David Icke - Io mi Amo

tratto da Io sono Me Stesso. Io sono Libero.

Come hai detto scusa? Io mi amo? Ma cosa sei, una specie di megalomane? Che cosa pensi di essere, per amore del Cielo? Bisogna che abbassi la cresta, ragazzo mio.

Non sei autorizzato a dire di amare te stesso. Sei autorizzato ad essere umile e a continuare a sottovalutarti. Allora la gente non si sentirà minacciata da te, né costretta ad affrontare le limitazioni che si è autoimposta. Tu mi dici i tuoi difetti, io ti dirò i miei, concorderemo entrambi su quanto ipocritamente umili siamo e poi torniamo a dormire. ZZZzzzzzzzz. Non è te stesso che dovresti amare, sono gli altri – il mondo. Oh, che uomo meraviglioso. E' così umile, si mette sempre in secondo piano e ama tutti. No, non è vero. Non ama tutti, perché non ama se stesso. E se non ama se stesso, non ama nessuno.

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Come possiamo esternare, da dentro, ciò che dentro non abbiamo? L'amore, il vero amore nel senso più ampio della parola, non fa discriminazioni. Non dice amo questa persona, ma non quest'altra. Ama e basta. Certo, la gente può provare ciò che pensa sia l'amore nella ristretta accezione che questa parola ha assunto sul Pianeta Terra. Possono dire di amare il loro partner o i loro figli e possono avvertire un legame potente nei loro confronti. Ma non possono provare il vero amore – l'amore cosmico, sarebbe meglio dire – finché non provano l'amore cosmico nei confronti di se stessi. Ciò che non si ha dentro, non si può manifestare fuori. E riprendendo il tema di come ci creiamo la nostra realtà, se non amiamo noi stessi in questo modo totale e incondizionato, attireremo verso di noi persone che ci vedranno in quella stessa luce. Non ci ameranno incondizionatamente, finché noi non ameremo noi stessi incondizionatamente. Continueranno a dire "ti amo", a patto che vi conformiate a ciò che pensano dovreste essere. Questo non è amore, è possessione e manipolazione mascherata sotto forma di amore. Quanti di noi si amano sinceramente l'un l'altro al punto da sostenersi ed amarsi, qualsiasi cosa dovessero sopportare pur di imparare e di evolvere? Se per caso ciò che gli altri pensano di dover sperimentare o gli eventi che li portano all'esperienza contrastano con ciò che riteniamo che essi dovrebbero essere o fare, il nostro "amore" per loro può cominciare a scemare. Non puoi essere te stesso se vuoi il mio "amore". Devi essere ciò che io voglio che tu sia. Patti chiari, amicizia lunga, eh? Benvenuto nella prigione, amante, dammi un bacio. Abbiamo lo stesso atteggiamento condizionato nell'amare noi stessi. Se seguiamo il nostro cuore, quell'energia intuitiva che esprime la nostra unicità, ci sentiamo colpevoli e sminuiti quando gli altri reagiscono nei nostri confronti o appaiono urtati dalle nostre azioni. Ma se non amiamo noi stessi e non rispettiamo il nostro diritto ad essere chi siamo, come possiamo pretendere che gli altri ci amino per quello che siamo? L'amore di sé è quel punto d'equilibrio in cui concediamo a noi stessi la libertà dalla paura e dal senso di colpa di essere chi e cosa siamo. A sua volta, amare sinceramente gli altri significa permettere loro, senza risentimento e senza esprimere giudizi, di essere chi sono veramente, anche se ciò non corrisponde a ciò che vorremmo che fossero. Ti amo perché sei. Mi amo perché sono. Questo sì che è amore.

Se volgo lo sguardo alla mia vita passata, vedo assai chiaramente che il mio viaggio verso l'amore di sé ha avuto un riflesso nella mia esperienza materiale. Per i primi quarantadue anni non ho pensato molto a me stesso. Ero il classico arrabbiato, la mia collera fremeva sempre appena sotto la superficie, mentre le frustrazioni nel mondo che vedevo intorno a me ribollivano nella mia psiche come in calderone fumante. Non mi piacevo e non mi piaceva il mondo. Il Pianeta Terra era un posto merdoso, abitato da troppa gente merdosa. Era una replica di come vedevo me stesso. Vivevo la vita sulla lama di un coltello emotivo, desiderando amare, ma provando troppo spesso solo rabbia e "pietà" che ritenevo, a torto, essere un'espressione d'amore. Ciò attirava nella mia vita molte persone che rispecchiavano ciò che io avevo dentro. La mia vita non era che una serie di scontri rabbiosi con gli altri, scaturiti dalla mia rabbia interiore. A dire il vero, non ero arrabbiato con loro, ero arrabbiato con me stesso e loro rappresentavano i mezzi attraverso cui esprimere quella rabbia esternamente, invece di affrontare la causa di quella rabbia dentro di me. Dopo che la mia sveglia spirituale suonò all'inizio degli anni Novanta, cominciai, dapprima lentamente e poi a grande velocità, a vedere me stesso in una luce decisamente diversa. Per la prima volta durante questa incarnazione, cominciai a piacermi. Perbacco, chiamate la polizia. Si tratta di un crimine, no? Non è successo che mi sono guardato allo specchio, mi sono aggiustato le sopracciglia e ho detto "Oooh, sono proprio uno schianto", anche se non ci sarebbe comunque niente di male a farlo. È successo piuttosto che ho cominciato a rispettare chi ero e ciò che cercavo di realizzare. Mi piaceva essere me stesso. Non volevo essere nessun altro. Mentre tutto ciò evolveva in una assai più vasta comprensione dell'amore – un viaggio infinito – il mio completo senso di identità ne uscì trasformato. Vidi i settori che dovevo affrontare e su cui dovevo lavorare poiché, come sempre, si manifestavano davanti a i miei occhi nelle persone e nelle esperienze che attiravo. Ma sapevo chi ero – una coscienza in continua evoluzione che, nel suo nucleo, nel suo naturale stato dell'essere, è amore, amore puro, un aspetto della Sorgente di Tutto Ciò che È. Lo stesso vale per te. E per tutti. Cominciai a capire che qualsiasi cosa stessi facendo in qualsiasi momento, qualsiasi cosa stessi sperimentando o aiutassi gli altri a sperimentare, era ciò che dovevo fare in quel momento per affrontare me stesso, aiutare gli altri ad affrontare se stessi ed acquisire così maggiore intuito e comprensione. Una volta cambiata la concezione che avevo di me stesso, cambiarono anche le persone che attiravo nella mia vita. I rabbiosi scontri con gli altri (con me stesso) cominciarono a diminuire e arrivarono persone che mi amavano per quello che sono, non per quello che avrebbero voluto che fossi. Ho smesso di cercare di essere ciò che ritenevo gli altri volessero che fossi – la maschera – e ho accettato con serenità ciò che sono, un aspetto unico di Dio che rende un contributo unico al mosaico umano dell'esperienza. Ho cambiato la mia concezione della realtà interiore e perciò ho cambiato la mia realtà materiale. Ho iniziato ad amarmi e ciò si rispecchia negli altri. E c'è di più: dal momento che ho amato me stesso incondizionatamente, ho trovato più facile amare gli altri in modo incondizionato. Una persona in particolare mi ha lanciato delle sfide per quel che riguarda l'amore incondizionato e, di conseguenza, mi ha aiutato a compiere ulteriori passi avanti su questa strada. Aver provato nella mia vita emozioni tanto violente come la rabbia, la paura, il senso di colpa, il risentimento e la mancanza di autostima, è stato vitale per quello che sto facendo ora. Il mio progetto di vita è molto semplice: sperimentare, imparare, comunicare. Non potrei scrivere libri se non avessi vissuto e provato così violentemente le emozioni di cui scrivo. Niente ci succede per caso. Tutto succede per una ragione precisa, anche se magari scopriamo il perché solo dopo anni.

