"La Scienza Marcia e La Menzogna Globale" di Corrado Penna

corradoLA SCIENZA MARCIA E LA MENZOGNA GLOBALE

filosofia e critica sociale della scienza, analisi sociale delle menzogne dei poteri forti Un libro sui limiti e le falsificazioni della scienza e della conoscenza in genere, gli errori metodologici di certi cosiddetti scienziati e l’asservimento della ricerca scientifica ai poteri forti. Un libro sulle falsità e le violenze della medicina, della psichiatria e sulla presunzione delle cosiddette “scienze umane”. Un libro contro alcuni dei più radicati pregiudizi del nostro tempo, uno strumento per sviluppare un pensiero critico e per smascherare gli inganni di chi vuole orientare le nostre menti per dei loschi disegni potere e di sfruttamento. Un libro che utilizza la filosofia della scienza e la sociologia della scienza per mettere in luce i limiti e le menzogne della scienza stessa. Un libro per difendersi da falsità, menzogne e pregiudizi.

PREMESSA

Un libro che svela delle menzogne e smonta dei pregiudizi radicati nella coscienza comune è un libro difficile, che trova facilmente critici arrabbiati, “scandalizzati” dai suoi contenuti “eretici”. I detrattori di questo mio lavoro di ricerca, lette le prime pagine “scomode”, diranno facilmente che “l’autore è un folle” e che dice cose “che non si possono credere”. Come gli accusatori di Galileo si rifiutarono di guardare nel suo cannocchiale, così le persone che mi accuseranno non si prenderanno la briga di verificare tutte le fonti storiche e scientifiche da me riportate nelle varie sezioni del libro, e crederanno che sia un inutile sforzo leggere i numerosi articoli della stessa “scienza ufficiale” che porto a conferma delle mie tesi. Se questo non bastasse ai loro intenti cominceranno a dire che lo “scopo del libro è politico”, facendo finta di non capire che questo libro tratta proprio dei rapporti politici fra scienza e potere , fra conoscenza tradizione e potere: il problema dell’utilizzo della scienza è politico per sua stessa natura, l’etica in campo scientifico non si delega agli scienziati, la lotta per i diritti umani (quando vengano calpestati da pratiche tecnologiche invasive) non la si può delegare a nessun “esperto del settore”.

La riflessione sull’uso della tecnologia e sui metodi e i fini della ricerca scientifica non è una riflessione “tecnica” su argomenti specialistici (anche se alcune conoscenze scientifiche chiare e corrette permettono di vedere il problema nella sua giusta dimensione) ma è una valutazione umana su un tema antichissimo quale il rapporto fra il bene e il male. Eppure sono sicuro che qualcuno dirà che questo è un libro “estremista” e “folle”, che sono io un “estremista”, un “sovversivo” e una “testa calda”; è noto che quando non si hanno argomenti per controbattere un ragionamento si possono solo usare gli insulti. Denigrare un avversario con gli insulti senza portare argomenti validi equivale ad ammettere implicitamente che l’avversario abbia ragione; affermazioni come “tutto ciò è pazzesco”, “non può essere vero”, “sono solo fandonie” non rappresentano l’indicazione di un errore o di una falsità, ma solo di uno sbigottimento; sostituire l’incredulità al ragionamento non è certo un buon metodo per scoprire la verità, è solo un mezzo per nascondere alla propria vista delle idee che appaiono “scomode”, ma che non per questo sono errate. Sarà difficile d’altronde mettere in discussione le numerose prove scientifiche, storiche e logiche messe insieme in questo libro, anche perché vengono proposte ben poche “verità”: la mia intenzione, nello scrivere questa opera, è soprattutto quella di smascherare la falsità di molte costruzioni del “sapere ufficiale” ormai incancrenito dal suo essere schiavo degli interessi dei grandi potentati economici e dal suo essere succube di antichi pregiudizi.

La verità è difficilmente definibile, ma la falsità di un’affermazione si può dimostrare più facilmente quando ciò che viene predetto da tale affermazione non si verifica . Mi sono laureato in una disciplina scientifica nella quale hanno ben poco spazio i dogmi e le memorizzazioni nozionistiche e da allora (ma anche prima) ho letto un grande numero testi di filosofia, sociologia della scienza, filosofia della scienza, di storia antica, di critica della medicina ufficiale, ma tante cose le ho toccate con mano, come la violenza della psichiatria che ho visto di persona visitando i reparti psichiatrici di varie città d’Italia, o l’inefficacia della medicina ufficiale che ho sperimentato su me stesso. In realtà anche senza la laurea potrei aver compreso e studiato quasi tutto quello che mi ha permesso di scrivere questo libro. Alcuni libri molto interessanti di critica alla scienza medica sono stati scritti da giornalisti o da altre persone che, pur non avendo fatto specifici studi scientifici, hanno speso gran parte della loro vita a documentarsi su certi argomenti non limitandosi alle fonti ritenute “ufficiali”. la mia preparazione scientifica mi ha anche permesso di comprendere quale sia la corretta applicazione del metodo scientifico, ma non sono per niente sicuro che un tale background sia indispensabile per affrontare certi argomenti. Una laurea non implica necessariamente l’acquisizione di una grande cultura, ed i titoli altisonanti non sono necessariamente indici di sapere critico, anzi sono spesso solo indice di potere.

Una laurea in medicina, ad esempio (ma lo stesso discorso può valere per tutti gli studi universitari) non comprende di per sé uno studio critico, un confronto fra diversi modelli medici, uno studio di storia della medicina, ma solo una assimilazione passiva di quello che qualcun altro ha scritto su dei manuali universitari: chi si preoccupa del fatto che ci possano essere degli errori di fondo in tali manuali? Anche una laurea in fisica spesso non comprende uno studio approfondito di tali elementi critici e storici, nonostante l’evoluzione continua dei modelli interpretativi nella fisica dovrebbe portare naturalmente allo sviluppo della riflessione sulla storia e la filosofia della scienza. Una volta pensavo di essere stato fortunato ad intraprendere degli studi che permettono più di altri di aprire la mente, ma adesso non ne sono più tanto sicuro, penso che da vari punti di vista si può abbordare lo studio critico della realtà e scoprire le menzogne che ci circondano.

