Come cadere nella Matrice

Per assaporare ogni istante e ogni tentazione del mondo illusorio di Maya,  bisogna anzitutto sospendere il dubbio di trovarsi all'interno di una proiezione psico-collettiva.

In secondo luogo bisogna decidere di "Dimenticare" che si sta seguendo una suggestiva favola, un racconto (realisitico) vissuto in prima persona;
questo è l'unico modo per farsi pienamente coinvolgere nelle esperienze di Matrix e potersi appassionare agli avvenimenti come se succedessero davvero, come se il mondo (fittizio) immaginato da invisibili interfacce neurali esistesse veramente all'interno e/o all'esterno della propria mente...


Infine, per far sì che l'individuo possa immedesimarsi nelle vicende della sua storia personale, si devono integrare gli stimoli senso-motori con degli strumenti conoscitivi (teorie, modelli, convinzioni, valori, ideologie, libri, film, etc.) che descrivano i parametri (convenzionali) dell'esistenza umana, limitandone però la percezione ad un ristretto campo spazio-temporale e morfogenetico

Ecco allora che l'opera è riuscita:
l'individuo seduto beatamente sulla sua poltroncina, davanti al suo bel computer, condivide i video, le storie, le esperienze degli internauti, non immaginando neppure lontanamente di essere lui stesso il personaggio di un racconto molto più complesso, antico e misterioso...

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L'importanza del nostro cuore spirituale

Commenti 29

 
Maria Simona Monti il Venerdì, 06 Aprile 2012 05:58

:D concordo!!!!

:D concordo!!!!
Mister X il Domenica, 08 Aprile 2012 23:28

Giuro che anch'io la pensavo così, solo che sto appurando che maya è pienamente godibile anche da una posizione di consapevolezza, purchè caratterizzata da un abbandono dinamico agli avvenimenti... ora devo fare più chiarezza e continuare con gli esperimenti, però davvero, non me la sto passando male per nulla...

Giuro che anch'io la pensavo così, solo che sto appurando che maya è pienamente godibile anche da una posizione di consapevolezza, purchè caratterizzata da un abbandono dinamico agli avvenimenti... ora devo fare più chiarezza e continuare con gli esperimenti, però davvero, non me la sto passando male per nulla...
Mister X il Lunedì, 09 Aprile 2012 12:52

non è che c'è tanto da pensare così o colà ... la matrice è così, stop; se poi vuoi credere che sia colà perché è più godibile e appetibile ai tuoi sensi allora ben per te :)

l'abbandono dinamico alla frana entropica di maya (che tu chiami godimento consapevole) è un altro paio di maniche... comunque fai benissimo a fare tutti gli esperimenti che puoi, su questo non ci piove; ma poi attento a non confondere la supposta "chiarezza" di tali risvolti sperimentali con il chiarore della luna piena che allieta i tuoi sogni ad occhi aperti :o

non è che c'è tanto da pensare così o colà ... la matrice è così, stop; se poi vuoi credere che sia colà perché è più godibile e appetibile ai tuoi sensi allora ben per te :) l'abbandono dinamico alla frana entropica di maya (che tu chiami godimento consapevole) è un altro paio di maniche... comunque fai benissimo a fare tutti gli esperimenti che puoi, su questo non ci piove; ma poi attento a non confondere la supposta "chiarezza" di tali risvolti sperimentali con il chiarore della luna piena che allieta i tuoi sogni ad occhi aperti :o
Mister X il Lunedì, 09 Aprile 2012 20:45

inoltre il fatto che tu stia "appurando" la "mezza piena" o "mezza vuota" godibilità di maya significa che non hai afferrato il nocciolo della questione , che non era la consapevolezza del piacere/dispiacere contingente ed effimero, bensì la neurostimolazione ricettiva che produce la tua "credenza" di godimento, smarrimento, illuminazione, "abbandono dinamico agli avvenimenti" e così via... (quello che in altro commento avevi correttamente definito "vivere con il nulla dietro ogni cosa", cioè comprendere la "Vanità delle vanità" di Qoèlet... concetto veramente interessante, che tu taccerai come "dottrinale" per la semplice ragione che è ripescato da un testo dogmatico invece che da una dottrina, no scusa, da un manuale di matematica o dalla tua "illusoria" esperienza di maya :o )


.... scusa l'estrema pallosità, ma visto che ami i ragguagli e le puntualizzazioni , è giusto che qualcuno compensi le lacune da te involontariamente lasciate :)
.. nessuno è perfetto, a parte me ;)

inoltre il fatto che tu stia "appurando" la "mezza piena" o "mezza vuota" godibilità di maya significa che non hai afferrato il nocciolo della questione , che non era la consapevolezza del piacere/dispiacere contingente ed effimero, bensì la neurostimolazione ricettiva che produce la tua "credenza" di godimento, smarrimento, illuminazione, "abbandono dinamico agli avvenimenti" e così via... (quello che in altro commento avevi correttamente definito "vivere con il nulla dietro ogni cosa", cioè comprendere la "Vanità delle vanità" di Qoèlet... concetto veramente interessante, che tu taccerai come "dottrinale" per la semplice ragione che è ripescato da un testo dogmatico invece che da una dottrina, no scusa, da un manuale di matematica o dalla tua "illusoria" esperienza di maya :o ) .... scusa l'estrema pallosità, ma visto che ami i ragguagli e le puntualizzazioni , è giusto che qualcuno compensi le lacune da te involontariamente lasciate :) .. nessuno è perfetto, a parte me ;)
Mister X il Lunedì, 09 Aprile 2012 22:51

"Vanità delle vanità" mi piace come nome. Io non credo nel cervello (detto così non vuol dire niente, spero che tu capisca), non mi piacciono, in generale, in questo ambito, il prefisso neuro-.
Ok, mi sono sbagliato a scrivere così, no ho nessuna intenzione di mettere in discussione il concetto di Maya o cose del genere. Ritiro il commento, se si può fare, mi ero fatto prendere dall'entusiasmo. Che sarebbe "la neurostimolazione ricettiva che produce la tua "credenza" di godimento, smarrimento, illuminazione, "abbandono dinamico agli avvenimenti" e così via... "? Non ho capito che intendi...

"Vanità delle vanità" mi piace come nome. Io non credo nel cervello (detto così non vuol dire niente, spero che tu capisca), non mi piacciono, in generale, in questo ambito, il prefisso neuro-. Ok, mi sono sbagliato a scrivere così, no ho nessuna intenzione di mettere in discussione il concetto di Maya o cose del genere. Ritiro il commento, se si può fare, mi ero fatto prendere dall'entusiasmo. Che sarebbe "la neurostimolazione ricettiva che produce la tua "credenza" di godimento, smarrimento, illuminazione, "abbandono dinamico agli avvenimenti" e così via... "? Non ho capito che intendi...
Mister X il Lunedì, 09 Aprile 2012 23:50

non ti piaciono i neuroprefissi o_O ... peccato , non sai cosa ti perdi :)

sul discorso maya non problem;
ho dovuto rileggere un paio di volte per capire che ti riferivi ad altro; è solo che il tuo incipit era fuorviante e suscettibile a malintesi più o meno legittimi , soprattutto durante il nostro buffo fuoco incrociato ideologico dei post precedenti

io ti spiego quella frase se prima te mi spiega chè vordì che "non credi nel cervello" ...
perché detto così (come specifichi tu) non vuol dire niente...
Dunque se tu per comunicare con me utilizzi il niente come linguaggio io mi devo adeguare al tuo "non linguaggio", spero tu stavolta capisca me :p

Ps.
sai che invece io credo in babbo natale :o

non ti piaciono i neuroprefissi o_O ... peccato , non sai cosa ti perdi :) sul discorso maya non problem; ho dovuto rileggere un paio di volte per capire che ti riferivi ad altro; è solo che il tuo incipit era fuorviante e suscettibile a malintesi più o meno legittimi , soprattutto durante il nostro buffo fuoco incrociato ideologico dei post precedenti io ti spiego quella frase se prima te mi spiega chè vordì che "non credi nel cervello" ... perché detto così (come specifichi tu) non vuol dire niente... Dunque se tu per comunicare con me utilizzi il niente come linguaggio io mi devo adeguare al tuo "non linguaggio", spero tu stavolta capisca me :p Ps. sai che invece io credo in babbo natale :o
Mister X il Martedì, 10 Aprile 2012 00:13

ah, visto che ti garba la poesia ti riporto (in ordine sparso) alcuni passi dell'ecclesiaste, fanne tesoro ^_^:

"C'è un male che ho visto sotto il sole, un errore che proviene da chi governa: che, cioè, la stoltezza occupa posti altissimi e i ricchi seggono in luoghi bassi. Ho visto degli schiavi a cavallo e dei principi camminare a piedi come gli schiavi"


Bandisci dal tuo cuore la tristezza e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché la giovinezza e l'aurora, la vecchiaia e il tramonto sono vanità...

