Illuminazione e Diksha

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L'illuminazione

L'illuminazione è la capacità di vedere la realtà così come è, senza il velo dell'interferenza e dell'nterpretazione imposto dalla mente. È un semplice evento neurobiologico e può accadere in un istante.
Entrando nell'Età dell'Oro cominciamo ad essere più ricettivi alla luce della grazia divina. Uno dei mezzi per ricevere questa grazia è la trasmissione attraverso le mani di una sorta di energia che si chiama Diksha. In tutto il mondo si stanno sviluppando molte tecniche, nel sud dell'India c'è un Avatar conosciuto come Bhagavan che sta insegnando come dare il "diksha", un trasferimento di potere simile ad una armonizzazione spirituale.
Consiste in una cerimonia nella quale chi è stato preparato per la trasmissione pone le proprie mani sulla testa dell'iniziato che diventa canale per le energie cosmiche, in modo da riorganizzare il circuito neurologico. Una sfera dorata scende attraverso il chakra della corona e i canali della kundalini si attivano. Alcune zone del cervello vengono sedate, mentre altre vengono energizzate. Inizia così un processo nel quale sia il cervello che il sistema nervoso si riorganizzano.
Essere illuminati significa accedere direttamente alle nostre anime, piuttosto che passare attraverso l'interferenza della mente.

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Diksha

Diksha (o deeksha ) è un termine sanscrito che può essere tradotto con "trasferimento di energia": è un mezzo per trasferire energia attivando un processo neurobiologico nel cervello. Ponendo le mani sulla testa di chi riceve, per circa un minuto, viene ridotta l'attività dei lobi parietali e aumentata quella dei lobi frontali della corteccia cerebrale, la parte del cervello che svolge alcune funzioni "superiori", specifiche degli esseri umani, rispetto ad altre parti (il cervello rettiliano e il cervello mammaliano) che condividiamo con gli altri animali.

1dikshaQuesto comporta una serie di trasformazioni nel mondo di percepire il mondo, di percepire noi stessi e gli altri, e di conseguenza può portare anche ad avere atteggiamenti e comportamenti diversi. In particolare, si è indotti a poco a poco a superare il senso di "separazione" tra noi e la realtà che ci circonda (senso che è ovviamente funzionale al nostro "stare nel mondo" come esseri umani ma che ci impedisce di sentirci, come invece siamo, parte di un tutto e una fra le tante espressioni di questo tutto).

Il senso di unità attivato dal Diksha

Ricevendo il Diksha, ognuno può sentire cose diverse, perché questa energia agisce da "acceleratore" o "amplificatore" di quello che ognuno è ed è in grado di ricevere in quel momento. Si può provare uno stato di unità con altre persone, di pace e amore senza un motivo specifico, di gioia e gratitudine verso l'esistenza. Qualcuno è indotto a provare esperienze più profonde, qualcuno ha degli "insight" o intuizioni, qualcuno sente di poter migliorare o guarire i propri rapporti interpersonali. Qualcuno non sente nulla: e va bene così, è dov'è nel qui e ora.

Si può ricevere il Diksha più e più volte per rafforzare e consolidare il proprio processo, psicologico e spirituale, diventando più sensibili a questa energia e percependola di più. E questo, a prescindere da quanto uno abbia lavorato su di sé a livello psicologico e spirituale. Il Diksha "lavora" in ognuno secondo il suo percorso e a seconda della sua "apertura".

In termini spirituali, il Diksha è un dono che attiva la nostra capacità di essere in contatto con il Divino nel senso più ampio del termine: con l'ineffabile, con il tutto, con l'infinito, con l'esistenza, con l'essenza... o come vogliamo chiamarlo. E quindi anche con il Dio o il maestro della religione o della visione spirituale in cui uno è cresciuto: con Gesù o Buddha o Allah o Krishna o Jahwè..., o con qualsiasi altro Dio della nostra fede.

Ogni persona ha una parte divina dentro di sé: anche chi non la sente, non la percepisce, non ci crede. La cosa interessante è proprio la possibilità di "risvegliare" il contatto con questa parte, risvegliando la percezione di un "qualcosa" che spesso è del tutto inspiegabile, indescrivibile, indicibile. La mente razionale ha difficoltà ad accettare questa parte e ha bisogno di definirla, di darle dei contorni, dei limiti, di concettualizzarla. Va bene: purché vediamo con onestà che è solo un modo poissibile di vedere le cose, e che ce ne sono altri, solo apparentemente contradditori.

Da dove arriva l'Oneness Diksha?

L'Oneness Diksha arriva dalla "visione" di due indiani, Sri Bhagavan e Sri Amma – marito e moglie, 60 anni lui, 55 lei – che hanno fondato il movimento Oneness in India, con sede in un'area rurale circa 70 km a nord di Chennay (ex Madras).

Sono riconosciuti come "avatar" del risveglio di coscienza. Avatar è un termine della tradizione indiana che può essere tradotto con "manifestazione" e riferito a un essere umano indica che è un maestro, una persona particolarmente dotata e ispirata rispetto a un certo campo della vita (e che, sempre nella tradizione indù che riconosce la reincarnazione nel percorso di evoluzione spirituale, è venuta sulla Terra incarnandosi proprio per manifestare e diffondere quella qualità). Sotto questo punto di vista, si può dire che Gesù è stato un avatar dell'amore universale, Socrate della conoscenza di sé, ma anche che Mozart lo è stato della musica, Dante della poesia, Einstein della fisica e così via.

 

Fonte: Fonte: Corpo, Mente e Spirito

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