C'è così tanto conflitto nel mondo esterno che vediamo al telegiornale, perché c'è tanto conflitto interiore nell'animo delle persone. Il mondo fisico riflette esattamente ciò che avviene all'interno della psiche umana. Il tumulto e il conflitto interiore si creano il loro riflesso esterno – ogni cosa, da un litigio di famiglia alle rapine, agli stupri, al terrorismo e alla guerra. I conflitti finiranno nel mondo esterno solo quando troveremo pace all'interno del nostro mondo interiore – la nostra coscienza. Ci sarà pace e amore sulla Terra, quando ci sarà pace e amore nei nostri cuori. E ciò inizia e finisce nell'io. Quando ameremo e rispetteremo noi stessi, creeremo una realtà personale – e tutti insieme, collettiva – che rifletterà quell'amore e quell'armonia interiore in un amore e in un'armonia esteriore. Col pensiero e il sentimento avremo creato un nuovo paradiso e una nuova Terra. Non ci sarà bisogno di esplodere un solo colpo di fucile, né di fondare un nuovo "ismo" politico, né servirà alcun economista o banchiere. Non servono nuovi sistemi economici o nuove legislazioni parlamentari per cambiare il mondo. Essi si limitano a riflettere il mondo così com'è. Tutto quello che dobbiamo fare è cambiare noi stessi e tutto cambierà di conseguenza. Guarisci te stesso e guarirai il mondo.

Ma è poi tanto sorprendente che ci manchi del tutto l'amore e la stima di noi stessi e che fatichiamo tanto a trovare la pace interiore che trasformerebbe la Terra in un paradiso? Sin da quando eravamo piccoli ci hanno condizionato a giudicare noi stessi aspramente e a pensare a noi in termini negativi. Ci è stato detto quello che avremmo dovuto essere, come saremmo dovuti essere, ciò che è giusto e sbagliato, sensato e insensato, buono e cattivo. Siamo stati privati della nostra autostima e del nostro senso di unicità attraverso il condizionamento, sotto l'assalto di messaggi che ci hanno invaso la psiche da parte di genitori, preti, insegnanti, giornalisti, politici e banchieri programmati. È così che pensiamo tu debba pensare e se tu non ti adegui ti bolleranno come... cattivo, pigro, stupido, pazzo, malvagio, un'influenza nefasta, un pericolo per la società, un peccatore, o una minaccia per la stabilità economica del mondo. Sarà meglio che rientri nel recinto delle pecore, senti? Bau, bau, bau! Sii un clone, il tuo paese ha bisogno di cloni. Che cosa pensi di essere, unico? Mio Dio, se ti permettiamo di riappropriarti della tua mente, dove andremo a finire? Vorranno farlo tutti.

Le fondamenta della nostra sottomissione e della mancanza di autostima furono gettate tanto tempo fa. La maggior parte delle coscienza nel mondo di oggi sono coinvolte in un ciclo di incarnazione e reincarnazione... la vita fisica, seguita da un ritorno ai regni non fisici – la "morte" – e poi reincarnazione in un corpo fisico. In questo modo, abbiamo fatto tutti esperienza di diverse culture, colori, credi e situazioni di vita nel viaggio di apprendimento attraverso l'esperienza. Ciò rende ridicolo il razzismo. E poiché attiriamo verso di noi ciò che dobbiamo riportare in equilibrio e ricondurre all'Unità, i razzisti di oggi saranno le vittime del razzismo di domani. Riceviamo ciò che diamo finché impariamo ed evolviamo. Siamo stati tutti uomini e donne nelle nostre varie incarnazioni perché la coscienza, nel suo stato d'armonia, è un insieme equilibrato di maschile e femminile. Ognuno dei piani di esistenza all'interno della piramide/vortice della realtà virtuale ha un livello fisico e uno non fisico. Potete immaginarvela come una specie di clessidra, con i regni dello spirito alla sommità e il denso mondo fisico in basso.

