa più logica è la non reazione, o una bella risata sempre senza reazione. La persona che riceve questo rimane impietrita e se , si arrabbia ulteriormente non reagiamo ma lasciamo andare la cosa, che di per sé è già assurda all'inizio, visto che arrabbiarsi per cose piccole è insensato. Noi allora diamo un senso alla cosa dando un esempio evidente in questo.

Per concludere possiamo pensare una semplice cosa, a volte una riflessione a monte dona alla vita e alle persone la possibilità di migliorarsi e di essere in questo esseri umani tra gli umani, e tutto diventa luce nella penombra del giorno a seguire ....

L'intolleranza è semplicemente il preambolo del declino, tollerare è solo un semplice bivio che si mostra a noi e che dà la possibilità di accettare e accettarsi, e di non cadere in altro. La direzione spesso è un complesso esistenziale che se prende la via giusta rende tutti migliori e veramente liberi.

 

QUINTO ATTO

Il desiderio nella vita ...

Il desiderio è la volontà di avere, il desiderio è solo un arrivo o una disfatta nella vita?

Siamo sempre pronti ad avere un desiderio o a desiderare, tutto in noi si muove a tale stimolo . Le cellule ballano frenetiche all'interno della nostra essenza e come un impulso irrefrenabile vogliamo qualcosa, qualcuno ...

Quasi normale si potrebbe definire avere questo "desiderio" in noi, ma l'errore come una sottile linea di confine è spesso oltrepassata. Quando il desiderio si impossessa di noi, la nostra lucidità vacilla, e come se niente fosse agiamo di conseguenza.

Amare, la cosa più bella della vita, il sentimento creativo e universale che tutto può, viene messo in gioco dalla passione che in noi arde verso un'altra persona, siamo emozionali vivi e vogliamo che questo sia un momento speciale per noi. Il desiderio è nato in noi ora. Ma quando questo oltrepassa la soglia della non consapevolezza diviene la rovina dei rapporti.

Desiderare non è un errore se vissuto in maniera cosciente e lasciato andare attraverso la passione condivisa con un'altra persona, diviene un destabilizzatore del rapporto quando in noi è troppo vivo rispetto a quello che l'amore è. Amare non è un vincolo, è una libertà piena e voluta consapevolmente; il desiderio chiude le porte se troppo forte, porta alla perdita del senso stesso dell'amore, porta a vedere pareti, gelosie, pone la gabbia verso chi è desiderato e a noi stessi che perdiamo all'istante la magia dell'amore. In noi arriva il freddo interiore, siamo in quel momento presi da quello che reputiamo un nostro diritto di possesso o un diritto di avere. Ma il diritto porta immancabilmente a sua volta a perderci e non amare. Abbiamo la sensazione che amare esista ma stiamo strangolando il sentimento che viene rilegato a idea nella mente. Si potrebbe asserire che il desiderio sia pericoloso, ma il pericolo se così vogliamo identificarlo è che si rovini una relazione o che si prevarichi il sentimento altrui. Se si pensa che la parola desiderio è assoggettata a una cosa bella, si deve riflettere nella totalità non della parola stessa ma a quello che ne deriva dall'essere nel desiderio assoluto: quando questo varca la soglia diventa un IO desidero, e in questo la mente pone un dominio che lentamente corrompe l'essere interiore per portarlo nella via errata si diventa lentamente egoisti, quasi come se quello che desideriamo è un diritto assoluto e i mezzi giustificano il fine di questo, e non è raro vedere che effetti produca nelle cronache. L'io il nostro caro amico , diventa la nostra maledizione in questi frangenti lui passa dal desiderio più puro, giusto e umano, alla brama vera e propria converte il bello dell'emozione in dolore riflesso, e questo deve essere una riflessione . La coscienza umana non resta silente in questi casi, ma le parole che poi vengono sentite interiormente spesso sono postume, ovvero emergono dopo che abbiamo rovinato un rapporto d'amore, che di per sé era onesto e vero; solo perché il desiderio è "traboccato oltre", aiutato dalla paura pregressa della solitudine o della possibile perdita di colui che abbiamo amato in quel momento. Sono molti gli inganni che la mente attua in noi, quando presi da questo impulso non controllato ci abbandoniamo alle parole che in noi "vociferano". Siamo messi sotto una serie di domande, risposte e ricerche di quello che di fatto non è reale ma vive solo nella nostra idea o ipotesi.

