La scrittura introspettiva - II° parte

La parola è una unità minima isolabile in una frase, la frase è un unità minima di un discorso.
Devo essere sincera e sicuramente anche ignorante, non ho studiato la grammatica.
Per me parlare è la danza del respiro,un atto magico, e cantare è un elevazione come pregare, scrivere è uno sforzo, per alcuni, come anche per me, anche  una terapia, probabilmente per far circolare il sangue, per armonizzare gli organi interni, per modificare il disegno cellulare.
Dicevo (nella prima parte di questa confessione pubblica sopratutto a me stessa, a quella parte di me che tende a nscondersi, a farsi male, a sottovalutarsi), che da bambina ero una brava bambina, la protesta infatti mi era sconosciuta, credo sia anche per questo che mi sono esposta a certe tempeste.


Inevitabilmente l'adolescenza è arrivata come una brutta malattia. Così scrivevo, raccontavo di storie vere che inventavo e le protagoniste erano le mie compagne di scuola.
Oggi sono maestra, ho tentato di esserlo nella scuola primaria, invece ho superato il concorso nella scuola dell'infanzia (rivelatasi in seguito una mia fortuna, inizialmente presa male però, non mi andava di pulire il naso a dei mocciosi e nello stesso tempo seguire una direttiva fatta di aquisizione di competenze e roba simile).
Da piccola volevo fare la giornalista (non bisogna tradire i propri sogni infantili).
Una volta alle elementari, scrissi "mia madre si mette..." intendevo dichiarare il cognome da nubile della mia mamma, la mia maestra, mi puntò il dito con ferocia, sgridandomi addosso che quella era un espressione dialettale..manco si tratasse di una bestemmia. Il dialetto era la lingua di casa, era la mia madre lingua.


Anni prima ero arrivata in città, in una casa grande con un cortile che odorava di fiori (e fu li che appressi l'arte e il vizio di mangiare fiori), era grande quella casa, piena di gente e di odori. Venivo dalla parte vecchia, che era un isola, la mia casa, dove io ero nata, affacciava sul  mare, davo il pane ai gabbiani, respiravo salmastro, sentivo il libero vento, la brezza marina, il rumore delle onde. Mi adagia nella nuova casa, c'erano tanti bambini che giocavano nel cortile, dietro, il verde degli alberi, l'incanto di un giardino e di tutto questo me ne innamorai, nonostante l'offesa, simile a quella appena narrata,che anni dopo provai a scuola con la maestra.
Ero sul balcone e guardavo una signora dirimpettai, che mi domandava con un fare gentile quale fosse il mio nome, e io volevo pronunciarlo il mio nome, invece intervenne mia madre nascosta, che mi ammoniva: "zitta, non parlare, non ti permettere". Io parlavo unicamente in dialetto. Ma... come pensavo, sti grandi so strani, infatti, spesso i miei genitori mi facevano parlare in presenza dei loro amici, per poi divertirsi tutti, nel sentirmi dire sguaiatamente determinati vocaboli, che a veder e sentir loro, pronunciavo in modo divertente. Ridevo anch'io. Ma quella volta sul balcone no.
Morale della favola, non ho una buona padronanza nel parlare e faccio errori anche nella scrittura, però ho smesso di farmi correggere e sopratutto di vergognarmi.


Da ragazzina, alle medie scrivevo ed ero brava, così almeno diceva la mia professoressa di lettere che mi regalò un libro, il mio primo libro : Diario napoletano di domenico Rea.
Poi però avvertii che in famiglia la cosa, questa mia strana mania di scrivere, era motivo di scherno, scoprii che mia madre leggeva senza il mio permesso i miei quaderni e..presi senza volerlo a scrivere male ma tanto male che a volte faticavo anch'io a comprendere la mia scrittura. Per autodifesa.
Smisi con il vizio di scrivere. Eppure la mia famiglia non è una famiglia di mostri, io per alcuni versi ne vado fiera, dai miei genitori ho appreso un sacco di cose importanti, penso che ognuno di noi vive certe esperienze che a volte sono difficili da spiegare. Quando si è piccoli si è fragili, come foglie al vento.


Dopo anni di silenzio, con il risveglio della sessualità, ripresi a scrivere, questa volta erano fiabe, ma nessuno doveva leggerle.
Era forse la rivincita di quell'esile bambina che parlava vastasa facendo ridere i grandi oppure in altre occassioni innoridirli? Era forse il desiderio di vivere il sogno delle principesse, quello di essere baciate senza arrossire, come avveniva invece nella realtà al solo pensiero? IL rosso pallido del turbamento, che in seguito sarebbe espoloso in quello accesso della rivoluzione? Dove l'azione prese il posto delle fiabe. Furono tutte sparse al vento.
Nel mio cuore batteva un mitra e gli occhi verde bosco del mio primo amore, presi a scrivere sui muri.