Sopra il portone di ingresso del dipartimento di fisica di una famosa università inglese sta scritto: “attenti, la fisica può espandere la vostra mente”, e in effetti studiare fisica teorica e nucleare dovrebbe significare anche confrontarsi col metodo scientifico, riflettere criticamente sui presupposti filosofici di un’indagine scientifica. Questo metodo che ho imparato nei miei studi universitari ho cercato di utilizzarlo per il lungo lavoro di ricerca che mi ha portato a scrivere questo libro. La storia della fisica, anche la più recente, è un susseguirsi di ipotesi, di confronto fra ipotesi, di teorie che nascono e di teorie che muoiono, il dogmatismo all’interno di tale disciplina dovrebbe essere meno diffuso di quanto non succeda con qualsiasi altra; eppure anche in fisica certe ipotesi poco “ortodosse” e “scomode” pare non vengano nemmeno investigate mentre altre sono assurte al rango di “verità” nonostante la scarsità delle prove a loro sostengo .

Alle persone che mi rinfacceranno di non essere né medico né psichiatra potrei rinfacciare che chi parla male dell’astrologia in genere non è un astrologo e non ha studiato gli oroscopi e le influenze dei pianeti sulla nostra psiche, che chi rifiuta la religione non deve prima fare degli studi di teologia in seminario per prendere una simile decisione. Osservando i presupposti (analisi metodologica) e i risultati (analisi empirica della validità dei modelli) si può decidere della validità di un sistema di conoscenze anche se non lo si conosce in maniera completa: se le basi di acquisizione di un sapere non sono valide il sistema stesso deve essere messo in discussione, per quanto vasto, dettagliato e approfondito possa sembrare. Se le basi di un sistema di conoscenze sono fragili, la sua vastità serve a ben poco, e non è indispensabile conoscerlo a fondo per poterne negare la validità.

D’altronde è probabile che chi si scandalizzi per le “assurdità” scritte in questo libro non possegga una conoscenza del metodo scientifico pari alla mia, che non abbia studiato e riflettuto per anni su testi di filosofia della scienza, ma soprattutto che non abbia compiuto un lungo cammino di disintossicazione dai pregiudizi dominanti, un cammino che nessuno credo (neanche io) potrà mai dire di avere percorso fino in fondo. Non è facile rendersi conto fino a che punto sono diffuse le falsità e le menzogne che permeano la maggior parte della cultura diffusa dall’informazione dominante. Non lo è stato nemmeno per me, ho impiegato una ventina d’anni a rendermi conto piano piano di tutte le falsità propagandate come “verità” intoccabili e assolute dalla cultura nella quale sono stato allevato. Non posso pretendere che chi legga questo libro assimili tutte in una volta le informazioni che vi sono contenute, probabilmente avrà bisogno di qualche tempo (magari anche qualche anno) per comprenderle appieno, per farle proprie; la comprensione intellettuale non sempre basta ad una coscienza profonda, ma spesso è solo un primo passo, e tante cose non si credono finché non le si tocca con mano.

Per questo (immodestamente forse) propongo di rileggere questo libro a distanza di qualche mese dalla prima lettura, sono sicuro che la comprensione sarà più profonda. Anche io ho dovuto fare altrettanto con alcuni testi, o con alcune teorie che difficilmente riuscivo a condividere al mio primo confronto con esse. A chi mi accusa e a chi mi accuserà, ai tenaci paladini dell’ “ortodossia scientifica e culturale” vorrei chiedere infine cosa dovrei guadagnarci a “inventare delle fandonie” (come sicuramente diranno loro delle mie ricerche basate su anni di studi e approfondimenti critici) se questo libro va in stampa a mie spese, cosa potrei guadagnarci se non la speranza di un mondo migliore dove la ricerca e la conoscenza siano al servizio dell’umanità e non di una ristretta oligarchia economica? Di certo non c’è nessun potere economico o politico che mi sostiene, al contrario ce ne sono molti che mi avversano, perché in questo mondo sono troppo scomode le voci che chiedono di sostituire la logica del denaro e del profitto con una cultura di solidarietà e di pace.

Ci sarebbe da chiedere anche perché cercano di fermarmi con ogni mezzo lecito e illecito, di farmi multe per “volantinaggio non autorizzato di pubblicità” (non può esistere in Italia nessun regolamento e nessuna legge che richiede l’autorizzazione per un volantinaggio, come dichiara esplicitamente l’articolo 21 della nostra costituzione, e i volantini che diffondono opinioni sulle pratiche mediche non sono certo considerabili “pubblicità”), perché chiamino sempre i vigili urbani o la polizia se faccio circolare le mie idee su dei fogli di carta (hanno paura di quello che scrivo? non hanno argomenti per confutarmi? hanno paura delle libertà sancita dal solito articolo 21 della costituzione?) perché quando faccio le mie domande a delle conferenze di medicina i medici preferiscono trovare scuse per non rispondere (persino quando riferisco argomentazioni condivise da altri loro colleghi medici)? Perché quando intervengo con le mie domande “inopportune” ad un convegno di psichiatria invece di rispondere mi tolgono il microfono e mi cacciano a forza dall’aula? Di cosa hanno paura?

Con tutte le televisioni e i giornali dalla loro parte, se divulgassi notizie realmente false sarebbero già riusciti a condannarmi per quanto vado scrivendo e dicendo da anni, invece sanno solo insultare e chiamare la polizia (che puntualmente non riesce a contestarmi nessun reato) o i vigili urbani (che si inventano un inesistente “volantinaggio non autorizzato”). Non è facile liberarsi dai pregiudizi che assorbiamo con l’educazione, e la lettura di questo libro per molte persone sarà scomoda e difficile, perché è difficile abbandonare tutte in una volta tante “certezze” (parola da tradurre sempre con la perifrasi “ciò in cui qualcun altro ci ha fatto credere”). Ma procedendo per gradi si possono superare tutti i pregiudizi nei quali noi tutti (me compreso) siamo stati allevati. Quando avrete capito quale grande mistificazione della scienza, quale grande violenza, quale crimine contro l’umanità sia l’istituzione psichiatrica, allora potrete pensare che quello che è successo con la “salute mentale” è successo anche con la “salute del corpo”, e che lo stesso è successo più in generale con il “sapere” e con la “conoscenza” nel suo complesso. La logica dei soldi, che ha soppiantato nella nostra società la logica dell’amore e della solidarietà, usa e distorce ogni cosa per i suoi fini.

