Come Realizzare il Grande Intento

Sri-A-vita-divina

Per mezzo dell'autoperfezionamento possiamo passare dalla menzogna alla verità, dalla debolezza alla forza, dal dolore e dalla sofferenza alla gioia, dalla schiavitù alla libertà, dalla morte all'immortalità, dall'oscurità alla luce, dalla confusione alla chiarezza, dall'imperfezione alla perfezione, dalla frammentazione all'unità, dalla natura a Dio. Il nostro scopo deve consistere nell'essere perfetti come lo è Dio nel Suo essere e nella Sua gioia, puri come Egli è puro, beati come Egli è beato e, divenuti noi stessi perfetti, condurre tutta l'umanità alla stessa perfezione divina.

Passaggi

Non ha importanza se al momento ci sentiamo inadeguati alla grandezza del nostro scopo, se comunque ci consacriamo con tutto il cuore al nostro compito e lo viviamo costantemente; se compiamo solo pochi passi lungo il cammino anche quel poco aiuterà l'umanità ad uscire dalla lotta e dal crepuscolo in cui si trova, per entrare nella Gioia luminosa che Dio le ha riservato. Qualunque sia il nostro successo immediato, il nostro scopo invariabile deve essere quello di compiere l'intero viaggio, evitando di fermarci soddisfatti lungo il sentiero in un luogo di riposo imperfetto. Dio nella Sua perfezione abbraccia ogni cosa ed anche noi dobbiamo diventare onnicomprensivi.

In relazione al mondo egli trascende l'esistenza universale, sia che si volga verso di essa, sia che distolga da essa lo sguardo. Egli è ciò che contiene e sostiene l'universo; Egli è ciò che diviene l'universo; è l'universo e tutto ciò che contiene. E' anche l'Individualità Assoluta e Suprema che agisce nell'universo e come universo. Nell'universo appare come la sua Anima ed il suo Signore; come universo egli è il moto della Volontà del Signore ed il risultato oggettivo e soggettivo di tale moto. Tutti gli stati del divino, il trascendente, l'immanente, l'universale, l'individuale sono informati e sostenuti dalla Personalità divina. Egli è contemporaneamente l'Esistente e l'esistenza. Chiamiamo l'esistenza il divino Impersonale e Colui che Esiste il divino Personale. Non c'è tra loro alcuna differenza se non per il loro ruolo nei confronti della nostra coscienza; infatti ogni stato impersonale dipende da una Individualità manifesta o segreta e può rivelare la Personalità che sostiene e vela, ed ogni Personalità si appoggia e si immerge in un'esistenza impersonale.

Ciò è possibile perché il Personale e l'Impersonale sono soltanto diversi stati di autocoscienza di un unico Essere Assoluto. Le filosofie e le religioni discutono sull'importanza dei diversi aspetti di Dio, e vari studiosi hanno privilegiato una filosofia o una religione rispetto ad un'altra. A noi non interessa discutere di tutto ciò ma piuttosto comprendere e divenire tutto questo; non vogliamo privilegiare un aspetto particolare escludendo gli altri; vogliamo invece abbracciare Dio in tutti i Suoi aspetti ed oltre ogni manifestazione. Dio disceso nel mondo in varie forme ha portato a compimento su questa terra la forma mentale e fisica che chiamiamo umanità. Egli, tramite l'azione dell'Anima che governa ogni cosa con la propria Volontà creatrice, ha creato nel mondo un ritmo esistenziale con la Materia quale termine inferiore ed il puro essere come termine superiore. Mente e Vita si trovano al di sopra della Materia e costituiscono l'emisfero inferiore dell'esistenza manifestata nel mondo; la coscienza pura e la gioia perfetta emanano dal puro Essere e costituiscono l'emisfero superiore dell'esistenza manifestata nel mondo. L'idea pura è il collegamento tra i due emisferi.

L'emisfero inferiore di questo spettro di coscienza è costituito dai tre stati di coscienza nei quali i principi del mondo superiore vengono espressi o cercano di esprimersi in modo limitato. Puri nel proprio luogo d'origine, in questo paese straniero sono soggetti a distorsioni, interferenze e perversioni. Lo scopo ultimo della vita è liberarsi dalle perversioni, dalle impurità e dalle interferenze per poterli esprimere perfettamente anche nelle condizioni ordinarie. La nostra vita sulla terra è la traduzione di un poema divino in linguaggio terrestre, un'armonia musicale espressa in parole. Il divino è uno nella molteplicità, l'uno che osserva la propria molteplicità senza perdersi o confondersi in essa; è la molteplicità che si riconosce come unità senza perdere il potere di manifestarsi in forme innumerevoli nell'universo. Con la comparsa della mente, della vita e del corpo nasce la forma di coscienza soggettiva o oggettiva che viene, erroneamente considerata un essere separato, il corpo una realtà autonoma e l'ego una personalità indipendente. L'uno in noi si perde nella sua molteplicità e quando ritrova la propria unità, a causa della natura della mente, gli riesce difficile mantenere la sua manifestazione di molteplicità. Perciò quando siamo assorbiti dal mondo perdiamo Dio nella Sua Essenza e quando vediamo l'Essenza di Dio ce lo lasciamo sfuggire nel mondo.

