Un Dogma al giorno toglie lo Spirito di torno

Un giorno il mio Maestro mi ha raccontato una storia.

Durante un incontro tra maestri appartenenti a diverse scuole iniziatiche in tutto il mondo si parlava del fatto che i discepoli che decidono di frequentare queste scuole siano molto pochi e si discuteva su quale metodo utilizzare affinchè il messaggio spirituale arrivasse ad un raggio più ampio di persone. Ad un tratto uno di questi, rivolgendosi a lui, gli fece la seguente domanda: "Vuoi che ti riveli un modo per far sì che moltissime persone si iscrivano in massa alla scuola iniziatica che proponi?". "Certo", rispose lui. "Bene, allora propognigli un dogma. Vedrai che nel giro di pochissimo tempo avrai un boom di iscritti".

Una scuola iniziatica è un percorso di consapevolezza che conduce al totale abbandono di qualsiasi dogma: lo scopo del Maestro è quello di usare diversi stratagemmi che conducano il discepolo passo passo a diminuire gradualmente l'influenza che la mente esercita sul "sistema uomo", diminuendo di conseguenza la parte egoica e potenziando la parte spirituale, fino al raggiungimento dell'illuminazione come momento culminante dell'apprendimento, dopo il quale l'uomo non sarà mai più lo stesso e inizierà a vivere veramente, come creatura risvegliata. 

Però ecco che la mente, vigliacca!, fa di tutto per non permetterci di incamminarci verso il suo superamento: la morte dell'ego significa la sua stessa morte, ed ecco che il senso di autoconservazione dell'ego fa sì che la mente produca una formidabile resistenza a tacitarsi. In questo gentil quadretto il dogma è un meraviglioso strumento nelle "mani" dell'ego: fino a quando l'uomo crederà a qualcosa al di fuori del sè, costruirà stampelle e puntelli per giustificare questo o quel modo di essere, ecco che l'ego prospererà: il riferimento del piccolo uomo continuerà ad essere una credenza, un partito, una organizzazione umanitaria, una religione, una causa, che egli difenderà con tutto se stesso, alle volte pagherà la sua fede con grande sofferenza o con la morte, addirittura, ma l'ego avrà raggiunto il suo scopo, non si sarà disgregato. E porterà il suo "protetto" ad occupare un corpo nuovo, ma questa è un'altra storia.

Va bè, vediamo cosa riporta il dizionario alla definizione di "dogma":

1 verità rivelata da Dio e proposta dalla Chiesa ai fedeli, con l'obbligo di credervi

2 [in senso figurato] principio assoluto affermato come verità indubitabile e indiscutibile

Voilà. I signori sono serviti. 

Punto 1: In che senso "CON L'OBBLIGO DI CREDERVI"?!! GUARDAMI NEGLI OCCHI, IO TI OBBLIGO a credere nella Verità!! E TI OBBLIGO ad essere felice!! Ora TI OBBLIGO a innamorarti. Ora, guardami bene negli occhi, TI OBBLIGO A OBBLIGARE ALTRI A CREDERCI, pena la scomunica, il pubblico ludibrio, la lapidazione, la confisca dei beni, la tortura, il tuo totale discredito, la galera, l'inferno eterno, mangiare rapanelli bolliti per il resto della tua miserabile vita di miscredente. Tiè. 

Molto spirituale, no? Anche secondo me.

Punto 2: PRINCIPIO ASSOLUTO? Scusatemi, probabilmente sono intellettualmente limitata, ma in questo momento non riesco proprio a farmi venire in mente nulla che sia "indubitabile e indiscutibile", tranne le imposizioni dei deboli con bassa autostima che inventano storie così improbabili che all'inizio fai finta di crederci perché ti fanno pena e alla lunga finisci per credeci sul serio e il debole ti ha fottuto e diventa forte, le dittature e il fatto che i Reality Show e le Partite di Calcio siano tutti studiati a tavolino.

Con queste premesse mi sembra superfluo commentare (ma lo faccio lo stesso: sottile piacere fare qualcosa di perfettamente inutile!!) il fatto che lo Spirito, per costituzione, SEMPLICEMENTE  NON PUO' essere un'imposizione. Accidenti, è qualcosa che sboccia dentro, ad un certo punto (chissà a quale punto), ti allarga il cuore, ti fa ridere a crepapelle, ti solleva dal terreno, ti dà la carica (come il pocket coffee. Oddio, ho fatto pubblicità, giuro che non sono d'accordo con la Ferrero), ti fa sembrare strafatto di qualcosa e non è vero, perché sei STRAFATTO di te stesso, inebriato dal tuo stesso Potere, dalla tua forza e dalla tua essenza, da ciò che sei veramente!!!!

Ora, SINCERAMENTE DITEMI, vi sembra che tutto ciò possa mai essere IMPOSTO DALL'ESTERNO COME VERITA', com'è che diceva? ah sì, INDUBITABILE E INDISCUTIBILE?!!!! 

Il problema è che i dogmi sono talmente tanti (chissà che TUTTA la realtà non sia infine un infinito, perfettamente congegnato dogma), talmente celati, fanno talmente comodo a noi stessi per non assumerci la totale responsabilità di ciò che siamo e facciamo (ergo: è COLPA del destino, delle stelle, di dio, della befana, delle banane, delle multinazionali, del governo, di quella stronza della vicina che tiene pure i baffi) e alle organizzazioni di ogni genere, che liberarsene è un' impresa TITANICA. 

Epperò....io ci provo. E voi?

