La Grande Crisi nella quale stiamo ancora faticosamente dibattendoci, ci ha fatto aprire gli occhi. Se osserviamo il mondo dei top manager, dei leader dell’economia e dell’impresa internazionale, alla luce di quanto è successo dall’ottobre del 2008 (il fallimento della Lehmann Brothers negli Stati Uniti) in poi, la valanga che ha rischiato di travolgere il mondo finanziario occidentale e l’economia globalizzata mondiale, ci accorgiamo di quanto poco siamo stati lungimiranti.

C’erano già stati segnali recenti, come il caso Enron in America o il crack Parmalat in Italia, ma non era cambiato il nostro modo di giudicare i vertici delle grandi organizzazioni: banche, società di consulenza internazionali, istituzioni pubbliche e private, governi, aziende multinazionali dei vari settori. Nonostante i sintomi premonitori che lasciavano emergere sistemi complessi poco presidiati, non siamo stati in grado di cogliere il pericolo di certi comportamenti.

Mi riferisco ai manager stessi, ai consulenti(categoria della quale io stessa faccio parte), ai decisori in genere e a quanti fanno del loro lavoro un impegno organizzativo. Non siamo stati in grado di intervenire in maniera efficace e tempestiva. Erano anni, infatti, che il sistema economico-finanziario e quello di regolamentazione delle cariche e dei ruoli, seguiva logiche che dal punto di vista sistemico, denotavano una evidente disfunzionalità. In particolare per il sovvertimento degli ordini di mantenimento dell’equilibrio e per la presenza di trappole nascoste tipiche del danno alla collettività e della miopia organizzativa.   Il sistema è esploso e si ricostituirà solo su logiche diverse.  

Molti manager hanno governato per anni prendendo decisioni di corto raggio e distruttive per la sicurezza collettiva, miopi e disinteressate al bene comune. Alcuni (pochi) hanno pagato per quella che è stata definita una loro “stupidità” di comportamento, quando non ha configurato cinica speculazione o reati penali veri e propri. Come nel caso di Bernard Madoff, autore di una frode da 65 miliardi di dollari, condannato negli Stati Uniti ad una pena record di 150 anni di carcere.

Cerchiamo però di capire, al di là dei giudizi affrettati, come menti brillanti e preparate, esperte e internazionalmente avvezze a dominare situazioni complesse siano state travolte dall’implosione del sistema dominante, incapaci di reagire in maniera efficace. Che fine hanno fatto i celebrati “geni” della finanza creativa? Sono stati spazzati via dalla sera alla mattina, appena i titoli di Borsa hanno cominciato a crollare. Forse allora dovremmo rivedere i concetti stessi, che diamo per scontati, di “stupidità” e di “intelligenza”.

Dobbiamo spiegarci perché i tanti furbi e furbetti della finanza internazionale, ma anche leader stimati e strapagati di grandi e solide aziende, con le loro “intelligenti” strategie di marketing e di programmazione, siano stati ciechi e sordi di fronte al terremoto che si andava preparando. Se per “stupidità” non ci si limita al significato opposto di “intelligente”, per considerarlo invece un concetto complementare e addirittura sistemico, allora si può forse dare un senso nuovo alla situazione attuale.

Magari mettendo sotto accusa proprio la troppa “intelligenza” di chi ha inventato il sistema a scatole cinesi degli hedge funds, che hanno portato sul lastrico decine di migliaia di risparmiatori e distrutto il mercato immobiliare americano, e rivalutando invece la creatività latente nel concetto stesso di “stupidità”.   “Un’invenzione senza futuro”, sentenziò qualche giornalista “intelligente” quando i fratelli Lumiére inventarono il cinema, nel 1895. La storia è piena di aneddoti del genere, a conferma che la genialità e l’innovazione, spesso, sfidano l’ “intelligenza”.  

Nella primavera del 2010, è partita una grande campagna pubblicitaria della Diesel all’insegna di un motto paradossale: “Be stupid”. E’ giocata su vari slogan fortemente provocatori, che contrappongono il mondo degli smart “gli intelligentoni” a quello degli “stupidi”, ovviamente quelli che comprano quel marchio. Lo slogan forse più azzeccato, che in qualche modo li riassume tutti, recita: “Gli intelligenti pianificano, gli stupidi fanno la storia”.

E poi leggiamo ancora nel concept della campagna: “Essere stupidi significa essere coraggiosi, perché non è intelligente prendersi dei rischi: è stupido. Gli intelligenti si nascondono dietro la sicurezza del conformismo, lo stupido non ha paura di fallire. Perché? Perché è uno stupido, naturalmente”.   Scriveva Charles Bukovsky che “chi ha coraggio non ha immaginazione”. Parafrasando quel luogo comune, possiamo sostenere addirittura il contrario: “soltanto chi ha immaginazione ha coraggio”. Chi non pianifica il proprio futuro, chi contrappone alla filosofia del marketing quella istintiva, “stupida” del momento presente, del gesto creativo o artistico che se ne infischia del futuro, contrappone l’azzardo alla ragione, l’intuizione al calcolo, l’invenzione a ciò che è scontato.

E molto spesso è proprio colui che viene premiato dal successo. Per costruire le future organizzazioni, occorreranno nuove competenze, nuove caratteristiche manageriali e di leadership. Possiamo ritenere anche la “stupidità” una risorsa preziosa? E cosa è il coraggio se non il superamento di vecchie logiche razionali e vecchi modelli, dimostratisi del tutto inadeguati al mondo di oggi? Possiamo fare affidamento sul modello del social network, così radicato nelle generazioni più giovani e dinamiche, per creare una società e delle organizzazioni realmente centrate sul bene collettivo?   Ridiamo delle cose che ci fanno paura. Perché abbiamo così tanta paura della stupidità? Forse perché, come la follia, rompe gli schemi consolidati, porta dentro di sé una carica rivoluzionaria di trasformazione che ci mette di fronte alla fragilità di tante nostre certezze? Forse perché soltanto uno stupido, o un pazzo, possono gridare “Il Re è nudo!” ad una folla asservita e plaudente incapace di guardare la realtà con i propri occhi?  

Guardiamo a quando ci sentiamo stupidi e riflettiamo; forse è proprio in quei momenti che la nostra unicità si permette di affiorare.

http://www.academylight.org/contributi/articoli/il-coraggio-di-essere-stupidi

Pubblicato da Academy in Società e Politica il 10 Apr 2014 | Modificato: 10 Apr 2014
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