La gelosia stessa è la semplice paura di amare che pone il vincolare una persona, per poterne monitorare il suo movimento completo sia terreno che interiore. Ma come poi accade la gelosia non porta alla felicità, perché dove esiste un confine esiste una paura personale non risolta. Che non si risolve controllando e vincolando le persone per paura di un qualcosa che non è accaduto, ma che di fatto è solo una paura personale che deriva dal passato o dalla mancanza di fiducia in se stessi. Poi le varianti sono infinite, quasi a perdersi nel labirinto della mente, dove la stessa mente crea confini e paure sempre più accentuate e sempre meno comprensibili.

Desiderare non è sbagliato e questo va ripetuto per non dare un senso ristretto della cosa, ma come giusto che sia deve essere equilibrato rispetto a quello che noi viviamo e siamo, non deve essere il dominatore ma un semplice "fattore" dominabile, come la mente stessa.

Se inoltre si riflette sul desiderio posto al di fuori del sentimento dell'amore, si nota come il desiderio messo sul piano materiale: potere, posizione personale rispetto al lavoro, alla società ecc. come questi e altri fattori esistenziali,il desiderio stesso sfocia con una estrema semplicità a un "senza limite" pur di ottenere il risultato desiderato. Non è che si possa dire che sia sempre così, ma riflettendo si notano le cose che accadono. Quando l'essere umano vivi la espressa volontà di arrivo e il desiderio si accende in tutto il suo devastante potere, nulla e nessuno posso fermare quello che in noi abbiamo idealizzato.

Siamo vogliosi di avere a tutti i costi, "desiderio che oltrepassa il confine senza chiedere permesso", e come tale il vuoto è assoluto. In questo si verificano momenti presenti e passati che hanno fatto storia, ma non è di per sé questo che analizziamo, ma riflettiamo come un semplice e piccolo desiderio innocente diventi in determinate condizioni un fautore di dolore esposto e vivo.

A concludere le parole sono poche in questa riflessione del flusso di coscienza: riflettere a volte è utile non obbligatorio ,ma semplicemente utile.... Il resto lo fa la coscienza stessa se stimolata in nome dell'amore e del bene universale.

 

SESTO ATTO

Io nell'infinito potrò solo essere la sensazione di qualcosa di grande che oltre e in me esiste.

Tu ascolterai la tua voce, quando il suo riverbero sarà la negazione altrui. Tu nell'infinito potrai solo sorridere delle parole che hai detto, non vedrai il risultato nel tuo tempo. Vedrai solo l'avvenire nella sua forma creativa. Non saprai mai se questo spazio avrà i colori che tu hai sempre visto, sarai beato e unico...

Penserai che è tutto vano, che vive un senso nel dire che la vita è amore ..........

Sarà solo la prova della lotta che in te chiede chi deve essere il tuo portavoce, avrai la paura che nella mente dirà che sei solo come tutti, e come tutti non riceverai ascolto. Sarai messo all'angolo, un emarginato emotivo, un diverso in mondo unico. La paura in te proverà a spegnere questa tua bellissima essenza, e tu sarai in bilico, vorrai arrenderti.

La tua anima che spesso non ascolti darà voce anch'essa a questa lotta, quasi impari. Lei dirà semplicemente che sei unico in un mondo ormai finto, e tu sentirai come la tua divisione ti porti a urlare...

Ti chiederai che fare, cosa dire, cosa essere allora e nessuno e niente daranno risposte...

A che servono risposte quando esistono solo domande, domande ... Avrai sentito in quel momento come sia difficile essere se stessi e tu come tanti potrai decidere se cedere all'idea o al segreto che in te esiste. Cosa saranno mai i pensieri altrui, cosa potranno farti le parole che ti diranno, tu hai parole e vibrazioni sei parte della scia del cosmo. Che paura puoi avere nel dire quel che in te non trova logica, la paura è solo l'inganno di un esiliato in una spazio senza solitudini e senza forme.

Potrai pensare cosa sia tutto questo, se non una gabbia dove sarai posto.
Nessuno potrà dire per te cosa sia giusto o sbagliato, diranno solo quello che in loro spaventa e tu come la vittima sacrificale di un rituale avrai paura. Solo la paura non ti rende libero di essere la trilogia perfetta.

L'universo sente il lamento della tua anima, la chiama ...

Penserai spesso alla regola perfetta del tuo divenire, ma la regola non ti dirà mai se sarai ricordato . Sarai un ricordo comunque, bello o brutto che sia, ricordo rimarrai. Cosa deve attendere un uomo se non la fine di un ciclo, l'inizio della sua avventura vera, della sua verità...

