Danza del potere

di Mauro Scardavelli

Se osserviamo staticamente l'esercizio del potere vedremo un persecutore che opprime una vittima; se, invece, lo osserviamo nei suoi aspetti dinamici avremo un quadro più veritiero della realtà: persecutore e perseguitato partecipano della stessa danza, accettando e facendo proprie le medesime regole. In questo modo anche chi è vittima, non appena gli si presenta l'occasione, applicherà queste regole con chi è più debole di lui, o con sé stesso, andando così a partecipare ad una catena infinita di oppressione. La Storia insegna che l'uomo non è riuscito a liberarsi dall'oppressione perché, come ha scoperto il primo Freud, l'oppressione è interiorizzata nell'uomo ed erroneamente ritenuta parte della sua natura.

Nel corso della storia occidentale, il virus del potere ha mutato strategie e modalità per mantenere il dominio dell'uomo sull'uomo: se, fino ad alcuni decenni fa, le elites mantenevano il potere attraverso regimi violenti e dittatoriali, ora si avvalgono di una subdola persuasione capillare al consumo sfrenato e predatorio, esasperata da un indotto senso di inferiorità ed inadeguatezza dilaganti. Il mio valore è il valore della mia immagine. E' in questo senso che Hillman identifica l'inconscio con l'economia.

Come superare e liberarsi dell'oppressione dell'uomo sull'uomo? Capendone profondamente la natura. Noi tutti partecipiamo a questa danza perché le strutture mentali che utilizziamo nascono all'interno di questa logica di potere. Il nostro modo di pensare è già in origine inquinato di potere.

Quando attiviamo questo tipo di pensiero, attiviamo inconsapevolmente le nostre strutture egoiche, in cui possono prevalere atteggiamenti distruttivi verso gli altri (quali giudizio, paura, accusa, pretesa, mancanza di empatia, rabbia...) se in noi è più pronunciata la subpersonalità narcisistica; oppure atteggiamenti distruttivi verso noi stessi (paura del giudizio altrui, senso di inadeguatezza, paura di non essere mai abbastanza, tristezza rancorosa, paura, senso di morte ed incapacità...) se prevale la struttura depressiva. Entrambe le strutture si mantengono reciprocamente, andando a creare il nucleo dell'ego.

Finché ospitiamo dentro di noi queste strutture, siamo facilmente dominabili e manipolabili dalle elites di potere economico e politico, che temono solamente una cosa: le persone consapevoli e libere dalla paura. Per il potere la paura è quindi un elemento fondamentale (paura dell'altro, dell'immigrato, del futuro, della morte, delle crisi economiche, della malattia, degli attacchi, del giudizio altrui, del peccato, di Dio...)

Non cadiamo tuttavia nel tranello di vedere come unici responsabili di questa condizione le elites dominanti: sarebbe una visione parziale ed ingannevole: solamente prendendo consapevolezza che noi stessi al nostro interno, nel nostro pensiero-linguaggio forgiato su presupposti egoici e separativi, ospitiamo inconsapevolmente queste strutture e ne facciamo uso quotidiano, potremo decidere di non partecipare più a questa danza distruttiva e portatrice di sofferenza, ma scegliere di stare nell'Amore e nelle Qualità dell'Essere.

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Quattro parole sembrano sufficienti a descrivere che cosa è il potere: one up, one down, uno sopra, l'altro sotto. Uno esercita il potere, l'altro lo subisce. Persecutore, vittima; oppressore, oppresso. Ma questa è la descrizione statica del potere, che fotografa la situazione di un momento, e ce la consegna congelata e ammuffita.

Se mettiamo il potere sulla linea del tempo, cioè osserviamo i suoi aspetti dinamici, le cose si complicano alquanto. Chi viene oppresso, per il semplice fatto di partecipare alla danza del potere, la interiorizza nella sua interezza, e diventa oppressore anch'egli. Ovviamente non può prevaricare chi sta sopra di lui, ma nulla gli impedirà di scaricare la rabbia accumulata contro chi si trova in posizione down. Il capo tiranneggia i suoi collaboratori più stretti, e questi se la prendono con i dipendenti. I dipendenti tornano a casa, e se c'è qualcuno che è più debole, su di lui eserciteranno il potere che hanno subito fuori casa. Se non trovano nessuno scaricheranno su chi non può proprio scappare: se stessi, il proprio corpo, la propria persona. Come? Diventando critici, persecutori, giudici di sé, spesso assai più spietati di quanto altri siano stati con loro. I neri in America soffrivano non solo per le persecuzioni razziali, ma anche per i sensi d'inferiorità che avevano sviluppato nei confronti dei bianchi.

