La rete della vita

Il titolo di questo libro, pubblicato una decina di anni fa, mi offre la possibilità di parlare di altri libri, oltre che intrecciare la discussione su argomenti che risultano a loro volta interconnessi. Il volume intitolato "The web of life" porta a pensare a tutto ciò che è collegato all'idea della vita e a quella della rete. Non è strano, quindi, che questo stesso libro abbia per sottotitolo: "Una nuova sintesi di mente e materia: il primo completo resoconto sulla vita sin dai tempi della Genesi". Tutto comincia con una citazione riportata dall'autore, all'apparenza banale e scontata, ma che poi apre un intero orizzonte alla discussione ed alla ricerca: "tutte le cose sono connesse".

Molta carne a cuocere, direi: il concetto di vita e quello di rete, l'uomo le sue origini e la sua vita, il suo destino la sua mente, l'origine della materia. Nel 1944 il fisico austriaco Erwin Schroedinger scrisse un libretto di poche pagine, ma di denso contenuto, intitolato "Che cos'è la vita?". In esso avanzava delle chiare e convincenti ipotesi sulla struttura molecolare dei geni. Il libro stimolò i biologi e i ricercatori a fare ricerca in un modo diverso, ed aprì in tal modo nuove frontiere alla scienza nello studio della biologia molecolare. Negli anni successivi tutto ciò ha provocato una serie di scoperte importanti culminate nella scoperta di quello che viene chiamato il "codice genetico". Queste scoperte spettacolari, comunque, non hanno portato gli studiosi a dare risposte certe alla domanda iniziale posta dallo scienziato austriaco. Nè tanto meno sono riusciti a dare un riscontro ragionevole alla domanda su come le strutture complesse evolvono da una scelta a caso di molecole: "Qual'è la relazione tra mente e cervello e che cosa è la coscienza?"

I biologi molecolari hanno scoperto la struttura fondamentale dei blocchi della vita. Ma questa scoperta non li ha aiutati affatto a comprendere le azioni integrative vitali degli organismi viventi. Oltre 30 anni fa, uno dei più famosi biologi molecolari Sydney Brenner ebbe a dire che c'era bisogno di un nuovo linguaggio, un nuovo modo o sistema per cercare di dare risposte ragionevoli alle domande sulla origine e rigenerazione delle molecole in un organismo ferito; su come un uovo forma il suo organismo; insomma come la vita rigenera la vita. Questo nuovo linguaggio deve servire a capire i sofisticati, complessi ed integrati sistemi di vita chiamati con nomi diversi: "teoria dei sistemi dinamici", "teoria della complessità" , "dinamiche non lineari" , "sistemi dinamici" e via dicendo. Concetti chiave sono gli "attrattori caotici" , i "frattali" , le "strutture dissipative" , la "auto-organizzazione", le"strutture autopoeiche" .

In tutto questo apparente caos informativo, in cui tutti i cerchi della ricerca sembrano chiudersi per riaprirsi, il libro di Capra introduce il concetto importante e forse nuovo della interconnessione della terra con tutti i suoi abitatori ed abitanti. Non a caso l'autore ha scritto libri di fisica, filosofia e di sociologia. Quasi a voler provare la necessita di una interconnessione che porti ad un nuovo paradigma olistico che vede il mondo come un tutto integrato piuttosto che tante parti separate. La si può anche considerare una visione o idea ecologica nel senso più ampio ed allargato del termine. Ecologia non di superficie, ma nel profondo, avente al centro l'uomo. Uomini come se fossero sopra o all'esterno della natura, fonte di valore nei confronti della natura. Insomma una ecologia che non divide, separa l'umanità dalla natura, bensì riconosce che tutti gli esseri viventi hanno valori e visioni in comune con l'umanità, la rete della vita, appunto. Un'ecologia del profondo che ha qualcosa di spirituale e di religioso.

Quando il fisico Fritjof Capra chiama questa nuova emergente realtà "ecologia del profondo" colloca la vita al centro. E questo è un punto molto importante per la scienza perchè tradizionalmente la fisica si è sempre collocata in quel posto ritenendosi modello e sorgente di ogni metafora per le altre scienze. "Tutta la filosofia è come un albero" ha scritto Cartesio . "Le radici sono metafisiche, il tronco è la fisica, i rami sono le altre scienze". L'ecologia del profondo va oltre la metafora cartesiana, la fisica perde il suo ruolo di scienza che fornisce la descrizione più importante della realtà. Un'idea questa che comunque non viene ancora accettata. Le scienze che vanno verso lo studio della vita sono destinate ad avere un ruolo fondamentale nel tentativo di dare una risposta alla domanda iniziale di Schrodinger.

Scoperte recenti in astrofisica e altre teorie che propongono da un punto di vista fisico una sorta di universalità della coscienza sembrano supportare le osservazioni di Capra. Inoltre non ci sarebbe concorrenza tra le varie discipline scientifiche. L'autore, oltre ad esaminare gli studi ed i pensiero di scienziati come Maturana , Varela, Lovelock , Prigogine e Margulis , passa in esame anche alcuni sistemi viventi come le foreste pluviali ed il corpo umano con le sue cellule e li considera come dei semplici "meccanismi". Ma ci può esssere un organismo senza un organizzatore per far funzionare e collaborare gli elementi di un sistema? Ogni componente dovrebbe esso stesso essere considerato come un organismo. Nè si può provare che un organismo composto di molti elementi è il prodotto di un assemblaggio casuale di diversi tipi.

In un certo qual modo questo libro sembra capovolgere l'affermazione cartesiana che la mente è sinonimo di ragione. Capra dice invece che in questa teoria di sistemi viventi la mente non è una cosa bensì un processo e si identifica con il processo della vita stessa. Perciò un batterio o una pianta non hanno cervello ma una mente. Gli organismi più semplici sono capaci di percepire e quindi conoscere. Non vedono ma percepiscono i mutamenti nell'ambiente, la differenza tra la luce e le ombre, il caldo e il freddo, concentranzioni alte e basse di alcuni elementi chimici e così via. Insomma, in ogni elemento della natura c'è una coscienza innata allo stato evolutivo.
La rete della vita assomma in sè il pensiero biologico più recente in opposizione al pensiero meccanicistico e ai modelli darwiniani.

In conclusione l'autore sposa in pieno le idee di Gottfried_de_Purucker espresse in "Golden Precepts" e sintetizzate in questa precisa affermazione: "La grande ed unica vera eresia è l'idea che ogni cosa sia separata, distinta e diversa dalle altre cose. Questo pensiero è un fuggire dalla legge naturale dei fatti poichè la natura non è altro che coordinamento, cooperazione, aiuto reciproco; e la regola della unità fondamentale è perfettamente universale: ogni cosa nell'universo vive per ogni altra cosa". Non vi pare che questo pensiero sia riferibile anche ad un'altra Rete, un altro Web?

Ma questo è un altro discorso che vi proporrò un'altra volta.

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