Abbandonati un momento, lascia che sia l'anima a parlare...

Lascia che l'anima dica che tu sei meraviglioso nel tuo pianto, nel tuo gioire, che non sei l'errore della commozione davanti alle ingiustizie che vedi, lascia quest'attimo per te, vivilo come un segreto tuo e intimo, il tuo tempo non è limite, il tuo tempo è solo un giorno in più di tanti.

Vedrai come il vuoto sarà riempito nell'attimo stesso che ti sentirai parte di qualcosa che oltre e in te esiste....

Non cedere a chi vuole dirti che devi esser forte, e duro; perché la vita non conosce deboli ma solo forti. Sarà la tentazione di possedere un pò di spazio tra lo spazio che tu già possiedi, cosa possa essere uno spazio del tempo contro un spazio infinito ....

Cosa penserai adesso, cosa dirai per far vincere la tua immensità...

Non potrai che riconoscere che tremi ogni istante per quello che non puoi calpestare,in questo planetario dell'immaginario che crei. Vorrai sapere le conseguenza e mettere certezze, ma la certezza è solo un desiderare l'affetto che rincuora i tuoi gesti. L'infinito è solo luogo dove uno è nato e dove l'affetto non manca per nessuno, ma ora che sei tornato nella tua essenza umana, la tua imperfezione devi esistere nel tuo cambiamento, cosa deve impaurire quando senti l'anima che ti porta senza timore con la sua voce calma, che non trema; senza incertezze ...

Allora in quel momento avrai sentito come tutto sia in conflitto, che cosa potrai fare adesso...

Due strade e una decisione, solo tu puoi prenderla la tua. Cosa lasci alla fine, cosa ritrovi all'inizio se non quello che sei veramente, la paura è il tuo disagio d'appartenenza, ma apparterrai a quello che in te e oltre te esiste, l'universo...

Pensa e senti, come tutto avverrà e come tutto fine non avrà, in quello spazio sconfinato dove tutto è il semplice insieme dell'esistenza umana. Questo non è il compromesso dell'accettare sconfitte o vittorie, è semplicemente la via dell'infinito, dell'imparzialità assoluta. Qualcuno sarà sempre pronto a dirti che sbagli; dire che sbagli per chi lo dirà, è come l'invidia per gli esseri che volano, loro volano e lui penserà che loro sono liberi in questo, ma solo perché la libertà deve avere una forma che non trova in lui, solo per quello potranno sempre dire che sbagli. La libertà spaventa ,rende tutto troppo grande per chi vive nel suo piccolo spazio terreno e lo esorta come un universo. Non brilla l'universo singolo dell'essere, è solo un momento d'euforia ,un momento di nebbia fredda, null'altro.

Ora potrai decidere per te e soltanto per il tuo essere te stesso...

Sentirai questa lotta, ma tu vincerai la paura e potrai fare il passo nel vuoto; appena cadrai nell'abbandono sentirai che non stai andando verso un senso profondo e scuro, starai vagando nel vuoto pieno dell'universo, sarai una essenza gravitazionale è la tua paura sarà dissolta. Quanto amore sentirai e quanto ne vorrai dare, privo di ascolto delle parole pronte a ferirti, primo di rabbia nei tuoi insuccessi, semplici momenti null'altro. Sentirai il calore della vita, vedrai i colori tutti nello stesso istante, forme senza contorni solo e semplici essenze.

Sarai in quello che chiamano paradiso, ma sarà troppo poco chiamarlo paradiso troppo sconfinato per ridurlo a un nome che conosce anche gli opposti. Allora comprenderai quanto sia importante essere veramente liberi,senza paure e senza aspettative finte.

Tu avrai semplicemente compreso quanto sia bellissimo essere se stessi, esuli in luogo dove l'immaginario non entra, liberi e in amore nel dolore di un confine raccontato come benessere. Potrai un tempo raccontare questo e avrai tenuto la linea indivisibile viva con la tua sola presenza e assenza .

Ricorderai le parole sentite nella lotta tra la mente e l'anima: io sono solo una sensazione di qualcosa di grande, che oltre e in me, esiste...

 

SETTIMO ATTO

Siamo nati con dei sentimenti e come tale siamo vivi in essi e nelle loro complessità...

Il sentimento è la libertà dell'emozione e come tale ogni momento della nostra vita siamo pieni di impulsi che ci fanno avere le sensazioni adatte ad ogni circostanza. Quando il nostro equilibrio interiore è corretto avremo in ogni situazione uno stato emozionale proporzionale alla circostanza e il sentimento in questo sarà corretto, possiamo prendere esempio dal sentimento dell'amore.