"Vanità delle vanità:
Tutto è vanità"

---
Non essere precipitoso nel parlare...
Le tue parole siano dunque poche, poiché con le molte occupazioni vengono i sogni, e con le molte parole, i ragionamenti insensati.

... Meglio è per te non fare voti, che farne e poi non adempierli
--

Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa.
...

Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c'è niente di nuovo sotto il sole...
Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento...
Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora:.. tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere.

il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è il vantaggio della luce sulle tenebre:... Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio.
Ma so anche che un'unica sorte è riservata a tutt'e due.

Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perché ho cercato d'esser saggio? Dov'è il vantaggio?». E ho concluso: «Anche questo è vanità».
Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto.
... approvo l'allegria, perché l'uomo non ha altra felicità, sotto il sole, che mangiare e bere e stare allegro. Sia questa la sua compagnia nelle sue fatiche, durante i giorni di vita che Dio gli concede sotto il sole.
Quando mi sono applicato a conoscere la sapienza e a considerare l'affannarsi che si fa sulla terra - poiché l'uomo non conosce riposo né giorno né notte -
... allora ho osservato tutta l'opera di Dio, e che l'uomo non può scoprire la ragione di quanto si compie sotto il sole; per quanto si affatichi a cercare, non può scoprirla. Anche se un saggio dicesse di conoscerla, nessuno potrebbe trovarla.

ah, visto che ti garba la poesia ti riporto (in ordine sparso) alcuni passi dell'ecclesiaste, fanne tesoro ^_^: "C'è un male che ho visto sotto il sole, un errore che proviene da chi governa: che, cioè, la stoltezza occupa posti altissimi e i ricchi seggono in luoghi bassi. Ho visto degli schiavi a cavallo e dei principi camminare a piedi come gli schiavi" Bandisci dal tuo cuore la tristezza e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché la giovinezza e l'aurora, la vecchiaia e il tramonto sono vanità... "Vanità delle vanità: Tutto è vanità" --- Non essere precipitoso nel parlare... Le tue parole siano dunque poche, poiché con le molte occupazioni vengono i sogni, e con le molte parole, i ragionamenti insensati. ... Meglio è per te non fare voti, che farne e poi non adempierli -- Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa. ... Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c'è niente di nuovo sotto il sole... Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento... Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora:.. tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere. il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è il vantaggio della luce sulle tenebre:... Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. Ma so anche che un'unica sorte è riservata a tutt'e due. Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perché ho cercato d'esser saggio? Dov'è il vantaggio?». E ho concluso: «Anche questo è vanità». Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto. ... approvo l'allegria, perché l'uomo non ha altra felicità, sotto il sole, che mangiare e bere e stare allegro. Sia questa la sua compagnia nelle sue fatiche, durante i giorni di vita che Dio gli concede sotto il sole. Quando mi sono applicato a conoscere la sapienza e a considerare l'affannarsi che si fa sulla terra - poiché l'uomo non conosce riposo né giorno né notte - ... allora ho osservato tutta l'opera di Dio, e che l'uomo non può scoprire la ragione di quanto si compie sotto il sole; per quanto si affatichi a cercare, non può scoprirla. Anche se un saggio dicesse di conoscerla, nessuno potrebbe trovarla.
Mister X il Martedì, 10 Aprile 2012 15:04

Bella, chiara, semplice. Mi piace molto la parte in cui si chiede il vantaggio d'esser saggio.
Tutto è vanità (a parte il tutto, per quanto il tutto non sia una parte), questa è la grande catastrofe, la luce del paradiso, nient'altro è necessario, ma il rifiuto del supefluo è pure superfluo, e ciò che non è superfluo è nullo: sono fatto di vanità.
Vabbè... ciò che intendevo nel primo commento è appunto che:
"Bandisci dal tuo cuore la tristezza e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché la giovinezza e l'aurora, la vecchiaia e il tramonto sono vanità..."
trovo molto difficile far sì che la consapevolezza della vanità delle cose non produca essa stessa vanità, illusioni forzate: all'inizio bandivo la tristezza dal mio cuore e non ero felice, ma stavo in una pace di tomba che se fine a se stessa risulta ripugnante. poi accettai la tristezza, ma non solo, la fomentai, per fomentare la gioia, fomentai la disunione e l'illusione per potermi riunire e vedere di nuovo ogni cosa in modo chiaro. funzionò, ma sentivo di ingannarmi. Poi decisi di abbandonarmi di nuovo ed in modo più totale all'illusione, tentando di utilizzare ciò che avevo imparato per scopi materiali.
Tentai di perdere il mio volto nascondendolo dietro mille maschere, sempre diverse, vedendo il mondo come un palcoscenico. Anche lì la cosa risultava forzata. Ora prendo le cose per come vengono, non oppongo resistenza alle speranze (vane) né le esaspero per gioco, voglio essere un "uomo vero", "un uomo libero" (come ad esempio li intende Bukowski) e qui forse ho trovato l'unica buona applicazione della consapevolezza: voglio essere il nulla e brillare della luce del paradiso.
Tutte vanità, ovviamente, tutta poesia.

"Non credo nel cervello" per me vuol dire questo, un discorso noioso e all'apparenza ottuso:
Se il cervello (come i sensi, gli organi sensoriali) è inteso come un oggetto tramite il quale percepisco, o necessario alla percezione, allora dovrebbe trascendere la percezione, cioè dovrebbe essere qualcosa di altro. Ma altro dalla percezione è solo la non percezione (cioè tutto e nulla e balle varie). Il cervello è una percezione, e come tale non è gerarchicamente superiore a tutte le altre percezioni. Dire che percepiamo grazie al cervello è indimostrabile, vale tanto che dire che percepiamo grazie alle unghie dei piedi. Non ho mai avuto percezione di avere un cervello, solo perché mi fanno vedere filmati in cui aprono la testa alle persone e dentro c'è il cervello eccetera questo non vuol dire che anche nella mia testa ce ne sia uno. Ancor meno evidente è il fatto che le percezioni vengano elaborate lì. Le verità della scienza necessitano di fede come le verità della religione, lo dico da studioso di fisica, che è la "scienza più scientifica". Siccome c'è un abuso di treminologia scientifica ad opera di gente che conosce la scienza come io conosco la Bibbia (cioè in modo estremamente superficiale, non parlo di te), spesso i termini scientifici in discorsi non prettamente e consapevolmente scientifici mi danno fastidio. Quindi non è che non credo nel cervello, ma credo solo nella percezione che ho del cervello. Come la morte: se gli altri muoiono mica vuol dire che devo morire anch'io, se la morte è assenza di percezione allora non può essere percepita. il soggetto è unico, le altre persone non sono a mio avviso pensanti, se definisco il pensiero tramite la percezione che ho del mio pensiero. Infatti non percepisco il pensare delle altre persone, percepisco il mio e basta. Percepisco le parole delle altre persone, allora dico che sono esseri parlanti, ma di sicuro non pensanti. Se quando togli il cervello a qualcuno questo smette di parlare o di muoversi, non vuol dire che il mio pensiero debba smettere se mi togliessi il cervello, non ho mai avuto esperienza della fine del pensiero, come potrei d'altronde? Quindi la parola cervello mi suona esattamente come la parola anima o la parola chakra. Vanno bene se sono attinenti al discorso che si vuole fare. Per parlare in generale delle percezioni, cioè di quello che c'è senza limitazioni, prefersico esempi o metafore chiare. Questa non è una critica alla tua neurostimolazione ricettiva, magari questo termine può rendere meglio l'idea rispetto as altri possibili candidati... solo questione di gusti.

