Che cosa sono?

"Vorrei suggerire a ciascuno di voi di porsi la domanda: «Che cosa sono?» Sono certo che il 95% di voi si troverà in imbarazzo, e che finirete per rispondervi con un'altra domanda: «Che cosa significa?». Questa è la prova che un uomo ha vissuto tutta la vita senza porsi tale domanda, e che ritiene scontato di essere «qualcosa», addirittura qualcosa di molto prezioso che non è mai stato messo in dubbio. Nello stesso tempo egli è incapace di spiegare che cos'è questo qualcosa, incapace persino di darne una minima idea, dal momento ch'egli stesso l'ignora. Non è strano che le persone dedichino così poca attenzione a se stesse, alla conoscenza di se stesse? Non è strano che chiudano gli occhi con tanto sciocco compiacimento su ciò che sono realmente, e che passino la vita nella piacevole convinzione di rappresentare qualcosa di prezioso? Esse si dimenticano di guardare il vuoto insopportabile che si cela dietro la superba facciata creata dal loro autoinganno, e non si rendono conto che questa facciata ha un valore puramente convenzionale."

"Ciò che un uomo pensa di se stesso corrisponde a ciò che egli è in realtà? Qui ci sono un medico, un ingegnere, un artista. Essi sono realmente ciò che noi pensiamo che siano? Possiamo ritenere che la personalità di ciascuno di essi sia assimilabile alla professione, all'esperienza che tramite la professione, o per la sua preparazione, essi hanno acquisito? Ogni uomo viene al mondo simile a un foglio di carta bianca; ma le circostanze e le persone che gli stanno intorno fanno a gara per imbrattare questo foglio e per ricoprirlo di ogni genere di scritte. Ed ecco intervenire l'educazione, le lezioni di morale, il sapere che chiamiamo conoscenza, tutti i sentimenti di dovere, onore, coscienza, ecc. A poco a poco il foglio si macchia, e più è macchiato di pretese «conoscenze», più l'uomo è considerato intelligente. Più sono numerose le scritte nel posto chiamato «dovere», più il possessore è considerato onesto; e così via per ogni cosa. Il foglio così sporcato, accorgendosi che le macchie vengono scambiate per meriti, le considera preziose."

"L'uomo si identifica con il ruolo che è costretto a vivere: padre, figlio, padrone, operaio, impiegato, dirigente, professionista, intellettuale, guru, furbo, tonto, forte, debole, manager, ministro, disoccupato, ecc... per ognuno di questi ruoli esistono comportamenti sociali, abbigliamenti, modi di pensare e di esprimersi cui ciascuno si adegua inconsapevolmente. E quindi non siamo mai individui autentici, ma veri e propri imitatori: imitiamo modelli e stereotipi prodotti dalla società in cui viviamo. Persino nei comportamenti più intimi recitiamo in realtà dei ruoli precostituiti, che non si limitano soltanto a comportamenti e ad atteggiamenti convenzionali, ma che penetrano anche all'interno delle nostre convinzioni, dei nostri giudizi, della nostra coscienza. Insomma continuiamo a recitare. L'inquinamento della nostra mente è troppo esteso. Bisogna imparare a dire la verità, ma per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere che cos'è la verità e che cos'è la menzogna... soprattutto in se stessi."

"Le possibilità dell'uomo sono immense, ma nel sonno nulla può essere raggiunto. Nella coscienza di un uomo addormentato, le sue illusioni, i suoi "sogni", si mescolano alla realtà. L'uomo vive in un mondo soggettivo al quale gli è impossibile sfuggire. Ecco perché non può mai fare uso di tutti i poteri che possiede e vive sempre soltanto in una piccola parte di sé stesso. Man mano che un uomo comincia a conoscersi, scopre continuamente dentro di sé nuove zone di meccanicità: zone in cui la sua volontà, il suo "io voglio" non ha alcun potere, e dove tutto è confuso e sfuggente. Ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale, insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire, dicono che non abbiamo amore solo perché non incoraggiamo la debolezza e l'ipocrisia ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Al di fuori dell'agitazione della vita esiste "qualcos'altro" che dovrebbe essere lo scopo e l'ideale di ogni uomo, questo "altro" soltanto può rendere l'uomo veramente felice ed offrigli dei valori reali."

G.I. Gurdjieff

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