L'amore essendo la forma primaria di sentimento non vive in nessun vincolo, l'unico vincolo viene dettato da noi attraverso le regole e principi che ci imponiamo e che ci vengono con metodica mania inculcati. Potrebbe anche essere corretto porre condizioni all'amore se visto come forma in un rapporto tra persone, questo sarebbe dire in parole semplici che due persone che formano una coppia hanno un vincolo, che assoggettano: al rispetto, alla fedeltà, l'aiuto reciproco ecc. Di fatto questo è un condizionamento che delimita solamente una forma di principio o concetto. Come tale si osservano regole fino a che il sentimento rimane nella sua massima espressione e fino a che siamo capaci ad osservarne le regole.

Esiste inversamente la possibilità di vedere l'amore anche tra persone con una forma non vincolante e questo non dice che si possa essere coppie con varie persone, è la stessa identica forma di una coppia "normale", formata da due individui. La differenza è dettata da una diversità interiore che vive nella libertà assoluta e come tale amarsi viene di per sé elevato e non messo in nessuna regola e vincolo; come tale privando il sentimento di condizionamenti si amplifica e si rafforza per un semplice motivo: se non poniamo regole e come tale siamo liberi, la nostra coscienza si amplia a tal punto da non richiedere di schematizzare ogni cosa, sappiamo e sentiamo il sentimento vivo in noi e come tale siamo in quello senza dover ragionare a regole ecc,. Amiamo perché lo sentiamo e non perché sentendolo dobbiamo ricordarci di regole, le regole saranno solo quelle dettate dal cuore, poche o nessuna . Dire poche significa che il carattere individuale dirà la sua in merito quindi piccole regole esisteranno lo stesso ma non saranno schematizzanti e condizionanti, avremo semplicemente il piacere di essere nel sentimento e ne godremo a pieno. Ogni azione che svolgeremo sarà mossa da noi nella nostra libertà di come siamo e non saremo buoni fino a che il sentimento avrà i suoi picchi massimi dettati dalla passione. Infatti l'amore non essendo una linea retta, ma essendo un flusso in ogni direzione, se vogliamo identificarlo in un qualche modo, viene "spostato" da quello che la mente percepisce attraverso le emozioni del momento. Ovvero se notiamo le prime fasi in un incontro, l'amore è esposto in una forma prettamente più fisica e passionale, di conseguenza esiste ma viene vissuto in maniera molto più forte per via di questa incidenza che abbiamo e che sentiamo amplificata attraverso fattori che lo rendono ancora più penetrante.

Nel passare del tempo si avrà una stabilizzazione dell'amore che non avrà avuto cambiamenti ma sarà semplicemente più lineare con picchi di bassi e alti più contenuti, come tale se si è nella libertà e conoscenza interiore questi saranno semplici momenti che vivremo e che non porteranno a condizionare il sentimento ma a mantenerlo stabile e infinito. E' normale che in una vita di coppia non vi sia una unicità di comportamento tutti i giorni, ma questo non determina che siamo vincolati ma solo nella normale vita con le sue necessità e l'amore non viene intaccato rimane identico. Se invece siamo schematizzati e condizioniamo il sentimento avremo molte occasioni di logorarci: basterà portare un problema della vita derivato dal lavoro ,amicizie, ecc . per trovare un motivo dove le regole che osserviamo vengano non rispettate, potremmo confondere i valori veri con doveri dettati non dall'amore ma da semplici schematizzazioni formate da regole e questo porterà a discussioni e arrabbiature che in molti casi nel tempo portano alla rottura dei rapporti.

Amare è un vivere la vita e non un deciderne le nostre esigenze. La stessa decisione porta a un ragionare stretto e compresso tra la mente e l'ego. Quindi il sentimento viene inscatolato e visto solo in un modo. Il condizionamento a questo punto è inevitabile, perchè non vediamo altro che il nostro interesse e le nostre necessità ma non siamo capaci a questo punto di viverle espandendoci attraverso la via dell'amore, ma semplicemente attraverso la via degli impulsi mentali. Il sentimento è un umano modo di sentire le percezioni e di esporle a nostra volta. L'esposizione e la percezione dei sentimenti è corretto quando non siamo noi in un centro assoluto, ma siamo disposti a essere in un complesso sentimentale ampio dove tutto è libero. Come tale riusciremo a vivere bene e non avremo il nostro ego a restringerne le possibilità sia nel sentirne l'effetto che nel trasmetterne il nostro sentire profondo. In questo non si vincola la nostra libertà e non si è in assenza di benefici, anzi il sentimento esplode in noi nelle sue forme totali.