Bella, chiara, semplice. Mi piace molto la parte in cui si chiede il vantaggio d'esser saggio. Tutto è vanità (a parte il tutto, per quanto il tutto non sia una parte), questa è la grande catastrofe, la luce del paradiso, nient'altro è necessario, ma il rifiuto del supefluo è pure superfluo, e ciò che non è superfluo è nullo: sono fatto di vanità. Vabbè... ciò che intendevo nel primo commento è appunto che: "Bandisci dal tuo cuore la tristezza e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché la giovinezza e l'aurora, la vecchiaia e il tramonto sono vanità..." trovo molto difficile far sì che la consapevolezza della vanità delle cose non produca essa stessa vanità, illusioni forzate: all'inizio bandivo la tristezza dal mio cuore e non ero felice, ma stavo in una pace di tomba che se fine a se stessa risulta ripugnante. poi accettai la tristezza, ma non solo, la fomentai, per fomentare la gioia, fomentai la disunione e l'illusione per potermi riunire e vedere di nuovo ogni cosa in modo chiaro. funzionò, ma sentivo di ingannarmi. Poi decisi di abbandonarmi di nuovo ed in modo più totale all'illusione, tentando di utilizzare ciò che avevo imparato per scopi materiali. Tentai di perdere il mio volto nascondendolo dietro mille maschere, sempre diverse, vedendo il mondo come un palcoscenico. Anche lì la cosa risultava forzata. Ora prendo le cose per come vengono, non oppongo resistenza alle speranze (vane) né le esaspero per gioco, voglio essere un "uomo vero", "un uomo libero" (come ad esempio li intende Bukowski) e qui forse ho trovato l'unica buona applicazione della consapevolezza: voglio essere il nulla e brillare della luce del paradiso. Tutte vanità, ovviamente, tutta poesia. "Non credo nel cervello" per me vuol dire questo, un discorso noioso e all'apparenza ottuso: Se il cervello (come i sensi, gli organi sensoriali) è inteso come un oggetto tramite il quale percepisco, o necessario alla percezione, allora dovrebbe trascendere la percezione, cioè dovrebbe essere qualcosa di altro. Ma altro dalla percezione è solo la non percezione (cioè tutto e nulla e balle varie). Il cervello è una percezione, e come tale non è gerarchicamente superiore a tutte le altre percezioni. Dire che percepiamo grazie al cervello è indimostrabile, vale tanto che dire che percepiamo grazie alle unghie dei piedi. Non ho mai avuto percezione di avere un cervello, solo perché mi fanno vedere filmati in cui aprono la testa alle persone e dentro c'è il cervello eccetera questo non vuol dire che anche nella mia testa ce ne sia uno. Ancor meno evidente è il fatto che le percezioni vengano elaborate lì. Le verità della scienza necessitano di fede come le verità della religione, lo dico da studioso di fisica, che è la "scienza più scientifica". Siccome c'è un abuso di treminologia scientifica ad opera di gente che conosce la scienza come io conosco la Bibbia (cioè in modo estremamente superficiale, non parlo di te), spesso i termini scientifici in discorsi non prettamente e consapevolmente scientifici mi danno fastidio. Quindi non è che non credo nel cervello, ma credo solo nella percezione che ho del cervello. Come la morte: se gli altri muoiono mica vuol dire che devo morire anch'io, se la morte è assenza di percezione allora non può essere percepita. il soggetto è unico, le altre persone non sono a mio avviso pensanti, se definisco il pensiero tramite la percezione che ho del mio pensiero. Infatti non percepisco il pensare delle altre persone, percepisco il mio e basta. Percepisco le parole delle altre persone, allora dico che sono esseri parlanti, ma di sicuro non pensanti. Se quando togli il cervello a qualcuno questo smette di parlare o di muoversi, non vuol dire che il mio pensiero debba smettere se mi togliessi il cervello, non ho mai avuto esperienza della fine del pensiero, come potrei d'altronde? Quindi la parola cervello mi suona esattamente come la parola anima o la parola chakra. Vanno bene se sono attinenti al discorso che si vuole fare. Per parlare in generale delle percezioni, cioè di quello che c'è senza limitazioni, prefersico esempi o metafore chiare. Questa non è una critica alla tua neurostimolazione ricettiva, magari questo termine può rendere meglio l'idea rispetto as altri possibili candidati... solo questione di gusti.
Mister X il Martedì, 10 Aprile 2012 19:03

o.k
piccola parentesi, forse l'altra volta avevi scritto "non credo nel cervello" intendendo per "cervello" (anche) "fredda razionalità", "rigida mentalità analitica", "l'essere scrupolosamente calcolatore"

ora torno sul pezzo:
io credo che il cervello sia semplicemente l'involucro solido, l'organo fisico che elabora determinati stimoli/segnali, mentre ciò che concettualmente trascende tale involucro è la Mente.
Mente e Cervello sono due entità differenti...
La metafora più diffusa è quella di hardware (cervello) e software (mente)...
Pribram ha svolto interessanti ricerche sulla "non località" della mente, ovvero sull'esistenza di piani percettivi multidimensionali

Ora espongo una mini versione di "percezione", poi spiego la frase iniziale... Purtroppo mi toccherà utilizzare un linguaggio che a te non piacerà :o

Nel corpo (ergo non solo nel cervello) abbiamo dei ricettori (mini antenne radio) che captano (ricevono) degli stimoli esterni/interni sottoforma di particolari segnali , input... questi segnali sono dei microscopici pacchetti energetici (bit di informazione) che vengono interpretati (percepiti) dal nostro organismo, dandoci l'illusione di provare emozioni , sensazioni piacevoli o spiacevoli (il tutto ovviamente avviene in maniera un po' più complessa, ma prendiamo per buono questo sintetico modello).
Sollecitando i giusti ricettori è possibile rievocare ricordi (anche non nostri), riesumare traumi, sensazioni bizzarre, immagini olografiche e così via...

Com'è possibile che il nostro cervello possa rievocare informazioni (ho fatto l'es. di ricordi ) non nostri?
Questo si spiega tornando alla distinzione di cui ti parlavo all'inizio:
c'è una mente superna, cioè un contenitore di bioinformazioni che si trova sia fuori che dentro la corteccia, anzi si trova attorno al corpo, che come un campo elettromagnetico comunica, cioè invia e riceve costantemente segnali con e dall'ambiente circostante.
Per cui se domattina ti svegli con una strana sensazione, può darsi che la tua mente abbia captato un segnale da una altra "fonte", un altro campo a centinaia, migliaia chilometri (se non anni luce) di distanza ; e l'abbia poi inviata attiata nell'hardware (cervello) grazie ai neurotrasmettitori deposti a tale compito

in soldoni, cosa voglio dire con tutto questo?
intendo dire che la percezione è una funzione direttamente proporzionale al tuo livello di attenzione (leggasi pure consapevolezza).

Ed ora la frase -> "la neurostimolazione ricettiva che produce la tua "credenza" di godimento, smarrimento, illuminazione, "abbandono dinamico agli avvenimenti"

1- neurostimolazione;
si riferisce ai ricettori collocati sui dentriti, gli assoni dei tuoi neuroni, sulle proteine, sulle cellule, sulla pelle e così via, cioè su tutto il tuo organismo e che inviano segnali ai nostri neuroni

2- ricettiva, ovvero atta a ricevere segnali
(se ti pesto un piede tu senti dolore perché i neurotrasmettitori ti invierano quel segnale... anche se in verità , se ti operassero alcune aree del cervello, come è successo ad una mia conoscente, potrebbe capitare che tu non provi più "emozioni", "sensazioni"... ogni zona del cervello è deputata a una funzione per cui è giusto ricordare che seppure mente e cervello siano entità distinte, sono evidentemente tra loro correlate, cioè se mi bruciano il 99% dei miei neuroni (cervello) pure la mia mente, intesa come insieme di facoltà psicologiche, scemerà le sue potenzialità )

3- produce la tua "credenza" di godimento, smarrimento, illuminazione,
, ossi esemplificando:
se ti metto in ipnosi profonda e ti detto determinati comandi posso farti convincerti di qualunque cosa, farti vedere cose che non esistono, far riemergere tracce mnestiche a te ignote... Posso cioè alterare la tua percezione e farti credere che quel determinato fenomeno (irreale, es. dumbo che vola dalla finestra) sia reale, mentre in verità il tutto è frutto della tua fantasia, o meglio del comando subliminale da me impartito.

altro esempio:
se ti chiudo in una vasca di deprivazione sensoriale per due giorni di fila, altero in maniera drastica il tuo stato di coscienza, e ciò che andrai ad esperire in quel periodo saranno dei fenomeni "allucinatori" che nella vita di tutti i giorni non avevi neppure lontanamente immaginato potessero esistere.

