Siamo quello che mangiamo

Brano semiserio per riflettere insieme.

Quanti di noi si sono trovati a mangiare la prima cosa capitata sotto mano o, meglio, sott'occhio, per mancanza di tempo o in preda ai morsi della fame o semplicemente spinti dalla golosità? Se ci fermassimo a riflettere che quanto mangiamo diventa parte di noi, forse sceglieremmo con maggiore attenzione cosa mettere nella pancia.

Pensiamo ad esempio, quando facciamo la spesa al supermercato, a cosa guardiamo di un prodotto prima di metterlo nel carrello: probabilmente il prezzo, la scadenza, la marca, l'eventuale offerta. Alcuni magari, un po' fissati, indugiano sul valore energetico, le kcal per intenderci; altri invece, più "scrupolosi", leggono anche l'apporto di grassi. Ci sono poi quelli che si soffermano su tutta la tabella nutrizionale. Quelli di noi che leggono gli ingredienti contenuti in un dato prodotto a volte si sono forse interrogati su cosa significasse quella sigla  (E150, E477) o quella sostanza (neoesperidina, che non è parente dell'aspirina, ma un edulcorante sintetico, un dolcificante, per parlare "potabile", utilizzata ad esempio in alcuni tipi - si dice il peccato ma non il peccatore - di birra analcolica, conserve di frutta, caramelle; o colza, il cui olio, per chi ancora non lo sapesse, è presente nelle miscele dei generici grassi vegetali, ma è anche utilizzato come biocarburante per i motori Diesel); nomi talvolta astrusi (agente di carica, che non ha niente a che vedere con le forze dell'ordine, ma è un additivo alimentare che contribuisce ad aumentare il volume di un prodotto senza contribuire in modo significativo al suo valore energetico disponibile), incomprensibili ai più.

Prendiamo l'abitudine di leggere gli ingredienti, non fosse altro per capire cosa potremmo ingerire, magari mascherato in una bella forma, con un bel colore, un profumo invitante.

Anche in questo caso, come in tanti altri nella vita, è meglio preferire la semplicità. Meno lunga è la lista degli ingredienti e mi riferisco ai prodotti confezionati, cotti, precotti, congelati, surgelati, liofilizzati, essiccati, sottovuoto, in scatola, in barattolo, in busta e chi più ne ha più ne metta, meno possibilità abbiamo di trovare "cose che noi umani non potremmo neanche immaginare" (citazione dal film Blade Runner, che non mi stancherei mai di rivedere, per gli interpreti, le atmosfere, e, come dimenticarla, la colonna sonora!). Figuriamoci il nostro apparato digerente!

Chissà cosa si dicono il nostro stomaco e il nostro intestino quando l'uno passa all'altro il proprio contenuto: "Tieni, ora veditela tu con questo miscuglio, quello che vuoi assorbire, trattenere, eliminare. Io ho fatto quello che potevo: scomponi questo, mescolalo con quello, dividi, separa, non ce la faccio più! Se la tipa lassù, lì, la bocca, sminuzzasse un po' di più, farei meno fatica! Oggi, poi, ho un'acidità!" - "Non dirmi nulla guarda, la flora è depressa, i microvilli sono stressati! Mi sento addosso una fiacca! Mi sto proprio impigrendo!"

Tutto quello che ingeriamo è sottoposto all'instancabile azione degli organi che costituiscono il nostro apparato digerente, a partire dalla bocca fino ad arrivare all'ultimo tratto dell'intestino, senza dimenticare il contributo fondamentale del fegato, del pancreas, nonché delle ghiandole salivari. Il cibo passa, è trasformato, metabolizzato, sottoposto a numerose reazioni in questo apparato, costituito appunto dal tubo digerente e da vari organi associati. Sì, avete capito bene, siamo percorsi da un tubo, che inizia con la bocca e finisce ........... ehm, come finisce immagino lo sappiate già.

Breve, anzi brevissima digressione: chi, come me, ha letto "La metafisica dei tubi", di A. Nothomb, ricorderà che la piccola protagonista, fino a circa due anni, è  convinta di essere un Dio-tubo: un placido tubo che vaga nell'universo, immobile, che fa dell'atarassia il suo stile di vita, che filtra l'universo e non trattiene niente, un cilindro sereno impegnato solo nel deglutire, nel digerire e nell'escrezione.

Insomma, in questo tubo, con annessi e connessi, ogni giorno, ogni singola parte degli alimenti che introduciamo è elaborata e diventa in qualche modo parte del nostro corpo: dagli alimenti ricaviamo i nutrienti necessari, l'energia che ci sostenta, ma anche, troppo spesso, sostanze non propriamente utili e salutari.

Provate a farci caso: quante volte in una settimana vi sentite appesantiti, gonfi (non date la colpa ai legumi se non li mangiate da mesi!), col colorito un po' spento (e non dipende dal golf beige sbiaditello che avete riesumato dal guardaroba),  intasati (e quasi quasi vorreste anche voi delle rotonde nella pancia, per facilitare la viabilità), magari anche mentalmente assopiti (pur dormendo 6-8 ore per notte)? Una volta? Duuuue? Tre volteee? Quaaaattro???!!!! Qualcuno starà già pensando: "Ma può dipendere dall'intestino; il mio per esempio si irrita facilmente." Nulla da eccepire ma........."ciancio alle bande!" come direbbe una mia amica; non meniamo il can per l'aia, aggiungo io (adoro i detti, i proverbi, i modi di dire, gli ipse dixit.........).

Scegliereste di fare il pieno alla vostra auto con una miscela se sapeste che questa, oltre al carburante, contiene anche sostanze che vanno ad intasare i filtri, affaticare i pistoni, limitare le prestazioni o danneggiare il motore? Probabilmente no.

Allora, prima di mangiare qualcosa, fermiamoci un attimo, invece di avventarci famelici o come automi lobotomizzati.

Non siamo forse dotati di ragione e intelletto (lascio ai filosofi dissertare in merito)?

Allora proviamo a chiederci cosa c'è dentro, leggiamo gli ingredienti; nel dubbio preferiamo un alimento semplice, sano, genuino, il più possibile fresco e, ancora meglio, di stagione; quando ne abbiamo la possibilità, informiamoci su quegli ingredienti che ci hanno lasciati perplessi.

Scegliamo con cura cosa mangiare.

Scegliamolo consapevolmente.

Alla prossima e..............passate parola!

Frantumi

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Alla fine noi siamo i nostri stessi aguzzini

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