Uscire dal mondo e da se stessi

 Diderot ha scritto:" Che bellissima commedia questo mondo sarebbe se uno non vi dovesse prendere parte". Ed è vero, pensateci bene. Vedere il mondo dall'esterno senza prendervi parte. Non come ad una partita di pallone per la quale, allo stadio, si tifa per una o per l'altra squadra. Essere osservatori estranei, distaccati e disincantati, giudicare uomini e cose, eventi e accadimenti, mettere a fuoco la realtà locale e quella globale, conciliare gli opposti, vedere al di là dei fatti, prevedere le conseguenze, anticipare i risultati. sarebbe possibile una cosa del genere? Da tempo ho nella mia biblioteca un libro che ha tentato una operazione del genere. Il titolo è, guarda caso, "Uscite dal Mondo" di Elémire Zolla.

Questo libro, di mirabile ricchezza tematica, presenta una serie di itinerari che, partendo dai luoghi, dalle civiltà e dai tempi più lontani, sboccano tutti in uno spazio improvvisamente libero e da sempre aperto a chi sappia percepirlo. Tale spazio aggiunge una sorta di quarta dimensione a ogni nostra esperienza. Per mostrare che cosa di fatto questa possa essere, Zolla ci offre molteplici esempi. Innanzitutto persone, da Tolkien a Eliade, da Guénon a Coomaraswamy, da Florenskij a Marius Schneider, da Dumézil a Levi- Strauss, nella cui opera e nella cui vita avvertiamo quel soffio liberatorio. Ma anche, calandosi nel pozzo del passato, Zolla si azzarda a decifrare la sapienza che si cela nelle rune e nelle radici indoeuropee. O altrimenti osserva crescere e svilupparsi quelle creature peculiarmente moderne che furono l'intelligencija o il satanismo letterario. Con perfetta agilità, Zolla si muove in questo libro tra i primordi cifrati e la " realtà virtuale" che le macchine simulative stanno per sovrapporre alla realtà comune, provocando uno sconvolgimento dell'immaginazione che forse soltanto chi conosce la via delle uscite dal mondo potrà dominare.

"Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l'atto più bello che si possa compiere. Quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le possono scoprire, dandoci un orrore salutare, i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza e libertà e per l'istante si è padroni, il destino sta svelato allo sguardo.

"Per mantenersi in questo stato occorre non avere interessi da difendere, paure da sedare, bisogni da soddisfare; si raccolgono i dati, si dispongono nell'ordine opportuno e, al di là dei recinti dove si sta rinchiusi, si spalanca l'immensa distesa del possibile".

Indice - Sommario

Entro il 2040

Dai primordi

Dalla Russia

Dai mondi germanici

Dai mondi latini

Da Israele

Dall'Islam

Dall'India

Dal Giappone

Epilogo

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Senza titolo.
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Commenti 18

 
Mauro Picchiàmi il Sabato, 14 Aprile 2012 13:44

Grazie veramente interessante la recensione di qto libro.
E' una prospettiva diversa di vivere la "fuga mundi" monastica... Grazie

Grazie veramente interessante la recensione di qto libro. E' una prospettiva diversa di vivere la "fuga mundi" monastica... Grazie
Antonio Gallo il Sabato, 14 Aprile 2012 13:58

Grazie per l'apprezzamento. Ti dedico quattro versi di Arthur Schnitzler che Zolla cita all'inizio del libro nel capitolo intitolato "Entro il 2040":

"L'uno nell'altro scorrono sonno e veglia,
verità e menzogna. Non c'è certezza,
niente sappiamo degli altri o di noi.
Sempre giochiamo, chi lo sa è saggio".