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Commenti 21

 
Antonio Gallo il Martedì, 21 Febbraio 2012 18:53

E se invece di interpretare il "dogma" nel modo in cui ce lo proponi tu lo interpretassimo come "mistero" che viene "rivelato" nella dimensione umana per definire un sistema che viene chiamato "fede"?

E se invece di interpretare il "dogma" nel modo in cui ce lo proponi tu lo interpretassimo come "mistero" che viene "rivelato" nella dimensione umana per definire un sistema che viene chiamato "fede"?
silvia raffaella formia il Giovedì, 23 Febbraio 2012 12:00

Non so cosa tu intenda per "mistero rivelato che definisce un sistema".
Non capisco come un mistero possa definire un sistema.
E' la mente a definire sistemi.
Il mistero semplicemente E'. Sta. Non fa altro che essere.
Sta al ricercatore del Vero penetrare quel mistero, con la consapevolezza di non riuscirci mai, ma con la determinazione di continuare per il puro piacere di farlo, senza un fine, senza obiettivo, senza ricompensa. Per poi rendersi conto che egli stesso è parte di quell'insondabile mistero.

Tu parli di un mistero che viene rivelato. Io domando: da chi? Come si rivela un mistero? A parole? A gesti? Si manifesta semplicemente? E, se si manifesta, permane il mistero? O forse un mistero "rivelato" cessa di essere un mistero?

Per quanto riguarda il "sistema fede" io diffido profondamente della parola fede, e ti spiego a modo mio in che senso, se avrai la pazienza di leggere il racconto “Lo scalatore illuminato”, qui su Alkemica.

Ciao e grazie per avermi suggerito questo spunto :D

Non so cosa tu intenda per "mistero rivelato che definisce un sistema". Non capisco come un mistero possa definire un sistema. E' la mente a definire sistemi. Il mistero semplicemente E'. Sta. Non fa altro che essere. Sta al ricercatore del Vero penetrare quel mistero, con la consapevolezza di non riuscirci mai, ma con la determinazione di continuare per il puro piacere di farlo, senza un fine, senza obiettivo, senza ricompensa. Per poi rendersi conto che egli stesso è parte di quell'insondabile mistero. Tu parli di un mistero che viene rivelato. Io domando: da chi? Come si rivela un mistero? A parole? A gesti? Si manifesta semplicemente? E, se si manifesta, permane il mistero? O forse un mistero "rivelato" cessa di essere un mistero? Per quanto riguarda il "sistema fede" io diffido profondamente della parola fede, e ti spiego a modo mio in che senso, se avrai la pazienza di leggere il racconto “Lo scalatore illuminato”, qui su Alkemica. Ciao e grazie per avermi suggerito questo spunto :D
Antonio Gallo il Giovedì, 23 Febbraio 2012 12:43

//E se invece di interpretare il "dogma" nel modo in cui ce lo proponi tu lo interpretassimo come "mistero" che viene "rivelato" nella dimensione umana per definire un sistema che viene chiamato "fede"?//

In maniera estremamente sintetica sollevavo l'obiezione al tuo modo di intendere il "dogma" proponendo invece il termine "mistero". Questo stesso "mistero" è stato assunto, nella dimensione della fede cristiana come tale, (e non solo in questa), un "mistero", appunto: fatti, idee, opinioni e pensieri inspiegabili dalla ragione umana. C'è chi è disposto ad accettare il "mistero" come dogma, c'è chi invece cerca di risolverlo attraverso la scienza. Per intenderci: io penso che l'uomo, pur dotato di libertà e di ragione, è costretto, suo malgrado a fermarsi davanti a tutto ciò che non riesce a spiegarsi in piena libertà ed in maniera razionale. E quindi lo accetta o come dogma di fede, oppure lo ignora. La tua diffidenza nella "fede" si spiega con il fatto che tu non credi ci possano essere "misteri" o "dogmi" nè tanto meno "spirito". Grazie per la conversazione.

[i]//E se invece di interpretare il "dogma" nel modo in cui ce lo proponi tu lo interpretassimo come "mistero" che viene "rivelato" nella dimensione umana per definire un sistema che viene chiamato "fede"?//[/i] In maniera estremamente sintetica sollevavo l'obiezione al tuo modo di intendere il "dogma" proponendo invece il termine "mistero". Questo stesso "mistero" è stato assunto, nella dimensione della fede cristiana come tale, (e non solo in questa), un "mistero", appunto: fatti, idee, opinioni e pensieri inspiegabili dalla ragione umana. C'è chi è disposto ad accettare il "mistero" come dogma, c'è chi invece cerca di risolverlo attraverso la scienza. Per intenderci: io penso che l'uomo, pur dotato di libertà e di ragione, è costretto, suo malgrado a fermarsi davanti a tutto ciò che non riesce a spiegarsi in piena libertà ed in maniera razionale. E quindi lo accetta o come dogma di fede, oppure lo ignora. La tua diffidenza nella "fede" si spiega con il fatto che tu non credi ci possano essere "misteri" o "dogmi" nè tanto meno "spirito". Grazie per la conversazione.
silvia raffaella formia il Giovedì, 23 Febbraio 2012 12:59

La fede non ha niente a che vedere con lo Spirito. Se tu mi dici che il profumo della rosa è straordinario io posso anche fidarmi di te, ma per conoscerlo e "penetrare quel mistero" devo necessariamente annusarlo. Così è per tutto l'esistente nell'universo. Penetrarlo con la propria consapevolezza è l'unico modo di essere quel mistero. Alrtimenti mi accontento di farmi raccontare da qualcun altro le sue esperienze. Bene, io preferisco viverle. Lo faccio ogni giorno e ogni giorno ringrazio di non essermele fatte raccontare ma di averle penetrate.
Quindi non è che io non creda nel mistero e nello spirito. Anzi. Semplicemente decido ogni giorno di conoscerlo personalmente, senza "mediatori divini". Io sono Dio. Non mi resta che esplorarmi.

