Ad una cara amica e grande guerriera

Oggi è venuta a trovarmi una cara amica che ha frequentato l'Istituto dii Crescita Personale, una Via Iniziatica di Tradizione Essena, lo stesso che ho frequentato io. Abbiamo sempre molte cose da dirci e molte impressioni utili da scambiarci, riguardo alla nostra crescita giorno per giorno e alle modalità che abbiamo scelto per trasmettere agli altri la meraviglia di aver seguito un percorso tanto straordinario da averci cambiato la vita per sempre.


Chiacchierando mi racconta che un suo allievo, a cui lei ha erogato un seminario, ha deciso di fare un grande passo preparatorio per iscriversi infine all'Istituto. Ci siamo passate entrambe e sappiamo con quale emozione abbiamo vissuto quella esperienza, cosa ci siamo portate dietro e come ci ha cambiate. Nel raccontarmelo aveva la vocce rotta dall'emozione e gli occhi lucidi. Tanta era la contentezza e l'orgoglio che provava per aver aiutato una persona a trovare dentro di sè la volontà di intraprendere una strada di crescita che a noi ha dato tanto. Ha detto che per lei sono come figli, l'emozione è quella che si prova quando trovano la loro strada, un lavoro soddisfacente, un insegnamento prezioso, ottengono l'indipendenza.

Sono orgogliosa di essere sua amica. Perché lo Spirito ha bisogno di persone come lei. Persone che dedicano il loro tempo e i loro talenti ad aiutare altri a trovare un modo di guardare dentro se stessi, a rivelare capacità che mai avrebbero sospettato, accompagnarli verso traguardi personali che mai nessuno potrà portar loro via.
Bello vedere qualcuno che si emoziona per la crescita di qualcun'altro.

Esistono persone così; tutti noi possiamo essere così. Gioire dei traguardi degli altri e aiutarli a raggiungerli. Perché il successo di qualcuno è anche un nostro successo, ci insegna tanto, ci rende migliori, aumenta la parte luminosa e riduce quella oscura.
Il suo esempio è prezioso, per me e per voi. Spero di incontrare un sacco di gente come lei e di saper seguire il suo esempio.

Questo CAMBIA il mondo. Giorno per giorno, con umiltà.