Il virus del potere
Il potere è quindi un virus che si diffonde con forza inarrestabile, fino a contaminare ogni persona. Marx è stato il primo studioso che ha detto con chiarezza: la storia è storia dell'oppressione di una classe sull'altra. Questa è la struttura delle società che Marx ha analizzato, senza trovare eccezioni. Ed è stato il primo filosofo che ha dichiarato: fino ad oggi la filosofia ha avuto come scopo quello di capire il mondo, ora è giunto il momento di cambiarlo. Ed in effetti ha prodotto le condizioni ideologiche affinché la sua promessa non risultasse vana: due terzi dell'umanità ha vissuto, in modo diretto o indiretto, l'esperienza della rivoluzione preannunciata da Marx ed Engels nel Manifesto del partito comunista del 1848.

Ma le cose si sono rivelate assai più difficili di quanto egli stesso potesse immaginare. Il socialismo reale ha cambiato il mondo, ma non in meglio, come Marx pensava. Il socialismo reale, pur trasformando alla radice quella che Marx considerava l'origine del problema, lo sfruttamento economico di una classe da parte dell'altra, - proprietaria dei mezzi di produzione -, non ha affatto liberato i paesi che hanno percorso questa via dall'oppressione. Al posto dei capitalisti, si sono insediati i burocrati di partito, la cui prepotenza non era certo inferiore.

E prima ancora, quando la rivoluzione era ai suoi inizi, si scoprì che l'oppressione abitava nelle famiglie, esercitata dal padre su tutti gli altri membri. L'oppressione non era quindi appannaggio esclusivo di una classe sull'altra, come pensava Marx.

Tiziano Terzani, dopo aver festeggiato la liberazione di Saigon dagli americani, fu l'ultimo occidentale a lasciare il paese, per poi tornare una decina d'anni dopo, e vedere che non la libertà, ma sempre il potere opprimeva il vietnamiti, passato di mano dal governo filoccidentale ai vietcong liberatori.

La psicoanalisi scopre l'ombra
E' stato Freud il primo a sollevare il velo sui misteri della psiche umana, facendo una scoperta allora sconvolgente: l'uomo opprime se stesso, attraverso l'interiorizzazione dell'oppressore. Ma anche Freud, in un secondo periodo, non ebbe il coraggio di andare a guardare fino in fondo. Di fronte ai resoconti dei pazienti che ricordavano le violenze sessuali subite in famiglia dai genitori, si tirò indietro: decise di credere che fossero invenzioni della fantasia dei bambini. Da allora la psicoanalisi imboccò la strada del compromesso con il potere. Fu Reich che portò avanti gli insegnamenti del primo Freud, ma come ogni vero rivoluzionario, trovò davanti un muro di diffidenza che lo relegò in una posizione marginale nel panorama della psicoanalisi.

La manipolazione delle coscienze
Oggi sappiamo che il virus del potere, nella sua forma più evoluta, non utilizza la forza fisica, perché la forza fisica è facile da riconoscere. Il virus per diffondersi utilizza mezzi assai più sofisticati. Se guardiamo alla storia degli ultimi cento anni, vediamo che fascismo, nazismo, comunismo, come forme di dittatura, sono in gran parte eliminate o sotto controllo. Ma l'oppressione dell'uomo sull'uomo non è certo finita. Le democrazie liberiste hanno creato una forma di oppressione che è assai più subdola e meno immediatamente visibile, ma pur presente in maniera altrettanto capillare. Come il fascismo si occupava di addestrare la popolazione, a partire dall'infanzia, per renderla pronta a collaborare alla politica fascista, così le nuove generazioni sono addestrate capillarmente dalla televisione e dai mass media a diventare consumatori e predatori inconsapevoli. Il virus del potere finanziaro ed economico ha colonizzato la mente di quasi tutte le persone, così che Hillman è giunto ad affermare che l'inconscio oggi è l'economia, un'economia predatoria, che non risparmia essere vivente sulla faccia della terra.

