Le Aspettative dei Burattinai (Parte 1)

di Viator

PREMESSA

Abbiamo visto in diversi video e articoli (v. post correlati) come il cosiddetto 'potere' sia solito fare ampio ricorso agli input veicolati dai mezzi di comunicazione di massa per plasmare la società a proprio piacimento. Si tratta di strategie persuasive che per molti decenni sono state il fiore all'occhiello della finta democrazia occidentale.

Oggi tuttavia simili espedienti sembrano fare molta più fatica a conservare la loro mimetizzazione all'interno dei contenuti mediatici, e ciò facilita il compito di chi intenda crearsi una mezza idea degli scopi che perseguono.

Questo post - data la complessità del tema - non pretende di essere inconfutabile, né esaustivo. Mi limiterò ad esaminare solo alcuni aspetti del problema. Il modulo dei commenti è pronto a registrare integrazioni, segnalazioni e quanto altro sia in grado di agevolare l'orientamento in questo labirinto di specchi.

Assunto.
L'intero complesso dei mezzi di comunicazione di massa ha assolto e assolve precise funzioni di persuasione politica e manipolazione emotiva, dietro il costante impulso di una unica volontà, o di diverse volontà mosse da un intento comune.

Prova evidente della capziosità della comunicazione di massa è la omogeneità con cui praticamente tutte le aziende del settore - benché operanti in un regime di libera concorrenza - sono solite rappresentare la realtà che ci circonda. Il mondo è (ancora) un posto molto ricco e sfaccettato, eppure la comunicazione di massa - dal cinema alla fiction, alla televisione, alla informazione - si ostina a porre in evidenza ossessivamente solo alcuni dei suoi aspetti, ignorandone molti altri. Tra gli esempi più eclatanti al riguardo vi è il boicottaggio della spiritualità, di cui parleremo a breve. Ma è sufficiente fare mente locale per trovarne molti altri; dagli stereotipi politici, sociali e culturali; ai dogmi economici, ai canoni estetici, alla narrazione giornalistica di lontani conflitti bellici, alla descrizione di (finte) pandemie di influenza, ai dibattiti a sfondo medico. Nella comunicazione di massa ogni cosa appare sempre così netta e certa da suscitare l'idea che qualsiasi nozione si ponga al di fuori di essa sia finta, strana, sbagliata o trascurabile. E' plausibile che una simile omogeneità si sia sviluppata e tenda a conservarsi spontaneamente? Non lo è. Più probabile che incarni il principale strumento di una campagna orchestrata ai piani alti, finalizzata al controllo intellettuale ed emotivo delle masse.

Obiezioni.
Ma come si spiega che l'intera industria dei mass media - aziende composte da organici di centinaia, se non migliaia di elementi - sia così ben coordinata e compatta da riuscire ad allestire anno dopo anno e con estrema dovizia di particolari una realtà fittizia progettata con l'esplicito intento di ingannare la collettività? E come è possibile che la collettività sia così sprovveduta da bersela illimitatamente?
A prima vista sembra la trama di un film di Austin Powers. Il discorso però guadagna sostanza se si considera che in realtà simili operazioni di 'illusionismo globale' siano sempre esistite nell'ambito della cultura dominante.

Molti indizi ad esempio indicano come nella Storiografia ufficiale siano all'ordine del giorno. Conosciamo il tenore con cui i testi di storia si occupano del genocidio dei nativi americani, o del risorgimento italiano, o del secondo dopoguerra. Sappiamo come descrivono gli eventi dell'11 Settembre 2001, rifacendosi alla versione dei fatti diramata dal governo americano, sconfessata da molti documenti e testimonianze, oltre che dal comune buon senso. Indizi che se abbinati alle forme di 'opportunismo' riscontrabili in diversi altri ambiti del sapere di massa - inducono a ritenere che la alterazione del sapere per fini politici abbia luogo in qualsiasi altra materia: dalle scienze alla filosofia.