Lo stretto passaggio, il "cancello" tra i due livelli, è un punto neutro dove la frequenza vibrazionale del piano spirituale si fonde con quella del piano fisico. È come un buco nero. Ciò è rappresentato dal tunnel con una luce ad una estremità descritto da milioni di persone dopo un'esperienza di morte apparente. Quando le persone "muoiono" e abbandonano il corpo fisico, non necessariamente proseguono verso l'illuminazione. La morte non è una cura per l'ignoranza. La coscienza continua a crearsi la sua propria realtà. Molti sensitivi hanno stabilito contatti con le "anime" dei defunti che stanno ancora fluttuando in un limo di loro creazione, in attesa del giudizio di Dio: la loro psiche è programmata al punto tale che essi credono che ciò accadrà. Se queste anime confuse sono in ascolto, ho delle belle notizie per loro. Il prete vi ha raccontato una frottola. Dio non verrà a giudicarvi, gente. Dio non giudica nessuno. L'amore puro (la Sorgente) non prevede il giudizio. Egli/Ella prevede solo l'amore. Perciò trovate quel tunnel e uscite di qui! Ciò che spesso chiamiamo fantasma è la coscienza così confusa o mesmerizzata dal mondo fisico e dal suo condizionato senso della realtà da non riuscire più a ritornare ai reami dello spirito attraverso il "tunnel". Alcune delle più squilibrate tra queste anime si sono manifestate come i "demoni" delle leggende. Ma non bisogna aver paura di queste anime perse, sono solo menti confuse.

Il punto che qui mi preme sottolineare è che la nostra coscienza ha sperimentato una lunga serie di vite fisiche in molte circostanze diverse lungo il viaggio d'evoluzione e, nel momento della "morte", la nostra psiche si stacca con tutto il suo bagaglio di conoscenze, fraintendimenti e detriti emozionali. Se guardi indietro alla storia umana conosciuta, ti accorgerai che è una storia di persone (ispirate dalla Quarta Dimensione, oserei dire) che seminano paura e violenza per imporre alle masse la loro versione di vita. La religione ha giocato un ruolo fondamentale in tutto questo, al punto che i non-credenti venivano bruciati. L'effetto che ha avuto sulla psiche in evoluzione questa costante pressione a conformarsi e a fare come prescritto – o qualcosa d'altro – è stato quello di condizionare l'umanità, generazione dopo generazione, a sottomettersi a un'"autorità" costituita. Oggi, risulta tanto facile radunare dentro al recinto il branco della razza umana, perché nel recinto c'è già stata prima; vita dopo vita. Non parlo solo di una vita di condizionamento – sono migliaia di anni di vite di questo genere. Quando dico di liberarci dalle reazioni condizionate, mi riferisco ad atteggiamenti e paure inculcateci durante lunghi periodi di quello che chiamiamo tempo. L'intensa paura di esprimere la nostra unicità non è il risultato di quest'unica esperienza di vita. Risulta dalla somma totale della nostra esperienza umana, comprese quelle volte in cui dire ciò che veramente pensavi equivaleva a una condanna a morte, come è ancora per mote persone. Quando nutriamo paure e fobie intense che non hanno alcuna spiegazione "razionale", sono eventi di questa vita, spesso all'apparenza del tutto innocui, a scatenare i ricordi di profondi traumi emozionali causati da esperienze della vita passata. Dobbiamo essere gentili con noi stessi. È stato un viaggio duro quello compiuto attraverso questo denso mondo fisico, ma adesso abbiamo un'occasione d'oro per completarlo.

Inoltre, gli equivoci e le manipolazioni del mondo tridimensionale hanno trasformato l'esperienza, senza la quale non potremmo evolvere, in un incubo di risentimento, di senso di colpa e di recriminazione. E non solo questo, con ogni "vita" terrena, le emozioni non risolte, squilibrate vengono trasmesse alla psiche della vita successiva. Così, ormai, il subconscio umano è una fogna di tumulto emozionale non risolto che bisogna liberare se vogliamo compiere il salto vibrazionale in cui è attualmente impegnata la Terra, il balzo quantico verso un completo nuovo stato di coscienza. Queste emozioni sono i pesi ai piedi del subacqueo che ostacolano la sua naturale riemersione in superficie. Per molti si tratta più di un collare intorno al collo legato a corde agganciate nel cemento, tanto distruttive sono le rabbie, i risentimenti, le paure e i sensi di colpa che risultano da precedenti esperienze risalenti alle molte vite terrene. Non libereremo mai la nostra psiche dalla sua densa prigione fisica finché non libereremo noi stessi dalla nostra prigione emotiva. Le due cose sono in realtà la stessa cosa. È fondamentale capire questo perché, man mano che ci avviciniamo al grande salto, al balzo quantico, il nostro io interiore attirerà verso di noi sempre più esperienze per concederci l'opportunità di affrontare il nostro tumulto emozionale e liberarlo. Ciò sta già succedendo a un gran numero di persone. Il loro status quo, la loro falsa concezione di sicurezza programmata, essa sarà sfidata da eventi che noi, e sottolineo noi, attireremo verso di noi. A prima vista, dalla prospettiva fisica, questi eventi sembrano molto negativi e lo posso capire benissimo. Ma nel profondo di noi stessi non siamo corpi fisici, siamo coscienze immutabili, eterne, in continua evoluzione e queste esperienze e queste sfide hanno lo scopo di aiutarci a raggiungere lo stato vibrazionale che ci consentirà di compiere il balzo dalla prigione fisica alla libertà spirituale.