La fede non ha niente a che vedere con lo Spirito. Se tu mi dici che il profumo della rosa è straordinario io posso anche fidarmi di te, ma per conoscerlo e "penetrare quel mistero" devo necessariamente annusarlo. Così è per tutto l'esistente nell'universo. Penetrarlo con la propria consapevolezza è l'unico modo di essere quel mistero. Alrtimenti mi accontento di farmi raccontare da qualcun altro le sue esperienze. Bene, io preferisco viverle. Lo faccio ogni giorno e ogni giorno ringrazio di non essermele fatte raccontare ma di averle penetrate. Quindi non è che io non creda nel mistero e nello spirito. Anzi. Semplicemente decido ogni giorno di conoscerlo personalmente, senza "mediatori divini". Io sono Dio. Non mi resta che esplorarmi.
Antonio Gallo il Giovedì, 23 Febbraio 2012 13:08

E' una conversazione questa interessante ma che ci porterebbe molto lontano. Mi limito a dire che sembra che tu abbia più certezze di quante ne possa avere io. Sei fortunato, se puoi dire categoricamente: "La fede non ha niente a che vedere con lo spirito" "Io sono Dio". Non ci vedi contraddizione in quello che dici? Se sei "Dio", che bisogno hai di esplorarti?

E' una conversazione questa interessante ma che ci porterebbe molto lontano. Mi limito a dire che sembra che tu abbia più certezze di quante ne possa avere io. Sei fortunato, se puoi dire categoricamente: "La fede non ha niente a che vedere con lo spirito" "Io sono Dio". Non ci vedi contraddizione in quello che dici? Se sei "Dio", che bisogno hai di esplorarti?
silvia raffaella formia il Venerdì, 24 Febbraio 2012 11:14

Lo so, è molto difficile fare conversazioni come queste per iscritto, tutto è terribilmente limitato dal mezzo e dalle parole stesse, che non rendono assolutamente l'essenza di cose tanto profonde e inafferrabili.
Non era mia intenzione apparire spocchiosa o categorica, anche se capisco che possa sembrarlo. Quello che intendo quando affermo "Io sono Dio" è che dentro me esiste quella scintilla divina che mi alimenta e appartiene ad una dimensione trascendente, non soggetta a spazio, tempo e ogni limitazione a cui ci ha abituato l'essere affogati nella materia.
L'esplorarmi di cui parlo deriva dal fatto che, essendo istanza spirituale incarnata, devo fare i conti con le limitatezze di cui sopra. Da qui si rende necessario un "salto energetico", che permette alla mia parte profonda di trascendere la mente e la personalità, l'ego, e arrivare in una dimensione silente dove tutto è, senza attributi di nessun genere, semplicemente un punto di consapevolezza nell'eternità.
La fede, per come la intendono le religioni, non permette questo salto energetico, perché è appannaggio esclusivo della mente (io "credo" in qualcosa, ma non "sono" quella cosa) e la mente non potrà mai raggiungere quello stato essendo parte di un ego limitato. Solo fare tacere la mente e tutte le sue credenze (i dogmi) permette allo Spirito di prendere il sopravvento (per così dire) e rivelarsi pienamente per dare origine all'illuminazione. La certezza che paio ostentare deriva solo dall'aver provato (per fugaci momenti, certo) l'Essere scevro da attributi, il Sapere e non il credere. L'apparente contraddizione di essere Dio che esplora se stesso è data dal fatto che siamo spirito e materia abbracciati indissolubilmente, l'alchimia sta nel scindere piano piano le due istanze, servendosi di volta in volta dell'uno o dell'altra.
Spero di essere stata un pochino più chiara (che fatica le parole!).
Ciao!

Lo so, è molto difficile fare conversazioni come queste per iscritto, tutto è terribilmente limitato dal mezzo e dalle parole stesse, che non rendono assolutamente l'essenza di cose tanto profonde e inafferrabili. Non era mia intenzione apparire spocchiosa o categorica, anche se capisco che possa sembrarlo. Quello che intendo quando affermo "Io sono Dio" è che dentro me esiste quella scintilla divina che mi alimenta e appartiene ad una dimensione trascendente, non soggetta a spazio, tempo e ogni limitazione a cui ci ha abituato l'essere affogati nella materia. L'esplorarmi di cui parlo deriva dal fatto che, essendo istanza spirituale incarnata, devo fare i conti con le limitatezze di cui sopra. Da qui si rende necessario un "salto energetico", che permette alla mia parte profonda di trascendere la mente e la personalità, l'ego, e arrivare in una dimensione silente dove tutto è, senza attributi di nessun genere, semplicemente un punto di consapevolezza nell'eternità. La fede, per come la intendono le religioni, non permette questo salto energetico, perché è appannaggio esclusivo della mente (io "credo" in qualcosa, ma non "sono" quella cosa) e la mente non potrà mai raggiungere quello stato essendo parte di un ego limitato. Solo fare tacere la mente e tutte le sue credenze (i dogmi) permette allo Spirito di prendere il sopravvento (per così dire) e rivelarsi pienamente per dare origine all'illuminazione. La certezza che paio ostentare deriva solo dall'aver provato (per fugaci momenti, certo) l'Essere scevro da attributi, il Sapere e non il credere. L'apparente contraddizione di essere Dio che esplora se stesso è data dal fatto che siamo spirito e materia abbracciati indissolubilmente, l'alchimia sta nel scindere piano piano le due istanze, servendosi di volta in volta dell'uno o dell'altra. Spero di essere stata un pochino più chiara (che fatica le parole!). Ciao!
Antonio Gallo il Venerdì, 24 Febbraio 2012 17:11

