Nous, l'Intelletto Cosmico

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Il diagramma mostra la comprensione medievale delle sfere del cosmo, derivato da Aristotele e come da spiegazione principale di Tolomeo. La sfera più esterna (Primum Mobile) ha il suo intelletto, o conoscenza, un equivalente cosmico per la mente umana.

 

L'intelletto cosmico, o nous (Nùs), traducibile con Pensiero o Intelletto, è un'espressione introdotta dal filosofo greco Anassagora per indicare il motore originario dell'universo. Esso interviene a mettere ordine nel caos originario, ed è il responsabile della creazione e della differenziazione degli elementi.

Anassagora vi giunge sulle orme di Parmenide (Elea, Magna Grecia, 515 a.C. - 450 a.C.), il quale aveva affermato che l'essere è eterno e che il divenire è solo apparenza.

Anassagora condivide con Parmenide l'affermazione dell'eternità dell'essere ma non l'illusorietà del divenire. Nulla nasce e nulla muore, ma tutto si trasforma. Nascita e morte sono termini convenzionali con i quali indichiamo l'aggregazione e la disgregazione delle parti di essere.

Gli elementi che formano il mondo fenomenico sono costituiti da particelle elementari, infinitamente piccole e infinitamente divisibili che il filosofo chiama "semi" chiamati da Aristotele "omeomerie", (in greco όμοιομέρειαι, da όμοιος, simile, e μέρος, parte) le quali, essendo qualitativamente diverse, si aggregano secondo il criterio della somiglianza. I semi aggregandosi formano le cose che dal prevalere di questo o quel seme acquistano la loro specificità. I semi del ferro aggregandosi formano il pezzo di ferro, quelli del fuoco il fuoco e così via. Ma il ferro e il fuoco contengono anche semi di tutte le altre cose. Tutto contiene semi di tutto.

Aggregazione e disgregazione non avvengono per caso e disordinatamente ma per l'azione del Nous che, imprimendo il movimento ai semi originariamente immobili e caoticamente mescolati, li spinge in determinate regioni dello spazio dove si aggregano e si ordinano secondo un piano prestabilito.

Anassagora pone quindi l'energia del mondo al di fuori di esso. È il nous che gli imprime il movimento, rimanendo all'esterno e spingendolo a formare la materia da cui si origina il divenire cosmico.

Il nous è intelligenza divina che non si mescola alla materia ma la domina e la dirige dal di fuori, creando dal caos originale un cosmo nel quale si dispiegano la bellezza e l'ordine della natura. Esso prelude in un certo senso al demiurgo di Platone e al motore immobile di Aristotele.

Mentre nel mondo esistono anche semi del nous, questo non contiene semi del mondo, perché in lui non c'è mescolanza. In tal modo Anassagora introduce lo spirito nella materia. Gli elementi del mondo non sono fatti solo di materia, ma anche di spirito.

Il nous è il divino che pensa perennemente se stesso, e così "pensandosi" si autogoverna e involontariamente governa anche il mondo. Stando ai frammenti che Anassagora ci ha lasciato[1], possiamo dire che è puro perché al contrario delle altre cose non ha mescolanza con altri semi, che è esterno alla materia, che è ordinatore del mondo e che immette lo spirito nella materia che ha creato. Sulla sua natura si è dibattuto e si dibatte. Per alcuni esso è essenza materiale anche se "sottile" (espressione utilizzata dallo stesso Anassagora) e incorruttibile. Per altri, essendo spirito, è immateriale.

Pur chiamando questo motore originario intelletto, il filosofo non gli attribuisce un fine, una volontà ordinatrice, e per questo riceverà l'accusa da parte di Socrate, Platone ed Aristotele di non aver sfruttato al meglio la sua teoria.

Dopo Anassagora

Il nous di Anassagora pone le basi per il sorgere di due grandi temi del pensiero filosofico: il problema del rapporto tra divinità e mondo e il problema del rapporto tra esperienza e ragione.

Nel Fedone[2] Platone (Atene, Grecia, 428 a.C. - 347 a.C.), per bocca di Socrate si dice entusiasta del nous di Anassagora, ma poi esprime la sua delusione perché ritiene che non ne abbia tratto tutte le conseguenze perché non gli attribuiva un'intenzionalità.

Intenzionalità introdotta da Platone con la figura del Demiurgo, il "divino artefice" che, situato a metà fra l'essere (o il mondo delle Idee) e la materia, plasma quest'ultima secondo il modello delle Idee.

Aristotele (Stagira, Macedonia, 384 a.C. - Calcide, Grecia, 322 a.C.) definisce Anassagora "uomo assennato" per avere detto che c'è un intelletto anche negli elementi della natura, così come negli esseri viventi, causa della bellezza e dell'ordine dell'universo, ma gli rimprovera di averlo usato solo come causa efficiente. L'aristotelico "motore immobile" è invece causa finale del mondo. Le cose tendono verso di lui spinte dall'ammirazione e dall'amore. Il motore immobile attrae a sé le cose del mondo come l'amato, pur restando immobile, attrae a sé l'amante.

Il termine nous lo si ritrova più tardi in Plotino (Licopoli, Egitto, 203 d.C. - Minturno, Magna Grecia, 270 d.C.), il quale ne recupera l'aspetto non volontario né intenzionale. Il nous per Plotino è la prima emanazione dell'Uno e, in quanto tale, partecipa più delle altre della natura del divino, ma non è il creatore del mondo perché non è dio; esso emana da Dio, come il profumo da un corpo o la luce da una sorgente. Non è neanche assimilabile al demiurgo platonico perché non opera in vista di un fine: esso genera involontariamente, come conseguenza del proprio "pensarsi", del proprio riflettere su se stesso. È in questo modo che dal nous prende vita "l'anima del mondo", sorgente della vita e dell'universo.

 

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Intelletto_cosmico

 

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