Vimala Thakar - La Trasformazione

"Se riusciamo a osservare il nostro modo di vivere in tutta umiltà, vedremo che non sappiamo vivere. Basta il più piccolo movimento, e c'è esasperazione, irritazione, inibizione, paura. La più piccola necessità di entrare in rapporto con gli altri, ed ecco che la mente si dà da fare. Vivere è muoversi con l'integrità del proprio essere, in armonia: vivere è muoversi senza attrito interiore, con la totalità del proprio essere in armonia. La sfida della trasformazione è avvertita da chi sente che vivere è muoversi, totalmente, da una situazione all'altra, da un rapporto all'altro, con la totalità del proprio essere, in tale libertà e in tale armonia che l'atto di muoversi non è sentito come una prova tremenda ma come una festa, come qualcosa da godere".

"Non avere pregiudizi su nessuno degli aspetti della vita è assolutamente, estremamente necessario. Altrimenti la ricerca viene distorta e inquinata fin dall'inizio, perché considero la vita fisica materiale disprezzabile, e guardo dall'alto in basso i rapporti fisici come qualcosa di non religioso, di non spirituale. Non c'è nulla di non spirituale nella vita, tranne ciò che la mente crea e a cui indulge. Perciò, un ricercatore deve entrare in contatto con la totalità e non permettere che la mente si faccia inquinare da questa sua idea che ci sia qualcosa di non spirituale. Perché vedete, è sempre la stessa cosa, sia che abbiate un pregiudizio verso qualcosa o che la veneriate, sia che la condanniate o che la vezzeggiate. Tenersi alla larga dai due estremi e dirsi: «Non ho mai considerato nulla in vita mia senza pregiudizi»; dirsi: «Ho sempre considerato le cose e reagito, o risposto, sull'onda del pregiudizio, di teoria o di ideologie»; dirsi questo e liberarsi dall'abitudine del pregiudizio e delle tendenze, significa porre le basi giuste per la ricerca".

"Perché vi sia una trasformazione nessun movimento dev'essere ripetitivo o meccanico. Quando vivo in modo ripetitivo e meccanico non mi serve la qualità della sensibilità, dell'attenzione. Vedete qual è il gioco della mente? La mente non deve essere vigile e sensibile, quando ripete uno schema. Quando prende un'abitudine, non ha bisogno di essere attenta. Essere attenti richiede sensibilità, perciò l'uomo ha continuato a baloccarsi creando nuovi schemi abituali, splendidi modelli di schemi abituali. Viaggiando per i vari continenti si potrebbe vedere tutta la cultura umana come una grande giardino pieno di modelli e schemi di comportamento: comportamento verbale, comportamento fisico, comportamento mentale e così via. Perciò dovrò imparare a liberarmi dall'azione ripetitiva, meccanica, in primo luogo sul piano fisico: a non fare nulla distrattamente, in modo meccanico o ripetitivo. Quando fate un movimento distrattamente, passivamente, non siete là. È l'abitudine che si muove nel tempo, non voi".

"Cos'è l'attenzione non reattiva? Un oggetto si presenta alla mia coscienza e io non mi rapporto all'oggetto. La reazione interviene quando mi rapporto all'oggetto o per fare qualcosa all'oggetto o per fare qualcosa con l'oggetto o per ottenere qualcosa dall'oggetto. Quando non rapporto me stessa, l'ego, all'oggetto, c'è un'attenzione non reattiva. Quindi la mente si muove e io la osservo. Quando si sostiene questo stato di attenzione, l'impeto del passato si spegne da sé, perché non ha alcun ruolo. E quando i contenuti della psiche sono lasciati liberi di manifestarsi e vengono guardati senza paura, è possibile a ogni essere umano guardarli, basta che non abbia immagini di se stesso da difendere. Quando i contenuti vengono osservati in questo modo, e non c'è nulla di più da osservare, la separazione fra osservatore e osservato scompare da sé. Con l'aiuto dello specchio dell'attenzione non reattiva, guardo i contenuti. Quando l'osservazione è finita, senza combattere con lo specchio, vi allontanate semplicemente dallo specchio. Avete guardato la figura, il vostro corpo. Non c'è più nulla da guardare. Allora l'osservatore scompare. Voi ci siete, ma non l'osservatore. Allo stesso modo, quando i contenuti della psiche sono lasciati liberi di esporsi all'attenzione, e sono lasciati liberi di farlo innocentemente, naturalmente, seguendo il proprio moto, la propria velocità, e non c'è più nulla da osservare, la separazione, la scissione, svanisce, si dissolve. Perciò la separazione non c'è più, e si resta in uno stato di espansione della psiche, della coscienza, dove non c'è centro né circonferenza, periferia. È l'inizio di ciò che chiamiamo silenzio. L'ultima attività dell'io-coscienza entra volontariamente e gentilmente in uno stato di sospensione quando l'osservazione è terminata, e si resta in un oceano di coscienza. E ci si ritrova in una tremenda vastità, in una voragine senza fondo, un'esistenza senza direzione. Perché ero lo scopo a dare la direzione; era l'ideologia che mi indicava una destinazione. Era l'io-coscienza che mi dava la sensazione di un centro, di una centralità e sicurezza. Ora non c'è nulla. C'è soltanto una vasta distesa di energia, di coscienza. La coscienza è energia senza centro né circonferenza. E chi veramente arriva lì ha come primo impatto la sensazione di essersi sperduto: «Dove sono?». La dimensione del silenzio è una nuova dimensione a cui l'uomo non è abituato, con cui non ha dimestichezza. È una dimensione del tutto nuova dove c'è un nuovo movimento, un nuovo tipo di moto, non un movimento cerebrale".

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Fonte: http://yogaorientfitness.blogspot.it/2011/12/vimala-thakar-il-mistero-del-silenzio.html

 

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