Ah! le parole, hai ragione, che fatica! la nostra inadeguatezza, la nostra illusione, la nostra babele ... A proposito: le parole, secondo te, sono spirito o materia? Un saluto

Ah! le parole, hai ragione, che fatica! la nostra inadeguatezza, la nostra illusione, la nostra babele ... A proposito: le parole, secondo te, sono spirito o materia? Un saluto
silvia raffaella formia il Mercoledì, 29 Febbraio 2012 13:04

Bella domanda! Le parola sono spirito o materia. Argomento vastissimo, non basterebbe un libro! Ti dico una delle prime cose che mi vengono in mente così su due piedi.
Amo come vengono considerate le parole nelle lingue geroglifiche.
In queste lingue (ad esempio l'egiziano antico o l'ebraico) le parole hanno sempre tre livelli di significato: il primo è quello "profano", che ha a che vedere con la vibrazione più bassa, quella materiale. Usando ad esempio la parola "luce", a questo livello di significato la frase potrebbe essere "la luce elettrica", dove per luce si intende quella "fisica", visibile agli occhi. Il secondo livello è "metaforico", ad esempio nella frase "la luce dei tuoi occhi", dove la luce diventa il brillare della coscienza. Il terzo significato è invece squisitamente esoterico, iniziatico. A questo livello vibrazionale, la frase che contiene la parola "luce" potrebbe essere "la Luce divina", dove con luce si intende l'emanazione dell'intelligenza divina o cosmica.
Nelle lingue fonetiche questa raffinatezza si è persa completamente, si sono per così dire "appiattite". Le lingue fonetiche, rispetto a quelle geroglifiche, sono "bidimensionali"!
Tutte le lingue geroglifiche sono a diversi livelli e i significati sono stratificati. Chi legge, a seconda del proprio bagaglio, può penetrare significati sempre più profondi, o viceversa rimanere in superficie.
In ogni caso, ogni lingua è chiaramente foriera di vibrazioni, quindi magica, nel senso di capace di plasmare il reale. In questo senso sicuramente è spirituale. Oltre ad essere emanazione del Pensiero, anche se ad un livello vibrazionale più grezzo.
Per farla breve e per rispondere in modo diretto alla tua domanda, direi che le parole sono sia materia che spirito. Sono un mezzo, dipende da chi e con quale scopo vengono usate. Se usate male e con vibrazioni dissonanti, possono essere vane o distruttive. Se usate con coscienza e conoscenza, possono essere creative e avvicinare l'uomo alla parte divina che porta in sé.
In principio fu il Verbo. Vorrà pur dire qualcosa! ;)
Ciao!

Bella domanda! Le parola sono spirito o materia. Argomento vastissimo, non basterebbe un libro! Ti dico una delle prime cose che mi vengono in mente così su due piedi. Amo come vengono considerate le parole nelle lingue geroglifiche. In queste lingue (ad esempio l'egiziano antico o l'ebraico) le parole hanno sempre tre livelli di significato: il primo è quello "profano", che ha a che vedere con la vibrazione più bassa, quella materiale. Usando ad esempio la parola "luce", a questo livello di significato la frase potrebbe essere "la luce elettrica", dove per luce si intende quella "fisica", visibile agli occhi. Il secondo livello è "metaforico", ad esempio nella frase "la luce dei tuoi occhi", dove la luce diventa il brillare della coscienza. Il terzo significato è invece squisitamente esoterico, iniziatico. A questo livello vibrazionale, la frase che contiene la parola "luce" potrebbe essere "la Luce divina", dove con luce si intende l'emanazione dell'intelligenza divina o cosmica. Nelle lingue fonetiche questa raffinatezza si è persa completamente, si sono per così dire "appiattite". Le lingue fonetiche, rispetto a quelle geroglifiche, sono "bidimensionali"! Tutte le lingue geroglifiche sono a diversi livelli e i significati sono stratificati. Chi legge, a seconda del proprio bagaglio, può penetrare significati sempre più profondi, o viceversa rimanere in superficie. In ogni caso, ogni lingua è chiaramente foriera di vibrazioni, quindi magica, nel senso di capace di plasmare il reale. In questo senso sicuramente è spirituale. Oltre ad essere emanazione del Pensiero, anche se ad un livello vibrazionale più grezzo. Per farla breve e per rispondere in modo diretto alla tua domanda, direi che le parole sono sia materia che spirito. Sono un mezzo, dipende da chi e con quale scopo vengono usate. Se usate male e con vibrazioni dissonanti, possono essere vane o distruttive. Se usate con coscienza e conoscenza, possono essere creative e avvicinare l'uomo alla parte divina che porta in sé. In principio fu il Verbo. Vorrà pur dire qualcosa! ;) Ciao!
Antonio Gallo il Mercoledì, 29 Febbraio 2012 16:56

«Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra». (Genesi 11, 1-9). Una sola domanda: Perché?

«Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra». (Genesi 11, 1-9). Una sola domanda: Perché?
silvia raffaella formia il Martedì, 06 Marzo 2012 13:40

Per questa domanda mi sono turbinate in testa almeno una decina di risposte diverse, non necessariamente in contrasto tra loro o forse sì, e comunque magari non vere e solo frutto della mia personale elaborazione. Ci sono quesiti a cui si può rispondere in mille modi diversi, tutti sono veri e nessuno lo è, a seconda dell'angolatura da cui si prende in considerazione la questione.
Potrei dire, sempre in base alla regola "la prima cosa che mi salta in mente", che Babele è metafora della struttura del reale, luogo in cui regna la pluralità di punti di vista (quindi di risposte, come si diceva) e perciò anche la pluralità di linguaggi con cui si fotografa il "reale". Ognuno di noi è specchio per gli altri e viceversa. Le lingue sono modi differenti di "interpretare" uno scenario nel quale siamo tutti calati e un mirabolante carrozzone di specchi deformi, che rimandano sempre una immagine falsata di un "reale" che mai potremo dire di conoscere attraverso lo strumento della mente, che è poi lo stesso che elabora il linguaggio.
Oppure "Il Signore" è semplicemente molto dispettoso.
Oppure (come Igor Sibaldi scrive approfonditamente nei suoi bellissimi saggi che ti consiglio vivamente di leggere, in particolare la sua splendida traduzione della Genesi), nel mondo regnano due tipi diversi di Dei: gli Elohim, che in ebraico significa "tutti gli dei", che sarebbero i responsabili della nostra creazione, e IHWH, che Sibaldi definisce "il Dio dei Limiti", quello che diventerà Geova, che domina la parte duale della realtà materiale, che vive nella separazione e porta gli uomini a fare altrettanto, ad esempio confondendo il loro modo di comunicare creando molteplici linguaggi, che altro non è se non un modo di separare.
Oppure i rettiliani, che qualcuno (ad esempio David Icke, piuttosto famoso, e Credo Mutwua, uno sciamano detentore dei più antichi retaggi esoterici Zulu) sostiene dominino il mondo materiale anche al giorno d'oggi e facciano parte del "Governo Ombra" che sta dietro a tutti i governi fantoccio, in tempi antichissimi separarono gli uomini, che vivevano in pace e armonia comunicando telepaticamente tra loro e con gli animali e le piante, "donando" loro il linguaggio. E limitandoli, dividendoli, confondendoli, per i secoli dei secoli (da qui la nascita della possibilità di mentire, ad esempio).
Boh, fai tu. Per me sono valide tutte e nessuna di queste.
Ora sono curiosa di sentire la tua, di opinione!

Per questa domanda mi sono turbinate in testa almeno una decina di risposte diverse, non necessariamente in contrasto tra loro o forse sì, e comunque magari non vere e solo frutto della mia personale elaborazione. Ci sono quesiti a cui si può rispondere in mille modi diversi, tutti sono veri e nessuno lo è, a seconda dell'angolatura da cui si prende in considerazione la questione. Potrei dire, sempre in base alla regola "la prima cosa che mi salta in mente", che Babele è metafora della struttura del reale, luogo in cui regna la pluralità di punti di vista (quindi di risposte, come si diceva) e perciò anche la pluralità di linguaggi con cui si fotografa il "reale". Ognuno di noi è specchio per gli altri e viceversa. Le lingue sono modi differenti di "interpretare" uno scenario nel quale siamo tutti calati e un mirabolante carrozzone di specchi deformi, che rimandano sempre una immagine falsata di un "reale" che mai potremo dire di conoscere attraverso lo strumento della mente, che è poi lo stesso che elabora il linguaggio. Oppure "Il Signore" è semplicemente molto dispettoso. Oppure (come Igor Sibaldi scrive approfonditamente nei suoi bellissimi saggi che ti consiglio vivamente di leggere, in particolare la sua splendida traduzione della Genesi), nel mondo regnano due tipi diversi di Dei: gli Elohim, che in ebraico significa "tutti gli dei", che sarebbero i responsabili della nostra creazione, e IHWH, che Sibaldi definisce "il Dio dei Limiti", quello che diventerà Geova, che domina la parte duale della realtà materiale, che vive nella separazione e porta gli uomini a fare altrettanto, ad esempio confondendo il loro modo di comunicare creando molteplici linguaggi, che altro non è se non un modo di separare. Oppure i rettiliani, che qualcuno (ad esempio David Icke, piuttosto famoso, e Credo Mutwua, uno sciamano detentore dei più antichi retaggi esoterici Zulu) sostiene dominino il mondo materiale anche al giorno d'oggi e facciano parte del "Governo Ombra" che sta dietro a tutti i governi fantoccio, in tempi antichissimi separarono gli uomini, che vivevano in pace e armonia comunicando telepaticamente tra loro e con gli animali e le piante, "donando" loro il linguaggio. E limitandoli, dividendoli, confondendoli, per i secoli dei secoli (da qui la nascita della possibilità di mentire, ad esempio). Boh, fai tu. Per me sono valide tutte e nessuna di queste. Ora sono curiosa di sentire la tua, di opinione!
Sabrina Cucovaz il Giovedì, 08 Marzo 2012 09:37