Grazie per l'apprezzamento. Ti dedico quattro versi di Arthur Schnitzler che Zolla cita all'inizio del libro nel capitolo intitolato "Entro il 2040": "L'uno nell'altro scorrono sonno e veglia, verità e menzogna. Non c'è certezza, niente sappiamo degli altri o di noi. Sempre giochiamo, chi lo sa è saggio".
Mister X il Sabato, 14 Aprile 2012 18:04

Vedere il mondo come un palcoscenico... chiaro che non si può essere soltanto spettatori, non per molto almeno, e mai del tutto; in quanto più ti sposti lontano dal centro della scena più il teatro si sposta verso di te, e se continui a scappare, lo spettacolo diventa la tua stessa fuga. Si può entrare nel centro e recitare appasionatamente, poi si può tornare a fare da spettatori e avanati ed indietro così, il movimento porta il contrasto, e senza contrasto nulla è percepito, bisogna cogliere il teatro di sorpresa, sempre.
Ed alla fine essere saggi non serve a nulla :)

Vedere il mondo come un palcoscenico... chiaro che non si può essere soltanto spettatori, non per molto almeno, e mai del tutto; in quanto più ti sposti lontano dal centro della scena più il teatro si sposta verso di te, e se continui a scappare, lo spettacolo diventa la tua stessa fuga. Si può entrare nel centro e recitare appasionatamente, poi si può tornare a fare da spettatori e avanati ed indietro così, il movimento porta il contrasto, e senza contrasto nulla è percepito, bisogna cogliere il teatro di sorpresa, sempre. Ed alla fine essere saggi non serve a nulla :)
Antonio Gallo il Sabato, 14 Aprile 2012 18:19

Dovrebbe essere come quando sogniamo: siamo in una situazione in cui ci siamo sbarazzati del corpo e siamo allo stesso tempo teatro, attori e pubblico. Il guaio è che, essendo in vita, siamo anche autori di ciò che accade sul palcoscenico ...

Dovrebbe essere come quando sogniamo: siamo in una situazione in cui ci siamo sbarazzati del corpo e siamo allo stesso tempo teatro, attori e pubblico. Il guaio è che, essendo in vita, siamo anche autori di ciò che accade sul palcoscenico ...
Mister X il Domenica, 15 Aprile 2012 10:11

Come si distingue il sogno dalla veglia?

Come si distingue il sogno dalla veglia?
Antonio Gallo il Domenica, 15 Aprile 2012 11:54

Sulla veglia c'è ancora la presenza della coscienza, nel sogno domina Morfeo ...

Sulla veglia c'è ancora la presenza della coscienza, nel sogno domina Morfeo ...
Mister X il Domenica, 15 Aprile 2012 12:11

Ma nel sogno lucido si è perfettamente coscienti...

Ma nel sogno lucido si è perfettamente coscienti...
Antonio Gallo il Domenica, 15 Aprile 2012 12:21

Come facciamo ad essere sicuri che lo stato di veglia non sia anch'esso un sogno? Aveva forse ragione Shakespeare quando nella Tempesta scriveva:

Siamo fatti della stessa materia
Con la quale son fatti i sogni;
E la nostra piccola vita
E' avvolta nel sonno.

Se è vero che siamo creatori (nella veglia e nel sogno) e non passivi elaboratori di esperienze, allora la veglia e il sogno non si contrappongono così nettamente, entrambi sono "fatti della stessa materia". Quando ci svegliamo, noi diciamo "Era solo un sogno" intendendo che non era reale. Cioè, noi gli riconosciamo minor validità o status ontologico alla luce della nostra coscienza di veglia. Ciò a dispetto del fatto che ad ogni risveglio, notte dopo notte, sogno dopo sogno, noi prendiamo i sogni come "reali" e quindi all'interno di essi fuggiamo e combattiamo, ridiamo e piangiamo, imprechiamo e ci rallegriamo (Walsh e Vaughan, 1992). Eppure questo universo apparentemente oggettivo è una creazione delle nostre menti, una soggettiva, transitoria produzione che noi creiamo. Per il grande filosofo taoista Chuang-Tzu il sognatore "mentre sta sognando non sa che si tratta di un sogno, e nell'ambito del sogno stesso egli potrebbe persino cercare di interpretare il sogno. Solo dopo che si sarà svegliato saprà che si trattava di un sogno. Un giorno egli avrà un grande risveglio e si accorgerà che tutto ciò è un grande sogno" (in Walsh e Vaughan, 1992, p. 196).
http://www.neurolinguistic.com/proxima/james/jam-20.htm