Di fronte ad una prospettiva di guadagno miliardario nessuna azienda si pone scrupoli ad avvelenare migliaia di persone; se poi l’azienda riesce a far passare nelle nostre coscienze l’idea che i suoi veleni non sono tossici, potrà produrre ancora di più e ancora più impunemente. Nessun potere politico od economico si lascia sfuggire la possibilità di falsificare la realtà per i propri fini. Manipolare la conoscenza, e quindi la coscienze delle persone, è solo una delle tante strategie messe in atto delle grandi aziende multinazionali per vendere sempre più facilmente i loro prodotti, e per nascondere nel contempo tutte le nefandezze causate da un sistema economico che affama un miliardo di persone e inquina la terra, l’aria e l’acqua del nostro pianeta. Ormai nel mondo globalizzato tutto è merce, persino la salute e l’istruzione.

Perché meravigliarsi allora del fatto che la manipolazione dell’informazione e della cultura possa generare dei terribili mostri? I mezzi del potere La storia insegna che i poteri (dei re, dei sacerdoti, dei feudatari, dei partiti, degli stati …) hanno sempre usato ogni mezzo di cui potessero disporre pur di mantenere saldamente i propri privilegi. Nell’antichità uccidevano, incarceravano e torturavano ogni potenziale oppositore senza che ci fosse bisogno di alcun processo, usavano gli eserciti con funzioni di polizia interna per sedare le rivolte degli schiavi (come successe coi ribelli di Spartaco) torturando e massacrando a sangue freddo migliaia di persone per dare l’esempio e imporre il loro “ordine” e la loro “disciplina” mascherandola spesso con belle parole (vi ricordate la “pax romana” dietro la quale si nascondeva un mondo fondato sullo schiavismo?). Ma già allora il potere non si manteneva solo grazie alla forza bruta e si utilizzavano dei mezzi persuasori meglio noti come “panem et circenses”: spettacoli gratuiti e distribuzione di viveri alle classi meno abbienti con lo scopo di dare un contentino ai più poveri e impedire che pensassero troppo alla propria miseria. Non sembra che sia cambiato molto da allora dato che noi, colti e civilizzati occidentali, abbiamo il calcio e la televisione al posto degli spettacoli del colosseo.

A quel tempo non serviva molto di più, sia perché non esisteva la società dei consumi (e non c’era bisogno quindi di una pubblicità martellante, per indottrinare e spingere a comprare) sia perché il problema della falsificazione della cultura ufficiale era molto differente. In realtà tale problema quasi non si poneva dato che la cultura era appannaggio delle classi ricche e non c’era quindi nessuna necessità di distorcere un sapere da dare in pasto al popolo; il popolo semplicemente era escluso da qualsiasi forma di sapere “alto”. Se pochi decenni fa c’era qualche azienda che aveva forti interessi economici a far credere che il latte di mucca per i bambini fosse più nutriente che non quello della propria madre, niente di simile si può immaginare nel passato più o meno lontano. Se adesso è immaginabile che le multinazionali farmaceutiche formino la mentalità dei medici in modo che essi prescrivano medicine per ogni forma di malessere (invece che spiegare ai propri pazienti come mantenere la salute con una vita sana e una corretta alimentazione), in un passato in cui c’era ben poco da comprare o da vendere la situazione era totalmente differente. Fino a duecento o trecento anni fa chi si poteva permettere di comprare qualcosa erano solo i più abbienti.

La classe sociale che deteneva potere e ricchezza deteneva anche la cultura, e c’era ben poco interesse a falsificare una cultura di cui al popolino sottomesso non arrivavano spesso neanche le briciole; in quei tempi l’utilizzo della strategia “panem et circenses” insieme allo sfruttamento delle religioni di turno come mezzo di consolazione e di repressione (ottenuto a volte attraverso uno snaturamento e una mistificazione delle religioni stesse), era l’unica arma culturale di cui si servisse il potere. Per altro la cultura era saldamente in mano ai più abbienti e non c’era pericolo che qualcuno la usurpasse imparando a leggere e scrivere. Diversa è la situazione nella società moderna in cui, in linea teorica, la cultura è accessibile a tutti, in cui tutti bene o male sanno leggere e scrivere, e la cultura elaborata dal potere arriva ovunque, anche se solo in forma divulgativa. In tale situazione il potere (qualunque potere) deve tutelarsi, deve essere garantito che quella parte della conoscenza e della cultura che arriva alla popolazione non sia pericolosa per il potere stesso, che non contenga i germi del dubbio, che non aiuti l’ “uomo qualunque” a prendere coscienza del suo stato di subordinazione ai poteri economici e politici che regolano la vita delle masse.

Per tutta questa serie di motivi si pone quindi solo in un passato recente (rispetto alla storia dell’uomo) l’esigenza di filtrare e di adulterare le conoscenze da far conoscere alle moltitudini. La cultura è potere, e chi detiene le fonti della cultura detiene un forte potere. È quello che ha capito subito la chiesa cattolica quando in Italia lo Stato decise di organizzare delle scuole laiche sotto il proprio controllo: alte furono le critiche, le lamentele e le invettive della Chiesa Cattolica che si vedeva sottratta una importante funzione di controllo sociale (le scuole fino ad allora erano prevalentemente in mano alla chiesa). Dobbiamo essere così stupidi da pensare che se le scuole della chiesa erano funzionali al potere della chiesa le scuole dello stato avrebbero fornito solo cultura allo stato puro, che avrebbero formato i futuri cittadini all’esercizio della più pura libertà? Nessun potere si è mai lasciato scappare l’opportunità di utilizzare un mezzo per controllare e convincere le masse, ed il controllo del settore educativo è stato in tempi moderni un potente mezzo per orientare le coscienze dei futuri cittadini-sudditi.