Sintetizzando il malloppo:
la matrice-maya che percepisci (la tua consapevolezza) non dipende dalla tua semplice volontà, ma da una lunga serie di fattori concomitanti ed interdipendenti che non possono essere separati a piacimento o esclusi a priori.
La tua singola percezione è un pezzo di un puzzle che dipende da un tutto molto più vasto e complesso

Sulla questione di gusti, uno può parlare di percezione in senso ontologico, scientifico, filosofico, accademico, metafisico, poetico...
inoltre le metafore sono chiare nella misura in cui l'altro condivide la tua concezione di chiarezza... ciò che per te è chiaro può essere del tutto oscuro per un altro, non siamo tutti fatti con lo stampino, ma questo so che lo sai benissimo :D

.... la morte non esiste, è una bufala per tenerci attaccati al corpo fisico, ingrassare l'avidità dei finti ministri di dio, e rimpinguare le casse delle pompe funebri ^_^ ...
marketing pseudospirituale, questa è la morte.

Ps.
sai che esiste pure un "cervello" del cuore o_O

Ps.1
Se non l'hai già fatto, aggiungi alla tua libreria il Tao-Te-Ching di Lao Tzu

o.k piccola parentesi, forse l'altra volta avevi scritto "non credo nel cervello" intendendo per "cervello" (anche) "fredda razionalità", "rigida mentalità analitica", "l'essere scrupolosamente calcolatore" ora torno sul pezzo: io credo che il cervello sia semplicemente l'involucro solido, l'organo fisico che elabora determinati stimoli/segnali, mentre ciò che concettualmente trascende tale involucro è la Mente. Mente e Cervello sono due entità differenti... La metafora più diffusa è quella di hardware (cervello) e software (mente)... Pribram ha svolto interessanti ricerche sulla "non località" della mente, ovvero sull'esistenza di piani percettivi multidimensionali Ora espongo una mini versione di "percezione", poi spiego la frase iniziale... Purtroppo mi toccherà utilizzare un linguaggio che a te non piacerà :o Nel corpo (ergo non solo nel cervello) abbiamo dei ricettori (mini antenne radio) che captano (ricevono) degli stimoli esterni/interni sottoforma di particolari segnali , input... questi segnali sono dei microscopici pacchetti energetici (bit di informazione) che vengono interpretati (percepiti) dal nostro organismo, dandoci l'illusione di provare emozioni , sensazioni piacevoli o spiacevoli (il tutto ovviamente avviene in maniera un po' più complessa, ma prendiamo per buono questo sintetico modello). Sollecitando i giusti ricettori è possibile rievocare ricordi (anche non nostri), riesumare traumi, sensazioni bizzarre, immagini olografiche e così via... Com'è possibile che il nostro cervello possa rievocare informazioni (ho fatto l'es. di ricordi ) non nostri? Questo si spiega tornando alla distinzione di cui ti parlavo all'inizio: c'è una mente superna, cioè un contenitore di bioinformazioni che si trova sia fuori che dentro la corteccia, anzi si trova attorno al corpo, che come un campo elettromagnetico comunica, cioè invia e riceve costantemente segnali con e dall'ambiente circostante. Per cui se domattina ti svegli con una strana sensazione, può darsi che la tua mente abbia captato un segnale da una altra "fonte", un altro campo a centinaia, migliaia chilometri (se non anni luce) di distanza ; e l'abbia poi inviata attiata nell'hardware (cervello) grazie ai neurotrasmettitori deposti a tale compito in soldoni, cosa voglio dire con tutto questo? intendo dire che la percezione è una funzione direttamente proporzionale al tuo livello di attenzione (leggasi pure consapevolezza). Ed ora la frase -> "la neurostimolazione ricettiva che produce la tua "credenza" di godimento, smarrimento, illuminazione, "abbandono dinamico agli avvenimenti" 1- neurostimolazione; si riferisce ai ricettori collocati sui dentriti, gli assoni dei tuoi neuroni, sulle proteine, sulle cellule, sulla pelle e così via, cioè su tutto il tuo organismo e che inviano segnali ai nostri neuroni 2- ricettiva, ovvero atta a ricevere segnali (se ti pesto un piede tu senti dolore perché i neurotrasmettitori ti invierano quel segnale... anche se in verità , se ti operassero alcune aree del cervello, come è successo ad una mia conoscente, potrebbe capitare che tu non provi più "emozioni", "sensazioni"... ogni zona del cervello è deputata a una funzione per cui è giusto ricordare che seppure mente e cervello siano entità distinte, sono evidentemente tra loro correlate, cioè se mi bruciano il 99% dei miei neuroni (cervello) pure la mia mente, intesa come insieme di facoltà psicologiche, scemerà le sue potenzialità ) 3- produce la tua "credenza" di godimento, smarrimento, illuminazione, , ossi esemplificando: se ti metto in ipnosi profonda e ti detto determinati comandi posso farti convincerti di qualunque cosa, farti vedere cose che non esistono, far riemergere tracce mnestiche a te ignote... Posso cioè alterare la tua percezione e farti credere che quel determinato fenomeno (irreale, es. dumbo che vola dalla finestra) sia reale, mentre in verità il tutto è frutto della tua fantasia, o meglio del comando subliminale da me impartito. altro esempio: se ti chiudo in una vasca di deprivazione sensoriale per due giorni di fila, altero in maniera drastica il tuo stato di coscienza, e ciò che andrai ad esperire in quel periodo saranno dei fenomeni "allucinatori" che nella vita di tutti i giorni non avevi neppure lontanamente immaginato potessero esistere. Sintetizzando il malloppo: la matrice-maya che percepisci (la tua consapevolezza) non dipende dalla tua semplice volontà, ma da una lunga serie di fattori concomitanti ed interdipendenti che non possono essere separati a piacimento o esclusi a priori. La tua singola percezione è un pezzo di un puzzle che dipende da un tutto molto più vasto e complesso Sulla questione di gusti, uno può parlare di percezione in senso ontologico, scientifico, filosofico, accademico, metafisico, poetico... inoltre le metafore sono chiare nella misura in cui l'altro condivide la tua concezione di chiarezza... ciò che per te è chiaro può essere del tutto oscuro per un altro, non siamo tutti fatti con lo stampino, ma questo so che lo sai benissimo :D .... la morte non esiste, è una bufala per tenerci attaccati al corpo fisico, ingrassare l'avidità dei finti ministri di dio, e rimpinguare le casse delle pompe funebri ^_^ ... marketing pseudospirituale, questa è la morte. Ps. sai che esiste pure un "cervello" del cuore o_O Ps.1 Se non l'hai già fatto, aggiungi alla tua libreria il Tao-Te-Ching di Lao Tzu
Mister X il Martedì, 10 Aprile 2012 21:01

Interessante, mi è sempre interessato il cervello, la psicologia, l'ipnosi... una volta ipnotizzavo (prendendo spunto da Cucinotta e poi da Erickson) i miei compagni di classe sull'autobus durante le gite di classe, o alle feste prima di andare a letto XD, amo la profondità del legame che si crea con l'ipnotizzato, si imparano un sacco di cose.
Ormai avrai capito qual'è la mia linea di pensiero... prendo ogni cosa come una percezione, come un fenomeno, come se stessi assistendo ad un film multimediale, rinuncio alla spiegazione dei fenomeni, alla loro causa ed al loro perché. Cioè, non è una rinuncia, piuttosto mi soddisfa pienamente che la causa di un qualsiasi fenomeno sia proprio il fenomeno stesso, il fatto che ci sia. Teoricamente sono nullo, non distinguo le parti, l'io dal tu (quindi non mi stupisco se ricordo cose non mie o se riesco a comunicare telepaticamente), eccetera, quindi capirai che delle nozioni che mi hai gentilmente esposto potrò fare mia soltanto la parte del significante, cioè le sensazioni scaturite dalle tue parole.
Anche tu pratichi l'ipnosi? Non che io lo faccia in modo approfondito. Conosco un tipo (tramite mail) molto preparato e molto in gamba che cerca di riprodurre nell'ipnotizzato sogni lucidi od OBOE...