La totalità del sentimento esiste quando noi siamo liberi da paure e da regole dettate da mancanze, che sono in molto casi fatti accaduti nel passato che hanno portato a delusioni ecc. Ma se viviamo nel passato e prendiamo le nostre sofferenze in merito come riferimento per poi pensarne che il diritto di quello che siamo e di come di comportiamo sia giusto, abbiamo commesso un errore.

Questo errore noi stessi lo subiremo perché non saremo mai capaci di manifestarci nei nostri sentimenti e tanto meno di percepirne l'effetto da chi ci ama. Saremo sempre con il senso di una mancanza e dopo che avremo per del tempo trovato scuse per comprenderne questo dicendoci tra noi e noi miriadi di parole solo per compensare la nostra poca evoluzione in merito. Ci ritroveremo sempre nella via più triste e più vuota. Il sentimento non chiede un momento di ricordo fatto dal passato, ma chiede la rinascita ogni istante, come un giardino fiorito che coltiviamo e vediamo vivere attraverso noi e le persone che sono vicine. In questo tutto assume una forma molto diversa piena, e ricca di sfumature e colori. La nostra coscienza si amplia alla forma di quello che siamo realmente e mai in quello che pensiamo tra un passato doloroso e un ego predominante, noi lo pensiamo ma non è reale.

Perché quando ci fermiamo a riflettere la coscienza si fa sentire nella sua verità e noi ascoltiamo senza dire nulla. Chi avrà compreso cosa sia il sentimento libero e meraviglioso sentirà in queste parole intime la via bellissima dell'amore, chi rimarrà ad ascoltare la verità per poi eluderne la via sentirà sempre quel senso di vuoto e nel tempo nessuno sfugge alla verità che si mostra. Noi siamo nati liberi, senza condizione e nell'amore, il resto è solo un paura da vincere che noi e solo noi possiamo fare, attraverso il coraggio illimitato che la nostra anima possiede. Quando sentiamo la paura entriamoci in questo e vedremo semplicemente che essa si dissolve dando spazio alla luce dell'amore.

 

OTTAVO ATTO

Abbiamo ragionato quante cose sino ad ora passato attraverso il nostro intelletto e quante di queste siano pensieri contorti ?

Troppe in millesimi di secondo e tutto questo pensare non porta che a vedere sempre il negativo delle cose. Siamo abituati al pessimismo cronico, quasi come se fosse una moda.

Andiamo nei luoghi, ci incontriamo con le persone, a questo punto inizia un dialogo e nella maggior parte delle volte il pessimismo vive in questo. Sappiamo porre il giudizio in tutto, come se noi fossimo i giudici della vita. Potrebbe dirsi un comune costume ad oggi, visto che sembra normale per tutti. Ma quando analizziamo le conversazioni appare evidente che siamo in un perenne giudicare e questo porta a far trasparire il negativo che esiste in noi, non siamo positivi perché mettiamo le nostre angosce, paure, dubbi, e tutto quello che potremmo definire spazzatura mentale in quello che diciamo. Non lo mettiamo con il senso di un parlare riferito a noi, questo sarebbe un criticarsi e non sempre si ha il coraggio di vedersi per quel che si è. Allora troviamo il modo di sfogare questo in conversazioni basate su quello che accade, vediamo nelle persone la "valvola di sfogo" e come tale entrando in queste conversazioni poniamo il nostro pensiero al di sopra di tutto, siamo giudici e boia allo stesso tempo e in questo non siamo i soli, visto che nelle conversazioni partecipano diverse persone . La mente negativa in questo caso sta giocando al "padrone" con noi e non possiamo in certi momenti esserne consapevoli visto che, quelli che partecipano alla conversazione di media sono come noi. In loro esistono si, delle differenze caratteriali, idee, ecc. ma questo determina semplicemente il loro approcciarsi alla conversazione in modo diverso ma poi non traspare comunque quel senso di neutralità che sarebbe il tocca sana per tutti.