Sembra proprio che Marx sia stato sconfitto dalla storia, e che il capitalismo abbia addirittura acquisito una marcia in più, divenendo globale, onnivoro, senza più barriere, senza più possibilità di difesa, come è stato in passato, attraverso l'unione dei lavoratori.
Il cardinale Martini ha dichiarato che c'è un unico peccato: l'oppressione dell'uomo sull'uomo. Il problema è: come facciamo a liberarcene?

Comprendere il potere: le cause interne
Credo che il primo passo da compiere è capirne sempre meglio la natura. Gli studi su questo tema non mancano certo. Ma, per cambiare le cose, ciò di cui abbiamo bisogno non sono nuove ricerche e sofisticate teorie. Di queste disponiamo in abbondanza. No, ciò di cui abbiamo bisogno è di uno schema di riferimento che sia chiaro, inequivocabile, comprensibile da tutti. Perché il potere esercitato su di noi fomenta l'ignoranza, l'inconsapevolezza, rendendoci rane bollite, incapaci di capire che cosa ci succede. Dobbiamo capire che le cause dei nostri guai da esterne sono diventate interne, sono finite dentro di noi, nelle strutture mentali che abbiamo creato per reagire e non soccombere all'oppressione che viene da fuori. Dobbiamo capire che queste strutture mentali di difesa sono fatte della stessa natura di quelle che abbiamo subito: sono anch'esse strutture di potere.

Potere e narcisismo
Chiamiamo queste strutture interne "potere narcisistico", o semplicemente narcisismo, perché è all'interno di questa subpersonalità che possono essere comprese. Quando la configurazione narcisistica è in azione, giudizio, paura del giudizio e mancanza di empatia; sfruttamento, manipolazione ed esternalizzazione dei costi; pretese, permalosità e rabbia narcisistica; grandiosità, mancanza di umiltà e assoluta convinzione di avere ragione; irresponsabilità, rifiuto del feedback e convinzione che il mondo debba adeguarsi ai nostri desideri, nascondono nell'ombra il senso di nullità, insignificanza, paura, umiliazione, autosvalutazione, senso di colpa, indegnità, tristezza, disperazione. O può accadere il contrario, che la subpersonalità depressa appaia in superficie, confinando nell'ombra quella narcisistica. In ogni caso, con il narcisismo dobbiamo fare i conti. Come nucleo dell'Ego, è il più forte ostacolo alla nostra evoluzione. Finché ci identifichiamo in esso, anche solo parzialmente, non possiamo sviluppare il nostro potenziale d'amore, aprendo il centro del cuore, e imparando a vivere nella gioia e nell'entusiasmo, anziché nella paura, nella rabbia, nella tristezza, o in altre emozioni parassite. Drenando via parte o gran parte della nostra energia vitale, con essa perdiamo intuizione, intelligenza e creatività.

Il cammino verso la libertà. La libertà dalla paura
Finché siamo abitati da questo virus, agiamo in modo meccanico e prevedibile. Siamo quindi facilmente dominabili e manipolabili. Elite e poteri forti, per dominare il mondo, hanno bisogno di persone succubi, pronte a diventare schiavi salariati. Ciò che maggiormente temono sono le persone libere, e per questo fanno di tutto affinché ce ne siano veramente poche, in modo da poterle facilmente emarginare e controllare.

Non si nasce persone libere, responsabili, capaci di scegliere e creare il proprio destino. Lo si diventa liberandosi. Da che cosa? Dalla paura. Non si comprende nulla del potere se non si comprende questo legame necessario: il potere può esistere solo nella misura in cui esiste la paura. E la paura (non necessaria) esiste finché c'è la sottomissione al potere. Nessuno è disposto ad andare in guerra a farsi ammazzare, se la sua mente non è stata manipolata. Le masse vanno in guerra solo se hanno la pancia vuota. Le religioni istituzionali, compromesse con il potere, hanno sempre utilizzato la paura come molla per controllare i fedeli. Nel libro Shock economy, Naomi Klein illustra come, anche nelle democrazie occidentali, chi ci governa faccia regolarmente uso di questo meccanismo per indurre nella popolazione le scelte più favorevoli al progetto delle élite economiche e finanziarie. Insomma, la paura degli altri fa bene ai prepotenti, ai prevaricatori, ai predatori del mondo. Sono cose ormai note, anche al grande pubblico.