Interessante, mi è sempre interessato il cervello, la psicologia, l'ipnosi... una volta ipnotizzavo (prendendo spunto da Cucinotta e poi da Erickson) i miei compagni di classe sull'autobus durante le gite di classe, o alle feste prima di andare a letto XD, amo la profondità del legame che si crea con l'ipnotizzato, si imparano un sacco di cose. Ormai avrai capito qual'è la mia linea di pensiero... prendo ogni cosa come una percezione, come un fenomeno, come se stessi assistendo ad un film multimediale, rinuncio alla spiegazione dei fenomeni, alla loro causa ed al loro perché. Cioè, non è una rinuncia, piuttosto mi soddisfa pienamente che la causa di un qualsiasi fenomeno sia proprio il fenomeno stesso, il fatto che ci sia. Teoricamente sono nullo, non distinguo le parti, l'io dal tu (quindi non mi stupisco se ricordo cose non mie o se riesco a comunicare telepaticamente), eccetera, quindi capirai che delle nozioni che mi hai gentilmente esposto potrò fare mia soltanto la parte del significante, cioè le sensazioni scaturite dalle tue parole. Anche tu pratichi l'ipnosi? Non che io lo faccia in modo approfondito. Conosco un tipo (tramite mail) molto preparato e molto in gamba che cerca di riprodurre nell'ipnotizzato sogni lucidi od OBOE...
Mister X il Martedì, 10 Aprile 2012 21:53

ganzo riprodurre nell'ipnotizzato sogni lucidi od OBOE...
ma se questo ipnotizzatore fa cilecca non c'è mica il rischio che l'ipnotizzato si getti dalla finestra credendo di essere in astrale ?!?

sto scherzando, come al solito :)
.. tornando serio sulle oobe è meglio non fare troppo i furbetti e io non consiglierei a nessuno di farsi ipnotizzare da un tipo del genere, per quanto qualificato sia...
come dici tu, gusti personali

inoltre mi sembra che da un certo punto di vista siamo tutti dei praticanti di ipnosi... no :) ?!
ripropongo l'adagio di Erickson:
"L'ipnosi non esiste, tutto è ipnosi "

comunque la risposta è no, non pratico nel senso che intendi tu;
... ad ogni modo diciamo che ho i miei informatori e conosco gli effetti dell'ipnosi ... e di molti altri fenomeni ad esso affini...


Ps.
scusa l'intrusione,
ma come fai a scindere il significato dal significante?
prendi uno , paghi due o_O oppure prendi uno paghi zero (cioè rubi ;)) ?!

ti ricordo che la parte che fai tua (il significante), cioè le sensazioni scaturite dalle parole, può trarre in inganno... quindi - secondo me - ti conviene "diffidare significante"...
Ha, è vero che tu già diffidi del significato...
Mannaggia, mo' che ti resta :o ?

...
ehm... ti ricordo che tu fai tuoi entrambi, come ogni altro essere senziente

dai, notte .. per oggi ti ho tormentato abbastanza

ganzo riprodurre nell'ipnotizzato sogni lucidi od OBOE... ma se questo ipnotizzatore fa cilecca non c'è mica il rischio che l'ipnotizzato si getti dalla finestra credendo di essere in astrale ?!? sto scherzando, come al solito :) .. tornando serio sulle oobe è meglio non fare troppo i furbetti e io non consiglierei a nessuno di farsi ipnotizzare da un tipo del genere, per quanto qualificato sia... come dici tu, gusti personali inoltre mi sembra che da un certo punto di vista siamo tutti dei praticanti di ipnosi... no :) ?! ripropongo l'adagio di Erickson: "L'ipnosi non esiste, tutto è ipnosi " comunque la risposta è no, non pratico nel senso che intendi tu; ... ad ogni modo diciamo che ho i miei informatori e conosco gli effetti dell'ipnosi ... e di molti altri fenomeni ad esso affini... Ps. scusa l'intrusione, ma come fai a scindere il significato dal significante? prendi uno , paghi due o_O oppure prendi uno paghi zero (cioè rubi ;)) ?! ti ricordo che la parte che fai tua (il significante), cioè le sensazioni scaturite dalle parole, può trarre in inganno... quindi - secondo me - ti conviene "diffidare significante"... Ha, è vero che tu già diffidi del significato... Mannaggia, mo' che ti resta :o ? ... ehm... ti ricordo che tu fai tuoi entrambi, come ogni altro essere senziente dai, notte .. per oggi ti ho tormentato abbastanza
Mister X il Martedì, 10 Aprile 2012 22:30

Prendo i significati come significanti, cioè do loro la funzione di creare sensazioni. In effetti in questo modo le due cose non sono più distinguibili, ma è solo per farsi capire, l'unica (non) presenza costante è l'indistinto, il nulla. L'inganno anche è una sensazione, e ogni tanto non è male: se ogni tanto non mi inganno come posso scoprire la verità? (nel senso che sarebbe già scoperta, se nessuno la copre) Come con le donne: tutta un'altra cosa spogliarle con calma piuttosto che beccarsele già nude e crude XD. Diffido di tutto, quindi non diffido di nulla, ogni cosa che c'è, c'è, non dirò mai questo non esiste e questo invece sì. O se lo dico è tanto per... quante parole per descrivere l'indescrivibile... Insomma, per quanto mi riguarda, tutto il necessario si riconduce alla consapevolezza del totale e non va oltre, come al solito... (ormai ho la nausea a forza di rigirare attorno alle stesse cose, ma d'altronde non posso discostarmi più di tanto se non con la poesia). Guarda caso parlarne è come parlare di nulla XD. Meglio la parzialità della poesia, dell'illusione. Il nulla è poco confortevole, un pianeta non abitabile. Vanno bene anche i discorsi sul cervello e sull'ipnosi, va bene la psicologizzazione, va bene la vanità, va bene la vanità della vanità e della non vanità. Il cerchio è talmente chiuso che non posso che fare sempre lo stesso girotondo, la nudità delle cose è oscena, meglio maya che con i suoi veli ci lascia viaggiare per sempre senza mai tornare nello stesso luogo, ci da la possibilità di scoprire! Di nuovo, senza coprire le cose non si scopre nulla. Ora la smetto.

Prendo i significati come significanti, cioè do loro la funzione di creare sensazioni. In effetti in questo modo le due cose non sono più distinguibili, ma è solo per farsi capire, l'unica (non) presenza costante è l'indistinto, il nulla. L'inganno anche è una sensazione, e ogni tanto non è male: se ogni tanto non mi inganno come posso scoprire la verità? (nel senso che sarebbe già scoperta, se nessuno la copre) Come con le donne: tutta un'altra cosa spogliarle con calma piuttosto che beccarsele già nude e crude XD. Diffido di tutto, quindi non diffido di nulla, ogni cosa che c'è, c'è, non dirò mai questo non esiste e questo invece sì. O se lo dico è tanto per... quante parole per descrivere l'indescrivibile... Insomma, per quanto mi riguarda, tutto il necessario si riconduce alla consapevolezza del totale e non va oltre, come al solito... (ormai ho la nausea a forza di rigirare attorno alle stesse cose, ma d'altronde non posso discostarmi più di tanto se non con la poesia). Guarda caso parlarne è come parlare di nulla XD. Meglio la parzialità della poesia, dell'illusione. Il nulla è poco confortevole, un pianeta non abitabile. Vanno bene anche i discorsi sul cervello e sull'ipnosi, va bene la psicologizzazione, va bene la vanità, va bene la vanità della vanità e della non vanità. Il cerchio è talmente chiuso che non posso che fare sempre lo stesso girotondo, la nudità delle cose è oscena, meglio maya che con i suoi veli ci lascia viaggiare per sempre senza mai tornare nello stesso luogo, ci da la possibilità di scoprire! Di nuovo, senza coprire le cose non si scopre nulla. Ora la smetto.
Mister X il Mercoledì, 11 Aprile 2012 08:23

ma infatti non devi farti venire la nausea per spiegare;
fatti una dose di pura satira (nel tuo caso poetica) e risolvi pure il mal di "tutto" (niente).

