Avere un Maestro

L0311Osho illustra il viaggio che conduce al cuore del proprio essere. Un percorso di vita che porta alla piena realizzazione delle proprie potenzialità, che chiede l'assunzione di responsabilità nell'essere un discepolo, aperto ad apprendere il mistero dell'esistenza. Avere un maestro è a sua volta importante, e Osho ne parla per aiutare a mettere a fuoco il senso reale di questa appartenenza. E in quella che si prospetta a volte come una passeggiata, a volte come una scalata, a volte come un fluire, a volte come un inabissarsi, ecco che Osho parla di tutto ciò che ritma il grande poema della ricerca del vero.

 

 

Dal libro

                                                             Avere un Maestro

Il mio messaggio è semplicemente questo: non esiste alcun messaggio! Io non sono qui per trasmettervi un messaggio, perché qualsiasi messaggio diventerebbe conoscenza. Io sono qui per trasmettere qualcosa del mio essere. Non è un messaggio, è un dono. Non è una teoria, non è una filosofia. Io voglio semplicemente che voi prendiate parte al mio essere. Questo non può essere ridotto a un dogma. Non potrete tornare a casa e dire alla gente cosa avete appreso stando qui, nel mio ashram: non sarete in grado di farlo. Se avrete imparato qualcosa, non sarete in grado di riferirlo a nessuno, ma il vostro intero essere lo rivelerà. Non sarete in grado di parlarne, potrete solo mostrarlo: i vostri occhi lo riveleranno, il vostro viso risplenderà, la vostra intera energia avrà una vibrazione diversa. In questo posto io non agisco come un insegnante. Questa non è una comune scuola, io non vi insegno niente. Voglio semplicemente che partecipiate, con me, al mistero che in me è accaduto. Armonizzatevi con la mia energia, vibrate, pulsate con me... e conoscerete qualcosa che va oltre le parole, e che nessun messaggio potrà mai contenere.

                                                          Essere un discepolo

Che bisogno c'è di diventare un discepolo? Perché mai poni questa domanda? Senti che la tua vita non ha senso, e che hai bisogno di un significato? Senti che la tua vita è vuota e vorresti sentirti appagato? Senti di vivere nell'oscurità e vorresti essere luminoso? Tutto dipende da te. Se sei soddisfatto così come sei, se così come sei non ti manca nulla, non è necessario che tu diventi un discepolo. Perché creare fastidi a un Maestro, e perché mai mettersi alla ricerca, se ne puoi fare a meno? Ma se ti senti vuoto, insignificante, ansioso, angosciato, confuso, vittima dell'oscurità; se senti che la tua vita non è altro che infelicità, in questo caso diventare un discepolo è una cosa semplicissima. Vuole semplicemente dire: entrare in contatto con qualcuno che sia appagato, a cui non sia rimasto più un solo interrogativo, il cui essere non è altro che una risposta. Il discepolo è un interrogativo. Il Maestro è una risposta.

                                                               Espedienti

Una pietra posta lungo il sentiero può essere un ostacolo che frena il cammino, oppure un trampolino di lancio che aiuta a elevarsi lungo il sentiero. La pietra è la stessa, ma la sua funzione dipende dall'uso che ne fai tu. Gautama il Budda ha definito la verità "ciò che funziona," strana definizione, ma molto profonda. L'importante non è stabilire se una cosa è una bugia o non lo è, bensì vedere se la bugia è una freccia che indica la verità oppure che allontana dalla verità.

                                                                   Paura

E' il rischio più grande che esista nella vita. Stando con me, prima o poi perderai te stesso. Questo produce una paura inconscia. Tutte le storie d'amore sono pericolose, in quanto ci si perde. Da lontano sono meravigliose. Gli amanti pensano a un'infinità di cose da dirsi quando incontreranno l'amato. Ma quando poi si incontrano, diventano muti di colpo! La vicinanza da sola provoca il cambiamento: il chiacchierio della mente ammutolisce... e si ha paura. Se l'amore è autentico, è inevitabile avere paura. Quando ti avvicini a un Maestro, le cose diventano ancora più difficili. Stare con un Maestro significa essere pronti a morire, morire per ciò che si è, per rinascere come si dovrebbe essere. Tu non sai cosa sarai dopo morto. Sai ciò che sei, ed è più che naturale che ti ci aggrappi: chi può dire se rinascerai o no? Non esistono garanzie...

                                                              Responsabilità

La responsabilità è sempre il primissimo passo dell'essere liberi. Gettare la responsabilità su qualcun altro, significa buttare via un'occasione per essere liberi. Le due cose sono inseparabili. È vero che la responsabilità è tutta del discepolo - il Maestro non è altro che un agente catalitico, una scusa - ma occorre coraggio per accettare quella responsabilità: tutti vogliono essere liberi, nessuno vuole essere responsabile. Il guaio è che le due cose sono inseparabili. Se non vuoi essere responsabile, in un modo o nell'altro sarai schiavo.

