Esistono tre modi di stare al mondo. Si può pensare, si può sentire, oppure si può agire. Potremmo tranquillamente assegnare ad ognuno di questi modi una parte del corpo. Chi pensa sta nella testa, chi sente occupa il cuore, e chi agisce è nelle gambe.

Ognuno di noi vive secondo una mescolanza irripetibile di queste modalità, ma quasi sempre esse sono in grande squilibrio tra loro.

Ti faccio un esempio: ti hanno appena proposto un progetto molto interessante e remunerativo, ma per accettare di parteciparvi dovresti trasferirti in un'altra città, interrompere la convivenza con la tua compagna/o, lasciare il tuo lavoro attuale e chiudere diverse faccende.

Ecco cosa pensa chi sta troppo nella testa:

ecco... sì, è una cosa interessante, dovrei andare, però d'altra parte... dovrei chiudere quella faccenda... lasciare il lavoro, è una fatica, e poi chissà se il progetto è veramente come dicono, e se fosse uno sbaglio? Forse è meglio dire di no... però potrebbe essere un'occasione persa ...e poi mi vergogno a dire di no, ci tengono così tanto, allora vado...ma se poi lei/lui mi lascia? E poi dovrei trovarmi un appartamento in affitto, e cosa dirà mio padre?... forse dovrei andare dai miei per un po', così divento irreperibile e sarà quel che sarà... (termino qui, ma di solito il tipo di testa va avanti con questa solfa per giorni e giorni, finché non esaurisce definitivamente ogni energia e prende una decisione qualsiasi per semplice sfinimento)

Ecco invece la stessa situazione per uno che sta troppo nel sentire:

Mmmmhhhh! Mi piace! Che bel progetto! E hanno chiamato proprio me!!! Però... c'è anche quel tipo, no! Lui mi sta proprio antipatico. Non mi piace che ci sia! E' impossibile lavorare con quello! Non riesco, non riesco a sentirmi bene quando c'è lui! D'altra parte, il progetto è proprio una gran bella cosa! Se solo non ci fosse quel tipo! Mi fa andare sui nervi! E' un arrogante! Come faccio a lavorare con lui! Però è bello che ci sia un progetto così in Italia! E l'hanno chiesto a me, ti rendi conto! ( anche lui va avanti fino allo sfinimento).

Ed ecco il tipo che sta esclusivamente nell'agire:

Risposta uno:

Si! (fa i bagagli e parte immediatamente per il progetto senza avvertire nessuno).

Risposta due:

No! (continua la sua vita e non vuole sapere più niente di tutta questa storia).

Ragioniamo un attimo. Non ti sembra un tantino folle il comportamento di questi tre? Eppure la maggior parte delle persone è dedita a questo tipo di reazioni, spesso con una mescolanza dei tre tipi quasi inimmaginabile. Personalmente sono sempre stato un tipo di testa. Qualsiasi scelta dovessi fare passavo il mio tempo a giocare a ping-pong tra un emisfero cerebrale e l'altro, finché, in effetti, ero troppo stanco e frustrato per essere ancora padrone delle mie scelte. Ho dovuto fare molto allenamento per imparare a scendere un po' più in basso, e a "sentire" quale fosse la strada giusta prima di ragionarci; invece per quanto riguarda l'azione, beh, questo libro è uno dei primi frutti di quell'allenamento.

Naturalmente gli esempi che ho fatto sopra sono volutamente al negativo: di per sé il pensare, il sentire e l'agire sono strumenti utilissimi e indispensabili all'uso di te stesso, ma necessitano di un certo apprendimento per non cadere nelle trappole di cui sopra.

Pensare:

Questa modalità e sicuramente la più diffusa nella nostra società, stiamo tutti, chi più chi meno, un po' troppo nella nostra testa: a rimuginare, a riflettere, a giocare la famosa partita di ping-pong. La maggior parte delle persone in questa società non ha molto bisogno di dare altro nutrimento a questa sfera, al contrario, dovrebbero forse metterla rigorosamente a dieta.

Ad ogni modo esistono infinite strategie per allenare il proprio pensiero a muoversi in maniera sobria e lucida, raggiungendo le soluzioni rapidamente e senza troppi set tra un dubbio e l'altro.

Si possono fare liste dei pro e dei contro, si può chiedere consiglio, imparare dai percorsi altrui, scomporre i problemi grandi in tanti piccoli problemi più semplici, risolvere una questione alla volta. E quest'ultima è forse la strategia più raccomandabile. L'atteggiamento di chi pensa troppo è infatti sempre quello di fagocitare l'intero problema, per quanto sia grande e complesso, cercando un'illuminazione impossibile che lo porti a risolverlo mentalmente. Se deve preparare una cena importante, quello che pensa troppo va nel pallone perché cerca sempre di immaginarsi il menù nella sua interezza, già tutto cucinato nelle sue varie sfumature, e non riesce a capire quale menù sarebbe più adatto, mentre invece potrebbe semplicemente aprire il frigo e vedere cos'ha a disposizione, tanto per cominciare. Scomporre il problema, iniziare dall'esistente, e fare un passo alla volta sono regole d'oro per pensare in maniera corretta.

