Ayahuasca: arte e scienza dell'illuminazione (1 di 2)

Giornalista argentino racconta la sua esperienza con l'Ayahuasca su quotidiano nazionale

Morte e trascendenza sono territori sconosciuti per la maggior parte delle persone. Sconosciuta è anche l'esperienza di librarsi nell'universo attraverso un raggio di luce. Per i più coraggiosi e curiosi ricercatori dell'Illuminazione c'è l'Ayahuasca, una bevanda psicoattiva ricavata da una pianta dell'Amazzonia e usata in cerimonie tribali.

Sono tantissimi i giornalisti e gli antropologi che si sono recati in Amazzonia per confrontarsi direttamente con realtà antropologiche e sperimentarle concretamente. Sono soprattutto europei e americani che vanno in cerca di autenticità, ma in anni più recenti l'Ayahuasca ha preso la strada delle città come Buenos Aires.

Grazie a un amico sono venuto a sapere dell'organizzazione di una cerimonia dell'Ayahuasca in città, organizzata da Nagendra, uno argentino che si è formato nei percorsi del neo sciamanesimo.
Vive in Brasile ma viene periodicamente in Argentina per aiutare i gruppi che fanno uso di questa pianta. Armato di curiosità e coraggio ho deciso di provare anche io.

Per cominciare ho contattato Nagendra e gli ho espresso il mio desiderio di partecipare alla cerimonia. Mi ha messo in contatto con un autista che veniva da Palermo (quartiere di Buenos Aires ) e mi ha inviato una lista di alimenti che avrei dovuto evitare: avocado, banane, carne, arance, bevande alcoliche e frutta secca.

Mi disse:" Questi alimenti interagiscono pessimamente con la pianta."

Il gruppo di Nagendra non ha una sede fissa anche se in genere i ritiri sono organizzati vicino a Buenos Aires.

Siamo arrivati presto, la stanza era ricavata da una caverna con ampie vetrate. Ho sistemato il mio sacco a pelo sul pavimento in legno. Gli uomini stavano da una parte e le donne dall'altra, Nagendra stava dando istruzioni a una donna per qualche esercizio di respirazione e streching.

A un certo punto si spensero le luci e qualcuno accese delle candele, uno alla volta venimmo invitati ad andare al centro della stanza e a prendere l'Ayahuasca che Nagendra ci versava in un bicchiere.

Dopo avere bevuto il primo bicchiere mi sono sdraiato, ascoltavamo musica brasiliana e altre musiche tribali – djembe africano, didgeridoo, chitarre acustiche. Erano strumenti suonati da Nagendra accompagnato da un piccolo gruppo di musicisti.

A quel punto della cerimonia gli effetti erano ancora minimi. C'erano pallide visioni di serpenti, forme astratte che sembravano gabbie, qualcosa che sembrava fiocchi di neve e luci. Tutto era in costante movimento.

Passata un'ora prendemmo un altro bicchiere di Ayahuasca, il corpo era ancorato alla mia solita dimensione materiale ma la mente schizzò fuori nello spazio sconfinato. Lasciai il corpo, quando mi voltai per osservarlo vidi che la carne stava diventando polvere, le ossa ormai scoperte e le costole sporgenti.

L'intero cadavere era un ammasso di ossa. Viaggiai fino ai limiti estremi dell'universo. Viaggiavo a spirale fra le galassie insieme ad animali della giungla e serpenti dai denti aguzzi. C''era gente di antiche tribù di cui non conoscevo nulla. Sapevo che erano parte di me.
Avevo questa euforica sensazione di unione con qualsiasi cosa esistesse nel tempo e nello spazio, un intenso apprezzamento e consapevolezza dell'esistenza, della bellezza del respiro, dell'essere e della natura.

Le musiche accompagnavano il mio viaggio, i suoi ritmi intensificavano le mie sensazioni, vivevo momenti di profonda introspezione.

Finita l'esperienza e tornato coi piedi per terra iniziai a fare ricerche. Ho capito che l'Ayahuasca provoca esperienze differenti in ognuno di noi, anche se c'erano molti elementi visionari che erano simili per tutti.