bello Miroux...hai letto anche tu il canto delle stelle?...
scusate se mi intrometto... ho letto l'articolo e parte dei commenti ...molto interessanti e costruttivi....
nella mia esperienza sono appena arrivata a dove sei tu Miroux...ma il mio punto di partenza è stata una profonda fede in Dio che mi ha sempre accompagnata e che alla fine sboccia nel modo in cui hai descritto tu... penso che Galloway intendesse che il dogma è il trampolino di lancio per chi ci crede veramente....ma le vie del Signore sono infinite, e ci sono diversi modi per raggiungere la stessa meta
Buona giornata a tutti... NAMASTE'

bello Miroux...hai letto anche tu il canto delle stelle?... scusate se mi intrometto... ho letto l'articolo e parte dei commenti ...molto interessanti e costruttivi.... nella mia esperienza sono appena arrivata a dove sei tu Miroux...ma il mio punto di partenza è stata una profonda fede in Dio che mi ha sempre accompagnata e che alla fine sboccia nel modo in cui hai descritto tu... penso che Galloway intendesse che il dogma è il trampolino di lancio per chi ci crede veramente....ma le vie del Signore sono infinite, e ci sono diversi modi per raggiungere la stessa meta Buona giornata a tutti... NAMASTE'
silvia raffaella formia il Giovedì, 08 Marzo 2012 13:57

Benvenuta Sabina!
Perfettamente d'accordo con te, mille sono le strade ma sempre uno solo il punto di arrivo.
Anche io sono "partita" dalla fede in un Dio. Solo che ad un certo punto mi sono resa conto che c'erano parecchie cose che non tornavano nella definizione che ne davano le religioni e ho deciso di cominciare una ricerca personale che mi ha portato a "sentire" la divinità piuttosto che crederla possibile. Chiaramente rispetto qualsiasi strada ciascuno decida di intraprendere, tanto tutte portano allo stesso punto, prima o dopo.
Semplicemente non amo le strutture di varia natura che pretendono di avere la verità in tasca e di fare da tramite alla conoscenza (con molteplici interessi tutt'altro che spirituali e non mi riferisco necessariamente al denaro). Il potere è di ognuno, se solo ha il coraggio e la costanza di scoprirlo in sé. La fede va benissimo per cominciare, ma presto deve trasformarsi in consapevolezza e vissuto. Altrimenti rimane un surrogato mentale che è nuovamente illusione.
Un abbraccio!
P.S: ho letto "Il canto delle stelle". Ti allego il link della lunga intervista, The Reptilian Agenda, che Icke ha fatto a Credo, lunga ma interessantissima: http://www.youtube.com/watch?v=ctIpUmJjkAs

Benvenuta Sabina! Perfettamente d'accordo con te, mille sono le strade ma sempre uno solo il punto di arrivo. Anche io sono "partita" dalla fede in un Dio. Solo che ad un certo punto mi sono resa conto che c'erano parecchie cose che non tornavano nella definizione che ne davano le religioni e ho deciso di cominciare una ricerca personale che mi ha portato a "sentire" la divinità piuttosto che crederla possibile. Chiaramente rispetto qualsiasi strada ciascuno decida di intraprendere, tanto tutte portano allo stesso punto, prima o dopo. Semplicemente non amo le strutture di varia natura che pretendono di avere la verità in tasca e di fare da tramite alla conoscenza (con molteplici interessi tutt'altro che spirituali e non mi riferisco necessariamente al denaro). Il potere è di ognuno, se solo ha il coraggio e la costanza di scoprirlo in sé. La fede va benissimo per cominciare, ma presto deve trasformarsi in consapevolezza e vissuto. Altrimenti rimane un surrogato mentale che è nuovamente illusione. Un abbraccio! P.S: ho letto "Il canto delle stelle". Ti allego il link della lunga intervista, The Reptilian Agenda, che Icke ha fatto a Credo, lunga ma interessantissima: http://www.youtube.com/watch?v=ctIpUmJjkAs
Sabrina Cucovaz il Giovedì, 08 Marzo 2012 15:19

Grazie Stella....
condivido in pieno ...c'è una frase che mi ha colpito è dice "la Spiritualità viene da Dio, la religione nasce dal Diavolo" non necessariamente Dio e la chiesa devono andare d'accordo....
la chiesa in particolare , nel corso dei secoli, ha fatto 1000 e più "peccati" in nome di Dio, e Gesù ci aveva avvertiti...
"faranno mille crudeltà a mio nome"
e penso che nel corso dei secoli ha perso il vero significato di quello che insegna...
sono solo parole vuote... perché è veramente difficile trasmettere l' amore di Dio se non se lo ha nel cuore... e sono veramente pochi i preti in grado sentirlo mio avviso....
grazie mille per il link....adesso vado subito a vederlo ....buona giornata:-))))

Grazie Stella.... condivido in pieno ...c'è una frase che mi ha colpito è dice "la Spiritualità viene da Dio, la religione nasce dal Diavolo" non necessariamente Dio e la chiesa devono andare d'accordo.... la chiesa in particolare , nel corso dei secoli, ha fatto 1000 e più "peccati" in nome di Dio, e Gesù ci aveva avvertiti... "faranno mille crudeltà a mio nome" e penso che nel corso dei secoli ha perso il vero significato di quello che insegna... sono solo parole vuote... perché è veramente difficile trasmettere l' amore di Dio se non se lo ha nel cuore... e sono veramente pochi i preti in grado sentirlo mio avviso.... grazie mille per il link....adesso vado subito a vederlo ....buona giornata:-))))
Donatella Coda Zabetta il Venerdì, 09 Marzo 2012 08:14

L'uomo ha ancora l'umiltà per rimettersi in discussione? L'uomo può contare sulla forza e sulla perseveranza necessari a portare avanti un percorso di consapevolezza e superarne il dolore e le difficoltà? In una società dove l'esteriorità ed il potere - la materia - imperano, in una società basata sulle aspettative, sulle emozioni e sui desideri - mente -dove la pazienza e l'umiltà sono qualità rare a trovarsi, il percorso iniziatico è una strada percorribile da pochi.
Questi sono i limiti con cui si scontrano le scuole iniziatiche.