Senza tanti fronzoli, in due parole, potevi semplicemente rispondermi :

"m'immergo nel contenuto
a forma d'imbuto
senza sigillarmi
o arrovellarmi
in quel contenitore,
dolce vicario o amaro inceneritore
cagione di nessun malore
e al contempo tutore
di ogni sentore "

to, l'ho buttalì ;)
così connettevi il contenuto (significato) e significante (contenitore), dimostrando di prediligere quest'ultimo senza necessità di scinderli e mi rispondevi pure cone le rime :)

comunque anch'io sono uno che
prende quello che capita
come capita
e non mi faccio tante seghe mentali
sull'etimologia di ogni ingrediente
preferisco affogarmi nel budino
piuttosto che analizzare al microscopio
le bolle di cioccolata fumante :)

ma infatti non devi farti venire la nausea per spiegare; fatti una dose di pura satira (nel tuo caso poetica) e risolvi pure il mal di "tutto" (niente). Senza tanti fronzoli, in due parole, potevi semplicemente rispondermi : "m'immergo nel contenuto a forma d'imbuto senza sigillarmi o arrovellarmi in quel contenitore, dolce vicario o amaro inceneritore cagione di nessun malore e al contempo tutore di ogni sentore " to, l'ho buttalì ;) così connettevi il contenuto (significato) e significante (contenitore), dimostrando di prediligere quest'ultimo senza necessità di scinderli e mi rispondevi pure cone le rime :) comunque anch'io sono uno che prende quello che capita come capita e non mi faccio tante seghe mentali sull'etimologia di ogni ingrediente preferisco affogarmi nel budino piuttosto che analizzare al microscopio le bolle di cioccolata fumante :)
Mister X il Mercoledì, 11 Aprile 2012 09:22

che dici se io traduco il tuo:
"l'unica (non) presenza costante è l'indistinto"
col mio:
l'unica (non) certezza che abbiamo è l'incertezza :D

sul velo ti do pienamente ragione (stavolta non mi va di camuffarmi da bastian contrario ^_^)

senza il velo del dicibile (tutto)
non potrebbe esserci il meraviglioso slancio
verso l'indicibile (nulla)

fantastico l'esempio dei collant, condivido,
però vuoi mettere Rosy Bindi in lingerie ...
meglio spogliarla pian piano o beccarsela già nuda e cruda?
meglio scappare a gambe levate prima che entri troppo arrapata nella tua suite ^_^

tornando serio , esistono metafore di ogni sorta (poetiche o analitiche), così si può accontentare tutti... come ben sai io sono analitico, questo userò queste ultime:

- c'è il percorso in salita-discesa -> su una scala ti sposti da un gradino all'altro solo quando vedi , senti e sai che l'altro gradino è posto esattamente dopo ... Qui maya possiamo vederla come una caduta; il bello di poter inciampare (illudersi in senso costruttivo) è proprio quello di potersi accorgere (percepire) che ci sono innumerevoli altri scalini che alla fin fine portano sempre allo stesso scantinato; così l'illusione riveste un ruolo fondamentale consentendo di trascendere una precedente convinzione limitante

inoltre intestardirsi nel voler solo ed esclusivamente salire, magari con l'ascensore rivestito in oro, credendo così di non cadere mai nella cattiva maya, significa restare impantanati nel "nulla" di quel fatuo e vacuo ascensore

- oppure , cambiando argomento e accontentando gli analitici come me, c'è l'inizio come fine:
es. l'acquario-> la realtà dal punto di vista del pesciolino che ci sguazza dentro "finisce" dove "iniziano" le pareti dell'acquario,
in altre parole il luogo in cui (per lui) inizierebbe/finirebbe un'altra realtà , per noi è (in realtà) è la medesima realtà

poi c'è l'opacità-trasparenza, i veli della cipolla e così via:
una sirenetta chiusa dentro un contenitore in fondo al mare, può godersi pienamente la sua nuotatina nel suo regno proprio grazie all'illusione che ci sia solo il suo regno... svelare il primo velo di cipolla troppo presto, cioè intravedere che l'acqua del suo contenitore è identica a quella di un oceano molto più vasto potrebbe farle perdere la bella sensazione di solo essere una sirenetta... se invece le pareti sono ricoperte da una leggera patina, i sirenetti e le sirenette possono nuotare più felici e contenti ...
Però, al momento opportuno, cioè quando hanno lucidato le pareti, è giusto che vedano che Tutto è Uno, che l'interno è come l'esterno, l'alto è come il basso, il tutto è il niente, bla bla..

una metafora che adoro è quella del bimbo:
l'intensa creatività delle loro giocose espressioni è il regalo più bello che Madre Maya potessa mai fare ai suoi figli

concludo forever a modo tuo:
il significato della sofferenza o dell'amore è il suo significante (sensazione) e non la sua definizione ( il suo significato in senso stretto, cioè la definizione del dizionario zanichelli) ...
così il significato di ogni altra entità rimanda indossolubilmente a un "non significato" che l'essere umano invano cerca nel vocabolario di tutti i giorni

che dici se io traduco il tuo: "l'unica (non) presenza costante è l'indistinto" col mio: l'unica (non) certezza che abbiamo è l'incertezza :D sul velo ti do pienamente ragione (stavolta non mi va di camuffarmi da bastian contrario ^_^) senza il velo del dicibile (tutto) non potrebbe esserci il meraviglioso slancio verso l'indicibile (nulla) fantastico l'esempio dei collant, condivido, però vuoi mettere Rosy Bindi in lingerie ... meglio spogliarla pian piano o beccarsela già nuda e cruda? meglio scappare a gambe levate prima che entri troppo arrapata nella tua suite ^_^ tornando serio , esistono metafore di ogni sorta (poetiche o analitiche), così si può accontentare tutti... come ben sai io sono analitico, questo userò queste ultime: - c'è il percorso in salita-discesa -> su una scala ti sposti da un gradino all'altro solo quando vedi , senti e sai che l'altro gradino è posto esattamente dopo ... Qui maya possiamo vederla come una caduta; il bello di poter inciampare (illudersi in senso costruttivo) è proprio quello di potersi accorgere (percepire) che ci sono innumerevoli altri scalini che alla fin fine portano sempre allo stesso scantinato; così l'illusione riveste un ruolo fondamentale consentendo di trascendere una precedente convinzione limitante inoltre intestardirsi nel voler solo ed esclusivamente salire, magari con l'ascensore rivestito in oro, credendo così di non cadere mai nella cattiva maya, significa restare impantanati nel "nulla" di quel fatuo e vacuo ascensore - oppure , cambiando argomento e accontentando gli analitici come me, c'è l'inizio come fine: es. l'acquario-> la realtà dal punto di vista del pesciolino che ci sguazza dentro "finisce" dove "iniziano" le pareti dell'acquario, in altre parole il luogo in cui (per lui) inizierebbe/finirebbe un'altra realtà , per noi è (in realtà) è la medesima realtà poi c'è l'opacità-trasparenza, i veli della cipolla e così via: una sirenetta chiusa dentro un contenitore in fondo al mare, può godersi pienamente la sua nuotatina nel suo regno proprio grazie all'illusione che ci sia solo il suo regno... svelare il primo velo di cipolla troppo presto, cioè intravedere che l'acqua del suo contenitore è identica a quella di un oceano molto più vasto potrebbe farle perdere la bella sensazione di solo essere una sirenetta... se invece le pareti sono ricoperte da una leggera patina, i sirenetti e le sirenette possono nuotare più felici e contenti ... Però, al momento opportuno, cioè quando hanno lucidato le pareti, è giusto che vedano che Tutto è Uno, che l'interno è come l'esterno, l'alto è come il basso, il tutto è il niente, bla bla.. una metafora che adoro è quella del bimbo: l'intensa creatività delle loro giocose espressioni è il regalo più bello che Madre Maya potessa mai fare ai suoi figli concludo forever a modo tuo: il significato della sofferenza o dell'amore è il suo significante (sensazione) e non la sua definizione ( il suo significato in senso stretto, cioè la definizione del dizionario zanichelli) ... così il significato di ogni altra entità rimanda indossolubilmente a un "non significato" che l'essere umano invano cerca nel vocabolario di tutti i giorni
Mister X il Mercoledì, 11 Aprile 2012 16:48

Per la Rosy Bindi ci vuole un feticismo mica da poco XD
Ottime, succulente, metafore. Anch'io adoro quella del bimbo.
Infatti spesso nella poesia cerco di esprimere la visione del bimbo, dove ogni cosa è scoperta, senza buccia, libera di emanare con potenza; in questo ho preso inizialmente spunto dai sogni lucidi.

