L'esperienza dello splendore

Ho scelto questo brano da condividere con voi, pensando a quelli che tra noi desiderano ardentemente l'esperienza, vivere lo stato. Poi portano a consapevolezza e desiderano il silenzio, la presenza. Poi portano a consapevolezza e desiderano l'Amore. Poi continuano a portare a consapevolezza e desiderano smettere di desiderare.

Poi si fanno una bella risata su questa affermazione, e magari decidono consapevolmente
 di non cercare di portare tutto a consapevolezza....

e magari ad un tratto smettono di cercare di fare qualcosa, la fanno e basta, se gli va, se gli sembra il caso.....

Pat.

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Jiddu Krishnamurti - il silenzio della mente

Era abbastanza giovane, ma aveva già una famiglia ed era un uomo d'affari d'una certa reputazione. Sembrava molto preoccupato e sofferente, e davvero desideroso di dire qualcosa.

"Qualche tempo fa ho avuto un'esperienza notevole, e siccome non ne ho mai parlato con qualcuno, mi domando se sarò capace di descriverla.

E' stata un'esperienza che ha completamente rapito il mio cuore;ma è passata, e ora me ne rimane solo il ricordo sfocato.

Cercherò di dirti, meglio che posso, quanto estatica sia stata.

Una mattina mi sono svegliato molto presto;la città era ancora addormentata, e il suo mormorio non era ancora cominciato. Sentii di dover uscire, così mi vestii velocemente e andai in strada. Eral'inizio di Primavera, ed il cielo era azzurro pallido. Sentivo in maniera molto forte che dovevo dirigermi verso il parco, distante un chilometro e mezzo.

Sin dal momento in cui ero uscito di casa avevo avuto una strana sensazione di leggerezza, come se stessi camminando sospeso nell'aria. L'isolati di fronte a casa, un orrendo e tetro caseggiato, aveva perso tutto il suo orrore:persino i mattoni sembravano vivi e allegri. Ogni più piccolo oggetto che solitamente non avrei neanche notato, sembrava possedere intrinseche qualità straordinarie, e stranamente tutto sembrava essere parte di me. Nulla era separato, altro da me:l'"io" in quanto osservatore, colui che percepisce, era assente, capisci cosa voglio dire? Non esisteva più alcun io separato dall'albero, o dalla cartaccia del cestino, o dagli uccelli che si chiamavano l'un l'altro:era uno stato della coscienza che non avevo mai conosciuto.

Lungo la strada per raggiungere il parco, c'è un negozio di fiori. Ci sono passato davanti centinaia di volte, dando sempre un'occhiata distratta e procedendo. Ma in quella mattina così particolare mi ci fermai davanti:la vetrina era leggermente appannata, tuttavia questo non mi impedì di ammirare le diverse varietà di fiori esposti. Mentre ero in piedi e stavo guardando, mi ritrovai a sorridere e poi a ridere con una gioia che non avevo mai provato prima;era come se quei fiori mi stessero parlando, e io stessi parlando a loro. Nel dirti questo, forse posso darti l'impressione che io fossi isterico o fuori di me, ma non era così.

Mi ero vestito molto accuratamente, avevo guardato l'orologio, avevo notato i nomi dei negozi, incluso quello del mio sarto, ed avevo persino letto i titoli dei volumi esposti nella vetrina di una libreria. Tutto era vivo, ed io amavo ogni cosa.