Come facciamo ad essere sicuri che lo stato di veglia non sia anch'esso un sogno? Aveva forse ragione Shakespeare quando nella Tempesta scriveva: Siamo fatti della stessa materia Con la quale son fatti i sogni; E la nostra piccola vita E' avvolta nel sonno. Se è vero che siamo creatori (nella veglia e nel sogno) e non passivi elaboratori di esperienze, allora la veglia e il sogno non si contrappongono così nettamente, entrambi sono "fatti della stessa materia". Quando ci svegliamo, noi diciamo "Era solo un sogno" intendendo che non era reale. Cioè, noi gli riconosciamo minor validità o status ontologico alla luce della nostra coscienza di veglia. Ciò a dispetto del fatto che ad ogni risveglio, notte dopo notte, sogno dopo sogno, noi prendiamo i sogni come "reali" e quindi all'interno di essi fuggiamo e combattiamo, ridiamo e piangiamo, imprechiamo e ci rallegriamo (Walsh e Vaughan, 1992). Eppure questo universo apparentemente oggettivo è una creazione delle nostre menti, una soggettiva, transitoria produzione che noi creiamo. Per il grande filosofo taoista Chuang-Tzu il sognatore "mentre sta sognando non sa che si tratta di un sogno, e nell'ambito del sogno stesso egli potrebbe persino cercare di interpretare il sogno. Solo dopo che si sarà svegliato saprà che si trattava di un sogno. Un giorno egli avrà un grande risveglio e si accorgerà che tutto ciò è un grande sogno" (in Walsh e Vaughan, 1992, p. 196). http://www.neurolinguistic.com/proxima/james/jam-20.htm
Ospite - spartako il Martedì, 14 Gennaio 2014 23:38

Io da ragazzo spesso riuscivo in sogno a saper di sognare.

Io da ragazzo spesso riuscivo in sogno a saper di sognare.
Mister X il Domenica, 15 Aprile 2012 12:30

Allo stesso modo in cui si può raggiungere la lucidità in ciò che noi chiamiamo sogni, capendo che tutto ciò che è attorno a noi dipende da noi ed è per noi, è nostro ed effimero, illusorio... allo stesso modo si può fare in ciò che chiamianmo realtà, e che davvero non è distinguibile dal sogno.

Allo stesso modo in cui si può raggiungere la lucidità in ciò che noi chiamiamo sogni, capendo che tutto ciò che è attorno a noi dipende da noi ed è per noi, è nostro ed effimero, illusorio... allo stesso modo si può fare in ciò che chiamianmo realtà, e che davvero non è distinguibile dal sogno.
Antonio Gallo il Domenica, 15 Aprile 2012 12:56

"Lucidità nel sogno & sogno nella realtà" due opzioni che non mi appartengono. Tra i due percorsi io scelgo quello del "mistero". Il mio aforisma preferito è: "Ragione e libertà di fronte al mistero della vita". Il resto è silenzio o fuffa. Un saluto

"Lucidità nel sogno & sogno nella realtà" due opzioni che non mi appartengono. Tra i due percorsi io scelgo quello del "mistero". Il mio aforisma preferito è: "Ragione e libertà di fronte al mistero della vita". Il resto è silenzio o fuffa. Un saluto
Mister X il Domenica, 15 Aprile 2012 13:44

Sì, penso che più o meno siamo lì, la tua mi sembra una certezza dell'incertezza... soltanto che da una parte si ha una visione passiva delle cose, identificando il trascendente come qualcosa di estraneo all'io, mentre dall'altra lo si pone come una parte dell'io, così che l'io stesso smette di essere "mio" o "altrui" e si fonde con tutto quanto...