L'uomo ha ancora l'umiltà per rimettersi in discussione? L'uomo può contare sulla forza e sulla perseveranza necessari a portare avanti un percorso di consapevolezza e superarne il dolore e le difficoltà? In una società dove l'esteriorità ed il potere - la materia - imperano, in una società basata sulle aspettative, sulle emozioni e sui desideri - mente -dove la pazienza e l'umiltà sono qualità rare a trovarsi, il percorso iniziatico è una strada percorribile da pochi. Questi sono i limiti con cui si scontrano le scuole iniziatiche.
silvia raffaella formia il Venerdì, 09 Marzo 2012 17:20

Sono d'accordo, Donatella. Il mio Maestro ha sempre detto che una Via iniziatica è quanto di meno democratico esista, e non perché non accolga chiunque lo desideri, bensì perché i requisiti necessari per uscire dall'illusione sono moltissimi: perseveranza, intelligenza, umiltà, coraggio, sincerità, creatività, cuore. Uniti a una dose di follia, però dominata dall'intelligenza e non subìta, come accade alla maggioranza degli esseri umani. Nonostante tutto, però, è la strada più straordinaria che un individuo possa decidere di seguire, perché ogni difficoltà viene ripagata 1000 volte rispetto allo sforzo impiegato.
Sicuramente è una strada per pochi, ma con l'impegno di chi è sulla Via tanti altri saranno agevolati a percorrerla, più si alzano le vibrazioni e più gente comincerà a destarsi, per cui, su le maniche!

Sono d'accordo, Donatella. Il mio Maestro ha sempre detto che una Via iniziatica è quanto di meno democratico esista, e non perché non accolga chiunque lo desideri, bensì perché i requisiti necessari per uscire dall'illusione sono moltissimi: perseveranza, intelligenza, umiltà, coraggio, sincerità, creatività, cuore. Uniti a una dose di follia, però dominata dall'intelligenza e non subìta, come accade alla maggioranza degli esseri umani. Nonostante tutto, però, è la strada più straordinaria che un individuo possa decidere di seguire, perché ogni difficoltà viene ripagata 1000 volte rispetto allo sforzo impiegato. Sicuramente è una strada per pochi, ma con l'impegno di chi è sulla Via tanti altri saranno agevolati a percorrerla, più si alzano le vibrazioni e più gente comincerà a destarsi, per cui, su le maniche!
Donatella Coda Zabetta il Venerdì, 09 Marzo 2012 17:43

Che l'impegno di pochi apra la via ai molti che seguiranno!

Che l'impegno di pochi apra la via ai molti che seguiranno!
Antonio Gallo il Venerdì, 09 Marzo 2012 22:22

Una discussione molto utile ed interessante. Tutto resta aperto come è naturale che sia con le cose degli uomini: la ragione apre ogni discussione, la libertà l'alimenta, il "mistero" la chiude.

Una discussione molto utile ed interessante. Tutto resta aperto come è naturale che sia con le cose degli uomini: la ragione apre ogni discussione, la libertà l'alimenta, il "mistero" la chiude.
Mister X il Martedì, 10 Aprile 2012 21:51

Miroux, finalmente un articolo di cui condivido praticamente tutto!! Io mi chiedo: se lo scopo è la distruzione della dottrina, non è più facile sentire cos'ha da dire il "discepolo" per poi distruggerlo direttamente? Probabilmente no, ma mi sembra che un sacco di gente si dimentichi che la verità è nulla.

Miroux, finalmente un articolo di cui condivido praticamente tutto!! Io mi chiedo: se lo scopo è la distruzione della dottrina, non è più facile sentire cos'ha da dire il "discepolo" per poi distruggerlo direttamente? Probabilmente no, ma mi sembra che un sacco di gente si dimentichi che la verità è nulla.
silvia raffaella formia il Mercoledì, 11 Aprile 2012 09:41

Ciao Discox, non so se ho capito cosa intendi dire :)
Lo scopo, per conto mio, non è la distruzione della dottrina, ma la sublimazione e il superamento della dottrina stessa.

Non credo che il "discepolo", soprattutto all'inizio del suo percorso verso la libertà, abbia da dire qualcosa di rilevante. Lo dico per esperienza. Le cose che dicevo non avevano alcun senso, perché dentro di me c'era solo confusione e spazzatura. Tutto quello che usciva dalla mia bocca era incoerente e inconsistente, frutto della mente e dell'illusione in cui ero immersa. Il Maestro non poteva fare altro che fare sì con la testa, come si fa coi bambini, e dirmi "tu fà esattamente quello che ti dico io, che piano piano tutto diventerà chiaro". Accidenti, quanto aveva ragione!!!

Però il merito è stato in modo equivalente anche mio, che ho saputo trovarlo, ascoltarlo con umiltà e pazienza, tenere a bada i dubbi e le follie, camminare in mezzo alla mia merda senza affogare, farmi largo nella foresta insidiosa dei dogmi onnipresenti, fare quello che mi diceva il più possibile alla lettera e senza impennamenti dell'ego che spesso si ribella a chi ne sa più di lui.