Era il profumo di quei fiori, ma non c'era nessuno che annusava i fiori, capisci? Quel negozio di fiori era incredibilmente vivo di colori, e la bellezza di ciò doveva essere stata così sbalorditiva e fantastica, che il tempo e la cognizione si erano completamente fermati; Credo d'essere rimasto lì fermo in piedi per almeno venti minuti:semplicemente, non riuscivo a staccarmi da quei fiori. Il mondo di lotta, dolore e sofferenza era lì, ma al contempo non c'era. Vedi, in quello stato, le parole non hanno più significato:le parole sono descrittive, separative, comparative, ma in quello stato non ci sono più parole; esisteva solo quello stato, quell'esperienza. C'era solo.....non riesco ad esprimere conle parole, ma non importa. C'era come una Presenza...no, neanche questa definizione va bene. Era come se la terra, e tutto quello che sta sopra e dentro di essa, fosse in uno stato di beatitudine, e io, che camminavo verso il parco, ne facessi parte. Man mano che mi avvicinavo al parco ero come irresistibilmente attratto dalla bellezza di quegli alberi a me familiari. Dal giallo pallido al verde scurissimo, le foglie danzavano con la vita; ogni foglia spiccava, separata dalle altre, e l'intera ricchezza della terra era contenuta in ogni singola foglia. Mi rendevo conto di quanto il mio cuore battesse forte;ho un cuore molto sano , eppure respiravo a fatica mentre entravo nel parco, e mi sembrava di stare per svenire; mi sedetti su una panchina, e le lacrime inondavano le mie guancie. C'era un silenzio quasi insopportabile, ma quel silenzio stava lavando via tutta la sofferenza e il dolore. Quando mi inoltrai nel parco, sentii come una musica librarsi nell'aria. Ero sorpreso, poichè non c'era nessuna abitazione nelle vicinanze, e nessuno poteva avere una radio accesa nel parco a quell'ora.

La musica faceva parte dell'esperienza: tutta la bontà e tutta la compassione del mondo erano lì, in quel parco.

In quel parco c'era un'Entità, se posso usare questa parola, in cui tutte le cose vivevano e avevano una loro essenza. Le mie gambe tremavano e fui costretto a sedermi di nuovo, con la schiena appoggiata ad un albero: il tronco era una cosa vivente, come me, ed io facevo parte di quell'albero, parte di quell'entità, parte del Mondo. Devo essere svenuto. Era stato troppo per me; i colori così accesi e vivi, le foglie, le roccie, i fiori, l'incredibile splendore di tutto quanto. E su tutto aleggiava la benedizione di....non saprei definirlo ne dargli un nome, non credo neppure sia necessario farlo.

Quando mi risvegliai, il sole era già alto. Erano trascorse già più di due ore da quando ero uscito di casa. Mentre stavo lentamente ritornando, l'intera essenza di quell'esperienza era dentro di me; durò due giorni, poi scomparve così com'era arrivata, all'improvviso. Fu allora che cominciò la mia tortura. Volevo riprovare quella strana esperienza vitale, volevo riviverla ancora una volta e restare per sempre in quel mondo di beatitudine. Ho pensato seriamente di mollare tutto quanto e andarmi a rifugiare in qualche angolo sperduto del mondo,

ma il mio cuore sa che così non potrei riportare indietro quell'esperienza.

Avevo anche pensato di andarmene in India, ma ho abbandonato anche questa idea. Nessun monastero me la potrebbe offrire di nuovo, e nessuna chiesa illuminata dalle candele. Quelli sono solo nascondigli dalla vita.

Così eccomi qua. Darei qualsiasi cosa, la mia vita e tutto ciò che possiedo, per vivere ancora in quel mondo, in quella dimensione. Cosa devo fare?

"E' venuto da te, non invitato. Non l'hai mai cercato, e finchè lo cercherai, non lo potrai mai avere. Il desiderio stesso di vivere ancora quello stato di estasi ti sta impedendo una nuova, fresca esperienza dello splendore."

Vuoi dire che devo accantonare e dimenticare tutto quello che è stato, e andare avanti con la mia vita misera, morendo dentro giorno dopo giorno?

"Se non continui a guardarti indietro e a chiedere di più, il che è quasi un rimprovero, allora forse proprio quella cosa su cui non hai alcun controllo potrà agire come crede. L'avidità, anche del sublime, non porta altro che sofferenza;l'ansia per qualcosa di più spalanca le porte del tempo. Quello splendore non può essere portato indietro da nessun sacrificio, alcuna virtù....non cercarlo!"