Ciò detto: è possibile che tutti gli studiosi ed i docenti che diffondono una versione non veritiera, politicamente alterata del sapere siano parti conniventi di un complotto globale finalizzato alla manipolazione delle masse? Anche in questo caso, non lo è. Ciò nonostante milioni di studenti di economia continuano a laurearsi convinti che il signoraggio bancario non esista, o che sia cosa buona e giusta. Milioni di studenti di storia continuano a trovare stampato sui libri di testo che la unità di Italia sia stata conquistata da mille contadini male armati che costrinsero alla ritirata un esercito di 25.000 professionisti.

Ebbene, il motore che muove la rappresentazione della finta attualità funziona come quello che si cela dietro la macchina del finto sapere; non necessita di connivenza, ma di una credula, sprovveduta inconsapevolezza. La stragrande maggioranza delle persone che avallano la 'realtà mediata' sono ciò che David Icke definisce: ripetitori. I ripetitori non dubitano delle nozioni che sono state loro tramandate da altri ripetitori; non dubitano della parola delle persone che il sistema dipinge come 'autorevoli'; non dubitano di quanto riportato nei libri pubblicati da editori 'importanti.' In cuor loro sono convinti di contribuire alla diffusione di una informazione equa e oggettiva. Forse alla lunga i più intelligenti sospettano di essersi trasformati in strumenti al servizio di un regime invisibile e corrotto, ma probabilmente a quel punto sono già così invischiati nei meccanismi sistemici che finiscono per soffocare quella vocina nella testa (bias).

A tal proposito, la persuasione mediatica riesce a preservarsi nel tempo grazie ad alcuni collaudati meccanismi psicologici e pratici, tra cui troviamo:

a Autoreferenzialità - Quasi tutte le informazioni veicolate dalla comunicazione di massa non sono verificabili dai fruitori finali. Il che in linea di principio è ragionevole, trattandosi di dati smistati per centinaia o migliaia di chilometri, fino agli angoli più speduti del globo. La non verificabilità però diventa un vizio capitale nel momento in cui anche a fronte di numerose e diverse potenziali chiavi di lettura, le informazioni siano sistematicamente descritte dallo intero panorama mediatico tramite la stessa chiave di lettura. Fin dai suoi albori la comunicazione di massa si è ben guardata dal rappresentare la realtà in maniera esaustiva e pluralistica, negando lo accesso al proprio circuito a qualsiasi punto di vista rischiasse di gettare ombra sulla 'buona fede' e 'obiettività' che il cittadino tende ad attribuirle.

b Assonanza - La realtà descritta nei mass media è del tutto coerente con la idea di realtà che ci è stata inculcata fin dalla prima infanzia attraverso l'educazione familiare, la scuola, l'università (istituzioni sincere per definizione). Condizionamenti che ci hanno accompagnati per tutto l'iter della crescita, diventando la ossatura della nostra percezione della realtà. Ciò fa si che transitivamente tendiamo ad attribuire alla comunicazione di massa la stessa buona fede e obiettività che attribuiamo alla famiglia, alla scuola, alla università.

c Verismo- La realtà propinata dai mass media non è del tutto finta, cioè inventata di sana pianta, ma in larga parte trae spunto da eventi e nozioni reali. Sebbene a volte si spingano fino alla modificazione del cosa, occultando oppure inventando di sana pianta una notizia, nella quotidianità è soprattutto il come, ad essere manipolato. Una rielaborazione con cui si trasformano eventi e nozioni realmente esistenti in strumenti di manipolazione mentale sociale; tutto ciò grazie a espedienti quali la ripetizione, la distorsione, la decontestualizzazione (...)

d Bias - Normalmente ogni individuo tende a percepire la realtà in funzione dei propri preconcetti; qualsiasi nuovo input è interpretato dal nostro subconscio in modo tale che si integri ai nostri schemi mentali pregressi e ci arrechi il minor trauma possibile (v. post correlati Perché non Riusciamo a Vedere la Realtà).

