La medicina moderna responsabile di molte malattie che affliggono la nostra società

Mens sana in corpore sano. Sono passati duemila anni di storia dell'uomo e, nonostante tutti i progressi scientifici, la società globale, industrializzata e tecnologica, si sta allontanando sempre di più dal progetto di dare all'essere umano una mente sana in un corpo sano. Un bambino su 5 (20%) soffre d'anomalie della mente, un adolescente su 5 (20%) è un disturbato psichico e le previsioni dell'Organizzazione mondiale delle sanità è che questi valori entro il 2020 raddoppino.

In maniera specifica: sette ragazzi su cento, prima di raggiungere i 18 anni, hanno sofferto di un episodio grave di depressione cui si legano molti suicidi. Sono circa 60 mila i bambini che fanno abitualmente uso di tranquillanti o d'antidepressivi e circa a 20 mila è giornalmente somministrato un sonnifero. Si tratta, è vero, "solo" di settantamila-ottantamila bambini, ma sono ottantamila bambini di troppo, perché nella gran maggioranza dei casi, i problemi psicologici dei bambini si curano risolvendo i problemi che li determinano e non somministrando indiscriminatamente pasticche.

La conoscenza della fatica di vivere già ai primi passi nel mondo è il risultato degli studi sulla crescita e della scoperta di un bambino nuovo rispetto a quello dei nostri tempi e delle nostre nonne. Si pensava che, fino allo sviluppo del linguaggio verbale, il bambino fosse un vegetale da controllare con un metro e una bilancia per seguirne lo sviluppo in a peso e in altezza, mentre oggi sappiamo che hanno bisogni psicologici fin dal primo momento di vita. Bisogni ricchi e complessi quanto nelle età successive, anche se espressi con linguaggi e maschere differenti. Se un bambino al terzo mese di vita e ancora di più all'ottavo non sorride più, rallenta l'esplorazione dello spazio riducendo i movimenti, rifiuta il cibo, tende a dormire a lungo, bisogna considerare che si possa trattare di segni di una depressione e persino di una stanchezza di vivere che sconfina con la voglia, certamente inconsapevole, di scomparire.

Il pianto che abitualmente è interpretato come fame, forse come "male al pancino", insomma com'espressione di un bisogno del corpo, potrebbe invece essere un pianto di disperazione per un dolore causato da una simbiosi materna o paterna interrotta, un dolore che ha il sapore del lutto. Viene voglia da nostalgia per tempi di minor sapere, quando l'ignoranza nascondeva persino la sofferenza. Un tempo credevamo che il bambino fosse felice e invece soffriva, ora sappiamo che può persino "impazzire" ma possiamo aiutarlo a vivere felice. Molti disturbi psicologici dei bambini quali insonnia, iperattività e agitazione con comportamenti aggressivi non dipendono da malattie della mente, ma da trattamenti farmacologici inappropriati e accaniti, da veleni e inquinamento ambientale d'ogni tipo, genere e natura, da esclusione sociale, da difficoltà familiari, da mancanza di rispetto e d'amore.

La risposta che la società, il Sistema, cerca di dare a questi bisogni emergenti è sempre la stessa: trattiamo i bambini con farmaci, dagli ipnoinducenti per farli dormire, se rompono, ai calmanti per bloccarli nella loro insofferenza e protesta.

Il Ministero della Sanità, su pressione dell'industria farmaceutica e, purtroppo, dei pediatri di base, ha dato il consenso alla commercializzazione di un farmaco, il metilfedinato, vero e proprio psicofarmaco, un'anfetamina drogante chiamata anche la "pillola dell'obbedienza". Questo farmaco ha già drogato e rovinato cinque milioni di bambini americani, (dal 1989 al 1996 le ricette per questo farmaco sono aumentate del 600 % e un bambino su 25 in America assume questa sostanza come calmante). Esiste anche un mercato nero del farmaco, sempre in America, perché il metilfedinato è usato da molti studenti universitari come stimolante per lo studio. Questo farmaco sta producendo molti casi di leucemia, psicosi giovanile e depressioni suicidarie, ma le industrie stanno cercando nuovi mercati... così è per tutto ciò che investe la sanità dove ben poco vi è d'etico ma molto di commerciale.

Ci vogliono far credere a tutti i costi che la vita media si sta allungando. È vero, si sta allungando la vita di quelli che sono nati prima degli anni 50, quelle generazioni che sono venute su senza farmaci; per le generazioni seguenti tutte le malattie cronico-degenerative sono in aumento esponenziale. La suscettibilità ad ammalarsi è in aumento. Si prevedono nel mondo trecento milioni di malati di diabete nel 2025, una persona su trenta. I malati di tumore in Europa sono, oggi, 20 milioni ma ne sono previsti il doppio per 2010. Una persona su tre sopra i 55 anni è destinata ad ammalarsi di tumore nel corso dei prossimi anni. Per non parlare di tutto quello che sta succedendo all'ambiente: la mucca pazza e l'afta epizootica sono solo l'inizio di chiari segnali di rivolta della Natura contro i danni che stiamo quotidianamente provocando all'ambiente in cui viviamo: concimi, pesticidi, inquinamento dell'acqua e del suolo, inquinamento dell'aria e la morte delle foreste; alterazione degli alimenti attraverso gli antibiotici, gli ormoni, gli additivi alimentari, gli antiossidanti di sintesi, aromi, coloranti, leganti, solventi, irraggiamento degli alimenti, radioattività indotta.