(continua...)

 

 

   

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Commenti 4

 
Sabrina Cucovaz il Sabato, 03 Marzo 2012 11:50

Ciao Rosaverde, non sai quanti sbagli che i genitori fanno inconsapevolmente...
è una ruota che gira... gli sbagli continuano a perpetuarsi di generazione in generazione fino a che qualcuno se ne accorge...ne diventa consapevole e lo corregge, o almeno ci prova, non è facile smarcarsi dai ruoli e sopratutto tendiamo ,o almeno io tendo, a essere uguale a mia madre, anche se da piccola mi ripetevo che da grande non mi sarei comportata così....
penso che solo l' AMORE riesca a spezzare questa giostra, ma di AMORE VERO qua ne abbiamo ancora ben poco... ed è tutto qui il nostro lavoro.... imparare ad AMARE
BUNA GIORNATA ;)

Ciao Rosaverde, non sai quanti sbagli che i genitori fanno inconsapevolmente... è una ruota che gira... gli sbagli continuano a perpetuarsi di generazione in generazione fino a che qualcuno se ne accorge...ne diventa consapevole e lo corregge, o almeno ci prova, non è facile smarcarsi dai ruoli e sopratutto tendiamo ,o almeno io tendo, a essere uguale a mia madre, anche se da piccola mi ripetevo che da grande non mi sarei comportata così.... penso che solo l' AMORE riesca a spezzare questa giostra, ma di AMORE VERO qua ne abbiamo ancora ben poco... ed è tutto qui il nostro lavoro.... imparare ad AMARE BUNA GIORNATA ;)
boccati ornella il Domenica, 04 Marzo 2012 00:55

Rosaverde, c'è molta delicatezza nel tuo modo di scrivere. Aprirsi alla consapevolezza di sè significa disidentificarsi dalle rappresentazioni genitoriali, quelle che abbiamo interiorizzato(nella testa)intendo. I genitori, specialmente se sono rifiutanti e anaffettivi, possono fare tanto male allo sviluppo psicologico dei figli ma da adulti noi dobbiamo rendercene conto, perdonare e lasciare andare e non è facile. Continua a scrivere......a presto.

Rosaverde, c'è molta delicatezza nel tuo modo di scrivere. Aprirsi alla consapevolezza di sè significa disidentificarsi dalle rappresentazioni genitoriali, quelle che abbiamo interiorizzato(nella testa)intendo. I genitori, specialmente se sono rifiutanti e anaffettivi, possono fare tanto male allo sviluppo psicologico dei figli ma da adulti noi dobbiamo rendercene conto, perdonare e lasciare andare e non è facile. Continua a scrivere......a presto.
Alessandra Inglese il Giovedì, 08 Marzo 2012 14:30

Cara rosa,hai il cuore come una rosa,che è delicata e che alle prime intemperie sipuò appassire o addirittura ferire.
Sei sensibile dentro di te, a me la vita mi ha sempre dato molta determinazione e coraggio,sono sempre stata fin da piccola una bambina ribelle,o meglio,ho sempre ascoltato la mia vera natura interiore,cosi mi ribellavo alle istituzioni di casa(genitori).
Per concludere volevo solo dirti che mai bisogna reprimere nulla,e poi perchè?
Se tu dentro senti di agire in un modo è giusto che sia fatto...!
Basta ingoiare bocconi,ma sputarli fuori,quando serve.
Ciao anima viaggiante,me venuta cosi!

Cara rosa,hai il cuore come una rosa,che è delicata e che alle prime intemperie sipuò appassire o addirittura ferire. Sei sensibile dentro di te, a me la vita mi ha sempre dato molta determinazione e coraggio,sono sempre stata fin da piccola una bambina ribelle,o meglio,ho sempre ascoltato la mia vera natura interiore,cosi mi ribellavo alle istituzioni di casa(genitori). Per concludere volevo solo dirti che mai bisogna reprimere nulla,e poi perchè? Se tu dentro senti di agire in un modo è giusto che sia fatto...! Basta ingoiare bocconi,ma sputarli fuori,quando serve. Ciao anima viaggiante,me venuta cosi!
Hari Prem Kaur Dany il Domenica, 18 Marzo 2012 17:26

quanto siamo fragili...
E' vero il riconoscimento avviene dall'esterno... lo specchio,
e quanto sono fragili le nostre corde, che se non accordate... (ancorate) ecco che al primo tocco la nota stona... e il risuonare ci lascia smarriti...
Scrivi, il sogno di bimba come vedi è ancora realizzabile...

quanto siamo fragili... E' vero il riconoscimento avviene dall'esterno... lo specchio, e quanto sono fragili le nostre corde, che se non accordate... (ancorate) ecco che al primo tocco la nota stona... e il risuonare ci lascia smarriti... Scrivi, il sogno di bimba come vedi è ancora realizzabile...

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