La Coscienza Cosmica dentro di noi

John Archibald Wheeler, decano dei fisici teorici americani, recentemente scomparso – che ha avuto il merito di riportare la metafisica nella fisica - ha affermato che "ogni cosa, ogni particella, ogni campo di forza, perfino il continuum spazio temporale, deriva la sua funzione, il suo significato, la sua stessa esistenza, interamente da risposte indotte da un qualche apparato che formula domande del tipo sì o no, ovvero da scelte binarie: i "bit".

Con questo nuovo linguaggio cibernetico diventa possibile cominciare ad interpretare l'universo come se fosse basilarmente costituito, non di materia o energia, ma di informazioni codificate in un codice binario, una successione di bit positivi e negativi, ed a comprendere in modo unitario l'intera gamma dei fenomeni naturali, ivi comprese la mente e la coscienza. Le ricerche di Wheeler l'hanno indotto a ritenere che potremmo esistere in un universo dove la coscienza non solo ha un ruolo importante, ma è addirittura creativa.

In altre parole, in un "universo partecipativo". Chiarendo il suo pensiero, Wheeler afferma: Non potremmo neanche immaginare un universo che, in qualche luogo e per qualche segmento di tempo, non contenesse degli osservatori, perché i mattoni stessi dell'universo sono questi atti di osservazione partecipata. Wheeler afferma che per noi è impossibile osservare semplicemente il mondo mentre accade intorno a noi. Non possiamo mai essere degli osservatori, perché quando osserviamo, noi creiamo e modifichiamo il creato.

Quando osserviamo la "vita" – la nostra abbondanza spirituale e materiale, i nostri rapporti e la nostra carriera, le nostre passioni più profonde e i nostri maggiori conseguimenti – potremmo ritrovarci a guardare dritto dentro lo specchio delle nostre credenze più vere e talvolta più inconsce. Dalle nostre incommensurabili profondità possiamo cambiare le nostre limitanti convinzioni cristallizzate creando la nuova struttura dell'Essere che vogliamo essere. Possiamo rendere flessibile la nostra nuova struttura permettendoci di interagire con la forza dell'universo che tutto permea. Non c'è alcun limite se non quello autoimposto che pone le sue radici nella torbida paura di manifestare la nostra lucente divinità.

Vota:
Il bastardo rapporto col Maestro (e con me stessa)
Il Tuo Comportamento: Elisir di SALUTE o promotore...

Related Posts

Commenti 9

 
Mister X il Mercoledì, 18 Aprile 2012 21:59

Non c'è pericolo che la metafisica entri nella fisica, proprio per una questione di definizione... tutto ciò che entra nella fisica diventa fisica, è preciso, misurato, sperimentato, espresso in lignuaggio matematico... altrimenti non è fisica.
Ora, la scienza nonchè la fisica sono sistemi che hanno una base ed un range d'azione così limitato, che cercare di trovarvi risposte alle domande fondamentali è semplicemente ridicolo.
Wheeler ha scoperto l'acqua calda, non serve la fisica per capire che senza osservatori non c'è nulla. Infatti se chiudi gli occhi la visione del mondo per un attimo sparisce... e cos'è il mondo se non la visione (insieme alle altre percezioni) del mondo? Non scherzo, provare per credere.
La storia della divinità è roba vecchia, ancora abbiamo il bisogno di parlare di creatore e di dio per capire quello che ci sta attorno? Capire significa accettare ed unificare, non c'entra con la disunione che si crea quando ci si esporpria di una parte di sè per relegarla (da cui il termine religione) nell'alto dei cieli in una figura ridicola quale quella di un dio... tiriamo giù dio dalle nuvolette, ascoltiamo. Oppure si può tranquillamente fischiettare finché non arriva l'orchestra, o finché il fischiettio smette...