Durante la monarchia si instillava il rispetto del re, durante il fascismo l’adorazione del duce, adesso che c’è la repubblica si propaganda in maniera più o meno diretta l’adorazione della società occidentale: la nostra “repubblica democratica” viene pubblicizzata nelle scuole come se fosse il migliore “dei mondi possibili”, nonostante i morti sul lavoro, l’inquinamento galoppante, la repressione delle opposizioni politiche, l’omologazione culturale. Chissà chi ricorda come negli anni 70 l’Italia sia stata sotto stretta sorveglianza di Amnesty Internation per le continue violazioni dei diritti umani avvenute nel corso della repressione dei fermenti politici di quegli anni . È sicuramente una innovazione molto comoda quella di governare non con lo spavento di una pena esemplare, ma con la sottile arma della convinzione. Sicuramente se una persona adotta una condotta servile nei confronti del potere non per paura, ma per intima convinzione, il potere è molto più saldo e molto più garantito.

D’altronde quelle poche persone realmente scomode e pericolose per il potere si possono sempre incarcerare con dei qualche pretesto: grazie all’appoggio dei sistemi d’informazione esse verranno condannate con l’approvazione ed il plauso quasi unanime del popolo, pronto oggi a scagliarsi sul capro espiatorio di turno né più né meno di come duemila anni fa si dilettava alla vista del sangue dei morti nell’arena e scommetteva sulla vita e sulla morte dei gladiatori. Quando c’è bisogno di tutelare per bene alcune segreti c’è sempre la possibilità per i nostri governi democratici di uccidere una persona manovrando i servizi segreti che all’occorrenza possono sempre inscenare un finto suicidio (qualcuno forse si ricorderà delle morti misteriose di Calvi e Sindona o di quella più recente di Landi ). Anche in casi simili, coi giornali e le televisioni sempre pronte ad inchinarsi al potere è difficile che la verità venga a galla (fra l’altro i giornalisti che osano scrivere certe scomode verità rischiano di fare anche essi una brutta fine, rischiando quanto meno il posto di lavoro).

Ma un’altra maniera del tutto particolare di manipolare l’informazione è quella di permettere che la verità venga a galla solo dopo qualche decina d’anni, quando tutti ormai hanno dimenticato, o sono impegnati a voler dimenticare. Pensate forse che qualcuno farà mai un processo a Kissinger dopo che lo stesso governo USA ha rivelato (20 anni dopo) il suo coinvolgimento nel sanguinoso colpo di stato di Pinochet costato al Cile almeno 13.000 morti? Qualche esponente del governo Italiano è stato processato per le sue responsabilità nelle stragi degli anni 70 (Piazza della Loggia, Italicus, Piazza Fontana) anche se dopo svariati anni le connivenze fra potere statale, servizi segreti ed esponenti neofascisti sono state appurate persino dai nostri tribunali? Il popolo italiano si è forse indignato? Il popolo dei cittadini-sudditi dei nostri stati “democratici” ha la memoria corta, o forse dovremmo dire, che c’è chi fa di tutto per evitare che ricordi certe cose tanto importanti quanto scomode. Se nessun quotidiano (neppure quelli che si definiscono “democratici” e “progressisti”, belle parole per fare audience e conquistarsi una fetta di mercato) ha avuto il coraggio di pubblicare le scomode informazioni di cui leggerete nelle prossime pagine, potete essere sicuri che per paura, ignoranza o dogmatismo, tutti i giornali ci nascondono qualcosa.

Carne da macello, burattini nelle mani del potere Molte persone non vogliono e non vorranno credere alle testimonianze ed ai dati storici e scientifici riportati in questo libro, rifiuteranno l’idea di un mondo in cui il potere possa essere fortemente inumano, in cui chi detiene il potere possa trattare i cittadini del nostro “civilissimo occidente” come carne da macello. La radice di un simile rifiuto a negare certe scomode evidenze è da ricercare nell’uso della scuola come mezzo per inculcare finti valori fin dalla più tenera età. In realtà la storia insegna che il potere di vita e di morte sui sudditi non fu una prerogativa solo dei regimi assolutistici di qualche millennio addietro. Solo negli ultimi secoli si è verificato un parziale attenuamento della dispoticità del potere, ma non va dimenticato che gli strati più umili della popolazione sono sempre stati soggetto al più inumano sfruttamento (basti ricordare la condizione di operai e minatori nell’ottocento in Europa, oppure la condizione attuale dei lavoratori dei paesi del terzo mondo).

Per altro vi sono dei tristi avvenimenti chiamati “guerre” che tolgono ogni aspetto umano agli stati più democratici, e che rendono tangibile la triste realtà che il diritto di vita o di morte non è appartenuto a nessun cittadino di nessun civilissimo stato. La prima guerra mondiale è un esempio di un conflitto cruentissimo in cui milioni di uomini persero la vita per un conflitto che non li riguardava, un conflitto combattuto per gli squallidi interessi di potere di pochi governanti crudeli e assassini. In quell’occasione se andavi alla guerra rischiavi una vita orribile e una morte peggiore, e se ti rifiutavi venivi fucilato per diserzione. Come fare a pensare che di punto in bianco, la vita di un suddito che vale meno di uno sputo per i potenti dell’epoca, diventi improvvisamente sacra e venga pertanto rispettata dopo la seconda guerra mondiale? Dopo la carneficina della guerra del 1914-1918 qualcuno disse “mai più”, ma non servì a molto, e la violenza non fu certo solo dalla parte di Hitler: le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki e i bombardamenti a tappeto sulla Germania e sull’Italia non hanno una vera giustificazione in termini di strategia militare. Le bombe atomiche contro due inermi cittadine giapponese vennero sganciate nonostante i Giapponesi avessero già cercato la resa da parecchi mesi. Gli Usa hanno ignorato tali iniziative , hanno sterminato due città bruciando vive centinaia di migliaia di persone e regalando una lenta morte per tumore a migliaia di altre, per un totale di circa mezzo milioni di morti. Dopo di che hanno fatto circolare la versione ufficiale che le bombe sono state sganciate per evitare il peggio, cioè un inutile spargimento di sangue (americano) nell’eventuale invasione via terra del Giappone