Per la Rosy Bindi ci vuole un feticismo mica da poco XD Ottime, succulente, metafore. Anch'io adoro quella del bimbo. Infatti spesso nella poesia cerco di esprimere la visione del bimbo, dove ogni cosa è scoperta, senza buccia, libera di emanare con potenza; in questo ho preso inizialmente spunto dai sogni lucidi.
Andrea il Mercoledì, 11 Aprile 2012 11:07

concordo con la visione di Zewale, per quanto mi riguarda sono una persona molto analitica, e senza dare importanza al significato ma solo al senso, si rischia di non capire mai il mondo che ci circonda o di non poter comunicare senza fraintendersi. ricordiamoci che i sensi di una frase sono molti e i significati si contano sulle dita della mano. visto che utilizzare solo la percezione del senso di una parola porterebbe solo ad una non comprensione degli altri ma solo di se stessi, e noi viviamo in un mondo che funziona in modo da farci immergere e coesistere con altri in una realtà oleofrattografica di limiti, sembra molto meglio vivere secondo questo "gioco" e "schiarire il velo" piuttosto che distaccarsi così come credo di aver capito tu ( discox ) voglia trasmettere.

concordo con la visione di Zewale, per quanto mi riguarda sono una persona molto analitica, e senza dare importanza al significato ma solo al senso, si rischia di non capire mai il mondo che ci circonda o di non poter comunicare senza fraintendersi. ricordiamoci che i sensi di una frase sono molti e i significati si contano sulle dita della mano. visto che utilizzare solo la percezione del senso di una parola porterebbe solo ad una non comprensione degli altri ma solo di se stessi, e noi viviamo in un mondo che funziona in modo da farci immergere e coesistere con altri in una realtà oleofrattografica di limiti, sembra molto meglio vivere secondo questo "gioco" e "schiarire il velo" piuttosto che distaccarsi così come credo di aver capito tu ( discox ) voglia trasmettere.
Mister X il Mercoledì, 11 Aprile 2012 12:32

Ciao Espheriod,
favolosa questa tua trilogia ---> "realtà oleofrattografica di limiti"

Espheriod, so che l'ultima parte dell'ultima frase non era rivolta a me, ma per mia pura curiosità faccio finta che lo sia ^_^
l'espressione -> "piuttosto che distaccarsi" si adatta bene al mio atteggiamento di fondo con cui scritto l'articolo; avevo invitato indirettamente i lettori a disilludersi; mentre discox diceva giustamente che il mio invito (non invito) va preso con le pinze, e che è molto meglio , come dici tu, vivere secondo questo "gioco" e "schiarire delicatamente il sensuale velo"...
in pratica, credo ci sia stato un malinteso dovuto al fatto che ero (sono, sarò) io il bastian contrario che propugna il drastico (e illusorio) distacco dal videogioco ;) ... sono un pessimo predicatore:
predico male e razzolo pure peggio

io credo fermamente che il distacco sia necessario, ma al contempo so che senza attaccamento non ci sarebbe vita... è un bel dilemma:
vivere (attaccamento) o morire (distaccarsi)

discox preferisce vivere le illusioni e ogni tanto (illudersi) di distaccarsene
io invece preferisco abbandonare le illusionii, ma questo sarebbe sinonimo di apatia (anche se apatia non è il termine corretto visto che ha solo connotazione negativa), sarebbe cioè il nulla, l'assenza di ogni sensazione (desiderio, avversione, piacere e sofferenza),
a voi due faccio senza spiegare che il mio intento è di ricordare che "forse" esiste la possibilità
ti tirarsi definitivamente fuori da tutti i giochi, uscire dalla ruota del samsara e le sue dolorose reincarnazioni,
proponevo una versione tarocca del nirvana buddhista, e dicevo che da questo livello di matrice (maya) è possibile uscirne defintivamente
... più di così non posso non voglio (e non mi è concesso) approfondire ^_^

io in pratica in questo teatrino sono il cattivo di turno che spinge involontariamente gli spettatori a cercare la dissoluzione totale; .. senza scrivelo trasmetto questa sensazione -> "il tuo obiettivo deve essere la non presenza e la fusione con l'assenza"

discox invece è il buono di turno che invita alla prudenza, e suggerisce di godersi con consapevolezza ogni sensazione

tu sei il personaggio neutrale, che indica con senno la via di mezzo

forse diciamo la stessa cosa, ma con forme diverse

e probabilmente il allinteso è maturato quando ho puntualizzato sul significato vs significante

bhò, ragazzuoli, avete ragione.. il mio troppo stroppia
scusate il chaos :p

Ps.
naturalmente tutti (e tre) abbiamo afferratto molto più di quello che diamo a vedere...

Ciao Espheriod, favolosa questa tua trilogia ---> "realtà oleofrattografica di limiti" Espheriod, so che l'ultima parte dell'ultima frase non era rivolta a me, ma per mia pura curiosità faccio finta che lo sia ^_^ l'espressione -> "piuttosto che distaccarsi" si adatta bene al mio atteggiamento di fondo con cui scritto l'articolo; avevo invitato indirettamente i lettori a disilludersi; mentre discox diceva giustamente che il mio invito (non invito) va preso con le pinze, e che è molto meglio , come dici tu, vivere secondo questo "gioco" e "schiarire delicatamente il sensuale velo"... in pratica, credo ci sia stato un malinteso dovuto al fatto che ero (sono, sarò) io il bastian contrario che propugna il drastico (e illusorio) distacco dal videogioco ;) ... sono un pessimo predicatore: predico male e razzolo pure peggio io credo fermamente che il distacco sia necessario, ma al contempo so che senza attaccamento non ci sarebbe vita... è un bel dilemma: vivere (attaccamento) o morire (distaccarsi) discox preferisce vivere le illusioni e ogni tanto (illudersi) di distaccarsene io invece preferisco abbandonare le illusionii, ma questo sarebbe sinonimo di apatia (anche se apatia non è il termine corretto visto che ha solo connotazione negativa), sarebbe cioè il nulla, l'assenza di ogni sensazione (desiderio, avversione, piacere e sofferenza), a voi due faccio senza spiegare che il mio intento è di ricordare che "forse" esiste la possibilità ti tirarsi definitivamente fuori da tutti i giochi, uscire dalla ruota del samsara e le sue dolorose reincarnazioni, proponevo una versione tarocca del nirvana buddhista, e dicevo che da questo livello di matrice (maya) è possibile uscirne defintivamente ... più di così non posso non voglio (e non mi è concesso) approfondire ^_^ io in pratica in questo teatrino sono il cattivo di turno che spinge involontariamente gli spettatori a cercare la dissoluzione totale; .. senza scrivelo trasmetto questa sensazione -> "il tuo obiettivo deve essere la non presenza e la fusione con l'assenza" discox invece è il buono di turno che invita alla prudenza, e suggerisce di godersi con consapevolezza ogni sensazione tu sei il personaggio neutrale, che indica con senno la via di mezzo forse diciamo la stessa cosa, ma con forme diverse e probabilmente il allinteso è maturato quando ho puntualizzato sul significato vs significante bhò, ragazzuoli, avete ragione.. il mio troppo stroppia scusate il chaos :p Ps. naturalmente tutti (e tre) abbiamo afferratto molto più di quello che diamo a vedere...
Mister X il Mercoledì, 11 Aprile 2012 11:30

ah proposito , mi pare in passato tu mi avessi accennato la meditazione zen,
quindi riporto qualke koan per i lettori che magari ci stanno seguendo:

Nell'istante in cui parli di qualcosa, essa ti sfugge
(Ossia -> Nel momento in cui miri a qualcosa, l'hai già persa)

- Un saggio non ha "io", ma non c'è nulla che non sia il suo "io"

- Se non lo trovi in te stesso dove andrai a cercarlo ?

- Fai che lettere e parole non diventano gabbie del pensiero :
Rinnova in continuazione!

ah proposito , mi pare in passato tu mi avessi accennato la meditazione zen, quindi riporto qualke koan per i lettori che magari ci stanno seguendo: Nell'istante in cui parli di qualcosa, essa ti sfugge (Ossia -> Nel momento in cui miri a qualcosa, l'hai già persa) - Un saggio non ha "io", ma non c'è nulla che non sia il suo "io" - Se non lo trovi in te stesso dove andrai a cercarlo ? - Fai che lettere e parole non diventano gabbie del pensiero : Rinnova in continuazione!
Mister X il Mercoledì, 11 Aprile 2012 14:40

dicox, scusa l'ultimissma pignoleria...
so che mi contraddirrò nuovamente, affermando il contrario di ciò che ho sostenuto in precedenza, ma visto che amo il cazzeggio, continuo ;)

tu avevi scritto -> "L'inganno ogni tanto non è male: se ogni tanto non mi inganno come posso scoprire la verità? (nel senso che sarebbe già scoperta, se nessuno la copre)

poi mi hai fatto l'es. della donna e così via...

io voglio ricordare di nuovo (non tanto a te che già lo sai, ma a tanti altri) che c'è velo e velo; inganno e inganno, illusione e illusione, coperta e coperta ...

e in questo caso IL SIGNIFICATO è indispensabile
( certe precisazioni , anche se pallose, sono necessarie)