Questo perpetrarsi di dialoghi fatti su giudizi e negatività, portano nel tempo a corrodere in noi il senso della bellezza che ci compone. Diventiamo persone sempre più aride, e desiderose di avere spunti sempre più grandi per poter dire e sentirci felici. Non riconosciamo quello che alla radice potrebbe essere il vero senso del positivo in noi, perché la mente negativa corrompe l'intero sistema mentale in quel momento. Possiamo avere diverse possibilità per ripristinare questo, portando al punto zero il nostro giudizio e mettendo la mente a disposizione del cuore. Abbiamo in quel momento la possibilità di avere un qualche sorriso in più, e questo non comporta sacrifici se non identici a essere negativi e giudici di tutto.

Possiamo considerare che giudicare è molto semplice : noi diciamo quello che non va, escludendo il noi il mezzo che eleva la verità che non vediamo e non vogliamo accettare. E' un proiettare i nostri drammi verso quello che vediamo, che sia fatto volontariamente o meno non cambia la cosa. Lo facciamo e questo rimane il dato di fatto. Se invece prendiamo per un periodo di tempo la via dell'esonerarci dal commentare al negativo, cominciamo a sentire in noi cosa il nostro silenzio possa dirci, avremo una sensazione di ripartenza. Inizialmente verranno a galla tutte le nostre paure, indecisioni, dubbi, mancanze. Siamo umani e tutti hanno lati che non sono piacevoli insiti in loro. Riconosciamo questo e riconosceremo quanto spazio abbiamo dato alla mente negativa, senza comprendere che il neutrale sia la via della felicità. In questo periodo possiamo evitare le conversazioni che pongono sempre a estremizzare, giudicare e mettere ombra in tutto, poi possiamo eliminare per del tempo il dire che non possiamo , non riusciamo, non vogliamo. Questo è il primo passo che porta a indirizzarci alla comprensione interiore e che come tale riporta in noi il senso corretto delle cose e ne beneficeremo a seguire di questo.

Il punto zero che andiamo poi a comprendere richiede una semplice sessione di meditazione fatta in assenza di rumore, e senza recitare nulla; è nella pratica un auto- analisi di quello che in noi la mente dica , quindi siamo in ascolto di quello che accade in noi. In questo passaggio dedicato all'ascolto avremo il senso di quello che brulica nella nostra testa, vedremo quando negativo esiste in noi. Il semplice riconosce quello che invade in modo troppo grande la nostra mente serve a sentire quello che possiamo poi fare nell'oggettività dei singoli avvenimento, cose, ecc. é una presa di coscienza forte e questo se lo associamo alla volontà di essere felici porta a migliorare nettamente il nostro rapporto con noi stessi ed il contesto in cui viviamo.

Bisogna ricordare che questo è un semplice modo per riconoscere in noi cosa sia la mente negativa e come si possa provare a correggere questo. Ovviamente tutto può essere anche amplificato come effetto e miglioramento, ma in questo caso si devono prendere decisioni diverse che portano a iniziare corsi incentrati sulla disciplina e in tal senso ne esistono molti. Ma il semplice fatto di aver provato a comprendere quello che siamo e cosa in noi possa essere non conforme con una vita felice, già di per sé aiuta e stimola per fare questi passi verso corsi specifici che mettono in equilibrio il nostro essere e che portano alla consapevolezza e di conseguenza a un netto miglioramento del nostro livello di vita.

 

NONO ATTO

Nella vita non ci sono certezze assolute, noi come sognatori cerchiamo sempre il conforto delle cose...

Nulla di male alla fine, siamo umani e non esseri superiori, con i nostri difetti e sensazioni che chiedono di essere vive. Potremmo raccontare tanto di situazioni che viviamo e pure non sarebbero mai abbastanza per definire un racconto che tempo non trova, è troppo grande per essere in un libro , è troppo immenso per essere contenuto in un qualcosa. Allora dobbiamo semplicemente vivere un racconto, ma uno alla volta...

Un giorno una persona cadde, in un momento difficile della sua vita, forse nell'immediato non riconobbe il perché, ma il dolore lo pervase a tal punto che smise di dormire e mangiare. Il pianto non serviva nemmeno a placare quello che in lui era la sfera di dolore che aveva.  

Piangeva nell'angolo di una stanza e nessuno poteva comprendere il perché. Poi come nelle fiabe qualcuno gli diede un consiglio , uno di quelli che non si possono ignorare, ma solo accettare quando non si vede più via d'uscita da una situazione che non trova soluzioni. Allora prendendo questo consiglio, questa persona gettò l'orgoglio di quel che era e abbraccio l'umiltà, prese il consiglio verbale e lo mise in pratica, ammise al mondo di stare male, lo ammise e non si pose il perché lo stesse facendo. Poi prese la direzione indicata dal consiglio che aveva ricevuto e inizio a lavorare nei suoi strati inconsci più profondi estraendo da lui un passato ormai nascosto.