Il nostro compito è dissolvere l'ego mentale e ritrovare l'unità divina senza perdere il nostro potere di esistenza individuale e molteplice nell'universo. Al contrario, nell'emisfero inferiore, assoggettata ai limiti della mente, della vita e del corpo, la luminosità si divide e si spezza in raggi irregolari; la libertà è ostacolata dalla presenza dell'ego e di forme diseguali e l'efficacia è velata da un gioco di forze non equilibrate. In tal modo abbiamo stati di coscienza, di non-coscienza, e di falsa coscienza; esistono stati di conoscenza, di ignoranza e di falsa conoscenza, di forza efficace, d'inerzia e di forza inefficace. Assoggettata ai limiti della mente, della vita e del corpo la gioia d'esistere diviene frammentaria, limitata, confusa e deviata, ed a causa degli urti tra forze diseguali e della sua distribuzione non equilibrata, è soggetta alla dualità di movimenti positivi e negativi: sofferenza e gioia, dolore e piacere. Nostro compito è dissolvere queste dualità rimuovendone la causa per immergerci nell'oceano della gioia divina, una, molteplice, equamente distribuita, che trae piacere da ogni cosa e non rifugge da nulla. In breve, dobbiamo sostituire la dualità con l'unità, l'egoismo con la coscienza divina, l'ignoranza con la saggezza divina, trasformare il pensiero in conoscenza divina; dobbiamo sostituire la debolezza, la lotta e lo sforzo con la forza divina paga di se stessa, il dolore ed il piacere illusorio con la gioia divina.

Tutto ciò nel linguaggio del Cristo è far scendere il regno dei cieli sulla terra, ed in linguaggio moderno realizzare e portare a compimento Dio nella realtà del mondo. L'umanità è, sulla terra, la forma di vita prescelta per realizzare questa aspirazione e giungere al compimento divino; ogni altra forma di vita o non ne sente la necessità o non è in grado di giungere a tutto ciò, se non entrando a far parte dell'umanità. Di conseguenza la pienezza divina è l'unico scopo autentico dell'umanità. Tale pienezza deve realizzarsi nell'individuo per divenire effettiva nell'intera razza. L'essere umano è un'esistenza mentale in un corpo vivente; il suo fondamento è la materia, il suo centro e strumento la mente ed il suo mezzo la vita. Questa è la condizione media tipica dell'umanità naturale. L'idealità pura è un il punto di origine di ogni azione mentale, vitale e fisica, la banca nella quale l'infinita ricchezza dell'esistenza superiore viene cambiata nelle monete di piccolo taglio dell'esistenza inferiore. Essendo l'idea pura il collegamento tra lo stato divino e l'animale umano, essa è la porta attraverso la quale l'uomo può giungere allo stato di umanità soprannaturale o divina. Il genere umano inferiore gravita verso il basso, dalla mente verso la vita ed il corpo; l'umanità media vive costantemente nella mente limitata ed attratta dalla vita e dal corpo; l'umanità superiore tende verso un'esistenza mentale idealizzata o verso l'idea pura, verso la verità della conoscenza diretta e la verità spontanea dell'esistenza.

L'umanità suprema si innalza fino alla beatitudine divina. L'uomo che abita nell'emisfero superiore o divino, nell'emisfero nascosto della propria coscienza, l'uomo che ha scostato il velo, è il vero superuomo ed il risultato ultimo della manifestazione progressiva di Dio nel mondo, della manifestazione dello Spirito che emerge dalla Materia, che viene oggi chiamata principio evolutivo. Giungere all'esistenza, alla forza, alla luce ed alla gioia divine e ricreare in quello stampo l'intera esistenza del mondo è l'aspirazione suprema della religione ed il vero scopo pratico dell'autoperfezionamento. Il fine è realizzare Dio nell'universo, ma tale scopo non può essere raggiunto senza trovare il Dio che trascende l'universo.

Fonte: Sri Aurobindo: L'Ora di Dio

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Commenti 1

 
Walter Comunello il Lunedì, 21 Maggio 2012 19:40

Luce e ombra *sono* il tathata. Abbandonarne una significa abbandonare il tathata.
E quindi abbandonarle entrambe.

Il Magnum Opus non è semplice mutazione. Il Magnum Opus è incorporazione, assimilazione di tutti gli aspetti del Sé nella totalità; il fine della totalità è il contatto con il tathata, e il ritorno all'Uno in quanto individui compiuti nella fusione tra luce e ombra.

Luce e ombra sono ancora presenti e distinti, ma in un nuovo essere, evoluto, intero, che è costituito da entrambi. Nella interezza il Sé può comprendere ed esser compreso nel tathata.

Luce e ombra *sono* il tathata. Abbandonarne una significa abbandonare il tathata. E quindi abbandonarle entrambe. Il Magnum Opus non è semplice mutazione. Il Magnum Opus è incorporazione, assimilazione di tutti gli aspetti del Sé nella totalità; il fine della totalità è il contatto con il tathata, e il ritorno all'Uno in quanto individui compiuti nella fusione tra luce e ombra. Luce e ombra sono ancora presenti e distinti, ma in un nuovo essere, evoluto, intero, che è costituito da entrambi. Nella interezza il Sé può comprendere ed esser compreso nel tathata.

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