Intimità e dipendenza
Meno nota è l'altra questione: quella del potere interiorizzato, che nuoce su tutti i fronti, rendendo la persona non libera, spaventata, dipendente. Da chi? Da chi esercita il potere. Un superiore, un capo, un'autorità sovraordinata? Certo, chi è in grado di darci o toglierci di chi vivere, chi è in grado di punirci o premiarci, ha facilmente impatto su di noi. Ma questo è solo l'aspetto più evidente e superficiale. Osservare solo questo non ci fa avanzare di un passo verso la vera liberazione, che è liberazione della mente dai condizionamenti, dai solchi neuronali infinite volte percorsi, che la rendono debole e impotente.

Ritorno al tema centrale: il potere non può esercitarsi senza paura, e la paura non può esistere senza inconsapevolezza. Quindi il virus del potere ha bisogno d'inconsapevolezza. Funziona tanto meglio, quando meno ce lo aspettiamo.

I rapporti di parentela, di amicizia, e soprattutto di coppia, sono un terreno di cultura particolarmente favorevole all'espansione del virus. Perché? Perché ciò che tiene unita la coppia, così almeno si crede, è l'amore. Da chi dice di amarmi, non mi aspetto di essere manipolato e prevaricato. E' lì dove io divento particolarmente vulnerabile, perché entro in intimità, cioè smetto di temere, mi rilasso, mi distendo, abbasso le difese. Nel nido caldo dell'amicizia e dell'amore, mi affido e assorbo ciò che arriva. Lo stesso fa un bambino con la propria madre: ma il bambino non ha scelta, non può che affidarsi e dipendere. Noi da adulti, possiamo liberarci dalla dipendenza imparando a discernere, momento per momento, se la relazione che stiamo vivendo ci sta ricaricando oppure scaricando, se ci rende più forti e felici, o più deboli e infelici. Non la relazione in sé, che, come ogni fenomeno inserito nello spazio e nel tempo, è mutevole e impermanente, ma l'attimo presente, il qui ed ora, l'unica realtà nella quale viviamo davvero.

Il cammino verso l'integrità
Chiediamoci allora come è possibile che proprio in quel luogo, dove maggiormente dovremmo rigenerarci, talvolta o spesso, si creano le ferite più dolorose, i tradimenti più cocenti, le parole più dure? Se fossimo integri, uniti al nostro interno, questo non potrebbe succedere. Ma dobbiamo arrenderci all'evidenza che l'integrità non è data in natura all'essere umano. Integro, autentico, davvero se stesso, è un gatto, o un coccodrillo, perché è guidato dagli istinti e non può mentire. L'essere umano non è più guidato dagli istinti: è la cultura, il pensiero, il linguaggio che formano la sua sostanza. Attraverso il linguaggio egli può sostenere una cosa mentre ne crede un'altra, a volte solo a livello inconscio. Questa non è l'eccezione: è la norma. Mantaigne, prima di Freud, diceva che l'essere umano ha una caratteristica tipica: prima fa una promessa o afferma con forza una convinzione; un momento dopo agisce in modo esattamente contrario. Questa sembra essere la cifra che ci contraddistingue come specie, finché ci lasciamo abitare e governare dall'Ego.

Gli umani nascono schizofrenici, abitati da decine, centinaia di differenti personaggi, dice Bleuler, maestro di Jung. Solo con il tempo, se tutto va bene, si crea un personaggio centrale che funge da Io, da governo, da leader di sé, da direttore d'orchestra, che riesce a coordinare i diversi musicisti, tenendo a bada la frammentazione e l'indifferenziato, cioè la psicosi di fondo. Quindi l'unità, quando esiste, è frutto di un continuo lavoro, e può venire meno in qualunque momento. Solo attraverso questo lavoro l'essere umano diventa se stesso, autocreandosi. La seconda legge della termodinamica, l'istinto di morte di Freud, la tensione verso l'indifferenziato secondo Jung, circondano ogni manifestazione di vita, che è produzione e creazione di ordine, organizzazione, coscienza, via via superiore. La vita e la morte si tengono insieme, inscindibili come la luce e l'ombra. La psiche, come manifestazione della vita, non sfugge alle leggi dell'universo.