Non c'è pericolo che la metafisica entri nella fisica, proprio per una questione di definizione... tutto ciò che entra nella fisica diventa fisica, è preciso, misurato, sperimentato, espresso in lignuaggio matematico... altrimenti non è fisica. Ora, la scienza nonchè la fisica sono sistemi che hanno una base ed un range d'azione così limitato, che cercare di trovarvi risposte alle domande fondamentali è semplicemente ridicolo. Wheeler ha scoperto l'acqua calda, non serve la fisica per capire che senza osservatori non c'è nulla. Infatti se chiudi gli occhi la visione del mondo per un attimo sparisce... e cos'è il mondo se non la visione (insieme alle altre percezioni) del mondo? Non scherzo, provare per credere. La storia della divinità è roba vecchia, ancora abbiamo il bisogno di parlare di creatore e di dio per capire quello che ci sta attorno? Capire significa accettare ed unificare, non c'entra con la disunione che si crea quando ci si esporpria di una parte di sè per relegarla (da cui il termine religione) nell'alto dei cieli in una figura ridicola quale quella di un dio... tiriamo giù dio dalle nuvolette, ascoltiamo. Oppure si può tranquillamente fischiettare finché non arriva l'orchestra, o finché il fischiettio smette...
laura bartorelli il Giovedì, 19 Aprile 2012 08:37

Ma, vedi, io Dio non lo conosco...lo Intendo per istinto e per Intuito...

Ma, vedi, io Dio non lo conosco...lo Intendo per istinto e per Intuito...
Mister X il Giovedì, 19 Aprile 2012 21:52

Per istinto o per intuito si possono intendere un sacco di cose, probabilmente ciò che chiami Dio, io non lo sento esterno a me, quindi non vedo la necessità di dargli un nome inventato da altri, per me è tutto. Il tutto non è distinguibile, perchè è l'unica cosa che non contrasta. Perché Dio sia davvero assoluto dev'essere incontrastato, altrimenti è depotenziato, a ciò che è incontrastato è nullo, in quanto indistinguibile. Comunque sì, ognuno la vede come la vede e usa le parole che preferisce.

Per istinto o per intuito si possono intendere un sacco di cose, probabilmente ciò che chiami Dio, io non lo sento esterno a me, quindi non vedo la necessità di dargli un nome inventato da altri, per me è tutto. Il tutto non è distinguibile, perchè è l'unica cosa che non contrasta. Perché Dio sia davvero assoluto dev'essere incontrastato, altrimenti è depotenziato, a ciò che è incontrastato è nullo, in quanto indistinguibile. Comunque sì, ognuno la vede come la vede e usa le parole che preferisce.
laura bartorelli il Venerdì, 20 Aprile 2012 08:24

Anch'io non lo sento esterno a me...non amo le definizioni ma per capirci dobbiamo definire per forza. Altrimenti basta stare in...Silenzio.

Anch'io non lo sento esterno a me...non amo le definizioni ma per capirci dobbiamo definire per forza. Altrimenti basta stare in...Silenzio.
laura bartorelli il Venerdì, 20 Aprile 2012 08:26

Se fai Meditazione dovresti saperlo...
C'è un intuibile che devi cogliere con il fiore dell'intuire, perchè se inclini verso di esso il tuo intuire e lo concepisci come se intuissi qualcosa di determinato, non lo coglierai. E' il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi. Non si deve coglierlo con veemenza, quell'intuibile, ma con la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura, fuorchè quell'intuibile; e non devi intuirlo con intensità, ma recando il puro sguardo della tua anima distolto, tendere verso l'intuibile, per intenderlo, un vuoto intuire, che al di fuori dell'intuire esso dimora.

(Oracoli Caldaici)

Se fai Meditazione dovresti saperlo... C'è un intuibile che devi cogliere con il fiore dell'intuire, perchè se inclini verso di esso il tuo intuire e lo concepisci come se intuissi qualcosa di determinato, non lo coglierai. E' il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi. Non si deve coglierlo con veemenza, quell'intuibile, ma con la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura, fuorchè quell'intuibile; e non devi intuirlo con intensità, ma recando il puro sguardo della tua anima distolto, tendere verso l'intuibile, per intenderlo, un vuoto intuire, che al di fuori dell'intuire esso dimora. (Oracoli Caldaici)
laura bartorelli il Venerdì, 20 Aprile 2012 09:51

Per Intenderci meglio

C'è un Sentire che devi cogliere con il fiore del tuo Sentire, perché se inclini verso di esso il tuo descrivere e lo concepissi come se descrivessi qualche cosa di determinato, non lo Sentirai. E' il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti sensibili. Non si deve coglierlo con veemenza quel Sentire,ma con la fiamma sottile di un sottile Sentire che tutto sottopone a misura, fuorché quel sentire; e non devi sentirlo con intensità, ma - recando il puro sguardo della tua anima distolto - tendere verso quel Sentire, per intenderlo, un Sentire vuoto, ché al di fuori della descrizione della ragione esso dimora.

