Noi (non) siamo il mondo

- No, dottore, non ha senso...
- Cosa non ha senso?
- Che io debba fare fatica per capire chi sono davvero e cosa voglio veramente, quando il mondo in cui vivo fa schifo, non c'è nessuna possibilità di rapporti affettivi decenti, la gente è sempre più incattivita e chiusa in sè stessa, non gliene frega niente degli altri; poi c'è la crisi economica, il lavoro che non si trova e se si trova ti pagano niente, non ci sono prospettive per il futuro...

Ascolto discorsi di questo genere sempre più frequentemente. Cresce il numero delle persone che, almeno in certi momenti, pensano che non valga la pena di occuparsi di sè, visto che il contesto in cui vivono è brutto e apparentemente senza prospettive di aperture e miglioramenti.

Credo che si debba cercare di contrastare questi atteggiamenti rinunciatari innanzitutto dentro noi stessi, perchè non portano da nessuna parte, anzi, contribuiscono ad imbruttire il mondo e le relazioni umane.

Proprio perchè il mondo in questo momento non è particolarmente bello, è indispensabile prenderci affettivamente cura di noi stessi, per garantirci uno spazio d'anima, una nicchia affettiva calda e positiva che ci aiuti a sopravvivere e magari anche a vivere decentemente.

Vivremo sempre male se non impareremo a trovare il modo di volerci bene, prima ancora di trovare qualcuno che ci ami. Ho conosciuto persone che, con la forza di questo amore per sè e pur partendo da situazioni di estremo disagio, sono riuscite con grandi fatiche a diventare indipendenti emotivamente (ed economicamente) e a garantirsi una vita autonoma e quindi libera.

Non essere dipendenti dal contesto è l'obiettivo: riconoscerne le bruttezze ma non farle proprie, crearsi un micromondo dove l'ossigeno che produciamo sia sufficiente per permetterci di respirare. Non per allontanarci dal mondo, ma per garantirci le energie necessarie per contrastarne, nei limiti del possibile, gli aspetti negativi e malsani.

Non dovremmo mai perdere di vista la distinzione tra noi e il mondo circostante.

Senza la minima spocchia, senza colpevolizzare nessuno, riconoscendo a tutti il diritto di comportarsi secondo le proprie energie ed inclinazioni, ma salvaguardando e rispettando le proprie specificità personali.

Ci sono delle persone bellissime, che ora hanno una certa età e che hanno lottato per tutta la loro vita in nome di un ideale, per una società migliore, per un mondo migliore. Ora che i risultati non sono quelli da loro sperati, non è giusto che si abbattano, come se la riuscita della loro esistenza si identificasse con quella della società nel suo complesso.

Bisogna tenere sempre presente questa differenza: noi possiamo fare ciò che ci è possibile, ma l'andamento generale della società non dipende solo da noi. Dobbiamo mantenere la consapevolezza di ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo, per poter avere un giudizio su noi stessi, che ci faccia sentire il valore reale della nostra vita. Con realismo, con senso del limite, perchè è facile cadere in una sorta di delirio di onnipotenza che spesso porta a vivere ingiuste sensazioni di frustrazione e di impotenza.

Anche se ci spendiamo per gli altri, dobbiamo salvaguardare un nostro spazio personale dove poter fare i conti con noi stessi, con la nostra coscienza, dove poter essere eventualmente soddisfatti di noi anche se non siamo soddisfatti del mondo che ci circonda.

Giorgio Giorgi

Psicoterapeuta, psicologo analista di formazione junghiana, socio CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e IAAP (International Association for Analitical Psychology)

Fonte: http://lapoesiadellapsiche.blogspot.it/2012/03/noi-non-siamo-il-mondo.html

 

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