Bilancia strutturale
Nel modello della bilancia strutturale, abbiamo preso in considerazione le strutture minime per comprendere il funzionamento mentale: l'anima, l'io-governo, le emozioni e il corpo. Questi quattro livelli sono presenti in quasi tutte le tradizioni sapienziali. Se essi sono coordinati, e guidati dall'alto (anima, cervello del cuore), l'essere umano sviluppa il suo pieno potenziale. Questo cammino è ostacolato da ogni cultura e società che ha privilegiato l'efficienza all'armonia, il potere all'amore. In tali culture, quasi tutte, attraverso il linguaggio e gli scambi con gli altri, assorbiamo al nostro interno i virus del potere che prolificano nel campo sociale. Il campo di coscienza diventa dismorfico, conflittuale, saturo di vettori divergenti che tendono a separare anziché unire. Quindi, semplicemente respirando, abitando, lavorando, interagendo e conversando con gli altri, alimentiamo il nostro Ego e il suo nucleo narcisista, che originano dalla separatività e continuamente la alimentano. A meno che non facciamo un lavoro specifico per debellarlo e per renderlo inoffensivo attraverso lo sviluppo della consapevolezza. Ma, ripeto, questo è un lavoro, che richiede impegno, energia, forza di volontà. Tutte parole che il nucleo narcisista vede come fumo negli occhi, e attraverso la sua sottile propaganda, fa in modo che per noi rimangano solo parole vuote, senza contenuto, senza effetto sulle azioni esterne.

Matematica della psiche
Antonio è un uomo di successo. Maria conosce Antonio, si innamorano, si mettono insieme. Dopo sei mesi di fuoco, Maria sperimenta via via meno soddisfazione, comincia a deprimersi, ritira la sua energia. Antonio non è più al centro delle sue attenzioni. Egli cerca in tutti i modi di ridare forza al rapporto, senza nessun risultato. Pian piano si scarica, e per qualche anno asseconda la discesa verso il basso. Poi incontra Anna e si innamora. L'energia tra Antonio e Anna scorre intensamente. Antonio va da Maria e le comunica ciò che è accaduto. Si aspetta da Maria una reazione tiepida, come tiepida era ormai la loro relazione. Invece no. Maria si scalda, si dispera, cerca di trattenere Antonio. Ma Antonio in cuor suo ha deciso di chiudere con Maria, perché le cose da anni non funzionavano più. Maria non si arrende. Pur separata da Antonio, continua a farsi sentire, a volersi incontrare, a mostrare tutto il suo affetto. La sua passione originaria si riaccende. Maria si è risvegliata all'amore.

Passano alcuni mesi. La relazione tra Antonio e Anna si raffredda: Anna lascia Antonio. Dopo qualche tempo Antonio e Maria si rimettono insieme. Antonio è contento e sereno, perché Maria è cambiata e finalmente mostra tutta la sua capacità di amore.
Ma dopo qualche tempo le cose ritornano come prima.

Matematica della psiche, matematica dell'amore. Matematica essenzialmente significa modelli e simboli per comprendere il mondo. Non c'è solo la matematica dei numeri e delle quantità. C'è anche la matematica delle qualità e delle relazioni, e quindi anche una matematica della psiche. Che lo sappiamo o no, tutti utilizziamo la matematica, cioè una possibilità di previsione.