Se non vediamo le nostre esperienze in questa luce, la liberazione da questo trauma emotivo così grande e di lunga data potrebbe trasformare il mondo in un mare turbinante di trambusto e di conflitto nel periodo di transizione che si sta svolgendo da molti anni e che sta ora entrando nella sua fase critica. Non sarà per forza così se facciamo un passo indietro e guardiamo le nostre emozioni e i nostri rapporti con gli altri da una prospettiva molto più ampia. Per usare di nuovo l'esempio del cinema, bisogna che usciamo più spesso dallo schermo e scendiamo in platea. Spiegherò meglio ciò che intendo dire. La trasformazione del bagaglio emozionale che si forma attraverso ogni esperienza di vita terrena in ciò che è ormai una massa esplosiva di negatività nasce dal credere che questo mondo sia reale. Cosa che non è. È una realtà virtuale, tridimensionale, uno schermo olografico, creato per concederci l'opportunità di sperimentare la separazione dall'Unità come aiuto alla nostra ulteriore esplorazione di noi stessi. Siamo anche prigionieri dell'illusione di essere separati gli uni dagli altri. Cosa che non siamo. Siamo tutti aspetti di un'Unica coscienza, Dio, che fa esperienza di sé soggettivamente attraverso le parti che la compongono – tutti noi. In verità, un attore recita le parti e a volte questo attore si gonfia di botte da solo. Immaginate di mettervi davanti allo specchio a insultarvi o a colpirvi la testa con una mazza da baseball. Soltanto un pazzo potrebbe fare queste cose? L'ultima volta che hai offeso o sei stato violento con qualcuno, quel qualcuno eri proprio tu stesso! La separazione dell'Unità nel denso mondo fisico è stata così impegnativa che ci siamo dimenticati che si tratta di un film. Questa separazione si è manifestata nella separazione dell'umanità in diversi rapporti, gruppi, credi e stili di vita, ognuno dei quali cerca di imporre a tutti gli altri la propria versione di bene e di male. Una volta che non rispetti più il tuo diritto ad essere te stesso, qualsiasi cosa tu sia, e non rispetti più il diritto di tutti gli altri ad essere se stessi, prepari il terreno per lo scoppio della guerra emozionale a livello personale e collettivo. Interiormente proverai un trambusto emotivo perché stai sopprimendo ciò che realmente sei e ti stai sottomettendo, spinto dalla paura, al disegno di un altro; e/o ribolli di rabbia e risentimento nei confronti delle persone che vivono la loro vita come tu ritieni dovrebbero viverla.

Mi sembra che ci siano due tipi principali di persone. Quelli nello schermo e quelli in platea. L'approccio più efficace, oserei dire, è continuare a spostarsi dall'uno all'altra e viceversa. Solo allora si potrà beneficiare di entrambe le prospettive. Quelli completamente bloccati dentro lo schermo (la stragrande maggioranza) credono che il film sia vero. Le esperienze istruttive diventano enormi catastrofi emozionali e il senso di colpa e il risentimento prodotto da ciò si mantiene per tutto il corso della vita, fino in quella successiva. Lungi dal rimuovere quel bagaglio e procedere oltre, ogni vita terrestre va semplicemente ad ingrossare quello stesso bagaglio. Quelli completamente bloccati in platea (la minoranza) si rendono conto che questo è un gioco di realtà virtuale, ma si allontanano a tal punto dall'intensità dell'esperienza fisica da non "sentire" le emozioni che consentono una comprensione tanto più vasta dell'io e della Creazione. Potremmo dire che si sottraggono a ogni responsabilità. Ma esiste un punto di equilibrio. Esso prevede che si avverta l'emozione della separata interazione fisica nel momento in cui avviene e che si reagisca nel modo che sembra più appropriato, ma poi che ci si distacchi da questa visione ristretta (il film) e se ne esaminino le cause da una prospettiva più ampia (la platea). Da questo punto di vista più distaccato, ti puoi soffermare sull'idea che sei stato tu a creare l'esperienza, qualunque essa fosse, a causa di qualcosa che succedeva dentro di te, o perché speravi di imparare qualcosa attraverso di essa. È di fondamentale importanza distaccarsi emotivamente dal film, ma non tanto da perdere l'autentica forza delle esperienze che esso offre. Trovo sempre più efficace urlare "Aaaaaahhh, affanculo" quando mi schiaccio il dito con un martello piuttosto che bisbigliare sommessamente "Oh, che magnifica esperienza istruttiva". Ma una volta che me la sono presa col martello, mi rendo conto che mentre il martello era solo la causa apparente del mio dolore, la causa vera è stata in realtà la mia mano. Vivi il film, poi osservalo dalla poltrona in platea. Questo approccio può liberare i nostri rifiuti emozionali e può impedirci di accumularne di nuovi. Così riusciamo anche a vedere quei cancri emozionali, le paure, i sensi di colpa e i risentimenti, in una luce del tutto diversa.