Guardatevi intorno e considerate quanti vostri amici, ultimamente, si sono ammalati di tumore. Quanti in giovane età sono morti per ictus o infarto.

L'ipertrofia prostatica che una volta colpiva i settantenni, oggi fa la sua comparsa sempre più spesso fra individui di 45 o 50 anni; un individuo su tre a quarantacinque anni è iperteso. E si comincia sempre di più ad essere ammalati fin da bambini: il 10 % dei bambini dei paesi industrializzati soffre d'asma e deve fare uso quotidiano di broncodilatatori e antinfiammatori, il 35 % soffre genericamente d'allergia.

Abbiamo scoperto il genoma. Nel corso dei prossimi dieci anni saranno sconfitti l'85% dei tumori, annunciano i ricercatori delle multinazionali del farmaco ma, ad esempio, le indagini sulle prospettive di vita dei malati di tumore sono addomesticate ad arte. Il caso Di Bella insegna, per convincerci che viviamo nella società migliore possibile, la società dell'evidenza, del pragmatismo, del materialismo e che quindi dobbiamo sostenere questo tipo di sviluppo, di società e di medicina.

Arriveremo a vivere cento, centoventi anni? Ma quando mai! E se anche ci arrivassimo, sai che vita, inebetiti ed imbottiti di farmaci e d'ormoni che impediscono la nostra crescita spirituale. La nostra mente, il nostro spirito, la nostra anima e il nostro corpo sono sempre più a rischio perché c'è poco rispetto per l'individuo. Un aneddoto anarchico recita "nasci, produci, consuma, crepa" ; questo è il tipo di società cui ci stanno addomesticando; il nostro libero arbitrio è in pericolo. Ci abituano a non pensare, a non preoccuparci, come ci hanno abituato a dimenticare le centrali nucleari che vanno in rovina o i sottomarini nucleari che arrugginiscono silenziosamente nei mari del nord, affondandoci nella palude dell'indifferenza e della rassegnazione.

È necessario un radicale cambiamento del modo di pensare e di agire, occorre dare la sveglia alle famiglie che non si sono accorte che, la classe medica, le grandi holding economico finanziarie, legate ai propri interessi di potere, negano che il Sistema sia in crisi. Deve essere compreso da un numero sempre maggiore di persone che "non è oro tutto quello che luccica" e che la nostra salute va guadagnata, come la libertà, giorno per giorno senza acriticamente delegare al Sistema la sua gestione. Occorre un grande sforzo di tutti per la realizzazione del Nuovo Piano di Coscienza che permetta una vita più serena e più sana per la prevenzione di molte malattie.

Di fronte a questo quadro, tutti gli stati occidentali lamentano la crescita esponenziale delle spese mediche e si parla di "crisi della sanità e crisi dell'assistenza sanitaria". Tale crisi, in realtà, non riguarda tanto l'erogazione delle prestazioni sanitarie, né gli aspetti amministrativi o legali quanto è dovuta fondamentalmente alla mancanza di salute. Si avverte dunque l'esigenza di un nuovo approccio che consenta di creare salute. L'attuale pratica medica è priva di un'efficace strategia di prevenzione e fa ben poco per rinforzare il sistema immunitario o per eliminare gli squilibri che sono alla base delle patologie. Si deve riconoscere che la medicina moderna è responsabile di molte malattie che affliggono la nostra società. Numerose ricerche hanno dimostrato che le malattie jatrogene, ossia le patologie dovute alle cure mediche, rappresentano un terzo delle malattie diagnosticate negli ospedali.

La crisi della sanità non si limita semplicemente al problema di assicurare un buon livello d'assistenza sanitaria, è ben più profonda e investe la visione del mondo su cui si fonda la medicina moderna. Nonostante i successi conseguiti, l'attuale pratica medica, avvalendosi di nozioni proprie della fisica classica, adotta un approccio alla fisiologia concettualmente primitivo e talvolta persino grossolano. La sua visione frammentaria dell'organismo, centrata sulla patologia, produce effetti collaterali nocivi, squilibri fisiologici e crea i presupposti per l'instaurarsi d'ulteriori malattie. Per essere davvero efficace la medicina deve trarre vantaggio da una concezione della natura più completa, avanzata e olistica, quale quella emergente dalla scienza del XX secolo.

Dott. Carlo Tonarelli
Omeopata

Vota:
homo sapiens 1962
Iran accusa Big Pharma: «Diffonde le malattie»

Related Posts

Commenti

 
Ancora nessun commento

Accedi