Ogni modellizzazione ha un aspetto negativo e uno positivo. L'aspetto negativo è l'impoverimento dell'esperienza originaria. Di essa vengono ritagliati come pertinenti al modello solo alcuni tratti. Gli altri vengono cancellati. L'aspetto positivo è che, se il modello è produttivo, ha la capacità di focalizzare l'attenzione su ciò che è essenziale ai fini della comprensione di ciò che accade. Lasciato senza appoggio, qualunque oggetto cade verso terra: una mela, un gatto, una tartaruga, un fiore, una sveglia, una trebbiatrice. La caduta di una sveglia è diversa da quella di un calamaio. Ogni fenomeno di caduta, nei dettagli, è diverso dall'altro, ma sono tutti guidati dalla stessa forza invariante: quella di gravità. Forza che, come ha scoperto il genio di Newton, agisce anche nel vuoto e che, in combinazione con quella di inerzia, tiene in orbita i pianeti.

Il triangolo tra Antonio, Maria e Anna è un modello. Nulla sappiamo di Antonio, Anna e Maria. Di quel rapporto il modello isola solo pochissimi elementi, che sono però altamente informativi rispetto alla dinamica dell'amore quando è collegata alla dinamica del potere. Antonio perde potere quando Maria sa di poter disporre di lui, senza fatica, perché di fronte ad un suo ritiro d'amore, non si è allontanato, mettendosi così in posizione down. Maria ha assunto una posizione up: ha guadagnato potere, ma ha smarrito l'amore. Antonio riprende potere con Maria quando, mettendosi con Anna, si stacca da lei. La situazione si ribalta: Antonio è up, Maria è down. Allora Maria fa di tutto per riconquistare Antonio. Finalmente ci riesce. Dopo un iniziale entusiasmo, di fronte ad Antonio che non è più up, Maria perde interesse.

La dannazione di Maria è che ha associato il potere all'amore. Forse perché ha avuto un padre prepotente e autoritario, ella riproduce per anni la stessa danza dalla quale è stata imprintata in famiglia. Per innamorarsi, ha bisogno di sentire il suo partner in posizione up, anche al prezzo di essere lasciata.

Anche Antonio condivide la stessa dannazione: di fronte ad un ritiro di Maria, non ha risposto in modo chiaro e deciso, e, come una rana bollita, si è lasciato cucinare a fuoco lento. Forse Antonio ha avuto una madre fredda, poco empatica, che lo ha abituato a vivere in situazioni di scarsa attivazione amorosa. Le variabili al modello sono infinite. Ma c'è qualcosa che il modello fa emergere in modo chiaro: ogni volta che l'amore non fluisce con un'altra persona, in realtà non sta fluendo al proprio interno. Il mondo fuori ci fa solo da specchio. Noi siamo in grado di dare e ricevere solo la quantità di amore che abita dentro di noi. Il modello ci indica la strada: non cercare fuori, ma scava e cerca l'amore dentro di te. Quando lo avrai trovato, scoprirai che il mondo è ricco di amore, perché sarai in stato di amore, recettivo, aperto, flessibile, in convibrazione con tutto ciò che c'è così come è. E' all'interno di questo stato che può avvenire un vero incontro con l'altro, e allora l'amore sarà senza condizioni: sarà un incontro tra anime anziché tra ego. Tra anime che sanno leggere il mondo a trecentosessanta gradi, e quindi non sono più disposte ad attaccarsi ad alcuna visione parziale e impoverita. Vedere l'universo nell'altro e l'altro nell'universo è il segreto del vero amore.

Angela Volpini a sette anni è stata sollevata da terra da una donna: era Maria. Maria è stata percepita da Angela come "l'umanità realizzata", realizzata perché Maria ha scelto solo l'amore, e nient'altro che l'amore. Da lei è nato Gesù, l'uomo che si è fatto Dio. Da allora Angela non fa che ripetere a tutti la lezione appresa: noi siamo divini, come divino era Gesù. Questo è il nostro potenziale d'amore. Non chiamiamo più con il termine amore ciò che non è amore, ma è infatuazione, proiezione, attaccamento, soddisfazione di un bisogno. Per risvegliarci, per diventare chi siamo, cioè divini, abitati dall'amore vero, lasciamo cadere le nostre illusioni da infanzia dell'umanità, e proiettiamoci nel futuro, che è già presente, del nostro vero potere. Il potere dell'anima che scioglie il potere dominio cercato dall'Ego per colmare le sue paure.

Fonte: http://www.mauroscardovelli.com/PNL/Consapevolezza_di_se/Danza_del_potere.html

 

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