Per Intenderci meglio C'è un Sentire che devi cogliere con il fiore del tuo Sentire, perché se inclini verso di esso il tuo descrivere e lo concepissi come se descrivessi qualche cosa di determinato, non lo Sentirai. E' il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti sensibili. Non si deve coglierlo con veemenza quel Sentire,ma con la fiamma sottile di un sottile Sentire che tutto sottopone a misura, fuorché quel sentire; e non devi sentirlo con intensità, ma - recando il puro sguardo della tua anima distolto - tendere verso quel Sentire, per intenderlo, un Sentire vuoto, ché al di fuori della descrizione della ragione esso dimora.
laura bartorelli il Giovedì, 19 Aprile 2012 08:28

Provare per credere!
C’è un intuibile che devi cogliere con il fiore dell’intuire, perchè se inclini verso di esso il tuo intuire e lo concepisci come se intuissi qualcosa di determinato, non lo coglierai. E’ il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi. Non si deve coglierlo con veemenza, quell’intuibile, ma con la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura, fuorchè quell’intuibile; e non devi intuirlo con intensità, ma recando il puro sguardo della tua anima distolto, tendere verso l’intuibile, per intenderlo, un vuoto intuire, che al di fuori dell’intuire esso dimora.

(Oracoli Caldaici)

Provare per credere! C’è un intuibile che devi cogliere con il fiore dell’intuire, perchè se inclini verso di esso il tuo intuire e lo concepisci come se intuissi qualcosa di determinato, non lo coglierai. E’ il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi. Non si deve coglierlo con veemenza, quell’intuibile, ma con la fiamma sottile di un sottile intuire che tutto sottopone a misura, fuorchè quell’intuibile; e non devi intuirlo con intensità, ma recando il puro sguardo della tua anima distolto, tendere verso l’intuibile, per intenderlo, un vuoto intuire, che al di fuori dell’intuire esso dimora. (Oracoli Caldaici)
Naturopatia-ime GiuseppeImbriani il Giovedì, 19 Aprile 2012 09:51

Presupposto che “Dio” non è un fantoccio vanitoso e bramoso di adorazione, bensì più che altro: l’Assoluta Legge Cosmica, l’indefinibile forza che sostiene il tutto; ciò che E’, in tutto e in tutti onnipresente; l’immensa forza dell’Amore dentro e fuori di noi; l’armonia della suprema unione del “tu” e dell’ “io”; l’Aspetto, il Soggetto ispiratore di una RELIGIOSITÁ tanto personale, che ogni intermediario non può che attenuarne la percezione.
Ciò che la società odierna scopre, non solo è già presente dentro la nostra invelata “Prima Essentia”, ma è anche nostro corredo esperienziale nel DNA, nell’IO-storico.

San TOMMASO D’AQUINO (italiano, uomo di chiesa, docente di teologia vissuto nel tredicesimo secolo), rinnovando e ampliando la visione del pensiero di ARISTOTELE (noto filosofo greco del terzo secolo a.C.) e della sua “Metafisica”, segna una distinzione netta fra potenza e atto fra idea e fenomeno, ovvero fra essenza ed esistenza delle cose create e finite.
In Dio nella dimensione trascendente ed assoluta, l’Esistenza e l’Essenza, il Fenomeno e l’Idea, l’Atto e la Potenza, coincidono.
In Dio nella dimensione immanente, ossia presente come scintilla, come spirito divino in tutte le cose, l’Esistenza, il Fenomeno e l’Atto esistono nello stato potenziale, come “forma” unica portante dell’assoluto.
Per cui «le creature sono esseri per partecipazione, la cui essenza non coincide con l’esistenza, bensì l’essenza partecipa all’essere per esistere».
Analogalmente il fenomeno partecipa all’idea per realizzarsi, l’atto partecipa alla potenza per attivarsi.