La verità sui retroscena delle bombe atomiche sganciate dagli USA sul Giappone non si trova ovviamente nei testi scolastici italiani, perché sarebbe un affronto troppo grande per gli USA se la “cultura ufficiale” del suo fido alleato, lo Stato Italiano, avesse il coraggio di dire la verità a tutti i suoi cittadini. Il rischio sarebbe troppo forte, quello di creare una generazione contraria alle avventure militari di pacifisti. Tutti i libri un po’ più seri dei dozzinali manuali scolastici ormai riportano questa atroce verità, e d’altronde è stato giustamente osservato, se anche Hiroshima fosse stata necessaria, allora perché bombardare anche Nagasaki, la strage di 300.000 vittime uccise con un solo ordigno non sarebbe bastata a spaventare i Giapponesi? I bombardamenti alleati più che a sconfiggere gli eserciti nazi-fascisti servivano a piegare il morale delle popolazioni avversarie, a distruggere la vita civile e non gli obiettivi militari, tanto che si potrebbe pensare a un piano ben congegnato: prima si distruggono fisicamente due paesi (Italia e Germania) annientando la loro economia, poi si diventa la nazione “salvatrice” che, in cambio degli aiuti nella ricostruzione, ottiene il la possibilità di condizionare e guidare la politica e l’economia dei paesi europei.

Centinaia di migliaia di civili usati come carne da macello negli ultimi mesi del conflitto morti sotto le bombe americane (atroce risposta agli altrettanto terribili bombardamenti nazisti) non sono certo qualcosa su cui si può tacere. Di quello che successe dopo la gente non ha conoscenza o non ha memoria, perché molte agghiaccianti verità si seppero solo a distanza di decenni, ma che durante la guerra fredda le sperimentazioni delle bombe atomiche nei deserti o negli oceani avessero fatto innalzare in maniera pericolosissima i livelli della radioattività di fondo, era una cosa nota a tutti. Decine di migliaia sono le persone morte a causa degli esperimenti atomici in tempo di pace, e non furono solo indigeni del pacifico, ma anche nordamericani, russi, europei, perché le polveri radioattive più leggere furono trasportate un po’ ovunque. Carne da macello di cui le nostre scuole sembrano volersi (o forse doversi) dimenticare per rendere omaggio alle nostre “splendide democrazie occidentali”. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, fin qui si tratta solo dei fenomeni più noti, di dati a cui tutti possono avere facile accesso consultando un qualsiasi manuale di storia recente. Le cose più inquietanti non sono state (ovviamente) pubblicizzate come avrebbero meritato, anche se di tanto in tanto comparivano dei piccoli trafiletti sui giornali nei quali si ammetteva che negli USA e negli URSS, durante il periodo della guerra fredda, si utilizzarono ignari cittadini paesi come cavie per esperimenti potenzialmente mortali.

Ecco una lista parziale delle nefandezze commesse in quegli anni dai “grandi criminali” (mi limito a riportare avvenimenti avvenuti nelle “democrazie” occidentali, le nefandezze dei regimi sovietici credo siano ben note a tutti ). Test con sostanze radioattive furono iniziati negli anni 40 e molti sono continuati fino a tempi recenti (o forse continuano tuttora in maniera più o meno nascosta); tali test consistevano nella irradiazione di individui o intere città (polvere radioattiva diffusa nell’atmosfera al di sopra di un luogo abitato) e nella somministrazione di cibi radioattivi. Un sunto di quanto fatto dai governi USA si trova descritto nel rapporto della sottocommissione del congresso del 1986 dove si descrivono gli esperimenti compiuti in 1400 città differenti nel corso di 30 anni su 23000 cavie umane. Fra il 1943 e il 1973 si fecero ricerche su 40 adolescenti maschi minorati mentali somministrando loro cibo contaminato; la ricerca venne pubblicata nelle riviste accademiche. Negli anni a 50 molti abitanti dell’Alaska vennero somministrati delle capsule di iodio 131 radioattivo per studiare l’attività delle loro tiroidi ed il loro adattamento al freddo. Dal 1946 al 1956 cibo radioattivo venne somministrato a 19 ragazzi di una scuola per “ritardati mentali” del Massachussetts. A partire dal 1963, 131 ricoverati della prigione di stato dell’Oregon vennero pagati 200 dollari ciascuno dalla Commissione dell’Energia Atomica (AEC) perché permettessero di farsi irradiare i testicoli.

I test nucleari del deserto del Nevada (circa 240 test!) potrebbero avere provocato 50.000 casi di cancro alla tiroide (mediati dalla carne e dal latte delle bestie contaminate da iodio radioattivo) più sicuramente un alto numero di leucemie e di altre malattie degenerative. Esperimenti su ignari cittadini utilizzati come cavie umane furono effettuati pure in Inghilterra e in Australia. Centinaia di australiani vennero coinvolti in esperimenti dal dopoguerra fino al 1960: a 5 donne incinte venne iniettato iodio radioattivo per studiare il tracciato cardiaco, ad alcuni volontari venne data da mangiare carne di ovini cui erano state praticate iniezioni di ferro radioattivo. Di pari passo con le armi radioattive in quegli anni si mettevano a punto le armi batteriologiche e le metodologie utilizzate dai governi USA per testare tali armi furono sempre le stesse: contaminazione di 239 aree popolate fra il 1949 e il 1969 con agenti batteriologici cosparsi sulle città dall’esercito.