In quel momento aprì un canale tra lui e la sua anima e riconobbe i suoi sentimenti, i suoi dolori per la vita, la sua paura di vivere ed accettarne le conseguenze delle sue azioni, dei suoi sentimenti e pensieri. In tutto questo la verità si mostrò e lui si abbandonò all'accettazione senza dire mai, non è vero questo. Poi sentì in lui il bisogno di ritrovare in lui Dio, e il valore della vita nelle sue virtù senza tempo. In questo decise senza troppo pensare che era tempo di dedicarsi a qualcosa che lo aiutasse a riconoscere chi era lui , e cosa in lui vi fosse veramente . Una disciplina entrò a far parte della sua vita, una come tante, ma in quel momento era quella giusta, dura e piena d'amore allo stesso tempo. La dedizione fu totale senza mai porsi l'arrivo in nulla, esegui sempre tutto, e seguì le regole anche se dolorose e dure, aprì il suo cuore al mondo senza dirsi mai sto sbagliando.

Fu come aprire le porte di casa allo sconosciuto che sempre spaventa per via di quel senso di incomprensibile che in noi abbiamo, quando non vi sono certezze ma solo ignoto. Ma lui lo fece incurante di quello che poteva accadere. Abbracciò la vita per quello che era, senza mai dirsi dove fosse la direzione, fu come vivere l'attimo nel presente in tutti i giorni riconoscendo quei sassi nascosti nel passato e mai presi veramente in mano. Nulla costruì qualcosa nell'immediato, ma lui andò sempre avanti abbandonando la pretesa e vivendo semplicemente quello che era questo viaggio meraviglioso al centro del suo cuore e della sua anima .

Nel tempo tutto ritornò luce, quella luce che non ricordava da tanto e decise che questo era condivisione tra lui e un mondo superiore che aveva lasciato andare. Poco conta come lui portò questo ad altri, i mezzi sono solo semplici passaggi di un qualcosa che è di tutti e che mai ci appartiene veramente.

Quando in questo lui sentì la felicità nacque anche la voglia di essere ancora più vivo nella vita , più presente per tutti. Un semplice gesto di gratitudine verso il tutto, l'universo. Ma la storia di questa semplice esistenza non vive in una fine a lieto divenire, nessun punto vive nella retta della vita, deve coesistere una caduta. Deve, perché il perfetto è solo l'immaginario vivere di chi non sente la perfezione veramente nella fatica delle risalite dagli inferi, che sono semplicemente i paradisi sconfinati che possiamo avere ...

Nulla vive nel bene totale e la vita riporta in alcuni momenti al dolore. Lui risentì questo ancora e vide come fosse piccolo l'essere umano rispetto al tutto, una vera particella di polvere su un piano cubitale. Non comprese l'immediato avvenimento, non sempre esiste questo privilegio forse è giusto per un crescere senza rifiuti e senza fughe per paura. Ma la caduta si ripresentò nella sua vita, senza un perché vero, senza un movente reale, ma come accade quando vedi la caduta verso il dolore sei già nel dolore stesso, e questo puoi solo sentirlo in te. L'errore che lui non comprese fu nel non comprendere che ogni via che si vive non è singola e unica. Ma semplicemente un nostro volere superiore, che non possiamo sempre sentire se siamo assenti da quello che riteniamo sia giusto. Abbiamo solo posto la visione singola e non messo in noi la discussione se veramente stiamo facendo o vivendo la cosa in modo corretto. E' come essere accecati da una conoscenza troppo povera per dire io conosco la vita. Noi non possiamo che conoscere quello che abbiamo vissuto e appreso e mai quello che stiamo vivendo se non abbiamo una base, ma lui scoprì come fosse facile ricadere nel dolore dopo aver visto la vetta luminosa e il suo essere nella luce totale. Poi con un ultimo sforzo dopo che ormai era ricascato nel dolore riconobbe ancora una volta l'errore che aveva commesso, capì come le emozioni non possono essere nella fantasia ma devono essere tutte esposte per essere comprese, che i dolori non possono essere sostenuti senza accettazione totale, e come se una voce ad un certo punto gli raccontò tutto questo. E lui si disse tra se e se, tra lacrime e sorrisi, ora è solo tempo di ricominciare, nulla è fermo se non io nel momento che non ho compreso dove stavo sbagliando.

E tutto ricominciò .............

