Viaggio in India

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Viaggio in India

Un uomo e una donna, lui ateo e lei credente, si sposano e partono per il viaggio di nozze in India. Per lei è da subito un'esperienza di natura spirituale e filosofica, resa più intensa dalla sorprendente realtà che si apre davanti ai suoi occhi e dalle discussioni su Dio e la religione che spesso intavola con il marito. Ma l'evento veramente illuminante che segna il viaggio della coppia è l'incontro con un santone che, immobile sulle rotaie e con le braccia alzate, costringe il macchinista a un brusca frenata e che, rimasto incolume, viene immediatamente venerato come un miracolato.

 

Recensione "Viaggio in India"

a cura di Andrea Olivieri

Tutti abbiamo un peso da portare, mentale o materiale. I 'maestri' il peso della loro cultura, dell'essere coscienti che sembra non interessare più nessuno. I ragazzini il peso dei loro desideri, e i vecchi quello della memoria.

Lasciare scorrere parole, appelli, testimonianze, senza un motivo preciso, in un momento in cui la parola risuona vuota, o inutile, chiusa nell''arroganza' del cinema. Processione di parole che rimbombano in un tempo che è passato: le parole di un uomo e una donna dell'Iran dei nostri giorni che decidono di compiere un viaggio in India alla ricerca di una sorta di verità filosofica sull'esistenza.

Il cinema racconta storie di uomini in modo convenzionale, o per contro opponendosi alla convenzione: tutti gli uomini sono arti di uno stesso corpo. Il cineasta iraniano ripropone la sua visione stravagante di suoni e colori; la magia e la perdita nell'affrontare i problemi più aspri, nel rispecchiare la realtà con cuore ardente e intelligenza impegnata; le contraddizioni (spirituali) espresse attraverso il linguaggio filmico; il sottile brusio delle differenze che intercorrono tra canone e prassi, dogma e buon senso, prescrizione e abitudine, metodo e applicazione, sistema e suo rifiuto. "Viaggio in India" può fregiarsi dell'aggettivo 'edificante' per la fattura classica nel trattare la 'commedia umana', l'educazione principe di uno sguardo impulsivo, surreale, curioso, morale, che pone al centro dell'attenzione la consapevolezza del proprio ruolo. Il cinema come luogo indagato, edificato per - aspettare e vedere -; testimone di una presenza comune a due universi autonomi che diventano simbolo di un 'testo' metafora della vita, aperto a tutte le interpretazioni.

Fonte: http://www.cinemadelsilenzio.it/index.php?mod=film&id=5433

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