L’ “ego” senza l’ “alter”

di Osvaldo Passafaro – su VirgoleNelleVirgole -

Ecco dal titolo non dovete pensare che io stia alludendo all'alter ego, no: l'alter ego è, fondamentalmente, il risultato di una rimozione; ogni lato della nostra personalità che viene represso va ad alimentare quella personalità altra da noi nota come alter ego.

Ma la nostra breve riflessione non vuole vertere su questo punto: piuttosto mi viene da pensare alle autoreferenzialità con cui imbeviamo la nostra esistenza, cosa voglio dire?

Beh, penso al fatto che l'uomo, spesso votato alla sofferenza o alla difficoltà (come è naturale che sia), trovi un'alta consolazione in attività nobili come l'Arte – sia essa la Musica, la Pittura, il Teatro o la Danza – o ancora nella dedizione ad un ufficio (inteso come dovere) che lo stimoli e tutte queste opere lo elevino al disopra del dolore; nondimeno, in primo luogo bisogna considerare che tali attività hanno in sé un forte contenuto egotistico, in quanto vanno ad arricchire considerevolmente l'ego con il loro potere di autocreazione e in certa misura lo solleticano con l'autocompiacimento del sé: tale risultato non è da considerarsi come una negatività; in secondo luogo, però, si deve anche tener conto del fatto che, benché questa laboriosità edifichi molto in noi, talvolta risulta decisamente unilaterale ed esclusiva, mi spiego meglio: alle volte il fatto di possedere un dono o una particolare dote e qualità, anziché costituire un bene da mettere a servizio del prossimo – sia egli la Comunità o in genere l'Altro -, è al contrario un ottimo pretesto per isolarsene, tagliandolo fuori, escludendolo o comunque ponendo in risalto la sua condizione di deficienza (latinamente intesa come mancanza) rispetto alla nostra persona.

Lo facciamo attraverso lo Studio, l'Esperienza e qualsivoglia vanità possa stabilire il nostro primato in qualcosa rispetto ad un altro individuo. Tale procedimento esclude dalla nostra vita una prerogativa fondamentale che è quella della complementarità: invece di completarci per mezzo della nostra modalità di esistere alternativa, non ammettiamo la reciprocità.

Questo è un grave errore se ci pensiamo, perché in fondo anche per ostentare abbiamo bisogno del prossimo, altrimenti saremmo un'autoreferenzialità nell'autoreferenzialità: allora, ecco, perché non rivalutare l'istanza dell'Altro? Perché non vederlo come una meta?

Non vorrei dire cose ovvie né, tantomeno, banali ma ricordate un attimo le parole di quel Ludwig Feuerbach: non può esistere l'io senza il tu, in sostanza diceva; io aggiungo: non può esistere l'ego senza l'alter; quest'ultimo termine in Latino, generalmente, viene affiancato ad un altro che è "alius": entrambi i vocaboli rientrano nell'accezione di "altro" ma, mentre alius costituisce un indefinito tra molti, alter viene utilizzato tra due termini; è forse questo il vocabolo più congeniale all'istanza di prossimo: proprio perché solo tra due termini indica il prossimo, cioè colui che è più vicino a noi.

Alla fine, dunque, mi viene da domandare: pur nel rispetto della nostra preziosissima individualità, quanto siamo abituati a darci a noi stessi come vita calata in mezzo ad altre vite, insomma come ego nell'alter?

Potrei obiettare con l'ovvietà della risposta a questo quesito, probabilmente... mi auguro di no.

 

Fonte: http://www.virgolenellevirgole.it/in-evidenza/l-ego-senza-l-alter/

 

Vota:
Permettere che l'ego venga sminuito
Pinocchio in arte mago

Related Posts

Commenti

 
Ancora nessun commento

Accedi