Inoltre l’individualità dell’Essere creato, oggetto o soggetto che sia, non partecipa all’Essere assoluto in maniera uniforme, bensì in funzione del proprio libero arbitrio, della propria consistenza e volontà, del proprio velo, del proprio modello autocostruito e precostituito; ma sempre e comunque nell’ampiezza infinita delle possibilità dell’Universo, nella “forma” divina unica e potenziale, portante.
Per cui «l’essere come comunemente si intende, non è un concetto di specie “univoco”, bensì “analogo” e si estende dai limiti del più tenue essere partecipato fino a Dio, Essere Assoluto».

Tratto dal Libro “NATUROPATIA Scienza e Trascendenza” di giuseppeImbriani

Presupposto che “Dio” non è un fantoccio vanitoso e bramoso di adorazione, bensì più che altro: l’Assoluta Legge Cosmica, l’indefinibile forza che sostiene il tutto; ciò che E’, in tutto e in tutti onnipresente; l’immensa forza dell’Amore dentro e fuori di noi; l’armonia della suprema unione del “tu” e dell’ “io”; l’Aspetto, il Soggetto ispiratore di una RELIGIOSITÁ tanto personale, che ogni intermediario non può che attenuarne la percezione. Ciò che la società odierna scopre, non solo è già presente dentro la nostra invelata “Prima Essentia”, ma è anche nostro corredo esperienziale nel DNA, nell’IO-storico. San TOMMASO D’AQUINO (italiano, uomo di chiesa, docente di teologia vissuto nel tredicesimo secolo), rinnovando e ampliando la visione del pensiero di ARISTOTELE (noto filosofo greco del terzo secolo a.C.) e della sua “Metafisica”, segna una distinzione netta fra potenza e atto fra idea e fenomeno, ovvero fra essenza ed esistenza delle cose create e finite. In Dio nella dimensione trascendente ed assoluta, l’Esistenza e l’Essenza, il Fenomeno e l’Idea, l’Atto e la Potenza, coincidono. In Dio nella dimensione immanente, ossia presente come scintilla, come spirito divino in tutte le cose, l’Esistenza, il Fenomeno e l’Atto esistono nello stato potenziale, come “forma” unica portante dell’assoluto. Per cui «le creature sono esseri per partecipazione, la cui essenza non coincide con l’esistenza, bensì l’essenza partecipa all’essere per esistere». Analogalmente il fenomeno partecipa all’idea per realizzarsi, l’atto partecipa alla potenza per attivarsi. Inoltre l’individualità dell’Essere creato, oggetto o soggetto che sia, non partecipa all’Essere assoluto in maniera uniforme, bensì in funzione del proprio libero arbitrio, della propria consistenza e volontà, del proprio velo, del proprio modello autocostruito e precostituito; ma sempre e comunque nell’ampiezza infinita delle possibilità dell’Universo, nella “forma” divina unica e potenziale, portante. Per cui «l’essere come comunemente si intende, non è un concetto di specie “univoco”, bensì “analogo” e si estende dai limiti del più tenue essere partecipato fino a Dio, Essere Assoluto». Tratto dal Libro “NATUROPATIA Scienza e Trascendenza” di giuseppeImbriani
Mister X il Giovedì, 19 Aprile 2012 22:01

Se sei così sicuro che dio è ciò che dici tu, allora vorrà dire che lo conosci molto bene!
E se io dicessi che dio è nient'altro che una parte alienata dell'uomo, che l'uomo pone al di sopra di se stesso quando si conosce poco? Ci sono una sfilza di filosofi ben più moderni del vecchio Tommaso che potrei citare,ma non vale la pena usare le parole degli altri quando si possono usare le proprie...
Finchè l'assoluto è alieno, cosa si può comprendere?

Se sei così sicuro che dio è ciò che dici tu, allora vorrà dire che lo conosci molto bene! E se io dicessi che dio è nient'altro che una parte alienata dell'uomo, che l'uomo pone al di sopra di se stesso quando si conosce poco? Ci sono una sfilza di filosofi ben più moderni del vecchio Tommaso che potrei citare,ma non vale la pena usare le parole degli altri quando si possono usare le proprie... Finchè l'assoluto è alieno, cosa si può comprendere?

Accedi