Cominciamo dal senso di colpa. È incredibile ciò che ci fa sentire in colpa. Ho conosciuto gente di cinquanta e sessanta anni che è ancora in crisi per la paura di "non riuscire" a realizzare ciò che i loro padri e le loro madri volevano che realizzassero. Ricordo che quando la mia carriera calcistica terminò per colpa dell'artrite, non fu tanto lo svanire dei miei sogni a farmi star male, quanto piuttosto l'idea di come l'avrebbe presa mio padre. Mi sentivo in colpa per avere preso una malattia che metteva fine alla carriera che avevo sognato sin dall'infanzia a causa della sofferenza che ciò avrebbe causato a mio padre. La mia personale sofferenza era ai miei occhi di gran lunga meno importante. State bene attenti, trascorsi la maggior parte della mia vita nutrendo sensi di colpa per questo e per quello. Con i miei sensi di colpa avrei potuto rappresentare benissimo l'intera Inghilterra. Ciò crea un circolo vizioso di reazioni a catena. Ricordo che il mio ciclo personale, o meglio la mia spirale discendente, prevedeva che mi arrabbiassi, che mi sentissi poi colpevole per essermi arrabbiato e, infine, che mi sentissi frustrato per la considerazione che avevo di me, una volta che il senso di colpa aveva distrutto il rispetto per me stesso. Ciò stimolava ulteriore rabbia, che mi faceva sentire ancora più in colpa... e via così, anno dopo anno. Come potevo essere me stesso? Non sapevo chi ero. Quell'"io" era sommerso e stava annegando in un mare di rabbia, di senso di colpa e di autostima che stava crollando. Se guardo al passato e voglio essere onesto è evidente che mi odiavo. C'era questo tizio di nome David Icke, quel presentatore televisivo che appariva sullo schermo sempre sorridente, sicuro di sé e amichevole. Eppure dietro a quegli occhi e nel profondo di quel cuore c'era un bambino, perduto e imprigionato nel vortice di rabbia, senso di colpa e disprezzo di sé che sommergeva l'amore nel profondo del mio essere, quell'amore che costituisce la mia essenza. Come possiamo amare noi stessi e, di conseguenza, amare gli altri incondizionatamente, cosmicamente, di fronte a questa inondazione di emozione interiore negativa? È questa emozione che reagisce e interreagisce con se stessa in ciò che chiamiamo "vita", il mondo che vediamo intorno a noi a casa e al telegiornale. La vita sul pianeta Terra è diventata l'interazione tra gusci d'uovo emozionali programmati. La nostra vera essenza, l'amore, raramente ha voce in capitolo. Spesso si limita ad essere uno spettatore inorridito. Il vero amore ha raramente la possibilità di comunicare la sua saggezza, il suo equilibrio, e il mondo riflette esattamente questa situazione.

Le persone che incontriamo non sono che specchi di noi stessi o attori che recitano una parte che può insegnarci qualcosa di noi e del mondo. Li attiriamo verso di noi perché rispecchiano le sensazioni che trasmettiamo dal di dentro o perché i loro stati esistenziali creano esperienze che possono condurci a una maggiore comprensione. Quando assistiamo a un qualche contrasto, si tratti di un litigio scoppiato in coda al supermercato, una lite famigliare o una guerra mondiale, ciò che vediamo non è altro che un disordine interiore che viene proiettato all'esterno e si esprime materialmente. Quando ci arrabbiamo con gli altri, ci arrabbiamo con noi stessi. È interessante quanto spesso si sente dire: "Quando lo fa lui o lei va tutto bene, ma quando non gli altri a farlo, diventa matto/a". Questa è la tipica reazione che abbiamo quando vediamo qualcuno esprimere una caratteristica di noi stessi che non ci piace. Spesso reagiamo di fronte a queste persone in un modo davvero spropositato, perché esse rispecchiano qualcosa di noi che non vogliamo affrontare o perché il loro comportamento ha premuto bottoni emozionali nel profondo di noi che ci hanno riportato alla mente ricordi di esperienze di vite passate o di questa vita, risalenti specialmente a quel campo minato emozionale che chiamiamo infanzia. Ho visto gente che diventa depravata e violenta quando gli succede una cosa del genere. L'oggetto della loro rabbia non è la persona in questione, quella non è che lo specchio. Sono loro stessi quelli con cui se la prendono. Ma la maggior parte della gente non si rende conto di ciò – sono bloccati nel film e nella separazione e pensano che sia una cosa vera.

Ma ora considerate la colpa da un punto di vista più distaccato – la prima fila della platea. Quando agiamo negativamente nei confronti di un'altra persona, quello non è che un riflesso della concezione che abbiamo di noi stessi, di come ci consideriamo in quel momento. Bene, se siamo saggi, impariamo dalle conseguenze di ciò che abbiamo fatto, evolviamo e andiamo avanti. Si tratterà allora di un'esperienza positiva, di cui dovremmo essere grati. Avrà ampliato le nostre conoscenze. Ma da un punto di vista più ampio, anche la persona destinataria di quel comportamento dovrebbe provare gratitudine, una volta superato l'urto emozionale iniziale. Ci creiamo la nostra realtà attirando magneticamente verso di noi campi di energia, persone, esperienze che corrispondono alla concezione di noi stessi che stiamo trasmettendo. Il nostro comportamento è un riflesso della nostra condizione esistenziale e questo vale anche per le esperienze delle nostre "vittime". Queste ultime hanno attirato verso di loro la nostra condizione esistenziale in quel momento, e non quella di un'altra persona che avrebbe reagito in modo del tutto diverso, perché avevano bisogno di affrontare ciò che la nostra condizione esistenziale era in grado di offrire loro. Invece di sentirci colpevoli per quello che abbiamo o non abbiamo fatto agli altri, dobbiamo trarre l'insegnamento dalle esperienze, renderci conto che è stato un dono, un'esperienza istruttiva per noi stessi e per gli altri. È opera nostra quanto loro. L'esperienza è il segno di come evolviamo e abbiamo bisogno di tutte le possibili esperienze per compiere un'evoluzione equilibrata. Se continueremo a restare attaccati a i nostri sensi di colpa per ogni esperienza negativa che attiriamo, finiremo per essere sommersi da esse. E lo siamo stati. Guardaci. Consideriamo la colpa per quello che è veramente – l'ingiustificato bagaglio a mano emotivo che rallenta il nostro viaggio verso l'Unità, perché distrugge il nostro senso d'identità. La colpa è semplicemente il lato negativo dell'esperienza. È valida in quanto è un'emozione che proviamo e da cui possiamo imparare qualcosa. Ma non è previsto che risieda in pianta stabile, che occupi abusivamente la nostra psiche. Lasciamola andare. Sgraviamo dei pesi. È ora di volare. Non c'è niente di cui sentirsi colpevoli. No, proprio niente. Un grande divo del cinema non si sente colpevole quando recita la parte del cattivo, no? Certo che no. Allora perché tu sì? Sei un divo ancora più grande in un film più grande. Se la parte non ti piace, cambia la sceneggiatura.

