Alcune riflessioni relative alla camminata sull’avampiede:

Da bambini si comincia a camminare sull’ avampiede, se vogliamo fare un passo laterale lo facciamo sull’ avampiede, balliamo, saliamo e scendiamo le scale sull’ avampiede ed infine usiamo l’ avampiede ogni volta che camminiamo a piedi nudi su un terreno insidioso. Inoltre siamo nati senza scarpe: il modo in cui ci muoviamo senza alcun “aiuto” deve essere considerato il “più naturale”.

Il cosiddetto "normale" comportamento nel camminare, "rullando" sui talloni, ci impedisce di posarci a terra in modo leggero, delicato, e crea come una scossa che si ripercuote fin nel cervello il che ha anche come conseguenza i diffusissimi dolori alla schiena. 

L’idea di passo/camminata sull’ avampiede non si deve concentrare solo sul piede come spesso accade, ma deve fare della camminata un evento che coinvolge il corpo intero.

Sfruttando il passo sull’ avampiede, si creerà un arco del piede sano attraverso l’attivazione dei muscoli della gambe inferiori responsabili di “tirare su” l’arco e la fascia plantare. Inoltre i piedi e le ginocchia si allineeranno automaticamente come previsto da madre natura.

Quante persone hanno la possibilità di andare, per esempio,  a lavoro a piedi nudi? Inoltre il rischio di pestare un oggetto appuntito (specialmente in Città) è abbastanza scontato. Per questo motivo l’unica alternativa al "barefooting" sono le scarpe minimali.

In posizione eretta l’unica area del nostro corpo che ci mette in contatto col suolo sono i nostri piedi: è evidente l’importanza di un corretto utilizzo dei piedi e della corretta meccanica che, direttamente o indirettamente, potrebbe condizionare l’intera struttura del corpo.

Uno studio pubblicato nel 2007 ha dimostrato che gli uomini vissuti prima dell’invenzione della scarpa avevano un piede molto più forte e salutare. A riprova del fatto la constatazione che le persone che camminano scalze sin dall’infanzia hanno un piede più resistente e soffrono meno di patologie del piede, rispetto a chi non rinuncia mai alle scarpe. Per scoprire i benefici di una pratica all’impatto strana, basta metter via le scarpe e iniziare ad andare a piedi nudi. Da non sottovalutare un altro dato importante: gli ortopedici non parlano di controindicazioni in riferimento al gimnopodismo, anzi, correre sull’erba pare riattivi la circolazione sanguigna.

L'impronta di un piede normale dovrebbe essere di forma “triangolare”, con un vertice corrispondente al calcagno, mentre le scarpe hanno solitamente una forma rastremata anteriormente, ovvero l'opposto della naturale geometria del piede.

L’utilizzo o meno di scarpe “alla moda” fa sì che la muscolatura dei piedi si indebolisca. Ciò cambia completamente il corretto equilibrio di tutto il corpo, il cui baricentro si sposta in avanti, con effetti negativi sulle ossa dell'intero scheletro. Tale situazione si peggiora con le scarpe femminili a tacco alto, poiché il peso del corpo anziché gravare sul calcagno, che normalmente dovrebbe sostenere la maggior parte del carico, si sposta sulle ossa delle dita, assai più delicate, con conseguente affaticamento sino a provocare forme di artrite od artrosi.

I barefooters (Gimnopodismo) rivendicano i molteplici benefici di questa vocazione, prima fra tutti la ritrovata sensibilità, comunemente impedita da calze e suole più o meno spesse. La postura, salvo problemi fisici già presenti, è migliorata perché la pianta del piede ha più aderenza al suolo e il peso viene scaricato in maniera equilibrata.

Tendenzialmente il modo più diffuso di camminare si (derivante anche da un utilizzo indistinto di ogni tipologia di calzatura “alla moda”) basa sul "rullare sui talloni": la prima parte del piede che tocca il suolo per il 99% delle persone sono appunto i talloni

Questa azione denota due aspetti fondamentali:

- Se rulliamo sui talloni significa che non ci siamo completamente liberati della nostra forza. Se la caviglia e il piede sono NATURALMENTE rilassati, sarà molto difficile che il tallone toccherà per primo il suolo; al contrario in uno stato di bilanciamento la punta del piede potrà "sentire" il suolo perché la zona del piede/caviglia è libera e adattabile.

- L'impatto diretto suolo/tallone porterà a subire a ogni singolo passo il peso e la forza stessa dell'impatto con il suolo: questa forza "di ritorno" salirà dal tallone percorrendo tutta la gamba, la colonna vertebrale per poi scaricarsi fino alla nuca/cervello).

Un’osservazione a riguardo può sorgere e ci si può chiedere: "ma se TUTTI camminano sui talloni, allora questo è il modo corretto di camminare". E' vero in molti camminano in questo modo (rullando sui talloni), ma questo modo di camminare è stato da tutti noi adottato solo successivamente perchè i bambini/infanti durante i loro primi passi NON camminano sui talloni (solo successivamente adottano questo modo "corrotto" perchè apprendono per imitazione...  imitando gli adulti adottano un andatura e una postura "normale").

In realtà siamo tutti "camminatori sulle punte", per rendersene conto si può fare un piccolo esperimento. Mettetevi eretti a piedi scalzi, rilassati ed a occhi chiusi. Muovetevi MOLTO lentamente ed effettuate prima un passo in avanti, naturalmente. E’ probabile che il primo contatto col suolo sia avvenuto in prossimità del vostro tallone. Ora tornate alla posizione iniziale, anzichè camminare in avanti provate a fare un passo indietro: quale parte del piede si posa per prima al suolo? Provate lo stesso esercizio in differenti direzioni... vi renderete conto che la SOLA direzione che vi impedisce di camminare sulle punte è in avanti, dove siamo "bloccati" nel nostro schema di rullare sui talloni.

Oggi giorno le calzature, oltre ad essere raramente ideate per favorire un discorso fisiologico, tolgono sensibilità e contatto ai piedi ed è facile immaginare quanto ciò si può riflettere in una catena di delicati equilibri muscolari e scheletrici del nostro corpo.

Le nostre calzature dovrebbero avere, in linea di massima, le seguenti caratteristiche:

- Assenza di tacco

- Suola molto sottile (1/2mm)

- Dovrebbero permettere al piede (e alle sue dita!) di muoversi liberamente

Mediante uno studio e esercizi mirati è possibile riappropriarsi di modelli di movimento più liberi, tra cui la libertà di camminare "naturalmente" durante tutto l'arco della giornata. Body movement research  da la possibilità a chiunque di lavorare in questa direzione.

 

http://www.bodymovementresearch.it

Pubblicato da BodyMovementResearch in Curarsi e Curare il 22 Apr 2014 | Modificato: 22 Apr 2014
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