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Commenti 2

 
Giuseppe Belcastro il Lunedì, 25 Giugno 2012 09:32

31/05/2012

Essenza e sostanza

Il primo errore che chiamerei primordiale, consiste nel confondere essenza con sostanza. Premetto che, pur essendo questi due termini, coniati dalla filosofia per indicare due concetti astratti dalla osservazione della natura e dalla natura delle cose, apparendo in questo modo come termini eruditi, usufruibili solo da coloro che li studiano e dai sapienti, in realtà questi due termini, vogliono significare due atteggiamenti mentali, nei confronti dei propri simili e di tutte le cose; e sono vissuti da chiunque, sia piccoli che grandi, poveri o ricchi, sapienti o analfabeti, civilizzati o selvaggi. Essenza vuole significare ciò che una cosa è, ponendo la cosa sul piano dell’essere. Sostanza, vuole significare ciò che sta sotto, alla base di una data cosa, da non confondere con materia, che pure, ne è inclusa e poi vedremo in che senso. Quando un selvaggio, vedendo un proprio simile fisicamente più forte di lui, più capace nella caccia e anche nel comando lo reputasse per questi motivi migliore di lui, più grande, ma soprattutto diverso da lui, al punto di dargli un altro nome, diverso dal suo e dagli altri, magari chiamandolo capo, reputando che quelle doti appartengono al capo e anche quel potere che esercita, egli commette l’errore di dare essenza a delle cose che sono sostanza, cioè comportamenti, funzioni, capacità, le quali sono cose relative, dipendenti da altre cose, come anche dalla sua ubbidienza, per esempio. Questo errore porta conseguenze come l’invidia, la paura, il desiderio di potere ecc. d’altro canto, se un essere umano moderno avesse lo stesso atteggiamento nei confronti del proprio capo, o direttore di azienda, commetterebbe lo stesso errore, in che senso ci siamo evoluti? Perlomeno pare che qualche migliaio di anni fa, si dicesse di un dio che dava e levava il potere di chi volesse, a stare a significare che l’essere di chiunque proveniva dall’essere stesso e non dall’individuo che ne era investito. Quando noi giudichiamo una persona, chiamandolo ladro, assassino, straniero, omosessuale ecc. noi confondiamo l’essenza con la sostanza. Noi giudichiamo l’essenza della persona, la persona stessa, reputandola diversa dalle altre persone, ma come può una persona essere diversa da una persona? In quanto persona, come può essere diversa dalla persona che sono anch’io? Per il comportamento? Ma il comportamento è sostanziale, fa parte di questo mondo relativo, niente di questo mondo può attagliarsi all’essere, toccarlo ecc. altrimenti sarebbe come dire che dio sarebbe feribile da questa nullità che siamo, sarebbe come avere l’illusione di mettersi al suo posto, avere potere ecc. infatti sarebbe proprio questa sottile e sciocca illusione di potenza il regalo conseguente alla cosiddetta “conoscenza del bene e del male” quando giudichiamo male una persona, vogliamo il suo male, lo facciamo soffrire in noi, immaginandosi la “giusta punizione”. Quello che otteniamo, senza nemmeno attuare quei propositi è il male per sé, per se stessi, per gli altri, il quale si attuerà in qualche modo da solo anche “fuori” nella società ma incominciando subito in se stessi, essendoci giudicati male nella nostra essenza. Se invece di giudicare male il comportamento soltanto, di una persona ritenendola comunque uguale a noi, rispettandola come lo stesso frutto che siamo noi, della stessa importanza, come emanazione del nostro stesso essere, noi giudichiamo male anche la persona, l’essere che egli rappresenta, cioè il nostro, come possiamo sfuggire dalle conseguenze di siffatta autocondanna e autopunizione? Certamente la attueremo prima o poi nella nostra vita o nei nostri inferni. Non a caso, quando giudichiamo qualcuno per un delitto troppo efferato, nell’illusione di allontanarlo da noi il più possibile per rifiutare in noi la consapevolezza che egli è proprio come noi, lo definiamo “bestia” animale o topo come le SS chiamavano chi sappiamo. La materia è ciò che il nostro essere trova e incontra in questo suo e nostro cammino. Anche se la materia ha come base quell’essere, essa è alla base di ogni sostanza. La sostanza del pane è la sua funzione di cibo, senza quella infatti, (che dipende da noi), il pane non esisterebbe. Ma alla base del pane, c’è la materia: il grano, la terra, l’acqua, il fuoco, il sole e così all’infinito fino all’universo stesso, fino all’essere stesso. Ma noi possiamo fermare prima il nostro amore, in questa infinita catena, magari al grano e adorarlo, o alla terra, all’acqua ecc. ma in tutti questi casi, noi ci fermeremmo all’adorazione della materia, all’adorazione cioè di tutto fuorchè della nostra base, di ciò che siamo, di quell’essere, dimenticando che senza quel nostro sentire, vedere,toccare, gustare ecc. non esisterebbe nemmeno l’universo.
La nostra mente quindi è la causa di tutto e non la materia o la sostanza delle cose. La nostra mente particolare, a sua volta è una proiezione, emanazione, rappresentazione, dell’essere primordiale che in fondo siamo, spogliati della nostra individualità, del nostro ego particolare. In quanto tali, immersi in questo rapporto di dipendenza, dovremmo adorare non ciò che si sente, si vede ecc ma quel sentire, quel vedere, quel gustare, perché mentre si gusta, è quell’essere che gusta, mentre si vede, è quell’essere che vede, ma solo nell’istante, nella sua eternità, nel vivente mentre vive, non più nel passato o nel futuro, nei ricordi o nelle fantasie, perché non sono cose viventi. Inoltre, riconoscendo che sono gli altri che mi riempiono ed in me stesso sarei vuoto, dovrei adorare gli altri come il mio essere, perché sono sue emanazioni, tutte le cose, sono sue emanazioni e provengono dal mio cuore vuoto come uno specchio, provengono da lui.