Lo stesso vale per il risentimento. Proprio come ci appigliamo al senso di colpa per ciò che abbiamo fatto agli altri, così ribolliamo di risentimento, mosciamente o inconsciamente, per quello che gli altri hanno fatto a noi. Cerchiamo la vendetta, alle volte cospiriamo per realizzarla, più spesso auguriamo solo mali e accidenti a quelli che osano offrirci un'esperienza che facilita la nostra evoluzione. Come osano facilitare la mia evoluzione? Mi fanno davvero infuriare. Se l'oggetto del nostro risentimento si trova ad affrontare una reazione karmica scatenata dal loro comportamento, la tentazione è quella di ridere e di sentire interiormente una certa soddisfazione che dice "hanno avuto quel che si meritavano". Possiamo rimanere ancorati al risentimento dell'infanzia per una vita intera. E chi ne sopporta le conseguenze? Certamente non le persone verso cui proviamo risentimento. Loro magari se la spassano mentre noi soffriamo e ci avviamo prematuramente alla tomba a causa di cancri, infarti e altre espressioni fisiche di rabbia e risentimento represse. Non è proprio da furbi, eh? Il risentimento presenta conseguenza a più livelli. Può voler dire che genitori e figli non si parlano da anni, che i vicini si ignorano quando si incontrano per strada, o quel risentimento può essere tramandato e indottrinare le persone di padre in figlio, innescando una spirale di violenza tra comunità diverse per centinaia o addirittura migliaia di anni. Non c'è nulla di più distruttivo che possa fare un genitore che allevare un figlio nel risentimento nei confronti di altre persone o di altri credi, perché in questo modo gli squilibri dei genitori vengono inflitti ai figli e, a loro volta, vengono inflitti collettivamente alla comunità. Guardate l'Irlanda del Nord, i Balcani, il Medio Oriente e altre zone del mondo da lungo tempo sedi di conflitti intergenerazionali. Quando i genitori matureranno al punto da non vedere più divisioni di razza, colore, credo, religione o fascia di reddito, il ciclo della violenza terminerà perché i figli erediteranno quella visione equilibrata della vita. Se non vuoi più vivere in mezzo alla violenza e alla paura generazione dopo generazione, o non vuoi più provare rabbia e risentimento nei confronti dei tuoi genitori, dei vicini, dei tuoi figli o dei tuoi amici, la risposta è dentro di te. Lascia perdere il risentimento. Vai al nucleo del tuo rancore, guarda lui, lei, loro negli occhi e digli quanto li ami e vuoi che i conflitti cessino. Come reagiranno a questa offerta dipenderà da loro, ma tu avrai messo fine al conflitto perché il conflitto non può esistere senza due parti che provano rancore l'una nei confronti dell'altra. Se tu non esternerai più rancore il conflitto dovrà terminare perché l'amore e il rancore non sono mai in conflitto. Non possono esserlo perché l'amore non prevede il giudizio, il rancore, il senso di colpa o il risentimento – le vere e proprie scintille di un conflitto.

Lo stesso vale per la paura. È una nostra creazione. Chiedi a un gruppo di persone cos'è che li spaventa di più e avrai una marea di risposte diverse. Potranno essere le navi, gli aerei, gli spazzi ristretti, i ragni, i serpenti, parlare in pubblico. Ciò che terrorizza una persona può non avere nessun effetto su un'altra. Perché? Perché la paura, ciò di cui abbiamo paura, se abbiamo paura di qualcosa, è una nostra scelta individuale, una nostra creazione. Spesso ha la propria origine in una vita passata ed è sempre l'espressione di qualcosa dentro di noi che dobbiamo affrontare. Ecco perché attiriamo verso di noi ciò che più temiamo, perché dobbiamo affrontare quelle paure ed elaborarle, altrimenti la nostra evoluzione nell'area della nostra vita legata a quella paura arriverà a un punto morto. La paura è come un missile cruise per la nostra autostima. La fa saltare in aria. Ci imbarazza l'aver paura di qualcosa e, inducendoci ad una scarsa autostima e alla frustrazione, crea un cocktail emozionale che spesso condiziona l'intera nostra vita. La paura può anche diventare panico e colpire per prima negli scontri violenti, come un topo intrappolato, da piccolo sembrava che tutto mi terrorizzasse. Tra un senso di colpa e l'altro facevo spazio alla paura. Avrei dovuto organizzare una lista dei turni: dalle 9 alle 9.30 del mattino mi sento in colpa per non essere ciò che mio padre vorrebbe che fossi; dalle 9.30 alle 10.30 del mattino sono terrorizzato al pensiero della lezione con quell'orribile insegnante di scienze; dalle 10.30 alle 12.30 mi sento in colpa per come ho trattato il mio compagno di scuola più piccolo di me di tre anni; dalle 12.30 alle 13.30 pranzo; pensate che stia scherzando? Ero come un incidente stradale emozionale. Avrei anche potuto avere paura per l'intera Inghilterra.