e Pensiero Unico - Gli enti a supporto della cultura dominante - cioè comunicazione, accademia, finanza e politica - sono sempre composti da individui del tutto plagiati dalla cultura dominante. Requisito che si rinnova nel tempo grazie a una 'scrematura' che ha luogo su due livelli: uno intrinseco, per cui individui intellettualmente liberi ed enti sistemici tendono a repellersi vicendevolmente; ed uno pratico, attraverso colloqui di assunzione e test attitudinali gestiti da selezionatori a loro volta assunti con i medesimi criteri selettivi.

Ciò premesso, diamo inizio alla rassegna.

PAURA

Non è necessario scomodare sociologi e scienziati della comunicazione per intuire come tutto l'ambaradan del controllo sociale fin dalla notte dei tempi si sia retto sulla istillazione della paura. Paura del nemico, della divinità, della diversità, della legge, del crimine, del terrorismo ... e via dicendo. Come sappiamo, la paura rende gli individui malleabili, pavidi e disposti ad accettare docilmente qualsiasi obbligo o cambiamento sia loro imposto dalle autorità (v. post correlati).

1- Materialismo e paura della morte.
Si tratta della madre di tutte le paure. Nel tempo si è estesa e radicalizzata. Da essa discende - con la sciacallesca benedizione delle industrie della farmaceutica, della cosmetica e della chirurgia estetica - la paura di invecchiare. Appare evidente il gran lavoro svolto dai mass media per istillare nella mentalità collettiva un cieco terrore della morte. Il perché è presto detto: la concezione secondo cui la esistenza terrena sia unica, irripetibile e del tutto priva di senso, alimenta un sacro terrore di perderla o sprecarla, e ciò rende l'uomo mansueto ed egoista, dunque controllabile.

La comune paura della morte viene regolarmente alimentata dalla comunicazione di massa tramite la diffusione della mentalità materialistica. Il materialismo a sua volta viene alimentato nei modi più disparati. Uno di essi è la diffusione di una visione apologetica, estremamente parziale ed edulcorata del positivismo scientifico.

Molti assunti positivistici avallati dalla cultura dominante e accettati come dogmi da miliardi di persone, in realtà non superano il vaglio della stessa scienza; si tratta di semplici teorie immeritatamente elevate al rango di verità indubitabili. In taluni casi risultano così implausibili che sembrano create con il solo obiettivo di frapporsi tra le persone e una concezione trascendente della esistenza.

Per fare un esempio, secondo il fisico teorico inglese Fred Hoyle:
Le probabilità che la vita si sia originata autonomamente sulla Terra non sono maggiori delle probabilità che un uragano soffiando su un deposito di rottami assembli in modo fortuito un Boeing 747.

Eppure i gatekeeper mediatici e accademici si dicono del tutto convinti che qualche miliardo di anni fa per puro caso venne fuori un Boeing da un mucchio di rottami. Le probabilità che nella realtà si realizzi una cosa simile sono risibili, ma da questo orecchio i grandi divulgatori non ci sentono, e ciò malgrado la scienza statistica sia tra i loro gingilli preferiti, vista la assiduità con cui ricorrono a sondaggi, analisi e grafici di ogni tipo (spesso manipolandoli).
Con ciò non voglio sostenere che la vita sul pianeta non possa avere avuto origine con le modalità descritte dalla scienza ortodossa; ma solo far notare che trattandosi di una tesi non comprovata né comprovabile, democraticità, oggettività e buona fede avrebbero voluto che fosse presentata alla collettività per ciò che è, ossia una teoria, e non certo che fosse studiata in tutte le scuole sotto forma di verità assodata.

