C'è un Intuibile che devi cogliere con il Fiore dell'Intuire

01atomoCarbonio

C'è un intuibile che devi cogliere con il fiore dell'intuire, perché se inclini verso di esso il tuo intuire, e lo concepisci come se intuissi qualcosa di determinato, non lo coglierai. E' il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi. Non si deve coglierlo con veemenza, quell'intuibile,, ma con la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura, fuorché quell'intuibile; e non devi intuirlo con intensità, ma - recando il puro sguardo della tua anima distolto - tendere verso l'intuibile, per intenderlo, un vuoto intuire, ché al di fuori dell'intuire esso dimora.

Consideriamo il termine "intuire". Cosa significa? L'intuizione viene descritta come un conoscere immediatamente una cosa. Un conoscere che non è ottenuto mediante una dimostrazione, un ragionamento o una descrizione,, ma è ottenuto mediante trasposizione emotiva dell'individuo che intuisce. Una sorta di comprensione immediata. Una sorta di illuminazione. Qualche cosa che si è accumulato nel tempo e poi si manifesta con chiarezza al nostro sentire e al nostro vedere. Nel manifestarsi rende comprensibile e chiaro quanto fino a prima era nebuloso ed oscuro. Quasi una visione delle cose quando queste, o alcuni loro fenomeni, si presentano alla coscienza. Questo è il significato di intuire e non può essere definito in maniera diversa l'oggetto che si presenta per la prima volta alla ragione e questa, trattenendo il respiro per la novità, si appresta a descriverlo. L'intuizione è un colpo immediato alla ragione. La ragione è costretta a prendere atto dell'esistenza di un oggetto che lei non descriveva e anche se vuole ignorarlo deve diventare consapevole dell'esistenza di uno sconosciuto che la circonda e del quale ella non dispone degli strumenti per penetrarlo. La mancanza di strumenti propri della ragione per descrivere lo sconosciuto che la circonda mette in discussione il suo dominio sull'Essere Umano costruendo una condizione per la quale la ragione descrive lo sconosciuto circostante con mostri orrifici, con voli di fantasia, con chimere al fine di ammaliare l'Essere Umano dicendogli che fuori della descrizione che la ragione propone ci sono solo fantasie, mostri e fobie. Di questo lei è comunque l'artefice in quanto parte della sua descrizione. L'Essere Umano che coltiva l'autodisciplina ferma la ragione! Ferma le sue fantasie e ferma i suoi mostri orrifici. Nel fermare la ragione permette al suo intuire di spaziare nello sconosciuto che lo circonda. L'intuire dell'Essere Umano può muoversi nello sconosciuto e può riconoscere, intuendolo, l'oggetto che incontra., ma l'oggetto che incontra non lo può descrivere. La descrizione appartiene alla ragione; lo può intuire. Può diventare parte dell'oggetto. Può fondersi con l'oggetto, ma non lo può descrivere in quanto l'oggetto che incontra non dispone di elementi all'interno della ragione attraverso i quali formare la descrizione. Se tenti di descrivere, e perciò determinare l'oggetto che intuisci, non lo intuisci, ma descrivi una forma che è necessariamente incompleta come la tua ragione e gli elementi che la compongono. Intuire l'oggetto significa diventare parte dell'oggetto; compenetrare l'oggetto; osservare il mondo con gli occhi dell'oggetto. Descrivere un oggetto significa separare e numerare i fenomeni dall'oggetto proiettando sull'oggetto la nostra soggettività e la nostra descrizione dei fenomeni stessi. Descrivere un oggetto significa non cogliere l'oggetto. Significa proiettare sull'oggetto la quantità e la qualità della nostra descrizione obbligando l'oggetto e la nostra ragione ad adattarsi alla nostra pochezza soggettiva. Anziché espandere noi per compenetrare l'oggetto intuito, restringiamo l'oggetto intuito per farlo aderire alla nostra descrizione. Ecco che la ragione non coglie l'oggetto a differenza dell'intuizione che compenetrando l'oggetto ne diventa parte. L'intuibile è la forza irraggiante dell'infinito che ci circonda. Un infinito che noi possiamo penetrare con la nostra azione, ma non possiamo descrivere con la nostra ragione. Quella forza irraggiante abbaglia la ragione; la smarrisce. I fenomeni che si presentano alla ragione dall'infinito che la circonda la smarriscono. Solo l'intuito libero dai legami della ragione, solo il silenzio interiore ci permette di liberare il nostro intuire affinché spazzi nell'intuibile che ci circonda. Un intuibile sempre presente e che sollecita il nostro intuire. Sollecita il nostro intuire a liberarsi dalla costrizione della ragione e a spaziare indipendentemente da essa. Sollecita il nostro intuire a compenetrare l'intuibile circostante. Questa penetrazione non deve essere fatta con veemenza, impetuosità, violenza, ma con "la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura". L'intuire non è Furia che prorompe, non è avidità della Conoscenza, ma è un trasporto soggettivo verso sponde ignote, verso intuizioni sconosciute. Nell'ignoto l'Essere Umano si muove con prudenza, ma si muove. Considera e soppesa senza descrivere, sospende il giudizio, si sazia dell'intuizione e trasforma sé stesso. Trasforma la propria ragione, trasforma il proprio modo di guardare il mondo, trasforma la forza del proprio intuito con cui penetrare l'intuibile che lo circonda. Ciò che non può misurare è quell'intuibile. L'Essere Umano è un'isola nell'immenso sconosciuto che lo circonda. Non può misurare lo sconosciuto, ma può immergersi dentro, diventarne parte, compenetrarlo e farsi compenetrare mantenendo la consapevolezza di sé stessi, di un'isola nell'immenso che spazia per lidi infiniti mantenendo la propria consapevolezza. L'intuizione dell'infinito deve essere fatta con gli strumenti dell'intuire. Si deve rinunciare alle categorie della ragione, ai suoi aggettivi, ai suoi strumenti. Non si piega l'intuito a sé stessi, ma si costruisce sé stessi al fine di muoversi e crescere in quell'intuibile. L'intuizione non deve essere il fine della propria esistenza. L'intuizione non deve diventare oggetto o strumento di possesso,, ma deve essere un'intuizione gentile attraverso lo sviluppo dello spazio attribuito al nostro intuire chiedendo alla ragione di spostarsi dal dominio dell'Essere Umano. Il vuoto della mente, il vuoto delle parole, il blocco del dialogo interno permette all'intuibile di presentarsi al nostro intuire. Lo sguardo puro è lo sguardo che non descrive, è lo sguardo che intuisce quanto si presenta senza ridurre quanto si presenta a categorie predeterminate. Essere consapevoli che l'intuibile e l'intuire sono cose diverse eppure che l'assonanza dell'uno e dell'altro permette all'Essere Umano di intuire quanto circonda la ragione e di muoversi nell'intuibile senza che la ragione sia in grado di descriverlo.

 

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