Tempo e arte

Il tempo è una questione di vita o di morte.

Nel tempo si muovono i morti e nell'eterno permangono i vivi.

Ucronia è la città dei vivi, di coloro che soggiornano nell'eterno, nel senza-tempo. Ma Ucronia conta solo pochi abitanti, mentre le città del tempo sono catacombe affollate di salme.

Gesù diceva: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti."

La vita è solo nell'Istante presente.

Non c'è spazio per la vita nel tempo.

Il tempo appartiene alla morte.

Ciò che accade nella nostra mente non è mai indice sicuro della presenza di una coscienza. Il fatto che dentro un cervello si muovano dei pensieri non prova nulla riguardo un'eventuale coscienza. La quasi totalità dei terrestri non pensa attivamente, bensì viene pensata passivamente da una voce nella testa. E a osservare questi pensieri non c'è nessuno, nel senso più letterale del termine, non c'è una »coscienza di esserci«.

Gli uomini e le donne della nuova specie sono Dei costretti a incarnarsi nel tempo, nel mondo dei morti. Qui – nell'Universo/"campo di concentramento" partorito dal ventre del Demiurgo – si addormentano e si credono mortali, si ammalano di finitudine. A tutti voi che leggete è successo e sta succedendo proprio questo. L'»artista« non è altro che un immortale costretto nell'incarnazione del tempo. L'eterno intrappolato nel tempo produce arte.

Nell'Impero di Cronos vi viene data la possibilità di risvegliarvi e tramutarvi in artisti, provocando una deflagrazione nell'inconscio collettivo che consente ad altri Dei dormienti di accendersi d'entusiasmo e ricordarsi a loro volta di possedere un destino. L'atto artistico nasce da questo risveglio della coscienza.

La Porta che consente di superare le mura di Ucronia è coscienza pura senza tempo: un punto senza dimensioni, un istante senza durata. Draco Daatson la descriveva magistralmente: "Il rumore dei passi di un gatto, la saliva d'un uccello, il respiro d'un pesce, le radici d'una roccia."

Quella Porta è una »singolarità« diremmo oggi, un non-luogo dove non valgono le leggi conosciute dello spazio-tempo.

Il premio per l'artista è l'»eternamento«, il tornare a essere immortale nel mondo dei morti.

Mi siedo nell'antica posizione del »tronismos«, l'arte del sedere immobili nella quale erano maestri i faraoni egizi. Seduto su una sedia, la schiena eretta, le mani sulle ginocchia, la mente ferma, le emozioni assenti, comincio a sentire il mio corpo. Tutta la mia attenzione è col corpo e nel corpo. La mente è nel tempo, nel passato e nel futuro, ma il corpo è sempre Adesso. La mente è finta, ma il corpo è vero. Questo è un modo per aggrapparsi all'Istante e svincolarsi dal tempo. La sensazione del mio corpo vivo mi tiene ancorato al presente, per qualche istante sfuggo alla tirannia della mente temporale, per qualche istante ho sconfitto Cronos.

Posso farlo anche mentre cammino o guido o mangio o, quando divento più esperto, mentre qualcuno mi parla.

A questo punto posso muovermi nel tempo pur essendone libero, pur restando radicato nell'Istante presente: questo è l'»eternamento«. Adesso ogni mia azione è atto artistico.

fonte http://www.salvatorebrizzi.com/2013/02/tempo-e-arte.html

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