Cosa si aspettano?
Che puntiamo tutto sul cavallo perdente del materialismo. La vera spiritualità - quella che non prevede intermediari tra uomo e trascendente - riduce la paura della morte, il che automaticamente accresce negli individui la propensione a vivere con coraggio, dignità, indipendenza. E dato che un efficace controllo sociale presuppone che gli individui siano costretti in una permanente condizione di degrado e insicurezza, se ne deduce che il potere abbia tutto l'interesse affinché la gente disconosca la propria componente spirituale, tendendo a confondendola con cose come il moralismo, la superstizione e la religione.

2- Paura della povertà.
Dalla paura della morte discende quella della povertà. Se spendo la mia unica esistenza vivendo al di sotto delle aspettative che covo da quando sono nato (avendo assunto come verità rivelate i miti propagandati dalla cultura dominante) - sarà come sprecare una irripetibile occasione. Ed ecco 'casualmente' proliferare il culto della ricchezza, della ridondanza e del potere, e al tempo stesso il disprezzo nei confronti di qualsiasi stile di vita non emuli le abitudini dei 'vip' da rotocalco, dipinti come 'persone realizzate.'

Sui media c'è ancora chi insiste con la favola degli sfortunati paesi poveri, quando ormai anche le pietre sanno che se esiste la 'povertà', essa è dovuta a deliberate misure politiche realizzate affinché l'accesso a beni e servizi essenziali fosse negato nei paesi cosiddetti sottosviluppati, o gravato da accise esorbitanti in quelli sviluppati. In realtà il controllo dello accesso ai beni e servizi essenziali è una 'manopola politica' con cui il potere regola il livello di soggiogamento dei popoli.

Cosa si aspettano?
La paura della povertà in combinazione con il ricatto del debito è senza dubbio uno degli strumenti più efficaci attraverso cui i burattinai riescono a mantenere il controllo del gregge, obbligandolo ad amare la propria schiavitù, a ricercarla presso gli uffici di collocamento, a sottostare a qualsiasi condizione gli sia imposta come contropartita del privilegio di sopravvivere lavorando. In questo modo letteralmente derubano gli individui del tempo necessario per raggiungere quel grado di autonomia culturale, psicologica e spirituale indispensabile per realizzare di non avere alcun bisogno di una manciata di esaltati che gestiscano la loro esistenza (a tal proposito, vedi A Cosa Serve la Crisi Finanziaria?, di Paolo Franceschetti, nei post correlati).

Relativamente alla crisi.
In taluni casi il costo della vita viene deliberatamente fatto lievitare oltre la soglia di sopportazione. Secondo quanto dichiarato dal presidente del consiglio italiano, ogni grande cambiamento sociale e politico per essere realizzato necessita di una grande crisi (Fonte). In sostanza Monti-9000 ha candidamente ammesso che tutte le volte in cui il potere intenda introdurre sostanziali novità politiche o sociali (ad esempio le cessioni di sovranità cui fa riferimento nella intervista), i burattinai si premurano di creare i presupposti affinché il gregge si trovi costretto a scegliere tra un conservatorismo accomodante ma sconveniente ed un riformismo gravoso ma conveniente. Il che la dice lunga sulla imprevedibilità e spontaneità della attuale crisi, di cui sono stati sviscerati tutti i possibili aspetti finanziari e speculativi, mentre si tende a trascurare le finalità psicologiche e politiche:

Cosa si aspettano?
- istillazione della intolleranza nei confronti delle istituzioni e delle classi politiche nazionali, su cui fare leva in prima istanza per distrarre l'opinione pubblica dai reali colpevoli della mattanza economica; in seconda istanza per persuadere la gente circa la necessità di un ricambio ai vertici della politica e di una riduzione del numero di parlamentari (pochi seggi sono più manovrabili e rappresentano un passo concreto verso la abolizione dei parlamenti); in terza istanza per iniziare a diffondere l'idea che la soluzione alle piaghe che devastano la società sia quella di abolire la democrazia rappresentativa e affidare il potere legislativo direttamente al popolo, coadiuvato da una schiera di burocrati non eletti, ma estremamente eleganti e sobri. In quarta e ultima istanza, per indurre determinate categorie sociali a sviluppare emozioni di frustrazione e odio che conducano al caos sociale oppure (più plausibile) fungano da motivazioni ufficiali per una serie di auto-attentati false flag. Simili eventi fungerebbero da spartiacque tra i due 'mondi' e fornirebbero al potere una motivazione ufficiale a sostegno di nuove misure restrittive delle libertà individuali.

