L’ Evoluzione dell’ Uomo in Consapevolezza e Salute e Il ruolo della Naturopatia nella Nuova Era

Ai nostri giorni è generalmente ammesso che all'origine dell'Universo vi sia la vibrazione e il movimento che con diverse frequenze, differenziano le varie qualità della materia.

Qualcuno stenta a valutare nello stesso modo la materia dell'UOMO.

Qualcuno stenta a riconoscere in ciò la mano divina.

Da quando l'Uomo pose il piede sul suolo con la posizione eretta, in equilibrio tra gravità e levità, si distinse dagli altri animali e si impegnò in una nuova integrazione della vita.

L'uomo è chiamato a cambiare se stesso!! Il percorso evolutivo è quello della presa di coscienza, della CONSAPEVOLEZZA nella COERENZA.

La CONSAPEVOLEZZA arricchisce lo spirito, colora l'animo, rincuora e rinforza il corpo così che si è in grado di evitare o comunque di superare le tragedie più immani della vita. E finché le sue azioni sono coerenti, ovvero equiparate tra sapere ed agire tra scienza e coscienza, l' Uomo sarà "innocente" agli occhi del divino come lo è un bimbo agli occhi della madre. Iddio richiede da ognuno tanta responsabilità quanta è la sua consapevolezza. Ma siccome l'Uomo si fregia di sapienza e agisce da distruttore senziente, dovrà fare i conti perlomeno con la propria coscienza ed affrontare il limite così autocostruito della malattia e del dolore.

Siamo costruttori del nostro presente e del nostro futuro.

L'evoluzione dell'Uomo e del suo vivere sociale, nonché la consapevolezza che va maturando l'"Homo Sapiens" in un "Homo Spiritualis" passando da una sorta di uomo "tecnologico" e uomo "informatico", intravedendo altresì durante tale percorso i rischi di implosione dell'ecosistema globale, nonché il pericolo di affidare a pochi un enorme potere, richiede pressantemente una sempre più stretta relazione, se non comunione, dell'aspetto morale-etico e dell'aspetto scientifico-tecnologico; sia in campo sanitario e salutistico che in qualsiasi altro settore.

La totalità della vita sociale e personale deve avvicinarsi e poi fondersi ad un senso etico, all'insegna del rispetto di se stessi, del rispetto degli altri e della vita in tutte le sue manifestazioni.

La NATUROPATIA rientra prepotentemente in tali considerazioni.

Non solo per quanto concerne la formazione e l'atteggiamento professionale del NATUROPATA, ma altresì per l'accettazione del proprio stato e la partecipazione consapevole nel processo di recupero.

Supera al meglio il disturbo o la malattia, la persona che riesce ad intravedere nella sua condizione non una punizione o una discriminazione, bensì la necessità di doversi esprimere in ciò che lo squilibrio congenito o acquisito richiede. O meglio ancora, intravedere una sorta di opportunità per rapportarsi con se stessi e con gli elementi psicologici che, confrontandosi con il corporeo, devono rafforzare il proprio essere profondo.

Seppur apparentemente semplicistico, specie se sostenuto da parte di chi sta più o meno bene, dal punto di vista fisiognomico e psicofisiognomico, antroposofico e spirituale, nel soma si trova l'impronta di ciò che è dentro, oppure di ciò che da dentro vuole, ma non riesce a manifestarsi.

Così che noi tutti, chiamati ad una sorta di incarico di vita, dobbiamo al meglio esprimere quanto, e non più, è nelle nostre possibilità.

Nell'arto, nell'organo, nella psiche di una disfunzione vi è altrettanta tensione psico-emotiva-morale che pressa, vuole e deve essere espressa.

Davvero sovente nel lavoro terapeutico professionale ho potuto "toccare con mano" il nesso esistente tra tensioni, conflitti, comportamento e salute; nonché constatare come una deflessione statico-dinamica, una tensione muscolare, una disfunzione organica coesista con un "movimento" e-mozionale, un rapporto sociale, un atteggiamento morale.

Sempre più l'applicazione pratica induceva quindi a convincermi che il comportamento è inscindibilmente correlato, da una parte alla malattia nelle sue varie manifestazioni statico-posturali, organico-funzionali, biologiche, e dall'altra ai valori morali, alla carica interiore e ai movimenti e-mozionali di interrelazione che ne conseguono.