Suppongo che le quattro paure più grandi della mia vita fossero andare dal dentista, volare, essere messo in ridicolo e parlare in pubblico. Il mio incubo peggiore avrebbe potuto essere quello in cui mi estraevano un dente su un aereo mentre tenevo un discorso ai passeggeri che ridevano. Ma io sono la prova vivente che la paura è solo una nostra creazione individuale. Ora non temo più nessuna di quelle cose. In realtà non temo nulla di ciò che può limitare le mie azioni e certamente non temo nulla a lunga scadenza. Quelle paure, come tutte le paure, erano l'espressione della concezione che avevo di me. Il dentista rappresentava la paura del dolore e della perdita di controllo; volare era la paura della morte e, di nuovo, di mettere il mio destino nelle mani di un altro; l'essere messo in ridico aveva a che fare con il mio sentirmi inadeguato; e la paura di parlare in pubblico era il punto centrale della mancanza di stima, amore e rispetto nei confronti di me stesso. Ciò che temiamo e come temiamo non è un qualche caso fortuito, riflette ciò che sta succedendo interiormente. Mi sono liberato della paura del dolore dopo anni di indicibili sofferenze causate dall'artrite, una condizione che è migliorata drammaticamente quando ho iniziato ad abbandonare questo bagaglio emozionale. La mia paura della morte (come quella del volo) è scomparsa quando ho capito che la morte non esiste. La paura di mettere il mio destino nelle mani di un altro si è dissipata quando ho saputo che il nostro destino non è mai nelle mani di qualcun altro, ma sempre di noi stessi. È la concezione che abbiamo di noi stessi, la nostra sensazione personale, che decide se siamo attratti da un aereo che cadrà o siamo attratti da un altro aereo che arriverà sicuro a destinazione. Non ci sono casi, ci sono solo creazioni umane all'interno della legge universale secondo cui ciò che pensiamo è ciò che creiamo. Affrontai la paura del ridicolo quando divenni oggetto di pubblico ludibrio nel Regno Unito, dopo aver pubblicamente rivelato quello che per me fu uno straordinario ed esplosivo risveglio spirituale nei primi anni Novanta. E superai la paura di parlare in pubblico quando guardai me stesso per avere la conferma che ero una persona a posto e non una platea di persone al di fuori di me. È questo il motivo per cui molti hanno paura di parlare in pubblico. Cercano la loro autostima fuori da se stessi, nelle reazioni degli altri di fronte a ciò che dicono e fanno, invece di dire: sono quello che sono e ho il diritto di essere quello che sono e di esprimere ciò che sono. Io sono me, io sono libero. Facendo questo, rispetti il diritto del pubblico ad essere se stesso e ad accogliere ciò che tu dici come meglio crede. Ma non sei nervoso, spaventato o intimidito, non importa quanto grande può essere l'attesa e neanche quanto ostile possa mostrarsi il pubblico nei confronti di ciò che tu dici. Tu sai chi sei, hai il diritto di essere quello che sei e di esprimerlo. Quando è da dentro che attingi il tuo potere e la tua autostima, non hai bisogno che il pubblico manipoli la concezione che hai di te stesso. Così, la paura di esprimerti in pubblico sarà scomparsa del tutto. Aver sperimentato quelle paure e averle superate mi ha donato una maggiore comprensione delle cose.

Qui non stiamo discutendo su chi ha la testa più grossa. Qui non stiamo trattando questioni secondarie o marginali, che possono essere accantonate finché non vengono risolti problemi più importanti, del "mondo reale". Questo non è il mondo reale, è uno schermo gigante e la sceneggiatura la scrivono i liquami emozionali dentro di noi. Se ci liberiamo di ciò in modo controllato, ci aspetterà uno spiacevole periodo di transizione mentre le emozioni accumulate dalla collettività durante un periodo di migliaia di anni di esperienze terrene esploderà in una frenesia di conflitti e trambusti. Ma non deve essere per forza così. Il profondo inconscio di ognuno di noi attirerà le esperienze e gli stimoli necessari a rimuovere le ancore emozionali che ci tengono vibrazionalmente distanti dal livello che ci consentirebbe di compiere il salto quantico verso un nuovo stato di coscienza. Se restiamo ipnotizzati dal film e crediamo che sia vero, il modo in cui percepiremo queste esperienze risulterà decisamente distruttivo. Se reagiamo con risentimento e desiderio di vendetta di fronte alle persone (specchi) che ci forniscono queste esperienze, allora sarà un inferno. Gli individui, i gruppi, i paesi, il mondo si demoliranno gli uni gli altri mentre le emozioni non purificate vecchie di secoli entreranno in collisione. La stabilità vibrazionale del pianeta sarà seriamente pregiudicata da tale scenario e le conseguenze meteorologiche e geologiche potranno anche essere catastrofiche per quelli relegati nel livello tridimensionale della Terra. Quello che facciamo, in altre parole quello che pensiamo e proviamo, influenza il pianeta in maniera determinante.

Basta osservare gli abusi compiuti sulla Terra da parte dell'uomo per capire fino a che punto si sia persa quella nozione. La Terra esiste su tutti i livelli all'interno del vortice/piramide della realtà virtuale proiettato dall'Unità, come del resto anche noi. La coscienza terrestre, Gaia, lo Spirito Terrestre, Madre Natura, a seconda di come vogliate chiamarla, è l'equivalente del nostro livello conscio che si esprime attraverso un corpo fisico. Essa sente ciò che noi sentiamo individualmente e collettivamente. In che stato sareste voi se si abusasse continuamente del vostro corpo fisico come del suo? O se il vostro corpo venisse prosciugato di suoi liquidi o violentato per i suoi minerali? Che ne sarebbe del vostro stato mentale ed emotivo se viveste in messo a gente che bombardasse in continuazione il vostro campo energetico con negatività, conflitto, senso di colpa, risentimento, paura e ignoranza? Sareste in serio trambusto emotivo. Beh, così è la coscienza della Terra e poi anche lei ha una fogna emotiva di emozioni represse che devono essere liberate e purificate. Di nuovo, se vengono liberati in modo incontrollato, si combineranno ed entreranno in conflitto con le emozioni collettive dell'umanità e Dio solo sa che confusione ne verrà fuori. Certamente ciò che comporterà trasformazioni geologiche e fenomeni meteorologici che non hanno precedenti nell'era moderna. Le nostre emozioni si manifestano fisicamente sotto forma di lacrime, tremori, sudori, nausea, sfoghi cutanei, urla e violenza. Anche la Terra presenta queste manifestazione e le esprime attraverso la pioggia, le onde della marea, i livelli del mare in aumento, i terremoti, la terra malata, i venti e l'attività vulcanica. Queste cose le vedremo all'eccesso, a meno che non ci distanziamo emotivamente dal film e ampliamo la nostra comprensione di chi siamo noi, cosa facciamo qui e come ci rapportiamo alla Terra e al resto della Creazione. All'apice di questa liberazione emotiva, anche lo stato vibrazionale del pianeta sarà trasformato dal salto quantico verso un'altra dimensione di coscienza.