A pochi anni di distanza dalla guerra del golfo del 1991, migliaia di reduci dell’esercito americano svilupparono gravissime malattie spesso mortali, le loro mogli partoriscono centinaia di bambini morti o deformi, anche molte mogli dei soldati si ammalano. Nessuno ha interesse a portare avanti delle inchieste sulla cosiddetta “sindrome del golfo”, ma la lotta di alcuni soldati ammalati e di pochi giornalisti coraggiosi ha portato alla luce inquietanti ipotesi: vaccini sperimentali inoculati nei soldati senza che ci fosse stato il tempo di fare test adeguati, esposizione a contaminazioni batteriologiche che ufficialmente sono sempre state negate (armi biologiche vendute a Saddam Hussein da aziende USA), esposizione a radiazioni di uranio impoverito. Migliaia di soldati americani sono stati mandati a combattere con la convinzione di essere quasi invincibili per la loro superiorità militare, ma in realtà venivano ancora una volta utilizzati come carne da macello per gli interessi di pochi potenti. Anche militari italiani durante la guerra in Jugoslavia, o a causa del servizio prestato in poligoni militari Nato dislocati nel nostro paese sono stati colpiti da forme di tumore causate dalle radiazioni da uranio impoverito.

Se questa è la maniera in cui i vertici degli Stati Uniti d’America trattano i propri cittadini ed i propri soldati ci si può immaginare quale sia la delicatezza con cui possano trattare noi cittadini delle “democrazie occidentali”, formalmente alleate degli USA ma in realtà subordinate a tale superpotenza, e c’è poco da stupirsi quando si legge dei crimini commessi nei paesi del terzo mondo dove la potenza statunitense dette ormai legge assoluta. Alcune verità scomode compaiono persino in alcuni libri di testo scolastici, come tutte le prove e le testimonianze del fatto che il nazismo ha esteso la sua lunga ombra mortale sulle stesse “democrazie” europee sorte alla fine del secondo conflitto mortale. In vari paesi europei, Italia compresa, fascisti, nazisti e collaborazionisti vari, complici del regime del terrore nazi-fascista furono reintegrati con funzioni dirigenziali; tali persone erano considerate dai vincitori statunitensi di sicura matrice anticomunista e quindi utili sia a contrastare il nemico sovietico, che a contrastare le rivendicazioni interne dei lavoratori.

Come è stato ammesso dagli stessi vertici della Repubblica Italiana, per 40 anni ha operato anche in Italia una struttura segreta detta Gladio, che aveva contatti con agenti segreti statunitensi ed era collegata alle logge massoniche e ai terroristi neofascisti. Da questo squallido quadro di intrighi nazionali ed internazionali ha trovato alimento una strategia del terrore in funzione anticomunista; lo stato italiano e quello americano furono coinvolti, tramite i loro servizi segreti, nell’organizzazione di numerose stragi per terrorizzare la popolazione e giustificare le manovre repressive del governo contro i movimenti di opposizione sociale: Brescia, Bologna, Piazza Fontana furono luoghi dove uomini innocenti furono sacrificati come carne da macello per il tornaconto di un potere criminale. D’altronde anche i brigatisti rossi furono usati e manovrati per il medesimo fine, come si può facilmente capire rileggendo ad anni di distanza la storia del sequestro Moro, osservando come i terroristi furono spesso lasciati fare da forze dell’ordine e servizi segreti “stranamente” inefficienti.

Si è recentemente scoperto che agenti di Gladio sapevano del sequestro Moro già due settimane prima che venisse compiuta la strage dei cinque agenti della sua scorta. Gli stessi criminali nazisti che scapparono dalla Germania ormai sconfitta alla fine della seconda guerra mondiale sembra siano stati aiutati dalla CIA a fuggire in Sud America (operazione Odessa); di sicuro essi collaborarono con le dittature militari tenute in piedi grazie all’appoggio dei governi USA e della CIA, e quindi anche in questo caso i peggiori criminali del mondo furono utilizzati dagli Statunitensi per i propri squallidi interessi. Difficile fare il conto di quante decine di migliaia di Sudamericani hanno perso la vita nel dopoguerra a causa delle violenze perpetrate dalle dittature imposte con la copertura USA e con la collaborazione delle ex SS.

Ma una stima di mezzo milione credo sia alquanto attendibile dato che solo in Guatemala dal 1954 al 1996 sono stati cancellati dalla faccia della terra 400 villaggi, sono state assassinate 200.000 contadini indios , la maggior parte dei quali torturati o stuprati dai soldati. I bambini che i soldati dell’esercito si divertivano ad uccidere costituiscono il 20% dei morti in questo genocidio, il 14% dei torturati, il 27% dei violentati. Le forze di polizia e dell’esercito delle dittature dell’America Latina d’altronde sono state addestrate all’uso della violenza e della tortura direttamente dagli USA, o nella tristemente famosa “Scuola delle Americhe” (con sede a Fort Benning, Georgia) o in altre scuole simili a Panama e in Brasile (sempre gestite da istruttori statunitensi). Il Washington Post nel 1968 riferì che tale scuola era nota in tutta l’America Latina come “la scuola dei colpi di stato” (escuela de golpes). Nonostante numerose proteste all’interno e all’esterno degli USA la scuola non è mai stata chiusa .

Anche i programmi di sterilizzazione dei minorati mentali e dei pazienti psichiatrici furono portati avanti intensivamente nella Germania nazista, ma di recente Australia, Austria, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia Giappone, Norvegia, Svizzera, Svezia e Stati Uniti hanno ammesso di avere fatto altrettanto. Dal 1935 al 1976 in Svezia furono sterilizzate con intervento chirurgico contro la loro volontà 6.000 persone che mostravano caratteristiche razziali indesiderate o qualità inferiori. Oltre 16.000 donne giapponesi con infermità vennero sterilizzate (le donne sono sempre le vittime preferite di ogni forma di sopraffazione e di tortura). In Francia 15000 donne considerate minorate mentali vennero sterilizzate forzatamente dallo stato. Dall’altra parte della cortina di ferro la vita non veniva certo rispettata di più: KGB, polizia politica, manicomi per i dissidenti, epurazioni, intervento militare contro i paesi “amici” che si ribellavano; non ho molti dati a disposizione, ma dal clima di terrore e di programmazione forzata di ogni forma di attività umana nei paesi del “socialismo reale” si può immaginare che in quei paesi si compirono altrettanti crimini nei confronti degli esseri umani. La vita del singolo individuo anche in tempi moderni è stata considerata poco più che una nullità da chi ci governa. Un altro programma che venne iniziato da Hitler e portato avanti dai suoi vincitori fu quello dell’utilizzo delle droghe per abbrutire le masse. Scienziati tedeschi girarono il mondo in lungo e in largo, dal Tibet alla foresta amazzonica, alla ricerca di principi attivi che potessero essere utilizzati come droghe per alterare il comportamento delle masse.

