La nostra vita e la Vita

Spesso ci dimentichiamo delle cose più semplici, creandoci un mondo di difficoltà nel nostro vivere quotidiano, dimenticando, ad esempio, la profonda differenza che c'è tra la nostra vita e la Vita.

Noi non possiamo modificare la Vita in sé, ma possiamo tuttavia cercare di plasmare la nostra vita, cioè il nostro modo di stare al mondo, realizzando un risultato limitato, sì, ma concreto ed efficace negli effetti che può determinare sulle nostre relazioni quotidiane.

Noi possiamo cioè modificare la Vita soltanto attraverso la nostra vita, non possiamo fare di più, ed è per questo che è sommamente importante prenderci cura anche di noi stessi.

La Vita è un contenitore che comprende tutto ciò che è umanamente possibile: dal bello più bello fino al brutto più brutto, dal sommamente giusto all'infinitamente ingiusto.

Molto spesso la disperazione è il frutto della mancanza di sentimento vitale, della sensazione di non riuscire a fare abbastanza, nasce dall'impressione che il mondo sia dominato dal male.

 

Ma bene e male fanno parte della Vita: è sempre stato così e sarà sempre così; a noi il compito di fare la nostra parte, con impegno. Io credo che il senso del vivere sia riassumibile proprio in questo: cercare di fare tutto ciò che possiamo per fare la nostra parte, nel miglior modo possibile, con tutte le energie che abbiamo a disposizione. Se ci lasciamo abbattere dalle contrarietà, se diventiamo passivi, non potremo più contribuire al bene del mondo. E' per questo che dobbiamo cercare di mantenere in buona forma il nostro corpo e la nostra anima.

L'insegnante che desidera il bene dei propri alunni, il medico o l'infermiere che desidera la guarigione dei propri malati, lo psicoterapeuta che fa il tifo per i propri pazienti, sono tutte persone accumunate dalla forza di volontà che nasce dal sentimento. Anche nelle nostre relazioni quotidiane possiamo aiutare il prossimo solo se coltiviamo un sentimento di benevolenza, di empatia, di vicinanza umana con l'altro: aldilà del guadagno personale e della realizzazione certa di risultati soddisfacenti.

E' lo sforzo che conta, il provare a fare ciò che si sente buono e giusto, nel rispetto dell'altro e accettando il fatto che si può anche non riuscire nei propri intenti.

L'importante è cercare di essere quello che si è veramente e sentire che la responsabilità di ciò che accade è sulle spalle di tutti, non solo sulle nostre o solo su quelle degli altri.

Giorgio Giorgi

Psicoterapeuta, psicologo analista di formazione junghiana, socio CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e IAAP (International Association for Analitical Psychology)

Fonte: http://lapoesiadellapsiche.blogspot.it/search/label/bene%20e%20male

 

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