Ci sono due approcci qui che possono spianare questo percorso. Prima di tutto, dobbiamo apprezzare ciò che ci sta succedendo. Le vibrazioni del pianeta stanno salendo. Se noi vogliamo salire con loro, lungo il collo della bottiglia e fuori dalla prigione, allora dobbiamo liberarci del bagaglio emozionale e della concezione negativa di noi stessi e degli altri che siamo stati condizionati ad accettare come realtà. Possiamo liberarci di queste emozioni nel modo catastrofico sopra descritto, oppure possiamo ritirarci in platea e osservare questo processo in modo del tutto diverso. Possiamo vedere le persone che premono i nostri bottoni e liberano i nostri liquami emozionali per quello che sono veramente – maestri che ci portano in dono la comprensione di noi stessi che ci libererà dalle prigioni emotive che danneggiano l'esistenza umana da così lungo tempo. In altre parole, possiamo amare i nostri "nemici" e "perdonare coloro che ci offendono". In questo modo ci libereremo delle emozioni suscitate da queste esperienze senza aggiungere ulteriore risentimento alla fogna, prendendocela con quelli che ci hanno procurato quelle esperienze. Possiamo vederci anche noi come insegnanti, dal momento che, anche noi, fungiamo da stimoli per la liberazione delle emozioni degli altri. Ripeto, così li aiuteremo a sgravarsi dei loro fardelli emozionali senza incrementare i nostri col senso di colpa per quello che abbiamo fatto loro. Possiamo affrontare la paura in senso positivo accettando di buon grado l'opportunità di affrontare i nostri timori, nella consapevolezza di essere fantastici esseri di luce per i quali niente è impossibile. Non c'è nulla da temere. La nostra vita è comunque eterna. L'amore è l'energia che faciliterà la transizione più di ogni altra cosa. L'amore è la transizione. Non c'è regalo più grande dell'amore che possiamo fare a noi stessi, al prossimo e alla Terra. Il pianeta non si sente amato perché il pianeta non è stato amato. Lo stesso vale per l'umanità. Tu sai come ti è di aiuto l'amore durante le crisi emotive e la Terra non è diversa da te. Mandale amore ogni volta che puoi, basta che lo pensi e lei lo avvertirà. E rispetta il suo corpo e i suoi doni. Falla sentire amata, desiderata e apprezzata. Sai come l'amore riduca la rabbia, il risentimento, la sofferenza e la frustrazione. Amala, ama te stesso, ama tutti e il viaggio verso una terra di sogno, di equilibrio e armonia non dovrà essere così accidentato come sarà se continueremo a dormire.

Le nostre emozioni hanno rappresentato il mezzo attraverso cui si è resa possibile la manipolazione della Quarta Dimensione. Suscitando paura nelle persone, le si è spinte a cedere il proprio potere a quelli che loro pensano le proteggeranno da qualunque cosa sono state incoraggiate a temere; il senso di colpa in loro inoculato ha contribuito a sminuire l'amore e il rispetto di sé, svalutando il senso del loro potenziale; diffondendo invidia e avidità, la minoranza si è sentita incoraggiata a monopolizzare ricchezza e potere attraverso l'acquisizione violenta; stimolando nella gente il risentimento, una azione violenta o negativa è stata trasformata in un ciclo di violenza e tumulto che a sua volta ha generato ulteriore violenza e tumulto; la diffusione dell'ipocrisia ha creato divisioni fittizie e conflitti tra religioni, regni, sistemi politici ed economici, genitori e figli, tra chi sta sopra e chi sta sotto, uomini e donne, poiché ogni dogma ipocrita cerca di farsi largo bestemmiando fino al punto di dominio, al vertice dell'albero della cuccagna. Com'è stupido tutto questo! Noi siamo gli uni gli altri. Siamo lo stesso attore che recita tutte le parti. È stato un film interessante e ora, nella scena finale, abbiamo l'opportunità di imparare la lezione che abbiamo iniziato ad impartirci:

Ciò di cui hai bisogno è Amore.

E l'amore è illimitato e infinito. Non si esaurisce mai, indipendentemente dall'entità della domanda. Basta che lo pensi e lo senti ed eccolo lì. Tanto quanto ne vuoi, ogni volta che lo vuoi. L'amore è la nostra chiave d'oro ed è sotto il nostro controllo. Non ditemi che non possiamo uscire di qui quando è in nostro possesso tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la grande fuga. La chiave, la scala a pioli e l'auto per la fuga sono solo le condizioni per partire. Le condizioni di un qualcosa che si chiama amore. Puoi amare o odiare te stesso. Puoi correre verso le stelle o restare alla catena. Si tratta solo di scegliere – ma queste scelte presentano conseguenze spirituali e fisiche. E sono scelte vostre e mie.

Fonte: http://ermetica.altervista.org/index.php/le-teorie-del-complotto/101-david-icke-la-verita

 

 

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