Ecco perchè ho deciso di restituire alla società parte dei miei profitti: fatelo anche voi

L'anonimo benefattore della Fondazione Condividere racconta come la crisi ha arricchito pochi e sprofondato molti

Da quando ho deciso di rendere visibile tramite la mia Fondazione l'attività che porto avanti da 10 anni a sostegno delle persone disagiate, ho riscontrato uno stupore crescente da parte di molti, come se ciò fosse una cosa rara ed inusuale. Ma non dovrebbe essere vista come un'anomalia. Sono cresciuto in una famiglia dove il denaro è sempre stato il principale valore di riferimento. Ho maturato presto una crescente insofferenza per questo approccio e mi sono ripromesso che quando sarebbe toccato a me, avrei gestito i nostri interessi economici in modo molto diverso.

Dieci anni fa è stato il mio turno e, dopo averci pensato su qualche giorno, ho dato le dimissioni dalla banca dove avevo lavorato per 25 anni. Mi sono messo quindi a gestire direttamente i miei investimenti con un obiettivo: avrei usato delle mie conoscenze professionali per ottenere un reddito tale da consentire il mantenimento della mia famiglia e, nel contempo, destinarne una quota equivalente a interventi di aiuto che avrei gestito direttamente senza il filtro di altre organizzazioni. La crisi del 2007/8 ha colto impreparato anche me e ho rischiato di perdere buona parte dei miei investimenti. È stata però un'esperienza molto utile perché mi ha consentito di vivere in prima persona tutti i passaggi che da quella crisi hanno portato alla attuale condizione di degrado socio-economico.

Il meccanismo è stato tanto semplice quanto devastante. Poche decine di banche hanno gonfiato i propri bilanci con centinaia di miliardi di prodotti finanziari tossici, arrivando sull'orlo della bancarotta e provocando un crollo dei mercati. I governi sono stati costretti ad intervenire per salvare queste banche con finanziamenti pressoché illimitati a tassi irrisori e, contemporaneamente, hanno inondato i mercati con altra liquidità a tassi vicini allo zero. Per fare questo, la maggior parte dei governi ha dovuto aumentare di molto il proprio stock di debito pubblico. Non appena la situazione ha iniziato a normalizzarsi a metà 2009, molte delle banche salvate hanno investito sui mercati acquistando titoli che avevano perso metà del proprio valore e, per farlo, hanno utilizzato i finanziamenti governativi concessi invece anche con lo scopo di riattivare il mercato del credito. Cosi, invece di ricominciare a finanziare famiglie ed imprese, hanno usato questi fondi per generare profitti crescenti. La stessa cosa hanno potuto fare gli investitori privati che disponevano di un capitale di una certa rilevanza.

I piccoli investitori, invece, quelli appartenenti alla classe media, che nel 2008 avevano invece perso i propri soldi, perché investiti ad esempio in titoli tossici, non sono stati più in grado di ricostituire il proprio capitale, frutto di decenni di piccoli risparmi. Questo è stato il primo fattore che ha ridotto di molto la capacità di spesa della classe media. Il secondo fattore è stato il già citato aumento nello stock di debito pubblico che la maggior parte dei paesi europei, ha dovuto affrontare: l'aumento di questi debiti ha fatto esplodere le contraddizioni insite nella costruzione di un'Europa a più velocità. Molte delle banche già citate, e salvate con denaro pubblico, hanno condotto una serie di attacchi speculativi contro i titoli del debito pubblico emessi dai paesi più deboli costringendo questi ultimi a destinare risorse crescenti per pagare interessi sempre più elevati. Queste risorse sono state ovviamente sottratte alla spesa sociale ed agli investimenti pubblici.

Le manovre di finanza pubblica che si sono susseguite non hanno fatto altro che colpire di nuovo la parte più debole della società. Si è quindi verificato un enorme trasferimento di ricchezza dai ceti medio-bassi che hanno perso risparmi e capacità di spesa alla parte della società, banche e ceti abbienti, che ha sempre potuto contare sulla disponibilità di grandi capitali, propri o presi a prestito. Anche le statistiche hanno evidenziato che i detentori di grandi patrimoni nel solo 2012 hanno incrementato i propri capitali del 20/30%.

Nella mia esperienza personale posso confermare che il 2012 è stato un anno eccezionalmente positivo ed è proprio per questo che ho sentito come imprescindibile l'esigenza di restituire alla società una parte significativa e crescente di questa maggiore ricchezza creata. Come è possibile per chi è nella mia condizione ascoltare i notiziari che danno conto ogni giorno di una povertà dilagante, girare per le strade e toccare con mano questa realtà e non sentirsi in obbligo di fare qualcosa di concreto? So che molti miei «colleghi» mi guardano come un'anomalia e mi chiedono perché lo faccio. Vorrei rispondere loro che la domanda non è perché io lo faccio, ma perché tutti quelli come me non lo fanno. L'anomalia non sono io ma è chi volta le spalle a chi è stato sconfitto dalla vita.

L'anonimo benefattore della Fondazione Condividere

http://www.fondazionecondividere.org/

pagina su Facebook http://www.facebook.com/pages/Fondazione-Condividere/455729857797159?fref=ts

 

 

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