Quando poi il pensiero, che è sempre limitato, incontra questioni per lui insormontabili, non ti resta altro che affidarti al sentire.

Sentire:

Se sei già uno che "sente" senza problemi, non hai certo bisogno di strategie per imparare a farlo, anche se magari non sai esattamente com'è che fai a sentire. Immaginerò invece di parlare ad uno che del sentire non sa proprio niente, che sta sempre a rimuginare ai "piani alti", e che quando ha una fitta allo stomaco pensa di aver mangiato troppo gelato alla vaniglia.

Il sentire è nel tuo corpo, escludendo da esso l'attico, ovverosia il cervello. Il resto del tuo corpo è tutto buono per sentire, anche se la parte di solito maggiormente investita dalle sensazioni va dalla gola alla pancia. Devi immaginare che il tuo cuore sia una specie di cervello alternativo, che ha un modo tutto suo di manifestare i propri ragionamenti: lo fa attraverso una complessa rete di emozioni e di sensazioni fisiche.

Il cuore ed il sentire sono molto collegati al tuo sistema immunitario, e possono manovrarlo, insieme ai pensieri, e fargli produrre molti risultati. Questa è l'origine delle malattie così dette "psicosomatiche". Sei depresso per un mese, fai pensieri neri e senti che la vita è uno schifo, ed ecco che ti viene una bella gastrite. Il dottore dice che bevi troppi caffé... ma non sarà invece che hai ottenuto un risultato senza esserne consapevole? D'altra parte conosco la storia, tra le tante, di una donna in chemioterapia che tolse tutte le etichette ai vasetti dei farmaci che le somministravano, sostituendole con etichette su cui era scritto: "amore puro". Guarì rapidissimamente e senza manifestare nessun effetto collaterale... una bella convinzione, no? Torniamo però al sentire. Se stai nella testa e continui a pensare, non puoi accedere al sentire. Per imparare a sentire devi necessariamente fare lo sforzo di spostarti dalla testa e scendere nel resto del corpo, portando attenzione a quello che stai provando a livello di sensazioni corporee ed emozioni.

So che non è facile, io ho fatto una grande fatica, e tuttora la faccio, quando i miei pensieri hanno molta presa su di me, ma esercitarsi è l'unico modo per imparare a scendere nel sentire, fino al momento in cui hai imparato la strada e puoi percorrerla automaticamente, senza quasi sforzo.

Ecco un modo semplice per imparare a sentire: quando devi compiere una scelta (anche una scelta banale, per esempio se a pranzo mangiare spaghetti o zuppa di fagioli...), prima ancora di riflettere siediti, chiudi gli occhi, e immagina di avere già compiuto quella scelta. Cioè immaginati seduto a tavola con un piatto di spaghetti davanti, o, viceversa, con una scodella di zuppa di fagioli. A quel punto fai attenzione a come ti senti. Che sensazioni provi? Come sta il tuo corpo, cosa ti dice?

Se ti senti bene puoi scommettere che quella è la scelta giusta per te, al di là di tutte le obiezioni della mente, se invece hai sensazioni sgradevoli forse è il caso di fare attenzione. Semplice no? Sembra quasi un gioco di prestigio, e scoprirai che sono tutti giochi simili a questo quelli che ti aiutano a smontare i tuoi meccanismi, a rimettere a punto gli ingranaggi e a permetterti di funzionare come un essere straordinario, quale sei già.

E' difficile fidarsi del sentire, perché siamo abituati a seguire un ragionamento, e solo quando abbiamo dissipato ogni ragionevole dubbio ci sentiamo certi della scelta da compiere. Il sentire, che puoi chiamare anche intuito, scavalca invece tutto questo complesso processo di ragionamenti per giungere subito al nocciolo della questione. Come fa? E' in realtà molto semplice: accade perché tu possiedi già l'informazione necessaria per capire quale strada imboccare, solo che la conservi ancora sotto la coscienza. Puoi portarla a galla con complicati e inaffidabili ragionamenti, oppure lasciarla emergere naturalmente sotto forma di sensazioni corporee.

Imparare a fidarsi del sentire è forse la sfida più grande che puoi porti, perché mette in crisi tutto quel sistema, fondato sulla ragione e sull'ipercontrollo di ogni cosa, che fonda la nostra società. Il sentire lo releghiamo ai popoli che consideriamo ingenui e arretrati. Come fa un aborigeno australiano a seguire le tracce di un animale di notte, a decidere la direzione da prendere quando è privo di riferimenti fisici, a scegliere quale animale abbattere per essere certo di non mancare il colpo? Semplicemente pensa attraverso il sentire, cosa che per lui è naturale, visto che se dovesse mettersi a computare l'età, lo stato di salute e la posizione rispetto al branco di ogni animale che caccia morirebbe sicuramente di fame.

