"L'Italia è un Paese per vecchi" Entro il 2050, saranno 10 milioni

Il Bel Paese sta morendo: il 60 per cento della popolazione non avrà più fratelli, sorelle, cugini e zii

«Se la demografia rappresenta il destino di un Paese, l'Italia sta letteralmente morendo». Sono parole eloquenti quelle dello scrittore-giornalista Giulio Meotti che dalle pagine del Wall Strett Journal, lancia un monito: il rischio più grande che il Bel Paese deve fronteggiare è quello dell'«autoimmolazione» demografica. Dal 1994 il numero delle nascite è sistematicamente superato da quello dei decessi e la fertilità rasenta livelli minimi: se negli anni Sessanta ogni coppia aveva in media 2 bambini, oggi i dati rivelano che le donne partoriscono raramente più di un figlio a testa.

Il columnist cita le preoccuparti stime dell'istituto di ricerca tedesco Max Plack secondo cui la strada intrapresa dall'Italia condurrà entro la fine del secolo ad un drastico calo della popolazione, ridotta ad una decina di milioni di persone, poco più, poco meno. Non certo il risultato che immaginavano gli scienziati e i premi Nobel del «Club di Roma» che nel '68 denunciavano i pericoli di un possibile sovraffollamento, conseguenza del boom demografico. «Profeti laici» che auspicavano ad un'inversione di tendenza per fronteggiare un'eventuale crisi economica e si rifacevano alle tesi di Georgescu-Roegen, autore del saggio "Demain la décroissance" (Domani il decremento).

La crisi delle nascite, prosegue il WSJ, minaccia di avere conseguenze sociali ed economiche disastrose. Già oggi, il 22 per cento della popolazione italiana è in età pensionistica, uno dei tassi più elevati a livello mondiale. L'Italia destina inoltre alla previdenza il 15 per cento del prodotto interno lordo, più di ogni altra nazione europea. L'Italia non è il solo Paese del continente sull'orlo del suicidio demografico, sottolinea l'editoriale. Ma è il primo nel mondo che vive il cosiddetto «crossing over», dove ciò il numero degli under 20 è inferiore a quello degli over 60. Entro il 2050, annuncia il quotidiano, il 60 per cento degli italiani non avrà fratelli, sorelle, cugini, zii o zie.

Fonte: http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58330girata.asp

Il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione italiana tiene vivi accesi dibattiti non solo perché il nostro Paese è il più vecchio d'Europa e con il tasso di natalità più basso, ma soprattutto in funzione di quelle che sono le preoccupanti proiezioni statistiche dalle quali risulterebbe una presenza ultrasessantacinquenne del 25% nel 2020 e del 37,2% nel 2040.

La tendenza in atto che pone l'Italia tra i paesi più vecchi al mondo si spiega alla luce di pochi dati: nel 1975 vi erano 14,5 milioni di under 20enni e 9,6 milioni di over 60enni; nei prossimi due decenni si registrerà uno scambio di cifre con una presenza 6,9 milioni di giovani contro 17,7 milioni di anziani, con un chiaro e logico calo di popolazione in età lavorativa. In verità la forte evoluzione del fenomeno si è registrato già nel XX secolo quando dal 1950 al 2000 si è generato uno scambio numerico giovani-vecchi mai verificatosi
prima nella storia dell'umanità.

http://www.dip-statistica.uniba.it/html/docenti/salinas/dispensainvecchiamento.pdf

 

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