- istillazione di una diffusa intolleranza nei confronti degli evasori fiscali. Se la nostra economia si ritrova alla canna del gas la colpa è degli evasori fiscali. Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti. Riconoscete i ritornelli? Attualmente si trovano in cima alla hit-parade delle balle. Per toglierseli dalla testa basta informarsi su temi quali la sovranità monetaria, il diritto alla autodeterminazione dei popoli, il signoraggio bancario, la globalizzazione selvaggia, e via dicendo. Una volta creato il luogo comune, questo potrà essere usato come cavallo di Troia per indurre la gente a familiarizzare con la idea della abolizione del denaro contante da realizzarsi come misura preventiva della evasione fiscale, tutto ciò assumendo come 'male minore' il potenziale intimidatorio, anti-democratico e intrusivo di una simile soluzione (v. post correlati).

3- Paura della natura, dell'ignoto, dei criminali /terroristi.
Avete mai provato a contare quanti film siano stati realizzati - dagli anni '50 ad oggi - in cui gli esseri umani sono obbligati a vedersela con una qualche sciagura naturale, dalle bestie assassine alle catastrofi, alle lande desolate e impervie, alla oscure aree rurali con i loro pericolosi abitanti? Sono talmente tanti che mi sembra inutile citare anche un solo titolo.

Pur non negando che la natura a volte possa essere pericolosa per gli esseri umani, specie per quelli nati e cresciuti nella cattività urbana, è necessario notare come di converso nessuno si preoccupi di trattare con il medesimo tenore allarmistico i rischi della vita di città. Stiamo parlando di avvelenamenti, mutazioni cellulari, intossicazioni le quali ne uccidono a frotte ogni santo giorno; schiere di decessi che nei rari casi in cui siano degnati della attenzione dei media sono dipinti come isolate fattispecie sfortunate, quando in realtà appare sempre più evidente come il modello di vita urbano - a ridosso delle aree industriali, saturo di agenti insalubri e cibi spazzatura - stia facendo da teatro a ciò che in un remoto futuro gli storici ricorderanno come il più grande genocidio della storia. Un genocidio fatto di ipocrisia e tradimenti eccellenti.

I rischi specifici della vita metropolitana secondo la realtà filmica si ridurrebbero alla criminalità, elemento dissuasivo che si aggancia sia alla paura della morte che a quella della povertà, e che ci viene propinato in gran quantità ed in ogni formato. Dalla abbondante cronaca nera proposta senza tregua da notiziari, talk show e contenitori di cronaca; alle fiction di genere thriller e poliziesco (avete una vaga idea di quante fiction a sfondo poliziesco vadano in onda oggi in Italia?)

Cosa si aspettano?
- Che intimiditi dallo spauracchio della criminalità i cittadini continuino a tollerare il presidio del territorio da parte del potere, assoggettandosi ad esso in cambio di protezione.

- Che la gente continui a denotare diffidenza verso qualsiasi cosa non appartenga alla normalità dello habitat metropolitano occidentale (v. post correlati) e a percepire come alieni e pericolosi popoli e territori 'esotici.'

Alla luce delle molte risorse che il potere ha investito per convogliare la maggior parte del gregge in aree metropolitane disseminate di veleni, bancomat e telecamere di sorveglianza, si tratta di una aspettativa più che comprensibile.