Per questo io preferirei pensare che la verità non è per nulla "coperta";
ergo non è necessario che "ogni tanto" ti inganni per scoprire la verità, quella puoi afferrarla senza necessità di bendarti con alcuni stratagemmi di maya...
lei è lì di fronte ai tuoi occhi e se la vuoi bene, altrimenti puoi benssimo ricoprila di mille veli e poi svelarli un tanto al chilo; ma questo non è il tipo di consiglio/messaggio/significato che io amo dare

mentre mi sembra di capire, forse fraintendo, che tu dai troppo importanza all'illusione , rischiando di prendere troppo alla leggera certe verità ...
ti faccio solo notare che c'è il rischio (di cui a te non fregherà na cippa) che così facendo sparpagli molto (troppo) chaos...
questo è un discoro complesso e "dottrinale" :p , ma mi andava di farlo

so che cerco il pelo nell'uovo, so che tu non puoi prenderti responsabilità di come ragionanano gli altri e di quali significati ti attribuiscono, però se un lettore fraintendesse il contenuto (significato) di alcuni tuoi messaggi e prendesse troppo superficialmente il significate, potrebbe compiere azioni incaute, e pensare: "bhè, visto che - ogni tanto- ingannarsi fa bene, anzi mi fa scoprire la verità, mo' faccio sta gran cazzata e chissene del tutto/nulla"
...
capisci cosa voglio dire?!

in parole poverissime io sottintendo spesso che possiamo benissimo vivere "da dio" senza troppi inganni e illusioni; è questo il messaggio che preferirei lanciare ad un utente e per questo spesso "fingevo" di metterti i bastoni tra le ruote

per cui la poesia è un'ottima soluzione, hai ragione...
soprattutto se si vuole veicolare qualcosa in un contesto pubblico;
in uno più privato invece si possono spiegare molte più cose di cui

è lo stesso discorso di Espheriod ,
ma so che già sapevi
quindi scusa l'insistenza

dicox, scusa l'ultimissma pignoleria... so che mi contraddirrò nuovamente, affermando il contrario di ciò che ho sostenuto in precedenza, ma visto che amo il cazzeggio, continuo ;) tu avevi scritto -> "L'inganno ogni tanto non è male: se ogni tanto non mi inganno come posso scoprire la verità? (nel senso che sarebbe già scoperta, se nessuno la copre) poi mi hai fatto l'es. della donna e così via... io voglio ricordare di nuovo (non tanto a te che già lo sai, ma a tanti altri) che c'è velo e velo; inganno e inganno, illusione e illusione, coperta e coperta ... e in questo caso IL SIGNIFICATO è indispensabile ( certe precisazioni , anche se pallose, sono necessarie) Per questo io preferirei pensare che la verità non è per nulla "coperta"; ergo non è necessario che "ogni tanto" ti inganni per scoprire la verità, quella puoi afferrarla senza necessità di bendarti con alcuni stratagemmi di maya... lei è lì di fronte ai tuoi occhi e se la vuoi bene, altrimenti puoi benssimo ricoprila di mille veli e poi svelarli un tanto al chilo; ma questo non è il tipo di consiglio/messaggio/significato che io amo dare mentre mi sembra di capire, forse fraintendo, che tu dai troppo importanza all'illusione , rischiando di prendere troppo alla leggera certe verità ... ti faccio solo notare che c'è il rischio (di cui a te non fregherà na cippa) che così facendo sparpagli molto (troppo) chaos... questo è un discoro complesso e "dottrinale" :p , ma mi andava di farlo so che cerco il pelo nell'uovo, so che tu non puoi prenderti responsabilità di come ragionanano gli altri e di quali significati ti attribuiscono, però se un lettore fraintendesse il contenuto (significato) di alcuni tuoi messaggi e prendesse troppo superficialmente il significate, potrebbe compiere azioni incaute, e pensare: "bhè, visto che - ogni tanto- ingannarsi fa bene, anzi mi fa scoprire la verità, mo' faccio sta gran cazzata e chissene del tutto/nulla" ... capisci cosa voglio dire?! in parole poverissime io sottintendo spesso che possiamo benissimo vivere "da dio" senza troppi inganni e illusioni; è questo il messaggio che preferirei lanciare ad un utente e per questo spesso "fingevo" di metterti i bastoni tra le ruote per cui la poesia è un'ottima soluzione, hai ragione... soprattutto se si vuole veicolare qualcosa in un contesto pubblico; in uno più privato invece si possono spiegare molte più cose di cui è lo stesso discorso di Espheriod , ma so che già sapevi quindi scusa l'insistenza
Mister X il Mercoledì, 11 Aprile 2012 17:27

Già, la verità non è per nulla coperta. E' coperta solo nel senso che è stata coperta (da me).
Condivido praticamente ogni cosa di quello che hai espresso, leggerti è molto piacevole.
Hai ragionissima dicendo che prendo alla leggera certe verità, ma non do importanza all'illusione, penso semplicemente che a certi livelli sia importante mantenere la consapevolezza che "c'è qualcosa". Non so se riesco a spiegare bene.
All'inizio insistevo sulla distruzione punto e stop proprio perché sono in un periodo in cui davvero quasi non distinguo nulla, cioè distinguo come fa il bambino per intenderci. Non distinguo tra velo e velo, tra inganno e inganno, tra illusione e illusione... ecco forse mi è venuta in mente la cosa giusta da dire: mi sono costretto a stare nel minimo spazio possibile, le pareti del mio acquario quasi mi toccano la pelle, non ho spazio per vedere nulla da lontano, le uniche cose che resistono sono le percezioni neonate, quelle che vengono quasi direttamente dalla parete, dal nulla, non hanno molto tempo di crescere che già sono divorate.
Ecco perché faccio fatica a spiegare qualcosa in modo chiaro dal punto di vista del significato come tu invece sai fare impeccabilmente, ecco perché se non mi abbandono al significante quasi puro non posso compiere altro che dei loop strettissimi.
Non è da tanto che sono così... Ovviamente, come dici tu, fraintendermi è fin troppo facile, forse sono approdato su questo forum nel momento sbagliato. Quindi anche se prima ho parlato di inganno, proprio in questo momento cerco di ingannarmi solo il minimo necessario per poter rimanere in equilibrio tra un baratro e l'altro. Cioè, cerco di non ingannarmi nel senso che non cerco troppo di non ingannarmi, altrimenti il contatto troppo diretto con la verità mi rigetterebbe di nuovo nelle profondità di Maya come è successo innumerevoli altre volte. E' un esperimento, bazzico sull'orlo, forse mi avvicino piano piano sempre di più, ma questo per capirlo devo aspettare ancora molto...
Sono curioso sui vostri pareri riguardo a questo genere di esperimento.

Già, la verità non è per nulla coperta. E' coperta solo nel senso che è stata coperta (da me). Condivido praticamente ogni cosa di quello che hai espresso, leggerti è molto piacevole. Hai ragionissima dicendo che prendo alla leggera certe verità, ma non do importanza all'illusione, penso semplicemente che a certi livelli sia importante mantenere la consapevolezza che "c'è qualcosa". Non so se riesco a spiegare bene. All'inizio insistevo sulla distruzione punto e stop proprio perché sono in un periodo in cui davvero quasi non distinguo nulla, cioè distinguo come fa il bambino per intenderci. Non distinguo tra velo e velo, tra inganno e inganno, tra illusione e illusione... ecco forse mi è venuta in mente la cosa giusta da dire: mi sono costretto a stare nel minimo spazio possibile, le pareti del mio acquario quasi mi toccano la pelle, non ho spazio per vedere nulla da lontano, le uniche cose che resistono sono le percezioni neonate, quelle che vengono quasi direttamente dalla parete, dal nulla, non hanno molto tempo di crescere che già sono divorate. Ecco perché faccio fatica a spiegare qualcosa in modo chiaro dal punto di vista del significato come tu invece sai fare impeccabilmente, ecco perché se non mi abbandono al significante quasi puro non posso compiere altro che dei loop strettissimi. Non è da tanto che sono così... Ovviamente, come dici tu, fraintendermi è fin troppo facile, forse sono approdato su questo forum nel momento sbagliato. Quindi anche se prima ho parlato di inganno, proprio in questo momento cerco di ingannarmi solo il minimo necessario per poter rimanere in equilibrio tra un baratro e l'altro. Cioè, cerco di non ingannarmi nel senso che non cerco troppo di non ingannarmi, altrimenti il contatto troppo diretto con la verità mi rigetterebbe di nuovo nelle profondità di Maya come è successo innumerevoli altre volte. E' un esperimento, bazzico sull'orlo, forse mi avvicino piano piano sempre di più, ma questo per capirlo devo aspettare ancora molto... Sono curioso sui vostri pareri riguardo a questo genere di esperimento.

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