Lo scrittore Peter Stafford dice che quelle visioni comuni corrispondono all'archetipo mentale di cui parla Jung. Nel suo libro 'Psychedelics Encyclopedia' Peter Stafford scrive a proposito dell'Ayahuasca: "gli Ayahuasqueros descrivono lunghe sequenze fatte di immagini oniriche, forme geometriche, manifestazione di spiriti guida, demoni e divinità, tigri, uccelli e rettili. Vedono uomini e donne dalla pelle scura, hanno la sensazione di volare, fanno esperienza della loro morte e hanno capacità di chiaroveggenza."

La mia ricerca mi ha rivelato che esiste anche un lato oscuro dell'Ayahuasca, ne avrei fatto presto esperienza diretta io stesso.

Nel libro di William S. Burroughs e Allen Ginsberg, 'The Yagé Letters ' i due scrittori parlano delle loro esperienze con l'Ayahuasca. Ginsberg scrive di essersi sentito come un serpente che vomitava l'universo intero.

Nel suo libro 'Visionary Vine',  Marlene Dobkin de Rios scrive che molte popolazioni native chiamano l'Ayahuasca "la liana dei morti" perché provoca una esperienza simile alla morte e a una rinascita.
Mesi dopo feci la mia seconda esperienza e quella volta mi mise duramente alla prova. Arrivai in ritardo, non ci furono esercizi di respirazione o altro, i giorni precedenti ebbi anche la febbre.

Dopo il primo bicchiere iniziai ad avere visioni terrifiche a cui cercavo di resistere. Questo atteggiamento intensificò le visioni L'esperienza si fece ancora più raccapricciante e gli effetti purificatori dell'Ayahuasca diventarono intensi. Iniziai a vomitare dentro un secchio che avevo accanto a me, mi sentivo come se stessi vomitando anche le interiora lì davanti a tutti.

All'incalzare del ritmo dei tamburi iniziai ad avere visioni di antiche tribù e dei loro simboli. Mi sembrava che la mia stessa esistenza mi venisse strappata via dal più profondo di me stesso. Poi seguì un lungo e agonizzante momento di vuoto, lì dove c'era stato l'universo.

Poteva essere unicamente la mia morte.

Dopo quelle che mi parvero ore, tornai indietro. Ero in ginocchio, la fronte appoggiata sul pavimento e le braccia stese davanti a me.

Stavo piangendo.

Avevo sofferto come mai prima in vita mia, ero sicuro di avere fatto esperienza della morte, me ne andai in stato di shock. Si trattò di un'esperienza anche più illuminante della prima, sentivo che c'era un prima e un dopo, uno spartiacque e la mia vita non sarebbe mai più stata quella di prima.

Parlai con Nagendra di queste mie due opposte esperienze. Mi disse:" Sono i due estremi del nostro essere – bellezza e sofferenza – l'Ayahuasca ci permette di attraversarli entrambi. Si tratta di una sofferenza che ha un senso, quando l'Ayahuasca ci mostra aspetti difficili della nostra esistenza ci sta fornendo una occasione di crescita."

Il formazione neo sciamanica di Nagendra era stata di tre anni, lavorò  a stretto contatto con un antropologo, uno psicologo e gli sciamani nativi del Perù. In seguito si trasferì in Brasile per approfondire la pratica con comunità che facevano uso rituale dell'Ayahuasca. Si trattava dei gruppi Santo Daime e União do Vegetal.

Continua con la seconda e ultima parte =>> Ayahuasca: arte e scienza dell'illuminazione. (2 di 2)

Ayahuasca: The Art and Science of Illumination »
Ayahuasca, a psychoactive brew made from an Amazonian vine and used in tribal ceremonies, is becoming increasingly popular among tourists. James Rittenour investigates.

Tratto da:
http://www.argentinaindependent.com/life-style/undergroundba/ayahuasca-the-art-and-science-of-illumination/

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Commenti 1

 
laura bartorelli il Martedì, 12 Marzo 2013 10:00

DMT molecola dello Spirito - Ghiandola Pineale :)
http://www.youtube.com/watch?v=k_mJ460YB8A

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