I partiti e la ghigliottina

 

Col tempo ho imparato a pensare che l'umanità si divide in due partiti, anzi tre: il partito di quelli che pensano di poter cambiare il mondo, il partito di quelli che ritengono che sia possibile cambiare gli uomini e il terzo partito di quelli che sostengono sia meglio cambiare se stessi per poi cambiare il mondo. Dal latino "partitus", participio passato di "partire" - "dividere". La parola nei secoli ha assunto diversi significati carichi di valori tipicamente umani. In italiano antico, una partita indicava una parte, una certa quantità, e in particolare, nell'uso commerciale, merce acquistata o venduta. Si può parlare così di una partita di legumi o di legname. Dalla registrazione di queste transazioni commerciali, dare e avere, nel XIII secolo nacque la partita doppia dai mercanti italiani che diffusero poi questo termine in tutta Europa.

"Partire" ha avuto non solamente il significato di "dividere", ma anche quello di "dividersi", in primo luogo spazialmente, cioè allontanarsi - da cui l'attuale valore di andare via. Da questa ultima accezione hanno avuto luogo modi di dire quali: "partire è un po' morire", o "partire per la tangente"; e di qualcuno che non ragiona più si dice che è "partito" oppure che non ha più il governo di sé. Con "partito" ci si riferisce a chi è andato via, e a chi si è diviso o separato, oppure a ciò che è stato diviso, in relazione a una scelta da operare o a una decisione da prendere, soprattutto nei confronti di qualcuno che è a "mal partito".

Nell'uso politico, il termine "partito" entra in italiano all'epoca dei comuni del tardo medio evo, quando la lotta per il potere generava continue divisioni in gruppi o parti. Il "Partito" si afferma infatti accanto all'antica parola "parte" - con cui ad esempio a Firenze si intendeva la parte guelfa - proprio nel momento più aspro di tale lotta, cioè nel Trecento. Questo "valore" di parte politica si mantenne anche in seguito, in riferimento a piccoli gruppi di potere. A Roma, tra il Cinque e il Seicento, esistevano fra i cardinali e nelle alte sfere ecclesiastiche un "partito" francese e un "partito" spagnolo, cioè fazioni favorevoli alla politica dell'una o dell'altra potenza in auge.

Il concetto moderno di "partito", quale forma istituzionale legata a una base ideologica, si afferma con la nascita delle democrazie contemporanee. Con le grandi rivoluzioni del Settecento e dell'Ottocento, si diffusero in Europa quegli ideali di libertà che vennero rivendicati come diritti irrinunciabili, e tra questi, in particolare, il diritto dei singoli di riunirsi in partiti per discutere e promuovere l'orientamento politico della nazione. Per questo oggi si può parlare di partiti di governo o di opposizione. La Costituzione italiana stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Fin qui l'analisi storico-linguistica approssimativa legata alla realtà del nostro Paese. Si può dire, comunque, che in tutto il mondo l'idea del "partito", inteso come componente di una parte, una fazione, un gruppo, sia più che diffusa ed usata. Ma è qui da noi che mi sembra opportuno parlarne anche in occasione del fatto che al momento attuale tutti i nostri partiti politici sono in pieno fermento in previsione delle prossime elezioni politiche. Non ce ne siamo accorti, infatti, anche perché ci hanno distratto le scosse di terremoto e sta per arrivare Scipione l'Africano dell'estate.

Mancano solo sette mesi, mi pare, alle prossime elezioni e tutte le parti sociali, i partiti, sono in fibrillazioni. I nomi cambiano, i candidati alle primarie si susseguono, come del resto gli avvisi di garanzia, gli arresti, i sondaggi e le previsioni. E' in atto un sommovimento mai visto prima nel Bel Paese. Con la scomparsa o la disintegrazione del partito di latta, di celluloide o di bunga-bunga da una parte, la sfioritura di ulivi, margherite, querce di vario genere, dall'altra, sono arrivate le stelle dei grilli che non si sa ancora bene quale forma prenderanno. Il prossimo 14 luglio verrà presentato a Milano il nuovo partito della rivoluzione. Ecco, Mi pare che il quadro sia al completo.

Non so se esiste da qualche parte uno studio, una ricerca, un libro che fornisca l'elenco completo di  tutti i partiti che sono nati e scomparsi nella storia non breve della nostra Repubblica. Credo che saranno migliaia, tra quelli che si sono presentati a tutti i tipi di elezioni, comunali, regionali, nazionali. Tra partiti che sono stati poi debitamente rappresentati e quelli che hanno fatto solo da comparsa o da "civetta". Una cosa è certa: la simbologia storica è sconfinata.

Quando ero ancora ragazzo ricordo quel "partito della bistecca" fondato da Corrado Tedeschi, padre del Partito Nettista Italiano che si proponeva l'abolizione delle tasse, la distribuzione quotidiana di carne alla popolazione e la riduzione del lavoro. Che tempi! Il simbolo era una bistecca nel piatto, se ricordo bene.

Quale sarà quello di Vittorio Sgarbi ? Se le parole hanno senso ed una storia, non può che essere una ... ghigliottina! Attenzione a non perdere la ... testa. L'idea fissa resta, comunque, quella che ho detto all'inizio: cambiare il mondo, cambiare l'uomo, cambiare se stessi. Perché ciò avvenga è necessario che tutto cambi per restare come prima. Questo lo disse un grande .... animale: il Gattopardo!

 

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