Una Vita Ben Comprata

Salve a tutti. Mi chiamo Sirio Bertazzoni, e sono un potente uomo d'affari e di politica.

So bene che il mio potere sia poca cosa se commisurato a quello illimitato dei veri padroni del mondo, però posso affermare che tra tutti gli schiavi esistenti sulla faccia della terra, io sono uno dei più ricchi.

Durante la prima infanzia scoprii l'importanza del capitale, così iniziai ad accaparrarmi oggetti e merendine dei miei compagni delle elementari partecipando a scommesse come il bere bicchieri di aranciata con dentro le loro sputacchiate e caccole del naso, oppure leccare il pavimento dei bagni.

Quegli stessi pupazzetti provvedevo poi a girarli ad altri amichetti in cambio di favori e prestazioni. Farmi sostituire nel ruolo di chi doveva fare la conta a nascondino mi costava in media una gommina profumata e qualche manciata di biscottini. Per un bambolotto e qualche caramella potevo toccare la patatina alla figlia dei vicini di casa. Se invece mi serviva dare una lezione a qualche bambino che si era rifiutato di passarmi la copia del compito in classe, pagavo i bulletti della scuola usando i soldini che prendevo dalla borsetta della mamma quando la mamma dormiva.

Ricordo ancora il giorno in cui la tata mi beccò a sfilare qualche banconota dal portafogli del babbo. Quella è una delle mie esperienze giovanili che ricordo con più affetto, dal momento che fu allora che appresi quanto dissuasivi possano rivelarsi strumenti come la maldicenza e il ricatto.

Le dissi che se avesse avvertito il babbo e la mamma delle mie marchelle le avrei rivoltato contro quelle accuse, sostenendo che in realtà ero stato io a scoprirla a rubare. Così risolsi il problema. Almeno fino al giorno in cui il babbo - insospettito - mi mise sotto controllo il telefono Chicco e scoprì i miei innocui furtarelli.

Il babbo annunciò che mi avrebbe messo in punizione; al che - senza perdere la calma - gli risposi che se si fosse azzardato a fare una cosa simile, alla prima occasione gli avrei aizzato contro l'opinione di zii e vicini di casa, accusandolo pubblicamente di avere abusato sessualmente di me. Non che fosse vero; il mio babbo era un pezzo di pane, poveraccio. Purtroppo però personalmente sono sempre stato allergico alle punizioni. Andò a finire che il babbo mutò atteggiamento, e la sua ostilità si trasformò in amore incondizionato, con grande soddisfazione di tutti.

Gli anni trascorsero. Durante la prima adolescenza compravo il pallone per convincere i ragazzi del quartiere a lasciarmi giocare con loro. Il prezzo cresceva di qualche giornaletto pornografico quando dovevo persuadere il portiere della squadra avversaria a lasciare passare i miei tiri.

All'età di diciassette anni incontrai il mio primo amore. Si chiamava Giovanna, ed era una dolcissima ragazza che ogni sera passeggiava sul marciapiede del viale alberato nei pressi della mia abitazione. Ricordo gli sguardi sfuggenti ed ammiccanti; i sorrisi rubati; le piccole ripicche. Ricordo la paura e la voglia di farla mia. Finchè una sera decisi di fare il grande passo.

Convinsi Milano a non far la stupida e mi accordai con il cielo affinchè predisponesse tutte le stelle più brillarelle di cui disponesse, pagando un extra per assicurarmi un friccico di luna. Che esperienza meravigliosa! Dopo esserci amati restammo abbracciati tutta la notte, cosa che lei dimostrò di gradire almeno quanto me, dato che mi applicò un sovrapprezzo realmente conveniente. Sulla base dell'ultima tariffa cercai di stipulare una convenzione pluriennale, ma Giovanna fu costretta a rifutare la mia proposta dato che quella notte aveva incominciato a prendere in seria considerazione l'idea di farsi suora.

Gli anni dell'università furono lunghi e dispendiosi. I soldi andavano via come acqua fresca. Pagavo i professori per non bocciarmi. Pagavo le ragazze per uscire con me. Pagavo gli amici per partecipare alle loro goliardate. Pagavo di disc-jokey per suonare canzoni di cui fossi in grado di seguire il ritmo. Pagavo il mio cane per leccarmi la faccia. Pagavo i miei parenti per farmi gli auguri il giorno del mio compleanno. Pagavo i miei capelli per decelerare il ritmo di caduta ...

Con la maturità giunse la consapevolezza della preziosità del tempo. Cercai in tutti modi di avvicinarlo per convincerlo a trascorrere più lentamente. Gli proposi un vitalizio tutt'altro che trascurabile, ma le mie richieste rimasero inascoltate. Allora passai alle maniere forti. Gli feci sapere che se non avesse collaborato, non appena fossi diventato un uomo ricco e potente avrei usato tutta la mia forza per abolire gli orologi. Niente da fare. Il tempo - a tutt'oggi - è l'unico stronzo che non sia riuscito a corrompere.

Un giorno conobbi una brava donna e la pagai per amarmi, così convolai a nozze. Pagai il sacerdote per mettermi in cima alla lista d'attesa. Pagai il comune per concedermi l'uso del duomo. Nacque il mio primo figlio. Non appena spuntò fuori dall'utero lo pagai per emettere il primo vagito. Poi lo pagai affinchè la sua prima parola fosse "papà", e quando fu più grandicello proseguii a pagarlo per volermi bene.

Pressappoco nello stesso periodo mi detti alla politica. Pagai alcune persone importanti per fornirmi la loro collaborazione. Pagai alcuni amministratori locali per chiudere un occhio sui mausolei che feci costruire in zone di tutela paesaggistica. Pagai attori, cantanti, nani e ballerine per unirsi alla mia allegra comitiva. Pagai i miei sostenitori per sostenermi. Pagai i miei alleati per allearmisi. Pagai i miei oppositori per contrastarmi. Pagai i giornalisti per chiudere un occhio e quando un solo occhio smise di essere sufficiente, li ricattai per chiuderli entrambi. Pagai le folle per acclamarmi nelle piazze, gli attentatori per attentarmi ed i detrattori per criticarmi nel modo appropriato.

Un giorno morì il mio babbo, così pagai il mio cuore per addolorarsi e le mie lacrime per scorrere copiose. Poi, siccome la mia mamma ancora non voleva saperne di seguirlo nella tomba, le offrii una grossa cifra per non opporsi all'ormai imminente e naturale decesso. La mamma rifiutò. Allora pagai una badante per tenerle compagnia.

Oggi sono un anziano signore del tutto realizzato. Pago una squadra di chirurghi estetici e tecnici degli effetti speciali per farmi sembrare non troppo vecchio. Pago i migliori medici del pianeta per mantenermi in salute. Pago il mio Paese per tacere circa i continui stupri con i quali lo ho trasformato in un parco dei divertimenti per corrotti, corruttori, criminali e maniaci sessuali.

Un giorno giungerà la morte a reclamare la mia anima. Quel giorno le offrirò un sostanzioso compenso per concedermi altro tempo. Nel caso in cui dovesse rifiutare la minaccerò di devolvere la mia eredità alla lotta contro il cancro.

Se poi anche le minacce non dovessero smuoverla dai suoi propositi, allora cercherò di corrompere la mia coscienza, così che spirando non debba essere divorato dai rimorsi. Ora che ci penso, finchè sono in tempo credo sia il caso di pagare qualche buon detective per rintracciarla, dato che non ho mai avuto la fortuna di conoscerla.

 

di Haarpo

Fonte: http://www.anticorpi.info/2010/03/una-vita-ben-spesa.html

 

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