Sì, penso che più o meno siamo lì, la tua mi sembra una certezza dell'incertezza... soltanto che da una parte si ha una visione passiva delle cose, identificando il trascendente come qualcosa di estraneo all'io, mentre dall'altra lo si pone come una parte dell'io, così che l'io stesso smette di essere "mio" o "altrui" e si fonde con tutto quanto...
Antonio Gallo il Domenica, 15 Aprile 2012 13:53

Grazie per la sintesi. Sai, con il passare degli anni ho imparato che la "certezza dell'incertezza" può essere un'ancora di salvezza. Ecco perché ti consiglio di leggere il libro di Zolla. Ti propone "incertezze" che danno "certezze"! ...

Grazie per la sintesi. Sai, con il passare degli anni ho imparato che la "certezza dell'incertezza" può essere un'ancora di salvezza. Ecco perché ti consiglio di leggere il libro di Zolla. Ti propone "incertezze" che danno "certezze"! ...
Mister X il Domenica, 15 Aprile 2012 14:08

Sembra un libro molto interessante, ma ormai leggo solo libri che mi possano dare qualcosa a livello artistico... la mia certezza forse non è proprio quella dell''incertezza ma è la certezza del nulla, cioè la certezza che le cose sono quello che sono.

Sembra un libro molto interessante, ma ormai leggo solo libri che mi possano dare qualcosa a livello artistico... la mia certezza forse non è proprio quella dell''incertezza ma è la certezza del nulla, cioè la certezza che le cose sono quello che sono.
Antonio Gallo il Domenica, 15 Aprile 2012 14:23

Vorrei darti una risposta "sensata", per così dire, ma non so chi ho di fronte dall'altro lato della tastiera. Penso che tu sia giovane e non mi piace, in quanto tale, che tu possa dire "la mia certezza forse non è proprio quella dell'incertezza ma è la certezza del nulla, cioè la certezza che le cose non sono quello che sono". Mi permetto di dire che con il nichilismo non approderai che al nulla. Cerca di dare un "senso" alle tue capacità che certamente possiedi. Ricorda che solo tu sei "padrone" di te stesso/a. Un saluto

Vorrei darti una risposta "sensata", per così dire, ma non so chi ho di fronte dall'altro lato della tastiera. Penso che tu sia giovane e non mi piace, in quanto tale, che tu possa dire "la mia certezza forse non è proprio quella dell'incertezza ma è la certezza del nulla, cioè la certezza che le cose non sono quello che sono". Mi permetto di dire che con il nichilismo non approderai che al nulla. Cerca di dare un "senso" alle tue capacità che certamente possiedi. Ricorda che solo tu sei "padrone" di te stesso/a. Un saluto
Mister X il Domenica, 15 Aprile 2012 14:31

Approdare al nulla mi va benissimo...:D la paura e la morte sono illusioni, ci sono, ma bisogna prenderle per quello che sono...

Approdare al nulla mi va benissimo...:D la paura e la morte sono illusioni, ci sono, ma bisogna prenderle per quello che sono...
Giulio Ranzanici il Mercoledì, 18 Aprile 2012 16:43

Non tutto è nulla, e il nulla non è tutto. In limpida sintesi: il manifestarsi dei miraggi non preclude l'esistenza delle oasi.

Non tutto è nulla, e il nulla non è tutto. In limpida sintesi: il manifestarsi dei miraggi non preclude l'esistenza delle oasi.
Mister X il Mercoledì, 18 Aprile 2012 17:22

Se tutto è bianco, come posso distinguere il bianco? Vuol dire che nulla è bianco, giusto? Non c'è vera differenza tra i miraggi e le oasi, sono tutte e comunque percezioni, ciò che si pensa vada oltre ciò che si percepisce è fede, metafisica: sintomo di disunione, in quanto si crede che ci sia altro oltre a ciò che c'è, cioè altro oltre all'Io, che però a questo punto non è più mio.

Se tutto è bianco, come posso distinguere il bianco? Vuol dire che nulla è bianco, giusto? Non c'è vera differenza tra i miraggi e le oasi, sono tutte e comunque percezioni, ciò che si pensa vada oltre ciò che si percepisce è fede, metafisica: sintomo di disunione, in quanto si crede che ci sia altro oltre a ciò che c'è, cioè altro oltre all'Io, che però a questo punto non è più mio.

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