 

DECIMO ATTO

Il tuo divenire non si frena all'immaginario vivere...

Io vorrò da grande fare il mestiere che sento mio , quanto tempo passerò prima di essere ciò che voglio. Io vorrò essere quello che vedo di più grandioso, quando mai sarò anche io questo. Una voce poi in noi dirà ad un tratto: io vorrò solo essere me stesso ....

Quanta gioia esiste nel cavalcare libero senza vedere nulla che possa essere come noi; potremo vedere il cielo e la terra e riconoscere quanto di noi in essa ci sia. Vedremo volti di persone e vedremo noi stessi nel nostro essere uguali nella forma e lontani nell'essenza .

Cosa poi possa essere tutto questo è solo il semplice dono di vedere quello che pochi vedono oltre il loro desiderio.

Una voce sola basta. Non servono cori per dire che noi siamo bellissimi nei nostri difetti , colori, sensazioni e opinioni, siamo e rimarremo il senso della diversità complementare e indivisibile per l'avvenire umano. Possiamo anche essere nella via dell'assomigliare ma il peso di questo non si sopporta per sempre. Possiamo essere quello che vogliamo, semplici reazioni di azioni finte, possiamo ma dovremo attendere anche la parte non migliore in questo. La verità non è cieca e sorda.

E' semplice inseguire il sogno ma è molto più complesso essere vivi . Quando riconosciamo noi stessi in noi, senza osservare quello che abbiamo visto per del tempo come punto d'arrivo migliore e con più prospettive avvenire, abbiamo solamente completato un futuro migliore e senza eguali. Solamente perché saremo un passo oltre alle difficoltà che l'arrivismo interiore e terreno che portano alla via della non certezza . L'incertezza è semplice alleata di una sconfitta nascosta è come il dubbio umano , quasi a oggi certezza vera.

Rifiutare tutto questo significa accettare un abbandono incerto per vivere un destino indefinito in uno spazio illimitante e in questo vivere pieno di mistero si toccano le possibilità migliori, il motivo è semplice: quando cade il muro della paura che porta a delineare una associazione comoda, inizia in noi l'espressione vera di quello che siamo nel nostro potenziale più assoluto. E' come essere abbandonati in un' isola soli, potremo pensare a cercare aiuto i primi momenti , ma poi quando vedremo che le nostre primarie esigenze sono vivere, in noi scatterà un meccanismo di ingegno supremo e faremo quello che non pensavano possibile e chi non farà questo, avrà posto lui un confine di fine imminente e non il destino che ci ha posto un questa situazione estrema.

Gli esempi sono molti, e come sempre accade si vorrebbe provare per poter poi dire, è vero. Ma cosa sia vero o falso non porta che a farsi domande senza certezze di risposta. Noi siamo pieni di domande alle quali daremo risposte che genereranno domande, un ciclo senza fine improduttivo che vieta l'evoluzione che risulta normale per il nostro bene supremo.

Abbiamo due possibilità: vivere di domande o vivere dando un senso a noi stessi. Quando capiremo che essere se stessi in tutto e per tutto è solo il mezzo di vivere la vita senza problemi accettandone il mistero e le sue prove, avremo semplicemente vinto tutto in questo passaggio temporale che ci accompagna per il tempo di questa permanenza terrena. In questo saremo pieni di risorse e non cercheremo un arrivo che pensiamo migliore, che non sappiamo in realtà se arriverà mai e se alla fine sarà veramente una certezza di felicità.

La felicità è la visione che abbiamo in uno specchio senza vetro quando vediamo non noi riflessi, ma solo altri o altre cose che pensiamo che elevino noi oltre a quello che siamo. Noi siamo e rimaniamo quello che nessuno potrà mai cambiare e che noi soli possiamo vivere nella pienezza quando ci riconosciamo allo specchio. Quello è il momento che potremo dire io sono felice , perché saremo semplicemente noi stessi.

La frase senza tempo e senza limite rimane: io vorrò essere solo me stesso, questa è la frase che porta all'infinito senza ostacoli che non possiamo superare oggi e in avvenire.

 

nota personale: pieno di errori (che non ho voglia di correggere) e, secondo me, scritto di getto, seguendo la verità del flusso della sua coscienza...e proprio per questo il contenuto è sincero, autentico, puro, intelligente e profondo...

laura b.

Fonte: http://consapevolezzadellanima.files.wordpress.com/2011/10/verso-la-veritc3a0-del-flusso-di-coscienza2.pdf

 

 

 

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