Buone Notizie Per i Giornalisti

di Viator

Qual'è il primo problema del nostro Paese, quello da cui in un modo o nell'altro finiscono per discendere tutti gli altri? C'è chi lo identifica con Berlusconi ed il suo conflitto di interessi. Chi punta il dito contro le organizzazioni mafiose, contro la corruzione, il Vaticano, la massoneria, l'inciviltà della popolazione.

Per quanto mi riguarda sono daccordo con chi asserisce che il principale problema italiano risieda nell'informazione.

Anzi, volendo essere più specifici e meno retorici, bypassando i trabocchetti terminologici di moda di questi tempi, diciamo pure che a mio modo di vedere la causa principale di tutti i problemi del paese è rappresentata dai giornalisti e gli editori.

Non la carta stampata, non la tv, non l'informazione, bensì le persone fisiche, dotate di un nome, un cognome, un tesserino, un codice fiscale, che con la loro condotta irresponsabile, nel migliore dei casi ignava, hanno trasformato detti mezzi di comunicazione in una micidiale arma in mano ai potenti, e le varie redazioni in un bivacco per mezz'uomini raccomandati, colmi di gratitudine.

Il problema riguarda l'intero mondo occidentale, ma spicca particolarmente in Italia.
Si è trattato di un processo graduale e inesorabile. Alla progressiva scomparsa dell'indignazione è corrisposta una generale tendenza alla normalizzazione dell'abnorme. Al ridimensionamento dei fatti eclatanti si è affiancata la sistematica messa in risalto di argomenti frivoli, inutili, ripetitivi, privi di senso giornalistico. Dalla semplice omissione dei particolari si è passati perfino, ultimamente, allo stravolgimento dei dati oggettivi.

Da strumento di vigilanza e controllo quale dovrebbe essere, l'informazione è così diventata un miserabile mezzo di propaganda politica e amplificazione della voce istituzionale. Redattori, reporter, editorialisti, direttori hanno rinunciato a fare valere i rispettivi punti di vista, le rispettive idee, le rispettive personalità, così che i loro ruoli sono andati via via scolorendo, confondendosi in una amorfa, grigia massa di robot asserviti al potere ed ansiosi di conservare il loro "prezioso" status.

Ma ad ogni scelta corrisponde un prezzo, e ho idea che entro breve la categoria dei giornalisti incomincerà a pagare la propria linea di condotta. Già, perchè, detta in parole povere, tale scriteriato processo di "robotizzazione", ha finito per privare la professione del suo attributo distintivo, ossia il punto di vista critico. In assenza di questa peculiarità la figura del giornalista perde gran parte della sua utilità. Da attore diventa "manovrato", mezzo, strumento, qualcosa di assai rassomigliante ad una macchina.

Detto ciò, in un'epoca come quella che stiamo vivendo, fatta di economia creativa, libero mercato, flessibilità e competitività, qual'è il destino più probabile riservato a tutti coloro i quali agiscono in modo tale da autoassimilarsi ad una macchina? Quello di entrare in un regime di concorrenzialità con le macchine, naturalmente.

Quest'oggi l'agenzia ANSA riporta la notizia che una coppia di brillanti professori statunitensi, specializzati nello sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale, ha appena finito di approntare un software, chiamato Stats Monkey, capace di redigere autonomamente interi articoli sportivi, basandosi sui dati e le informazioni che reperisce e seleziona in rete.

Credo sia perfino superfluo sottolineare il significato di una simile notizia. Quanto tempo passerà prima che un editore sceglierà di sostituire il primo giornalista robotico con un robot giornalista? Con una macchina che - man mano che la tecnologia si affinerà - fornirà un servizio pressochè identico, lavorando instancabilmente 24 ore al giorno, e senza pretendere un'euro di compenso?

Tanti auguri ai signori giornalisti, categoria in predicato di estinguersi per via di un autolesionismo ridicolo, stolto e indolente, degno di un uccello dodo.

 

Link all'articolo ANSA 10 marzo 2010

Fonte: http://www.anticorpi.info/2010/03/buone-notizie-per-i-giornalisti.html

 

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