Il Cristo, nei panni di Gesù, ha detto "chi vuole intendere intenda". Per gli altri sarà alla prossima corsa. Nessun Maestro, neppure lui (ed è tutto detto) può "distruggere" qualcosa in te. Tu, e solo tu, devi ingaggiare una lotta mortale con il tuo ego e le tue ombre, fino a che queste recederanno di fronte alla tua inappuntabilità e lasceranno spazio alla Luce dello Spirito, che tutto purifica. E' un processo alchemico di trasmutazione che nessuno può fare per te, ogni cm va conquistato con fatica, come mi dicevi in qualche post :p

La libertà è il traguardo più prezioso, ma deve essere meritato, altrimenti è solo un'altro lupo travestito da pecora. Noi siamo Nulla, ma prima di arrivare lì dobbiamo fare un sacco di giri dell'oca esplorativi! Fino a quando non è più possibile dimenticarsi di nulla, fino a quando capita che non c'è più modo di tornare indietro (all'inizio mi sembrava una terribile minaccia, ora ringrazio ogni giorno che non ci sia più ritorno!).

Ciao Discox, non so se ho capito cosa intendi dire :) Lo scopo, per conto mio, non è la distruzione della dottrina, ma la sublimazione e il superamento della dottrina stessa. Non credo che il "discepolo", soprattutto all'inizio del suo percorso verso la libertà, abbia da dire qualcosa di rilevante. Lo dico per esperienza. Le cose che dicevo non avevano alcun senso, perché dentro di me c'era solo confusione e spazzatura. Tutto quello che usciva dalla mia bocca era incoerente e inconsistente, frutto della mente e dell'illusione in cui ero immersa. Il Maestro non poteva fare altro che fare sì con la testa, come si fa coi bambini, e dirmi "tu fà esattamente quello che ti dico io, che piano piano tutto diventerà chiaro". [b]Accidenti, quanto aveva ragione!!![/b] Però il merito è stato in modo equivalente anche mio, che ho saputo trovarlo, ascoltarlo con umiltà e pazienza, tenere a bada i dubbi e le follie, camminare in mezzo alla mia merda senza affogare, farmi largo nella foresta insidiosa dei dogmi onnipresenti, fare quello che mi diceva il più possibile alla lettera e senza impennamenti dell'ego che spesso si ribella a chi ne sa più di lui. Il Cristo, nei panni di Gesù, ha detto "chi vuole intendere intenda". Per gli altri sarà alla prossima corsa. Nessun Maestro, neppure lui (ed è tutto detto) può "distruggere" qualcosa in te. Tu, e solo tu, devi ingaggiare una lotta mortale con il tuo ego e le tue ombre, fino a che queste recederanno di fronte alla tua inappuntabilità e lasceranno spazio alla Luce dello Spirito, che tutto purifica. E' un processo alchemico di trasmutazione che nessuno può fare per te, ogni cm va conquistato con fatica, come mi dicevi in qualche post :p La libertà è il traguardo più prezioso, ma deve essere meritato, altrimenti è solo un'altro lupo travestito da pecora. Noi siamo Nulla, ma prima di arrivare lì dobbiamo fare un sacco di giri dell'oca esplorativi! Fino a quando non è più possibile dimenticarsi di nulla, fino a quando capita che non c'è più modo di tornare indietro (all'inizio mi sembrava una terribile minaccia, ora ringrazio ogni giorno che non ci sia più ritorno!).
Mister X il Mercoledì, 11 Aprile 2012 19:03

Come prima pensavi di capire e non capivi, come puoi ora essere certa di capire? Perché lo senti? Anche prima lo si sentiva, sempre in modo diverso, lo si può sentire. Oppure perché l'ha detto il tuo maestro? Eppure anche il tuo maestro è un fenomeno di Maya. Dunque? C'è risposta? Sappiamo entrambi che la risposta è il "silenzio". Io stesso, parlando del silenzio faccio rumore, e rido della mia enorme miseria, della mia solitudine divina, del fango a cui affido le mie notti.
Quanto la ricchezza ci rende ridicoli, tanto la verità.
Attenzione, siamo già oltre il significato, siamo già oltre da un pezzo, gzeehn. Dietro i bulbi degli occhi che ho cambiato durante le stagioni c'è un minuscolo insediamento, una capocchia d'ago neppure; contadini perlopiù, ma perfino fra quelle anime magre di paglia ronza la mosca nera, come un dessert: gelato, panna e amarena.

Come prima pensavi di capire e non capivi, come puoi ora essere certa di capire? Perché lo senti? Anche prima lo si sentiva, sempre in modo diverso, lo si può sentire. Oppure perché l'ha detto il tuo maestro? Eppure anche il tuo maestro è un fenomeno di Maya. Dunque? C'è risposta? Sappiamo entrambi che la risposta è il "silenzio". Io stesso, parlando del silenzio faccio rumore, e rido della mia enorme miseria, della mia solitudine divina, del fango a cui affido le mie notti. Quanto la ricchezza ci rende ridicoli, tanto la verità. Attenzione, siamo già oltre il significato, siamo già oltre da un pezzo, gzeehn. Dietro i bulbi degli occhi che ho cambiato durante le stagioni c'è un minuscolo insediamento, una capocchia d'ago neppure; contadini perlopiù, ma perfino fra quelle anime magre di paglia ronza la mosca nera, come un dessert: gelato, panna e amarena.

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