Essi cercavano di trovare una sostanza che rendesse manipolabili le menti, ma che lasciasse al contempo intatte le capacità lavorative delle persone. In realtà la scoperta degli psicofarmaci e il loro uso in psichiatria sembra essere il coronamento del sogno hitleriano: condizionare le menti dei sudditi con dei farmaci che annebbiano la mente ma che utilizzati in dosaggi opportuni ti permettono di funzionare ancora negli ingranaggi lavorativi. Le statistiche sui consumi crescenti degli psicofarmaci parlano chiaro (in Italia è uno psicofarmaco il medicinale più venduto in farmacia), mentre le affermazioni degli psichiatri secondo le quali siamo quasi tutti esposti al rischio di sviluppare una “malattia mentale” costituiscono il presupposti per diffondere sempre più capillarmente nella nostra società la cultura della droga farmacologia. Si sa ormai da tempo (notizie ovviamente censurate dai mass media) che il fluoruro di sodio silicico (scarto della raffinazione delle rocce di fosfato) contenuto nei dentifrici (descritto brevemente come fluoro) NON previene la carie ed ha effetti tossici sull’organismo umano, persino cancerogeni (fra l’altro indebolisce l’attività dei globuli bianchi).

Una prova di questa affermazione, che potrebbe sembrare così assurda, è che il governo olandese ha revocato il programma di fluorizzazione delle acque potabili (addizione di fluoruro all’acqua corrente delle abitazioni) dopo aver osservato gli effetti negativi di un tale provvedimento . Un altro esempio abbastanza evidente delle falsità propagandate sul fluoro è l’esperimento di Ottawa nel Kansas, dove la fluorizzazione dell’acqua in soli tre anni ha fatto abbassare la percentuale dei bambini senza carie da 82,3% a 45% . Tutti si chiederanno allora perché nonostante la palese nocività del fluoruro lo si reclamizza ancora come deterrente contro la carie, perché, se proprio si vuole vendere un prodotto per i denti, non si pubblicizzano invece dentifrici alla salvia (che quella almeno pulisce i denti in modo naturale)? La prima risposta potrebbe essere che in questa maniera alcune industrie riescono a smaltire una parte dei loro rifiuti tossici (quelli costituiti appunto da fluoruri), la seconda che c’è stato un errore scientifico che (intenzionalmente) non è stato mai corretto, la terza spiegazione infine potrebbe essere che l’azione tossica del fluoruro avvelena anche il cervello e causa una sedazione a livello mentale.

Per essere più precisi gli studi della Florida International University dimostrano che il fluoruro causa disagi all’apparato sensoriale, abbassamento dei tempi di reazione, effetto sedativo e tranquillizzante. Nel 1944 gli scienziati USA che lavoravano nella campagna di defluorizzazione dell’acqua hanno evidenziato che il fluoruro causa stati confusionali, sonnolenza e svogliatezza. Il sogno di Hitler si è forse realizzato? Sembra pazzesco eppure il fluoruro è un veleno citoplasmatico che ci compriamo contenti obbedendo alle parole della pubblicità e seguendo il richiamo del sorriso smagliante del modello o della modella di turno. E ovviamente il sovrapprezzo della pubblicità che instilla nelle nostre gli effetti “benefici del fluoro” è tutto a nostre spese: quando compriamo un dentifricio reclamizzato in TV paghiamo anche per la messa in onda della pubblicità al veleno. Non solo paghiamo per il veleno, ma paghiamo pure per sentirci dire che il veleno ci fa bene; la realtà sembra peggiore dei peggiori scenari dei romanzi di fantascienza. Ma in fondo era facile da prevedere, chi ha il potere, qualsiasi potere, raramente mostra scrupoli umanitari. Ai nostri giorni il potere sembra essere più in mano delle oligarchie economiche e delle multinazionali che non degli stati, ed è facile immaginarsi che un simile cinico disprezzo per la vita e per i valori umani venga portato avanti dalla politica di questi nuovi poteri forti.

Fino a quando era lo stato ad influenzare la cultura e gli organi di informazione, l’indottrinamento era soprattutto politico, adesso che le multinazionali possiedono ed utilizzano direttamente i mass media, l’indottrinamento è orientato sempre di più verso l’allargamento del mercato: l’obiettivo è farci comprare di tutto e di più. Per quanto sia nocivo e pericoloso un prodotto commerciale, lo sforzo congiunto della propaganda diretta e indiretta (pubblicità e manipolazione culturale) è tutto orientato a farcelo comprare. Più noi compriamo più loro guadagnano, e per convincerci a comprare tante cose devono instillare nella nostra mente dei bisogni indotti, devono farci pensare che noi abbiamo bisogno di tante cose: bisogno della lavatrice, del dentifricio al fluoro, di tre automobili e quattro telefonini cellulari per famiglia, del riso precotto, del sugo pronto, del forno a microonde, delle medicine per la depressione, delle pillole per l’insonnia, delle pillole per dimagrire, delle armi per fare la guerra al cattivo di turno … Siete veramente così ingenui da pensare che i poteri delle multinazionali e delle oligarchie economiche non possano usare la manipolazione della cultura per raggiungere questo fine?