4- Paura dei poteri occulti.
La percezione di un mondo letteralmente in mano alla criminalità, ai terrosisti e ai maniaci omicidi con il passare del tempo è andata affievolendosi in una porzione sempre maggiore di popolazione, che lentamente ha preso atto delle discrepanze esistenti tra la realtà descritta dai mass media - violenta, pericolosa e sanguinaria - e la propria personale esperienza di vita reale, assai meno drammatica.

Cosa si aspettano?
E' possibile che per rinfocolare la paura nella porzione di popolazione immunizzata allo spauracchio della criminalità si siano introdotti nella cultura di massa alcuni nuovi spauracchi. Questa nuova insicurezza potrebbe essere somministrata sotto forma di poteri occulti, società segrete, sette sataniche, invasori alieni. Con ciò non voglio dire che le entità di cui sopra non esistano, ma solo che - soprattutto in questa particolare fase storica - la trattazione di un certo tipo di tematiche potrebbe essere tollerata (e perfino supportata, come vedremo nella seconda parte) in quanto veicolo di insicurezza per determinate categorie di cittadini.

5- Paura della Catastrofe e della Epidemia.
Anche in questo caso è facile notare come negli ultimi anni la comunicazione di massa non abbia lesinato sulla produzione di materiale avente per oggetto epidemie e catastrofi naturali di dimensioni apocalittiche. Persino la informazione main-stream quando si tratta di questa roba sembra giocare al gatto col topo, nel senso che da un lato definisce infondata qualsiasi teoria circa possibili catastrofi globali e pandemie apocalittiche, mentre dall'altro denota una propensione morbosa nell'infondere paura tramite la spettacolarizzazione di qualsiasi focolaio epidemico e di qualsiasi evento anomalo o catastrofico abbia luogo in giro per il mondo.

Cosa si aspettano?
Il clima di allarmismo costruito intorno allo spauracchio pandemico è in primo luogo connesso alla campagna di induzione alle vaccinazioni. Tale campagna potrebbe perseguire i più disparati obiettivi, che in questa sede non è il caso di approfondire, anche perché il web (compreso questo blog) è stracolmo di articoli che si occupano del lato oscuro delle vaccinazioni di massa.

Lo spauracchio della catastrofe naturale potrebbe invece sottintendere che:

- il potere ha previsto il verificarsi di future grandi catastrofi naturali, però ha scelto di non veicolare la notizia attraverso i normali canali informativi, preferendo la via della insinuazione, 'camuffando' questa informazione sotto forma di film e documentari. A me la cosa non sembra gran che plausibile. Proprio non riesco a immaginare un singolo buon motivo per cui dovrebbero agire in questo modo.

- il potere ha previsto il verificarsi di future grandi catastrofi naturali, ed ha scelto di appiccicarvi sopra la etichetta di 'fiction' per indurre la popolazione a sottostimare una simile eventualità, per esigenze di ordine pubblico. Ipotesi che però non combacia con la opera di spettacolarizzazione mediatica delle reali catastrofi che hanno luogo in giro per il mondo.

- il potere intende farsi artefice di una o più catastrofi artificiali che il mondo debba percepire come 'naturali' (v. post correlati), e allora si dà da fare per istillare nello inconscio collettivo l'idea della catastrofe naturale. Questa mi calza meglio.

- il potere sta sfruttando l'aspettativa formatasi intorno a teorie e profezie apocalittiche per elevare il livello di insicurezza, dunque la remissività della popolazione in una fase storica di radicali mutamenti sociali e politici (con il supporto di qualche catastrofe artificiale?). Plausibile, anche perché soddisfa i criteri del rasoio di occam, e ben si adatta ad altre campagne attualmente in atto, che tratteremo nella seconda parte del post.

seconda partehttp://www.anticorpi.info/2012/05/le-aspettative-dei-burattinai-parte-2.html

Fonte: http://www.anticorpi.info/2012/05/le-aspettative-dei-burattinai-parte-1.html

 

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