L'identificazione

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[...] l'osservazione di sè conduce un uomo alla constatazione del fatto che egli non si ricorda di sè. La sua impotenza a ricordarsi di sè è uno dei tratti più caratteristici del suo essere e la vera causa di tutto il suo comportamento. Questa impotenza si manifesta in mille modi. Egli non ricorda le sue decisioni, non ricorda la parola che ha dato a se stesso, non ricorda ciò che ha detto o provato un mese, una settimana, un giorno o soltanto un'ora addietro. Inizia un lavoro, e dopo un certo lasso di tempo dimentica perché l'ha cominciato. E' soprattuto nel lavoro su di sè, che questo fenomeno si produce con una frequenza del tutto particolare. Un uomo non può ricordarsi una promessa fatta ad altri se non con l'aiuto di associazioni artificiali, di associazioni educate in lui, le quali, a loro volta, si associano a ogni genere di concezioni, anche queste create artificialmente, quali l' "onore", l' "onestà", il "dovere" e così via. Parlando in generale, si può affermare con certezza che per una cosa che l'uomo ricorda, ve ne sono sempre dieci, ben più importanti, che dimentica. Non vi è nulla che l'uomo dimentichi più facilmente di ciò che si riferisce a se stesso, come le "fotografie mentali" che ha potuto prendere.

Per questo, le sue opinioni e i suoi punti di vista sono privi di qualsiasi stabilità e precisione. L'uomo non ricorda ciò che ha pensato o detto; e non ricorda come ha pensato o come ha parlato.

Ciò è, a sua volta, in rapporto con una delle caratteristiche fondamentali dell'atteggiamento dell'uomo verso se stesso e verso gli altri, vale a dire: la sua costante "identificazione" a tutto ciò che prende la sua attenzione, i suoi pensieri o i suoi desideri, e la sua immaginazione.

L' "identificazione" è una caratteristica talmente comune, che nell'intento di osservare se stessi, è difficile separarla da altre cose. L'uomo è sempre in stato di identificazione, ciò che cambia è solo l'oggetto della sua identificazione.

L'uomo si identifica con un piccolo problema che trova sul suo cammino e dimentica completamente i grandi scopi che si proponeva all'inizio del suo lavoro. Si identifica con un pensiero e dimentica tutti gli altri. Si identifica con una emozione, con un umore, e dimentica gli altri suoi sentimenti più profondi. Lavorando su di sè, le persone si identificano talmente con scopi isolati da perdere di vista l'insieme. I pochi alberi più vicini finiscono per rappresentare, per loro, tutta la foresta.

L'identificazione è il nostro nemico più terribile, perchè penetra ovunque e ci inganna proprio nel momento in cui crediamo di lottare contro di essa. Se ci è tanto difficile liberarci dalla identificazione, è perchè ci identifichiamo più facilmente con le cose a cui siamo maggiormente interessati, quelle alle quali diamo tutto il nostro tempo, il nostro lavoro e la nostra attenzione. Per liberarsi dall'identificazione, l'uomo deve stare costantemente in guardia ed essere inflessibile verso se stesso: non deve aver paura di smascherare tutte le sue forme più sottili e nascoste.

frammenti-insegnamentoE' indispensabile vedere, studiare l'identificazione, al fine di scoprirne in noi stessi le radici più profonde. Ma la difficoltà della lotta contro l'identificazione è accresciuta ulteriormente dal fatto che, quando le persone la riconoscono, la considerano una qualità eccellente e le attribuiscono nomi quali "entusiasmo", "zelo", "passione", "spontaneità", "ispirazione", ecc. Ritengono che non si possa fare realmente un buon lavoro, in qualsiasi campo, se non in stato di identificazione. In realtà è un'illusione. In tale stato l'uomo non può fare nulla di sensato. E se la gente potesse vedere ciò che lo stato di identificazione significa, cambierebbe d'avviso. Un uomo identificato diventa una cosa, un pezzo di carne; perde anche quella minima somiglianza che aveva con un essere umano. In Oriente, dove si fumano l'haschish e altre droghe, avviene spesso che un uomo si identifichi con la sua pipa al punto di considerare se stesso una pipa. Non è una facezia, ma un fatto. Egli effettivamente diventa una pipa. Questa è l'identificazione. Ma per arrivare a tanto l'haschish o l'oppio non sono affatto necessari. Guardate le persone nei negozi, teatri o ristoranti. Osservate come si identificano con le parole quando discutono o cercano di dimostrare qualche cosa, in particolar modo qualche cosa che non conoscono. Esse non sono più che desideri, avidità, o parole; di loro stesse non rimane nulla.

L'identificazione è l'ostacolo principale a ricordarsi di sè. Un uomo che si identifica è incapace di ricordarsi di se stesso. Per potersi ricordare di sè, occorre per prima cosa non identificarsi. Ma per imparare a non identificarsi, l'uomo deve innanzitutto non identificarsi con se stesso, non chiamare se stesso "io" sempre e in tutte le occasioni. [...] Fin quando un uomo si identifica o è suscettibile di identificarsi, è schiavo di tutto ciò che può accadergli. La libertà significa innanzitutto: liberarsi dall'identificazione.

 

P. D. Ouspensky Frammenti di un insegnamento sconosciuto

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