CAPITOLO 1: considerazioni di base per una critica dei saperi 1.1 Scienza e libertà Qualsiasi discorso di analisi o di critica (sociale o scientifica che sia) non può che partire da una riflessione sulla libertà. Se tutti fossero veramente liberi, pienamente coscienti e auto-determinati sarebbero inutili tanti discorsi sulla parzialità della scienza e di altre (vere o presunte) forme di conoscenza. Se le nostre idee sul mondo, se le nostre opinioni in campo politico, sociale o scientifico non dipendessero fortemente dal condizionamento esterno, se ognuno di noi avesse tutti gli strumenti per accedere direttamente alle nozioni che gli interessano e quindi la capacità di giudicare liberamente, questo libro non avrebbe senso di esistere. Purtroppo, come mostrerò subito con alcuni esempi, nonostante molti di noi vogliano credere di essere liberi, siamo tutti schiavi di condizionamenti fortissimi dei quali non sempre è facile accorgersi.

Non fraintendetemi, quando dico questo non credo di essere migliore degli altri, non credo di essere io l’uomo libero in un mondo di schiavi, non a caso nel periodo precedente il soggetto è stato messo al plurale. Quello che penso invece è che la libertà assoluta non esista, che siamo tutti, io compreso, più o meno condizionati e condizionabili, vittime di pregiudizi e false verità che abbiamo fatto nostri a causa del peso della tradizione, dei condizionamenti sociali, dell’ammaestramento subito da parte di chi gestisce il potere dell’informazione. Io non ho la presunzione di affermare che sono un uomo libero, e con questo libro vorrei esortare anche il lettore a prendere coscienza delle catene invisibili di carattere culturale, ideologico, psicologico e istintivo che limitano la sua libertà di azione e di pensiero. Questo libro non vuole però trasmettere un messaggio negativo, un messaggio di rassegnazione e di apatia che porti al vittimismo, perché l’altro risvolto di un simile pensiero è che se non è definibile una libertà assoluta, si può quanto meno parlare di una libertà relativa: un uomo è tanto più libero quanto più conosce, la libertà non la si regala ma la si conquista attraverso la cultura. Ma non basta la pura conoscenza per essere liberi, non bastano le nozioni in sé, per quanto possano essere importanti, quello che serve è la cultura passata al filtro della ragione, dell’analisi critica, la conoscenza passata al vaglio del dubbio, sottoposta al setaccio di mille “come?” e di mille “perché?”.

Ai fini della conquista della libertà può essere più importante possedere un sano scetticismo critico che non mille sterili nozioni acquisite come se fossero “sicuramente vere”. Solo questa cultura, solo questa conoscenza ci può permettere di essere quanto più possibile auto-determinati e quindi di avvicinarci sempre più ad un ideale (irraggiungibile) di libertà. La negazione della cultura e della conoscenza critica, la negazione di ogni forma di sapere libero e liberatorio è sempre stata la prima preoccupazione di ogni forma di dittatura, sia quelle esplicite (nazi-fascismo e socialismo reale) che quelle implicite. Nelle dittature esplicite si proibiscono direttamente tante cose che possano portare all’acquisizione di una mentalità critica e libera, si vieta la stampa di certi libri, si censurano i film e le trasmissioni televisive. Nelle dittature implicite ci sono ugualmente mezzi potentissimi per scoraggiare e rendere difficile una tale acquisizione.

È un’affermazione forte quella che le nostre democrazie occidentali siano per tanti versi delle dittature implicite, ma è un’affermazione che si può dimostrare con degli esempi così eclatanti da lasciare poco spazio al dubbio. Se non vi fossero bastati tutti i dati già citati, la storia del paragrafo 1.3, l’articolo del paragrafo 1.5 e l’intero capitolo 3 dovrebbero aiutarvi a squarciare una parte di quel velo di menzogne che ci circonda e ci impedisce di guardare la realtà. Tante cose neanche io riuscivo a crederle all’inizio, è stato difficile anche per me rendermi conto fino in fondo di quello che andavo scoprendo a poco a poco.

Spesso non volevo credere ai miei occhi, non volevo credere che ci fosse tanta malvagità e tanta menzogna intorno a me, ma poi ho imparato ad aprire gli occhi, anche quando mi costava fatica: non serve a niente fare finta di non vedere. Prima di andare avanti nella trattazione voglio precisare che poche delle idee espresse in questo libro sono radicalmente nuove, nei numerosi libri da me citati in questo scritto si possono trovare argomentazioni molto simili scritte da persone più famose e forse più colte di me. Ma mentre in tali libri si affronta di volta in volta un solo aspetto particolare della menzogna, in questa mia opera cerco di presentare un quadro il più possibile completo delle problematiche relative al processo di formazione della scienza e della conoscenza, alla loro contraffazione, al rapporto fra scienza, conoscenza e potere, alla globalizzazione della menzogna.

Se qualcuno si scandalizzasse delle mie “eresie” che mettono in discussione la scienza e la conoscenza ufficiali, sappia che numerosi scienziati, storici e filosofi della scienza hanno già da tempo espresso idee simili alle mie, e alcuni dei libri che cito in questo mio lavoro sono stati pubblicati e tradotti in varie lingue e letti in tutto il mondo da migliaia di persone. Ma nonostante tutto si è sempre trattato di una circolazione di saperi limitata ad ambienti molto ristretti, e spesso certe conoscenze sono rimaste separate da barriere di comunicazione fra un settore e l’altro: certi medici conoscono le mistificazioni della medicina ufficiale ma continuano a credere a una certa psichiatria, altri hanno scoperto la falsità della psichiatria ma credono ancora alla bontà della medicina ufficiale, altri studiosi conoscono le falsificazioni della storiografia ufficiale ma non sospettano che anche nella scienza possa succedere qualcosa di simile. Pochi riescono a pensare in termini globali, forse fa un po’ paura, forse fa persino un po’ male rendersi conto fino in fondo della falsità che ci circonda.

Documenti estratti dal libro “La scienza marcia e la menzogna globale”
di Corrado Penna -  fisico nucleare, ricercatore, esperto di storia e filosofia della scienza

la prima bozza di tale libro è disponibile gratuitamente
all'URL http://www.insieme.net/~corrado_penna/marcia.zip
o richiedibile gratuitamente all'e-mail dell'autore Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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