L'illusione della dualità

Maschio e femmina, caldo e freddo, gioia e tristezza, lavoro e disoccupazione... tutto, dai sentimenti alle questioni burocratiche, vive in un costante stato di dualità. 
Perché?
Si potrebbe ipotizzare che "Adamo riconobbe Eva e Eva riconobbe Adamo" smisero di essere un'unica cosa per dividersi in dualità. Da li ecco il peccato originale, ecco il bene e il male. La vita e la morte. Con relativa caccia dal paradiso terrestre. 
Ma, visto che non è questo il mio campo e mi piace spingermi sempre un tantino oltre dalle cose convenzionalmente accettate, cerco la simbologia della dualità anche altrove. 
Prendiamo in esame i tarocchi. Per la precisione le prime due lame. Il bagatto e la papessa. 
Chi conosce già la simbologia degli arcani sa di cosa parlo. Il bagatto è l'uno. L'energia non plasmata, le idee che ribollano sotto le apparenze. Il magma che sta sotto la terra. Rappresenta l'infinito. Ha bisogno di evolversi. Passa così al due. La dualità. La papessa. La papessa è l'inconscio, la maestra interiore. La guardiana. Di cosa? Del velo che divide il mondo profano da quello sacro. Il velo non è altro che Maya, l'illusione cosmica. 
Per illusione cosmica intendiamo proprio l'erronea tendenza di vedere tutto come dualità. Ogni persona si considera un individuo scollegato dalla terra. Non riconosce il collegamento con la Pachamama (Madre Terra). 
Viviamo quindi nell'illusione del "due". Se poi vogliamo andare avanti, tralasciando tutta la filosofia che risiede dentro i tarocchi, ecco che arriviamo all'arcano 21. Il mondo. Dopo una lunga ricerca ecco che l'uomo si riconosce come parte integrante della natura. 
Però... (e c'è sempre il però), arriva la carta zero. Il matto. Che fa "l'errore" di guardare indietro e ripartire da capo in un nuovo ciclo di incarnazione per comprendere forse quelle cose che ha tralasciato. Rimediare agli errori compiuti. 

Tutto questo per dire cosa? Che l'uomo non può far a meno di vedere la dualità in ogni cosa. Pensiamo ad esempio ad un semplice pezzo di carta. Rimane tale fino a quando dopo non vi è scritto qualcosa. Può diventare un famoso libro, una carta stracciata nella spazzatura, un contratto di lavoro o qualsiasi altra cosa. Già anche qua nasce la dualità. Foglio bianco / beststeller (solo un esempio). 
Eppure, sempre un pezzo di carta rimane. Ma la nostra cultura ci impedisce di vederlo in questo modo. Dobbiamo dare un valore aggiuntivo alle cose più semplici. Abbiamo maschio e femmina anche nell'elettricità. 

Passiamo adesso allo yin e lo yang della medicina orientale. Noi lo individuiamo erroneamente in "bene e male". Ma questo concetto in realtà non esiste. Cos'è il bene? Cos'è il male? Due modi di vedere la vita assolutamente soggettivi. Se io uccido una zanzara prima che questa mi punga, per me è un bene. Ma per la bestiola sarà un male certamente perdere la vita. Dove sta quindi la giustizia? 

Lo Yin e lo Yang sono piuttosto gli opposti che si uniscono. Meglio definirli la luce ed il buio. Ma, come tutti noi certamente sapremo, lo Yin possiede un pò di Yang e viceversa. Questo per ricordarci (o almeno è la speranza di chi creò il simbolo) che la dualità è solo apparenza. è sempre e comunque relativa. 

Se prendiamo in esame la cultura degli indiani d'America, non posso fare a meno di invidiarli in senso buono. Loro riconoscono ad oggi il profondo collegamento con la Terra. Con gli esseri umani, gli animali e la vegetazione. Se uccidono è per fame. Se distruggono un albero è per riscaldarsi. Non sprecano come facciamo noi oggi. Riconoscono la totalità della natura e si considerano parte integrante di essa. 

La dualità ci ha portato all'evoluzione scientifica ma forse non a quella morale. Abbiamo imparato a distruggere non per sopravvivere, ma per crearci delle comodità assolutamente superflue delle quali ad oggi nessun uomo occidentale riuscirebbe a rinunciare. Le tubature che ci portano acqua calda, la corrente, la macchina, il mezzo pubblico, il divano e la lavatrice che ci lava i panni e ci toglie l'incombenza di farlo noi al fiume o nel lago. 

Non dico che bisogna rinunciare a tutto. Tornare indietro è estremanete difficile soprattutto quando la maggioranza non lo desidera affatto. Ma almeno imparare a rispettare di più la vita, la terra che ci permette di essere qui OGGI e di allontanare almeno dal cuore l'illusione della dualità.

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