Ma si è trattato di un'esperienza mistica, reale?

"Noi ne vogliamo vivere un'altra per averne la conferma, per essere certi di ciò che è stato, così da potervi trovare rifugio. Riportare al presente ciò che è passato, sia esso piacevole o doloroso, significa rafforzare ciò che non è reale e alimentarne l'illusione. La realtà non ha continuità, è di momento in momento, incommensurabile e senza tempo"

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Il Falegname che lavora il Pino
La luce oltre la porta.

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Commenti 1

 
Sandro Coluccelli il Sabato, 09 Novembre 2013 18:44

Il cuore mi riporta a volte a quel tardo pomeriggio di primavera di molti anni fa in cui, mentre rientravo come ogni giorno alla nostra piccola comunità familiare, con la mia 2CV bianca, improvvisamente la dolce campagna novarese intorno a me, nella poco frequentata strada che conduceva verso Agrate Conturbia, s'illuminò con lo splendore dell'arcobaleno. Stavo guidando lentamente e d'improvviso, oltre il parabrezza della macchina, tutto improvvisamente riluceva di un'intima vita, di un'anima: i prati, gli alberi, ogni cosa intorno, ma soprattutto il cielo, che sembrava riflettere miriadi di luci nascoste.
Non potei che fermare la macchina sul ciglio della strada e scendere, guardando stupito, affascinato, lo spettacolo che l'intima Vita di ogni cosa mi stava mostrando, la stupefacente essenza della Vita che risplendeva ovunque intorno a me di una Bellezza ineffabile. Ammutolito, incapace di muovermi, contemplavo l'Anima stessa della Vita, chiedendomi perché mi fosse concessa questa grazia.
Non posso sapere quanto rimasi in quell'estasi, perché di estasi si trattava, né posso tradurre, trasmettere la beatitudine del sentire in quei momenti la pace dell'anima mia in totale sintonia con la pace che pulsava in ogni centimetro e ovunque attorno e dentro di me.
Non chiedo di rivivere quell'esperienza, anche se lo desidero ogni giorno. Ringrazio il Cielo di averla potuto sperimentare. Essa mi è bastata a confortare tutto il mio cammino verso l'Assoluto. Posso dire, perché l'ho visto con i miei occhi, che esso vive in ogni cosa, ed in me.

Il cuore mi riporta a volte a quel tardo pomeriggio di primavera di molti anni fa in cui, mentre rientravo come ogni giorno alla nostra piccola comunità familiare, con la mia 2CV bianca, improvvisamente la dolce campagna novarese intorno a me, nella poco frequentata strada che conduceva verso Agrate Conturbia, s'illuminò con lo splendore dell'arcobaleno. Stavo guidando lentamente e d'improvviso, oltre il parabrezza della macchina, tutto improvvisamente riluceva di un'intima vita, di un'anima: i prati, gli alberi, ogni cosa intorno, ma soprattutto il cielo, che sembrava riflettere miriadi di luci nascoste. Non potei che fermare la macchina sul ciglio della strada e scendere, guardando stupito, affascinato, lo spettacolo che l'intima Vita di ogni cosa mi stava mostrando, la stupefacente essenza della Vita che risplendeva ovunque intorno a me di una Bellezza ineffabile. Ammutolito, incapace di muovermi, contemplavo l'Anima stessa della Vita, chiedendomi perché mi fosse concessa questa grazia. Non posso sapere quanto rimasi in quell'estasi, perché di estasi si trattava, né posso tradurre, trasmettere la beatitudine del sentire in quei momenti la pace dell'anima mia in totale sintonia con la pace che pulsava in ogni centimetro e ovunque attorno e dentro di me. Non chiedo di rivivere quell'esperienza, anche se lo desidero ogni giorno. Ringrazio il Cielo di averla potuto sperimentare. Essa mi è bastata a confortare tutto il mio cammino verso l'Assoluto. Posso dire, perché l'ho visto con i miei occhi, che esso vive in ogni cosa, ed in me.

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