31/05/2012 Essenza e sostanza Il primo errore che chiamerei primordiale, consiste nel confondere essenza con sostanza. Premetto che, pur essendo questi due termini, coniati dalla filosofia per indicare due concetti astratti dalla osservazione della natura e dalla natura delle cose, apparendo in questo modo come termini eruditi, usufruibili solo da coloro che li studiano e dai sapienti, in realtà questi due termini, vogliono significare due atteggiamenti mentali, nei confronti dei propri simili e di tutte le cose; e sono vissuti da chiunque, sia piccoli che grandi, poveri o ricchi, sapienti o analfabeti, civilizzati o selvaggi. Essenza vuole significare ciò che una cosa è, ponendo la cosa sul piano dell’essere. Sostanza, vuole significare ciò che sta sotto, alla base di una data cosa, da non confondere con materia, che pure, ne è inclusa e poi vedremo in che senso. Quando un selvaggio, vedendo un proprio simile fisicamente più forte di lui, più capace nella caccia e anche nel comando lo reputasse per questi motivi migliore di lui, più grande, ma soprattutto diverso da lui, al punto di dargli un altro nome, diverso dal suo e dagli altri, magari chiamandolo capo, reputando che quelle doti appartengono al capo e anche quel potere che esercita, egli commette l’errore di dare essenza a delle cose che sono sostanza, cioè comportamenti, funzioni, capacità, le quali sono cose relative, dipendenti da altre cose, come anche dalla sua ubbidienza, per esempio. Questo errore porta conseguenze come l’invidia, la paura, il desiderio di potere ecc. d’altro canto, se un essere umano moderno avesse lo stesso atteggiamento nei confronti del proprio capo, o direttore di azienda, commetterebbe lo stesso errore, in che senso ci siamo evoluti? Perlomeno pare che qualche migliaio di anni fa, si dicesse di un dio che dava e levava il potere di chi volesse, a stare a significare che l’essere di chiunque proveniva dall’essere stesso e non dall’individuo che ne era investito. Quando noi giudichiamo una persona, chiamandolo ladro, assassino, straniero, omosessuale ecc. noi confondiamo l’essenza con la sostanza. Noi giudichiamo l’essenza della persona, la persona stessa, reputandola diversa dalle altre persone, ma come può una persona essere diversa da una persona? In quanto persona, come può essere diversa dalla persona che sono anch’io? Per il comportamento? Ma il comportamento è sostanziale, fa parte di questo mondo relativo, niente di questo mondo può attagliarsi all’essere, toccarlo ecc. altrimenti sarebbe come dire che dio sarebbe feribile da questa nullità che siamo, sarebbe come avere l’illusione di mettersi al suo posto, avere potere ecc. infatti sarebbe proprio questa sottile e sciocca illusione di potenza il regalo conseguente alla cosiddetta “conoscenza del bene e del male” quando giudichiamo male una persona, vogliamo il suo male, lo facciamo soffrire in noi, immaginandosi la “giusta punizione”. Quello che otteniamo, senza nemmeno attuare quei propositi è il male per sé, per se stessi, per gli altri, il quale si attuerà in qualche modo da solo anche “fuori” nella società ma incominciando subito in se stessi, essendoci giudicati male nella nostra essenza. Se invece di giudicare male il comportamento soltanto, di una persona ritenendola comunque uguale a noi, rispettandola come lo stesso frutto che siamo noi, della stessa importanza, come emanazione del nostro stesso essere, noi giudichiamo male anche la persona, l’essere che egli rappresenta, cioè il nostro, come possiamo sfuggire dalle conseguenze di siffatta autocondanna e autopunizione? Certamente la attueremo prima o poi nella nostra vita o nei nostri inferni. Non a caso, quando giudichiamo qualcuno per un delitto troppo efferato, nell’illusione di allontanarlo da noi il più possibile per rifiutare in noi la consapevolezza che egli è proprio come noi, lo definiamo “bestia” animale o topo come le SS chiamavano chi sappiamo. La materia è ciò che il nostro essere trova e incontra in questo suo e nostro cammino. Anche se la materia ha come base quell’essere, essa è alla base di ogni sostanza. La sostanza del pane è la sua funzione di cibo, senza quella infatti, (che dipende da noi), il pane non esisterebbe. Ma alla base del pane, c’è la materia: il grano, la terra, l’acqua, il fuoco, il sole e così all’infinito fino all’universo stesso, fino all’essere stesso. Ma noi possiamo fermare prima il nostro amore, in questa infinita catena, magari al grano e adorarlo, o alla terra, all’acqua ecc. ma in tutti questi casi, noi ci fermeremmo all’adorazione della materia, all’adorazione cioè di tutto fuorchè della nostra base, di ciò che siamo, di quell’essere, dimenticando che senza quel nostro sentire, vedere,toccare, gustare ecc. non esisterebbe nemmeno l’universo. La nostra mente quindi è la causa di tutto e non la materia o la sostanza delle cose. La nostra mente particolare, a sua volta è una proiezione, emanazione, rappresentazione, dell’essere primordiale che in fondo siamo, spogliati della nostra individualità, del nostro ego particolare. In quanto tali, immersi in questo rapporto di dipendenza, dovremmo adorare non ciò che si sente, si vede ecc ma quel sentire, quel vedere, quel gustare, perché mentre si gusta, è quell’essere che gusta, mentre si vede, è quell’essere che vede, ma solo nell’istante, nella sua eternità, nel vivente mentre vive, non più nel passato o nel futuro, nei ricordi o nelle fantasie, perché non sono cose viventi. Inoltre, riconoscendo che sono gli altri che mi riempiono ed in me stesso sarei vuoto, dovrei adorare gli altri come il mio essere, perché sono sue emanazioni, tutte le cose, sono sue emanazioni e provengono dal mio cuore vuoto come uno specchio, provengono da lui.
Simona il Lunedì, 25 Giugno 2012 14:42

La guerriera tosta avvolta in un mantello di dolcezza e tenerezza, che ho incontrato questo fine aprile, la ritrovo ora in questo scritto.

:)

Un abbraccio.

La guerriera tosta avvolta in un mantello di dolcezza e tenerezza, che ho incontrato questo fine aprile, la ritrovo ora in questo scritto. :) Un abbraccio.

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