                                                                       Libertà

Pochissima gente ha scelto la libertà. Ma si deve capire una cosa: la libertà porta con sé la responsabilità. Nell'istante in cui scegli di essere libero, sei responsabile di ogni tua azione. Sei responsabile di tutta la tua vita. Sei responsabile della tua infelicità o della tua estasi, del tuo restare addormentato o del tuo svegliarti.

                                                                     Gratitudine

La gratitudine del discepolo resta inespressa. È uno di quei misteri che possono essere sperimentati ma non si possono spiegare. Ti sembrerà strano che io dica che più il discepolo si avvicina all'illuminazione, e più difficile diventa per lui esprimere la sua gratitudine, perché ora tocca un livello mai conosciuto in passato. Per tutto il cammino il discepolo è stato riconoscente, ma l'illuminazione, l'esperienza dello schiudersi del proprio essere, è travolgente. Puoi semplicemente piangere oppure danzare, ma sono cose inutili: dimostrano la tua intenzione, non la tua riconoscenza. L'abisso e la vastità della gratitudine sono tali che nessuna parola può esprimerla, né la può esprimere un'esperienza. Ma in un certo senso l'illuminazione si avvicina a un segno di gratitudine verso il Maestro: hai appagato il suo sforzo, il suo sforzo privo di sforzo. La sua presenza non è andata sprecata, hai dimostrato di che tempra sei fatto. Meglio sarebbe dire che non sei stato ingrato, non lo hai tradito. Tra alti e bassi, attraverso mille oscure notti dell'anima, hai continuato ad avere fiducia, ad amare, non hai mai dubitato un istante: la tua illuminazione è una prova. Ma non è necessario esprimere gratitudine. La cosa importante è diventare gratitudine, in quel caso non sarà più necessario essere riconoscenti al Maestro. Quando tu stesso diventi gratitudine, sei grato all'intera esistenza. Il Maestro era una semplice porta verso il cielo infinito, e verso tutte le stelle al di là del cielo.

                                                              Cambia te stesso

Il mondo è di certo folle, e non è impazzito all'improvviso, è sempre stato pazzo. Io non sono un pessimista, né sono un ottimista, sono semplicemente realista: so che è impossibile cambiare tutto questo folle mondo. Perfino sperare di poter cambiare la mia gente, i miei sannyasin, è già sperare troppo. Per questo, non voglio fare il missionario e cercare di cambiare dei pazzi... Cambia te stesso, e aiuta i tuoi compagni di viaggio, i sannyasin che si trovano sullo stesso sentiero, impegnati nella stessa ricerca. Incoraggiali, aiutali in ogni modo. Ci sono momenti di oscurità, momenti di sconforto, momenti in cui si ha la sensazione che non si sarebbe dovuto scegliere questo sentiero perché va contro l'intera follia del mondo. Essere sani in un mondo di pazzi creerà inevitabilmente contrasti. Aiuta la gente che è in viaggio verso la salute dell'essere, e non chiedere mai l'impossibile. La cosa possibile è cambiare poche migliaia di sannyasin nel mondo. E forse, se alcune migliaia di sannyasin si trasformano, possono creare un magnetismo, una forza gravitazionale tale da attrarre milioni di altre persone. Ma devi iniziare con te stesso. Se riesci a trasformare te stesso è fin troppo! E se sei in grado di aiutare quanti sono in viaggio sul sentiero, questo è sufficiente alla tua compassione e al tuo amore.

                                                               Un viaggio senza fine

L'illuminazione ha solo un inizio, non finisce mai. Nessuno lo ha mai detto, in precedenza. Tutti hanno detto che essa è perfetta, ma questo implicherebbe che non possa crescere. Una volta accaduta, ogni crescita, ogni evoluzione, si è conclusa. Ma, in base alla mia esperienza, posso dire, in piena autorità, che qualsiasi cosa in cui resti bloccato per sempre non può restare estatica, non può conservarsi beata. Inizieresti a darla per scontata. L'illuminazione è solo un inizio, l'inizio di un'incredibile evoluzione, che non ha limite alcuno. Solo così puoi continuare a danzare e a cantare. E puoi restare eccitato a ogni istante, perché non puoi mai sapere cosa ti porterà l'istante successivo: nuove intuizioni, nuove visioni, nuove esperienze. Non esiste limite a tutto questo. Non viene mai il momento in cui puoi dire che il viaggio è finito. Il viaggio inizia soltanto, non finisce mai. Noi viviamo sempre nel mezzo, cresciamo... si tratta di una crescita eterna, in tutte le dimensioni. L'illuminazione è la stessa cosa.

E all'interno di questo perenne evolvere, Osho parla anche di:

Il sentiero - La ricerca - Aspirazione - Disciplina - Devozione - Quiete - Silenzio - Annullamento - Essere - Nulla - Vuoto - Amore - Pienezza - Realizzazione - Gioia - Celebrazione

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