Spiritualità sociale

 Nello sviluppo armonioso di una società spirituale, la collaborazione fra i diversi modi di pensare è necessaria. Quindi l'unicità d'intento è stabilità a priori nel percorso, proprio come un traguardo da ambire, il cui contesto dello stesso svolgersi è però già incline al fine. La pace fra la gente e l'accoglimento dei principi spirituali che evincono dal credo religioso di ciascuno sono assolutamente necessari. Il contesto sociale quindi verrà formato da numerosi credi, che determinano in sé, svariate strade ma un unico obiettivo: la Via verso lo spirituale in noi. Credere che ciò è possibile è il primo passo per espletarlo, il secondo è il porsi in fase d'ascolto, senza condizionamenti, verso il prossimo e infine la mediazione nasce fra i vari contesti, in modo armonioso. Il progetto resta un utopia solo se ad espletarlo è l'io mentale, decadendo l'io a favore dell'uomo con un io cosciente esso è attuabile.

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Commenti 2

 
Luciano de Franceschi il Sabato, 31 Marzo 2012 17:26

Sento che di un "credo" (in senso ampio) andrebbe realizzato un ambito efficace sul piano della vita illuminata e della testimonianza prima di poter ipotizzare quel che suggerisci nella presentazione..
Il, seppur rispettoso, confronto a livello sociale è di per sè una forte tentazione per la mente dell'uomo che lo porta inevitabilmente ad un lavoro di ipotesi ed analisi, palestra di speculazione intellettuale che lo allontana dalla vita pragmatica dell'attimo cosciente.
Si dovrebbe, a mio parere, partire con una piccola e primitiva comunità che viva e realizzi obiettivi "spiritualmente concreti" ma in unità di intenti.
che ne pensi?

Sento che di un "credo" (in senso ampio) andrebbe realizzato un ambito efficace sul piano della vita illuminata e della testimonianza prima di poter ipotizzare quel che suggerisci nella presentazione.. Il, seppur rispettoso, confronto a livello sociale è di per sè una forte tentazione per la mente dell'uomo che lo porta inevitabilmente ad un lavoro di ipotesi ed analisi, palestra di speculazione intellettuale che lo allontana dalla vita pragmatica dell'attimo cosciente. Si dovrebbe, a mio parere, partire con una piccola e primitiva comunità che viva e realizzi obiettivi "spiritualmente concreti" ma in unità di intenti. che ne pensi?
franca di prima il Sabato, 31 Marzo 2012 18:42

come è scritto sopra, solo una comunità di uomini "illuminati" evoluti nel sè possono attuare una spiritualità sociale, perchè in tal caso la mente con le sue costrizioni non sarebbe presente, comanderebbe solo il cuore. Da piccola alle elementari lessi una piccola lettura sull'abecedario, un giornalista ferma per strada una bambina e gli fa delle domande, fra le quali "Chi comanda a casa, il papà o la mamma?" La bambina lo guarda e con tono allegro gli risponde "non comanda nessuno perchè ci vogliamo bene" Questa è la dimensione per una spiritualità che può abbracciare tutte i modi e le possibilità in cui la mente relega, quella del cuore. Ciao

come è scritto sopra, solo una comunità di uomini "illuminati" evoluti nel sè possono attuare una spiritualità sociale, perchè in tal caso la mente con le sue costrizioni non sarebbe presente, comanderebbe solo il cuore. Da piccola alle elementari lessi una piccola lettura sull'abecedario, un giornalista ferma per strada una bambina e gli fa delle domande, fra le quali "Chi comanda a casa, il papà o la mamma?" La bambina lo guarda e con tono allegro gli risponde "non comanda nessuno perchè ci vogliamo bene" Questa è la dimensione per una spiritualità che può abbracciare tutte i modi e le possibilità in cui la mente relega, quella del cuore. Ciao

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