Il comportamento ne è lo specchio e il campo d'azione, in continuo movimento sia evolutivo che involutivo. Tanto scaturisce da attenta osservazione.

Su tali concetti si fonda il lavoro del NATUROPATA, sia per ciò che concerne l'approccio terapeutico che per il rapporto con il suo cliente.

D'altro canto, umanamente e professionalmente, è stimolante pensare che oltre al sostegno tecnico-funzionale che ogni terapeuta potrà dare, affinando la capacità di lettura globale del "disagio", si possa arrivare ad una terapia manuale o di somministrazione che, dal mero tecnicismo, possa essere dirompentemente dispensatrice di consapevolezza delle tensioni, dei conflitti, delle paure, dei comportamenti, del portamento; portando così ove possibile una risoluzione più profonda della malattia.

È umanamente e professionalmente auspicabile che quei valori etici, per taluno anacronistici ed utopici, da sacri e metafisici, possano concretizzarsi nel corporeo; possano prender forma e carattere nell'organismo come carica interiore, utile a qualsiasi essere.

Utile se non indispensabile al NATUROPATA per il suo atto di professionale solidarietà, ed utile altresì alla persona per raggiungere la giusta "moti"-v-"azione" che metta appunto in movimento in primis il processo di accettazione, al quale seguirà poi in maniera più naturale l'attivazione di ciò che è in stasi e può rigenerarsi; nonché, come sovente possibile, anche la rimozione della causa più nascosta della disfunzione.

Ciò che accade al genere umano, all'una o all'altra comunità, all'uno o all'altro individuo evidenzia quindi come esso ha agito e agisce, evidenzia il suo comportamento: alimentare, psicoemozionale, posturale, di relazione sociale, morale, spirituale.

Ma tali affermazioni, sia ben chiaro, non devono scaricare ogni responsabilità sull'individuo esonerando il "prossimo" e la società a prestare il necessario aiuto a chi occorre! La carità, intesa correttamente, è un alto valore, più efficace del "farsi carico responsabile" dettato dalla bioetica medica; in quanto vi abbiamo aggiunto l'ingrediente dell'Amore per la vita e per l'altrui.

Nella terapia ciò si deve tradurre in una morale collettiva, politicamente sollecitata da iniziative sociali, scientifiche, sanitarie o salutistiche adeguate, tutte intorno all'individuo e alla sua esigenza primaria di evoluzione.

Anche la collettività, il Terapeuta e la singola persona a seconda delle proprie possibilità, deve dare tutto il sostegno e l'aiuto necessario alche l'individuo arricchisca in consapevolezza, in quanto solo quest'ultima alla luce della coerenza, qualora il soggetto lo voglia, è in grado di elevare d'animo, per portare la forza e la determinazione, la CARICA INTERIORE, per migliorare quanto è possibile e per superare ogni malattia, ogni difficoltà.

Nella piena considerazione dell'apparente irrazionalità scientifica, un filo logico conduttore, non può che ispirarsi al tentativo di comprensione di quella mai totalmente esplorata, stupefacente creatura chiamata UOMO, nella sua interrelazione micro- e macroscopica.

D'altronde non è proprio il pensiero insolito che pone il presupposto per una nuova scoperta ?!!

Il tentativo, sensaltro già plurisperimentato, è anche quello di affiancare alla terapia manuale e alle più efficaci terapie di somministrazione, la comprensione di come conflitti consci ed inconsci si "incarnano" nel soma e, di contro, come essi possano essere eventualmente "strizzati via" da mani esperte ed amichevoli, con l'ausilio delle terapie manuali naturopatiche e di quant'altro la Natura di utile mette a disposizione, alla luce di una consapevolezza da acquisire del proprio "atteggiamento" esteriore ed interiore, e da parte non solo del "cliente".

Tratto dal libro "NATUROPATIA Scienza e Trascendenza" di giuseppeImbriani

 

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Commenti 1

 
laura bartorelli il Sabato, 28 Aprile 2012 17:55

Spettacolo il Salento! nel Sole, nel Mare, e nel Vento :)

n.b. ho visitato il tuo Sito

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