Se vuoi un esempio più terra terra immagina il processo del ragionamento come una connessione internet a 56k, peraltro disturbata dalle interferenze del dubbio, mentre il sentire è un super adsl in grado di scaricare in una frazione di secondo tonnellate di informazione fresca. L'unico fatto sta nel fidarsi o meno di tutta la roba che abbiamo scaricato, visto che non possiamo certo controllarla un frammento alla volta. Ci impiegheremmo lo stesso tempo che ci avremmo messo per scaricarla con il vecchio modem scalcinato del ragionamento. Devi fidarti che non ci siano virus, perché se le sensazioni del sentire sono buone, e hanno per così dire un buon sapore, puoi star certo che nessuno le ha avvelenate.

Agire:

E veniamo all'agire. L'azione è la freccia scoccata, che ha ormai iniziato la sua corsa irrefrenabile verso il bersaglio. Chi vive troppo nell'agire è perennemente in azione, deve fare, fare, fare, spesso senza calcolare le conseguenze di ciò che fa. Almeno però lui fa qualcosa, mentre quello che sta nella testa è ancora intento a consumarsi le meningi nel tentativo di capire cosa è meglio fare.

Vivere nell'agire significa essere in grado di avere una buona idea e metterle subito le gambe, farla correre, lasciare che raggiunga altri obbiettivi ed inneschi per noi reazioni a catena molto fattive e produttive. Se hai ottime idee ma non riesci a metter loro un buon paio di gambe, allora puoi anche fare a meno di averle. Tutti hanno buone idee. Miliardi di persone ogni giorno vanno per le strade e producono pensieri meravigliosi, che se fosse possibile stamparli su carta e metterli in circolazione ci lascerebbero stupiti per la loro quantità e genialità. Ma solo un ristretto numero di queste persone ha le energie e la determinazione per seguire uno di quei sogni, facendo lo slalom tra le bollette del telefono, l'automobile a riparare, i figli da riprendere a scuola; schivando i dubbi e le preoccupazioni in un inseguimento che agli altri sembra insensato, ma che poi li porta ad afferrare quel sogno, a renderlo vero, visibile a tutti: che sia aprire un ristorante o dimagrire di trenta chili, non importa, può anche essere una cosa minuscola, ma è uno di quei pensieri che è stato trasformato in realtà. Ecco, questo è agire, decidere una direzione, prenderla, e proseguire finché non si raggiunge l'obbiettivo, abbattendo ogni ostacolo, continuando a martellare dietro alla propria idea, forti della certezza che alla fine essa esisterà in questo mondo, come esistono le automobili e la pizza, le scarpe da ginnastica e gli orologi, che prima non c'erano, e poi ad un certo punto hanno iniziato ad esistere.

Io sono una di quelli che per un sacco di tempo ha avuto l'impressione di produrre pensieri meravigliosi, di avere idee geniali che però nessuno comprendeva e che quindi finivano nel nulla. Ad un certo punto (dopo anni di frustrazione e tornei di ping-pong giocati tra un emisfero e l'altro del mio cervello) mi è venuto il dubbio che forse il motivo per cui nessuno capiva le mie idee straordinarie era che non le avevo mai dette a nessuno. Così ho cominciato ad agire, piano, piano, con cautela, una piccola ideuzza messa in pratica, un pensiero minuscolo a cui ho messo due gambette rachitiche, poi un altro, poi un'idea più grandicella, e alla fine qualche bel pensiero con due gambe da velocista. Molto timidamente ho cominciato, e comincio tuttora ad agire, sentendomi molto scomodo in questa modalità, dopo aver passato anni a pensare e pensare, fermo nella convinzione che tanto erano pensieri irrealizzabili.

Chi ha difficoltà nell'agire ha di solito problemi con la volontà e la determinazione, e se poi è anche uno che sta abitualmente nella testa sarà meglio che inizi a usare anche un po' le gambe. Puoi intenderlo in senso letterale, correre e far muovere le gambe, fare sport, allenare il corpo, sono modi eccellenti di far dimagrire la testa e allenare l'azione. E' naturale, visto che correre è azione pura, quale messaggio migliore potresti lanciare a te stesso se non correre una mezz'ora tutte le mattine? Ti poni una meta, e la raggiungi senza fiato, poi allunghi il percorso, ed ogni giorno hai più fiato a disposizione, le tue gambe si sciolgono, senti il tuo corpo che ti segue e ti ringrazia, è quasi naturale che nella tua vita tu inizi ad agire in modo più efficiente. E te lo dice una che da molti anni non mette le scarpe da ginnastica (anche se mi riprometto sempre di cominciare).


Pubblicato da tatanka in Crescita Personale il 14 Feb 2014 | Modificato: 14 Feb 2014
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